
Malore per Michel Platini, presente in Sudafrica per i Mondiali, ma fortunatamente sono escluse gravi conseguenze. Il Presidente dell’Uefa è svenuto ieri sera in un ristorante di Johannesburg. Avendo perso i sensi in un luogo pubblico, con conseguente intervento dell’ambulanza, sono fioccate incontrollate sui media le voci che parlavano di un infarto per l’ex calciatore francese. In realtà Platini sta bene, anche se resterà ricoverato in ospedale per sottoporsi agli accertamenti di rito.
La notizia di un grave attacco di cuore è stata immediatamente smentita da William Gaillard, portavoce dell’Uefa:
Michel sta bene. Ha avuto un malore proprio prima di cena, non stava bene, ha l’influenza. E’ svenuto, è vero, ed è stato trasportato subito in ospedale dove però si è subito ripreso e dove si sottoporrà agli esami del caso. Rassicuro tutti: sta bene ed è cosciente. Smentisco che abbia avuto un attacco cardiaco. Aveva i valori dello zucchero nel sangue un po’ bassi anche perché negli ultimi giorni aveva mangiato poco a causa dell’influenza, per il momento tutti i test a cui si è sottoposto hanno confermato che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Inoltre ho parlato con una persona che era con in ospedale e mi ha confermato che Michel sta benissimo.
Il 55enne Platini non darebbe quindi alcuna preoccupazione ai medici che l’hanno in cura.
Ad ogni modo gli rivolgiamo i nostri migliori auguri di una pronta guarigione.
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La stagione sportiva 2010/11 è alle porte: con la prematura eliminazione dell’Italia dai Mondiali la maggior parte dei giocatori ha già usufruito di un bel po’ di vacanze, fra non molto tutte le squadre saranno in ritiro e a luglio inoltrato potremmo assistere alle prime amichevoli estive. Anche gli arbitri sono pronti a ripartire e la prima grande novità per la prossima stagione è che Pierluigi Collina non sarà più il designatore: “Ho deciso di lasciare il mio incarico da designatore perché ho ricevuto un incarico molto importante dall’Uefa e dal presidente, Michel Platini. Sarò il Chief refereeing officer e dovrò coordinare gli arbitri in Europa. Si tratta di un impegno notevole, visto che ci sono tante competizioni, dalla Champions League all’Europa League, alle competizioni europee per nazionali” ha spiegato l’ex fischietto viareggino.
Ancora non si conosce il nome del suo sostituto, ma il presidente dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri) Marcello Nicchi che il prossimo otto di luglio si dovrebbe arrivare alla scelta del nuovo designatore. Intanto lo stesso Nicchi ha annunciato che come per la Lega che si è scissa in una di A e una di B, anche le Can saranno due: “È giusto che le due leghe abbiano i propri arbitri” ha commentato l’ex fischietto, che ha poi comunicato i nomi dei 21 arbitri di Serie A. Questi saranno Banti, Bergonzi, Brighi, Celi, Damato, De Marco, Gava, Gervasoni, Giannoccaro, Mazzoleni, Morganti, Orsato, Peruzzo, Pierpaoli, Rizzoli, Rocchi, Romeo, Rosetti, Russo, Valeri e Tagliavento. Come si può notare mancano alcuni personaggi: Trefoloni e Saccani hanno infatti smesso, mentre a Morganti è stata concessa una deroga.

Jean-Pierre Escalettes si è dimesso oggi dal ruolo di Presidente della federazione calcistica francese (FFF - Fédération Française de Football), ne ha dato notizia la stessa federazione attraverso un comunicato sul suo sito ufficiale. La notizia non ha certo colto di sorpresa i cugini transalpini, anzi in qualche modo era attesa e puntuale è arrivata alla termine del consiglio federale che si è tenuto oggi. Queste dimissioni sono una diretta conseguenza del fallimento dei Bleus ai mondiali sudafricani, un’esperienza quella dei francesi per molti versi simili alla nostra, anche se leggermente più turbolenta.
Il Presidente uscente ha così spiegato le ragioni della sua decisione che, giunta dopo alcuni giorni di riflessione, alla fine si è dimostrata ineluttabile:
“Dopo un week end di riflessione durante il quale ho consultato gli altri membri del consiglio, i miei collaboratori e i miei familiari, ho capito che è mio dovere dimettermi dalla mia funzione di Presidente della Fédération Française de Football. Mi assumo con lucidità la mia parte di responsabilità. La mia decisione è essenzialmente dettata dalla volontà di preservare e facilitare l’evoluzione di un’istituzione che servo con passione da molti decenni.
Consegnerò le mie dimissioni al termine del consiglio federale del prossimo 2 luglio. Resterò a disposizione di tutti per analizzare senza indulgenza le ragioni del fiasco della nazionale francese in Sudafrica. Svilupperò questi diversi punti venerdì di fronte ai miei colleghi del consiglio federale. Nel frattempo, non risponderò a nessuna sollecitazione da parte dei media”.

Sigaro in bocca, tuta di battaglia, lingua biforcuta e ancora tanta voglia di dare calci a un pallone col solo piede che sa usare, il sinistro: Diego Armando Maradona è il ct più discusso di questi campionati del mondo, lui e la sua Argentina sperano di riportare il titolo iridato a Buenos Aires 24 anni dopo l’ultimo successo. Ma per farlo ci sono da dribblare non solo i difensori di turno, ma anche giornalisti irriverenti, ex stelle del calcio che vogliono dire la propria, un pallone con le traiettorie strane e chi più ne ha più ne metta, col Pibe de Oro che prova a fare l’allenatore (ai posteri l’ardua sentenza sulla qualità del suo operato) ma che sicuramente sa fare il comunicatore.
Pelè si azzarda a dichiarare che Maradona ha accettato l’incarico di commissario tecnico solo per soldi? “Pelé torni al museo” replica laconico il ct della Seleccion, che ha una parolina anche per il presidente della Fifa Michel Platini che interrogato sulle qualità professionali dell’ex numero 10 del Napoli se n’è uscito soltanto con un “Maradona era un grande giocatore“. L’interpellato risponde: “Platini non mi sorprende perchè io e lui siamo sempre stati molto distanti. Non siamo in grandi rapporti, hola e arrivederci, niente più. Sappiamo come sono i francesi. Platini è francese e pensa di essere meglio del resto del mondo. Io non gli ho mai dato peso“.
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Si profila un altro fallimento europeo per l’Italia calcistica dopo l’umiliante sconfitta della candidatura per gli europei del 2012, quando a battere l’Italia furono Polonia e Ucraina. Stavolta a rendere il cammino difficile per l’assegnazione degli europei del 2016 c’è la Francia, favorita assoluta secondo un rapporto Uefa. Ma le brutte figure non sembrano finire mai perché anche la Turchia, l’altra candidata, sembra possedere requisiti di gran lunga migliori dell’Italia. Quella italiana è una proposta poco convinta che paga il disinteresse del governo e delle istituzioni. Ad ogni modo l’Uefa, il 28 maggio, assegnerà ad una di queste tre nazioni l’organizzazione di Euro 2016.
“In generale - è scritto nel rapporto Uefa - il settore della candidatura italiana relativo agli stadi è professionale e di standard ragionevole, sebbene in alcune aree i requisiti non vengano soddisfatti in pieno“. L’Uefa evidenzia che “importanti investimenti a livello cittadino e specialmente a livello di stadi sarebbero necessari per ospitare” il torneo, il primo a 24 squadre. “La candidatura italiana comprende 12 stadi, di cui un esistente (Roma, proposto per la finale). Otto avrebbero bisogno di sostanziali interventi, tre sarebbero nuove costruzioni. In totale, verrebbero investiti 740 milioni di euro con fondi pubblici o privati. A questo punto -si legge- le autorità hanno garantito l’86% (640 milioni) dell’investimento totale“.
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Michel Platini ha annunciato ufficialmente la sua ricandidatura alla presidenza della Uefa per un altro mandato di quattro anni. Il presidente in carica lo ha fatto al cospetto dei 53 rappresentanti dell’organismo continentale riuniti in occasione del 34° congresso ordinario che si è tenuto ieri a Tel Aviv. Il francese ha ribadito nell’occasione quali saranno i punti cardine del suo prossimo mandato, nello specifico ha individuato quattro obiettivi da realizzare e per i quali ha lavorato già in questi primi tre anni in cui è stato alla guida del calcio europeo.
Il primo è più importante traguardo da raggiungere è l’organizzazione degli campionati europei del 2012. Come sappiamo verranno ospitati da Polonia e Ucraina, sono altrettanto note le difficoltà che stanno incontrando i due paesi, soprattutto gli ex sovietici, ma Platini ha rassicurato tutti: nonostante le numerose e reali difficoltà si è detto certo che la manifestazione prenderà il via regolarmente nel giugno del 2012.
Il secondo punto cardine del suo programma è quello che lui ama definire fair play finanziario che dovrebbe essere introdotto a breve:
“Rispettare regole chiare sulla gestione delle finanze è fondamentale per il calcio e per il futuro dei nostri club. Agiremo in quest’area perché è una questione di etica, credibilità e sopravvivenza del nostro sport. Tutte le famiglie del calcio hanno approvato il nostro concetto e i principi di fair play finanziario, saremo supportati anche dall’Unione Europea”.
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Il dibattito sulla possibilità di aggiungere al mondo calcio una novità che rappresenterebbe un passaggio rivoluzionario della storia di questo sport è sempre all’ordine del giorno. Pierluigi Collina, designatore degli arbitri e consulente tecnico-atletico della CAN A e B, non nega le enormi difficoltà che in ogni partita i direttori di gara devono affrontare (il caso più eclatante degli ultimi mesi è sicuramente Francia-Irlanda). Difficoltà dettate dall’avanzare delle tecnologie che mostrano ogni minimo particolare di un’azione di gioco e da un clima non sempre disteso che aleggia sul calcio italiano e non solo.
Collina (intervistato da Sky), al contrario di Platini, non chiude tutte le porte all’utilizzo della tecnologia, o se preferite della moviola in campo:
“Gli arbitri non possono competere con la tecnologia. O si capisce questo, e accettiamo che possano sbagliare, oppure, ed è qui la provocazione, diamo anche agli arbitri gli stessi strumenti di chi li giudica. Non si può andare avanti così e non è solo un problema italiano. Gli arbitri vengono colpevolizzati perché non riescono a vedere con i loro occhi quello che una tecnologia, che ha fatto passi da gigante, può mostrare. Per quanto possano essere preparati e per quanto possano lavorare duramente, mai potranno competere con la tecnologia. Fuori di paradosso, un aiuto verrà certamente dagli arbitri di porta, la cui sperimentazione continua con risultati che sembrano essere positivi. Con la consapevolezza che non possono essere la soluzione del problema. Soluzione che si potrà avere soltanto con una crescita culturale, che porti ad accettare l’errore umano”.


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Il 2009 di Lionel Messi non poteva che chiudersi con un altro trionfo: dopo i sei trofei alzati al cielo con la maglia del Barcellona, dopo il Pallone d’Oro assegnatogli da France Football, arriva l’ultima affermazione di quest’anno solare e cioè il Fifa World Player. Al contrario del riconoscimento del periodico transalpino dove la giuria è composta da giornalisti, il premio della Fifa viene assegnato grazie ai voti di allenatori e calciatori, il ché lo rende forse ancora più ambito. A consegnare il premio nelle mani dell’argentino il presidente della Fifa, Joseph Blatter, e quello della Uefa, Michel Platini.
È la prima volta che un argentino si aggiudica questo premio, Lionel Messi quest’anno ha sbaragliato tutta la concorrenza riuscendo a raccogliere ben 1073 punti contro i 352 di Cristiano Ronaldo, campione in carica, che si è piazzato secondo. Nella Top 5 ci sono soltanto giocatori della Liga, al terzo posto infatti troviamo un altro giocatore del Barça, Xavi Hernandez con 196 punti. Subito fuori dal podio c’è l’ex milanista Kakà con 190 punti, seguito dal terzo blaugrana, Andres Iniesta giunto a quota 134 punti. Se la squadra catalana è stata la più forte nel 2009, Florentino Perez al suo arrivo a Madrid ha cercato di rispondere acquistando campioni assoluti per il suo Real.




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Povero Ciro! L’allenatore della Juve Ferrara è in balia di se stesso e di una squadra che poco lo comprende e a cui, forse, poco riesce a dare; la fiducia della società pare garanzia per andare avanti senza scossoni, dichiarazioni volte ad evitare lo spettro del quarto allenatore in quattro anni dalle parti di Corso Galileo Ferraris. Ma chi conosce il calcio, l’accoppiata Blanc&Secco e il mondo del giornalismo sportivo, non può non credere al fatto che all’ex scugnizzo napoletano sia stata data una fiducia a tempo: Bari e Catania, o 6 punti per credere davvero nello scudetto o il panettone Ferrara non potrà mangiarlo.
Sul web, sulla carta stampata e nei bar, allora, si gioca al toto-allenatore: quale il prossimo accompagnatore di questa Vecchia Signora sempre più vecchia e meno signora? Con Spalletti ormai sulle rive della Neva, Hiddink che invece dalla Russia se ne scappa ma in testa ha solo Londra, Gasperini che addirittura è richiesto da Ferguson come suo vice (e poi sta al Genoa ora come ora!), beh, sfogliando la margherita rimane un solo petalo. E corrisponde al nome di uno juventino doc. Casiraghi? Gentile? Possibili traghettatori, lo juventino succitato è Roberto Mancini!
Lui che ci ha sempre messo la faccia quando era a libro paga di Massimo Moratti, nella tempesta durante Calciopoli e avallatore di scudetti altrui cuciti sui petti nerazzurri, odiato dalla tifoseria juventina, insomma proprio il Mancio che ieri a Il Giornale e a Tuttosport ha rilasciato dichiarazioni niente male: “Andate a trovare una sola dichiarazione nella quale abbia detto qualcosa di male sulla Juve; d’altra parte da bambino mi sorbivo ore di pullman dalla mia Jesi per venire al Comunale a tifare per la Juve. Successivamente sono stato un professionista, ma quei momenti della mia infanzia rimangono, nessuno può togliermeli“.
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Michel Platini, presidente dell’Uefa, commenta ancora una volta il caso del fallo di mano di Henry in Francia - Irlanda, il contestatissimo episodio che ha lasciato a casa gli irlandesi a scapito dei galletti poi “puniti” con l’adozione di un criterio che li ha spediti in quarta fascia nei sorteggi per i gruppi del Mondiale che partirà fra pochi minuti.
Se Thierry Henry è un truffatore, tutti i calciatori lo sono e anche io lo sono stato. La questione, piuttosto, è che l’arbitraggio, così com’è, è morto. E a ucciderlo è stata la tv. Lo dico da 10 anni. Venti anni fa di quel tocco di mano avrebbero saputo solo Henry e il portiere.
Questa osservazione, presa da sola, è ampiamente condivisibile. Manca un dettaglio, non secondario, a pronunciarlo è lo stesso alto dirigente del calcio europeo che si oppone (come tutti) all’adozione della moviola in campo in una qualsiasi delle sue forme (dall’instant replay, ai challenge stile football americano). Se si pensa che l’arbitraggio sia morto per colpa della tv è evidente che l’unico modo di resuscitarlo è quello di utilizzare la tv. Il resto sono chiacchiere inutili.








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