L’8 Novembre scorso era stato sfiduciato dai Presidenti della Serie B praticamente all’unanimità, ieri si è salvato per il rotto della cuffia: Antonio Matarrese resta in sella ed è ancora il Presidente della Lega Calcio italiana. Il super dirigente sportivo, una vita negli organismi di governo del calcio, resiste grazie al curioso meccanismo di voto previsto dallo Statuto della Lega da lui presieduta.
Ricorderete l’antefatto: la sfiducia a Matarrese è arrivata dopo la conclusione e la ratifica da parte del Governo del nuovo accordo di spartizione di tutti proventi dei Diritti Tv, con le società di Serie B (ancora prive di contratto televisivo per quest’anno) decisamente insoddisfatte per la percentuale prevista per mutualità a loro indirizzata dai “ricchi parenti” della Serie A. Il voto che poteva confermare la mozione ha visto prevalare nettamente i Presidenti che volevano la rimozione di Matarrese, 27 contro 13, ma questo genere di provvedimenti necessità di un voto favorevole da parte di almeno il 75% dei partecipanti (erano assenti Reggina e Fiorentina).
In sostanza erano 30 i voti necessari per approvare la cacciata di Matarrese, ma le regole “cucite su misura” che consentono allo zoccolo duro delle società forti di Serie A di mantenere in carica il proprio Presidente in qualsiasi situazione hanno funzionato alla perfezione.
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Dopo la giornata da guerriglia urbana di ieri, in seguito alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, scattano i primi provvedimenti: domenica non giocheranno nè la serie B nè la C e inoltre verranno chiuse fino a tempo indeterminato le curve di Taranto e Bergamo (teatro quest’ultimo di scontri e di sfondamenti dei vetri di plexiglas da parte di alcune frange di pseudo tifosi.
Ogni trasferta a rischio potrà essere limitata per opera dei prefetti che potranno anche ridurre lo spazio dedicato ai tifosi ospiti allo stadio e vietare la vendita cumulativa di biglietti. Gli stessi potranno essere acquistati solo singolarmente nella località in cui si disputa la partita.
I questori potranno anche, ove fosse necessario, vietare di giocare qualora si verificassero incidenti fuori dagli stadi.
Pugno di ferro dunque. Peccato che certe decisione avvengano sempre dopo e mai vengano preventivati. Intanto stasera sono state arrestate sette persone ritenute responsabili delle devastazioni di ieri nello stadio di Bergamo durante la partita Atalanta-Milan.
La Questura di Bergamo:
“Gli arresti si riferiscono sia alla rivolta contro le forze dell’ordine che si è verificata intorno alle 14 fuori dallo stadio sia allo sfondamento della vetrata di protezione verificatasi nei primi minuti della partita. Le persone implicate sono state identificate grazie alle immagini filmate degli episodi di violenza.”
Dopo una riunione durata più di 6 ore l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ha deciso di vietare per un numero di giornate ancora da stabilire, probabilmente fino a fine campionato, tutte le trasferte dei tifosi violenti. D’ora in poi vedere un settore ospiti di un qualsiasi stadio italiano aperto ai tifosi in trasferta sarà l’eccezione, non la regola. Questa la risposta dell’organo del Viminale agli episodi di aggressione e violenza scatenati dagli Ultras in tutta Italia dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri.
Mentre si attendono le decisioni del Giudice Sportivo Giampaolo Tosel, che dovrà stabilire come risolvere il caso di Atalanta - Milan, sospesa dopo le intemperanze degli Ultras della squadra bergamasca, l’Osservatorio ha deciso la chiusura proprio della curva atalantina e di quella del Taranto, le due protagoniste di violenze che hanno determinato la fine anticipata delle partite in programma.
Potrebbe non finire qui, il Ministro Melandri ha chiesto alla Figc e alla Lega di “valutare la sospensione del Campionato per alcune settimane“: la decisione arriverà in serata.
Sorprende, e forse non dovrebbe più visti i tanti precedenti, l’incapacità di fornire risposte utili alla risoluzione del problema Ultras. Cosa abbiano a che vedere le trasferte con quanto accaduto a Bergamo e a Roma (con partita sospesa 3 ore prima dell’inizio) ieri, nei derby di Torino e Genova nelle scorse settimane, rimane un mistero.
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Il Ministro Melandri era stato chiaro: “o trovate un accordo sulla contrattazione collettiva oppure intervengo per legge“, le società di Serie A si sono adeguate votando (senza l’inclusione dei 22 membri della Lega Calcio iscritti alla Serie B) il famoso compromesso.
La formula 40/30/30 (40% uguale per tutti, 30% sulla base del bacino d’utenza, 30% in riferimento al rendimento negli ultimi campionati e al rendimento “storico” della società) è inclusa nel decreto attuativo del nuovo Disegno di Legge approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri.
Il passaggio dalla contrattazione singola a quella collettiva avverrà alla scadenza, nel 2010, degli attuali contratti ancora in essere, ma è di fatto già una realtà del calcio italiano, che finisce così per adeguarsi al meccanismo già adottato negli altri principali campionati europei, Premier League, Bundesliga e Liga Spagnola comprese.
Alle 4 grandi penalizzate da questo passaggio “epocale” (Juventus, Milan, Inter e Roma) non resta che fare buon viso a cattivo gioco consapevoli, come sono, che se il Parlamento e il Ministro avessero avuto carta bianca avrebbero rischiato di perdere molto di più. Alcune squadre, con la Fiorentina in testa, possono gioire per la crescita dei proventi dei diritti tv che andranno ad incassare, altre (fra le quali il Palermo) non possono che mettere a verbale la loro contrarietà visto che il complesso sistema di “calcolo” adottato non gli consentirà di avvantaggiarsi in alcun modo: oramai c’è poco da fare.
L’approvazione avvenuta questa mattina in Consiglio dei Ministri è una vera beffa per i Presidenti della Serie B che ieri, proprio contestando la mutualità fissata al 10% e il fatto di non aver avuto voce in capitolo nell’accordo sottoscritto, avevano sfiduciato Matarrese e minacciato lo sciopero.
Si attende ora una reazione, ma le carte che hanno da giocare per opporsi ed ottenere una fetta più grande dei diritti tv sembrano veramente poche.
Le proteste che da oltre un mese animano l’ex-Birmania, oggi Myanmar, con cittadini, intellettuali, studenti e monaci buddisti in prima fila contro il regime militare che opprime il paese dal 1962, sono finite improvvisamente in prima pagina anche nel nostro paese.
Alzino la mano quanti conoscevano la drammatica situazione birmana prima di una settimana fa. Immagino che si possa parlare di una netta minoranza non solo degli italiani in genere, ma anche di quelli mediamente più informati. Fatto sta che all’improvviso gran parte dei media ha messo sotto i riflettori, probabilmente a causa della reazione violenta del regime che ha coinvolto i Monaci scesi in piazza, e anche il nostro calcio si è adeguato su indicazione del Ministro Melandri.
Nella giornata di ieri tutti i giocatori avrebbero dovuto indossare una fascia “rosso-orancio” come simbolo di solidarietà con i monaci birmani vittime della repressione. L’ipocrisia che alcuni vedono in questa iniziativa, opinione impopolare ma condivisibile, si è accompagnata ad una gestione imbarazzante ed inefficiente delle direttive del Coni.
Se a Torino durante il Derby più o meno tutti i giocatori e i due tecnici indossavano la fascia sul braccio sugli altri campi della domenica calcistica sono più frequenti le immagini di giocatori nella consueta divisa senza alcuna traccia che testimoni “la vicinanza dello sport italiano“. Insomma, difficilmente al popolo birmano impegnato nella lotta contro la dittatura sarà arrivata la solidarietà dei nostri eroi in calzoncini, ma vista la riuscita della mobilitazione targata Melandri c’è da sperare che non ne vengano a sapere nulla.