
Piccoli attimi di tensione ieri mattina a Vinovo quando, a chiusura della seduta di allenamento mattutina, i giocatori della Juventus a disposizione di Gigi Delneri stavano giocando la solita partitella in casa. A seguito di un’entrata particolarmente decisa di Sissoko ai danni di Felipe Melo, soprattutto considerando le circostanze, si è acceso un piccolo parapiglia fra i due mediani. Dopo qualche spintone il resto dei compagni è intervenuto per riportare la pace tra i litiganti, alla fine dell’allenamento i due hanno definitivamente chiarito e si sono scambiati una stretta di mano, mettendosi alle spalle l’episodio.
L’accaduto può avere una duplice chiave di lettura. Da un parte si può pensare ad un eccessivo nervosismo all’interno dello spogliatoio bianconero, anche se si fa fatica ad individuarne le cause, allo stesso tempo però si potrebbe guardare a quanto accaduto come un sintomo di giusta tensione agonistica presente anche nel corso della settimana, insomma potrebbe essere in qualche modo un segnale positivo per Delneri in vista della partita di domenica contro il Lecce. C’è però chi ha ipotizzato un malcontento di fondo di Sissoko come causa scatenante del battibecco.
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Durante il derby d’Italia tra Inter e Juve non è passata inosservata la presenza di Supermario Balotelli sugli spalti di San Siro: l’attaccante del Manchester City, per via del suo infortunio al ginocchio con relativo intervento, sta passando più tempo in Italia che in terra d’Albione, non lesinando comportamenti e frasi che fanno parlare di sé. Ieri appena arrivato nell’impianto meneghino, così ai microfoni di Sky: “Massimo Mauro non capisce niente di calcio e io sono qui semplicemente perché è una bella partita e non faccio il tifo per nessuno“. Ma durante la partita i tifosi nerazzurri lo hanno beccato.
E non in maniera morbida, dato che delle volte dagli spalti del Meazza si è alzato anche l’odioso coro (che costò e non poco ai supporters juventini): “Se saltelli muore Balotelli“. E lui è stato beccato dai flash dei fotografi col dito medio alzato: rivolto ai suoi ex sostenitori, o cos’altro? Mino Raiola è seccato e luquida così la situazione: “Ma quale gestaccio contro i tifosi! Mario è andato apposta alla partita Inter-Juve per stare vicino alla squadra e ai suoi ex compagni. Stava semplicemente scherzando con il magazziniere dell’Inter“. Così l’agente della punta, che poi rincara la dose.
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A partire dalla stagione che sta per cominciare i calciatori musulmani che militano nei campionati professionistici tedeschi sono esentati dall’osservare il Ramadan, cade dunque l’obbligo di digiuno dall’alba al tramonto durante il mese santo. La svolta è stata possibile grazie all’accordo tra le autorità sportive tedesche e il Consiglio Centrale dei musulmani presente nel paese. La questione, di natura puramente teologica, è stata sbrigliata dall’Al-azhar, l’istituto teologico islamico sunnita.
Questo istituto ha sede in Egitto ed è a loro che il Consiglio Centrale dei musulmani tedeschi si è rivolto per trovare una risposta alla richiesta delle società professionistiche della Germania. Alla fine l’Al-azhar si è espresso ritenendo di poter sospendere l’obbligo del digiuno per gli atleti legati a società attraverso dei contratti che rappresentano l’unica fonte di sostentamento economico e per i quali la dieta prevista dal Ramadan risulta incompatibile con le prestazioni fisiche che essi devono fornire per onorare il loro impegno contrattuale.
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A Pinzolo la Juve non perde tempo e lavora alacremente da ormai quasi una settimana; ogni giorno qualche protagonista incontra la stampa, oggi è toccato a mister Luigi Delneri che negli scorsi giorni aveva abbandonato il ritiro per un grave lutto familiare. Il tecnico di Aquileia si è mostrato carico e determinato, molto disponibile ad affrontare gli argomenti più disparati: “Scudetto? Non c’è risultato che non si possa raggiungere. L’importante è avere la mentalità per lottare, avere un’identità di gioco, di squadra e di mentalità. Siamo nei tempi giusti per la preparazione. Domani mi aspetto di iniziare a vedere che i giocatori apprendono ciò che si prova in allenamento” ha poi aggiunto l’allenatore bianconero.
Come spesso sta accadendo in questi giorni, gli si chiede di Diego; il brasiliano, messo nella lista dei cedibili ma che in questi primi giorni di ritiro è il più brillante del gruppo, sta convincendo sempre più Delneri, che ormai pare abbia capito quanto possa essere prezioso a questa squadra: “Simile a Cassano? No, sono giocatori diversi, lo ritengo più simile a Doni. Si sta impegnando molto e può fare molto bene e ritagliarsi uno spazio importante. Sicuramente deve essere libero di svariare sul fronte offensivo. Può giocare più comodamente dietro ad un’unica punta piuttosto che come trequartista dietro due attaccanti. Al di là di questo comunque dobbiamo avere la giusta mentalità: ogni calciatore non deve giocare per sé ma per la squadra“.
“Il mercato? Bisogna agire con cautela. Spendere per spendere non ha senso altrimenti ci teniamo i giocatori che abbiamo. La Juve deve avere un’identità di gioco e di squadra. Lo ha già detto Andrea Agnelli ed è da quella base che dobbiamo partire avendo fiducia nella società, nel presidente e in tutti i dirigenti. Noi dobbiamo assorbire questa mentalità e poi portarla sul campo” ha sottolineato l’ex blucerchiato, che non ha lesinato anche parole in merito ai Mondiali: “Sono contento che in finale al Mondiale ci siano due squadre europee. Significa che, nonostante si dicesse che fosse in crisi, il calcio europeo è in grande ascesa. Sono squadre organizzate, di qualità che mettono intensità e applicazione: questo è il futuro del calcio. Ben vengano poi le qualità dei singoli, ma non è un giocatore a vincere, è la squadra che vince. Spero che in futuro possa prevalere sempre l’Europa, e ovviamente l’Italia“.
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In una lunga e interessantissima intervista a Il Giornale, l’ex allenatore della Juve Alberto Zaccheroni parla apertamente del suo scorcio di stagione coi bianconeri, un rientro nel mondo del pallone breve ma intenso. Sono dichiarazioni pacate e sobrie, come nel suo stile, ma anche molto sincere e poco scontate, merce rare nel mondo ovattato del calcio in cui spesso si dice quello che si deve dire, e non propriamente quello che si pensa. Partiamo dalla stoccata al collega José Mourinho, fino a meno di un mese fa allenatore dell’Inter:
“Lui ha sempre bisogno di trovare un nemico, se non lo trova all’esterno, lo cerca all’interno e offende, questo non mi piace. Tatticamente vale poco, mandai dei tecnici a studiarlo a Riscone, nel ritiro atesino dell’Inter. Tutte le sere mi chiamavano e mi dicevano: mister, ce ne andiamo, qui non si impara niente. Quando ha detto che l’Inter avrebbe vinto anche senza di lui ho capito che se ne sarebbe andato. Ma a Madrid farà bene, nessuno come lui sa motivare i giocatori, sfrutta il patrimonio della società, la felicità di ogni presidente“.
Poi si sofferma sulla sua esperienza piemontese, non proprio una campagna vincente: “Non mi sarei riconfermato neppure io senza il quarto posto. Eppure era già tutto fatto, mi chiedevano di rinnovare, dicevo che non avevo tempo, troppi impegni, 14 partite in 42 giorni e più della metà dei giocatori infortunati o reduci da infortuni. La svolta a Siena, 3-0 dopo pochi minuti, poi Grygera si perde Maccarone e c’è il crollo, andiamo a Londra e succede il disastro contro il Fulham. In una squadra ci vuole qualità, e c’era, gambe, e non c’erano, testa, e quella dopo Siena non c’era più.
Eravamo lì senza Iaquinta, Amauri, Buffon, Chiellini, Sissoko, Marchisio e forse ne dimentico qualcuno, quel Fulham era poco. Il primo tempo era sempre ottimo, nel secondo sparivamo. E meno male che c’era Del Piero. Lui non ha più la forza di prima ma resta l’unico che la mette dentro. L’ho usato con parsimonia, lo sostituivo, lo mettevo in panchina, mi ha sempre seguito. Non ha più i novanta minuti ma resta il migliore. E con lui mai una incomprensione, neppure quella volta del cambio con Marchisio che poi non feci, scrissero che era come Totti, decideva lui al posto dell’allenatore. Ma anche in quella occasione avevamo avuto la stessa intuizione“.
Le migliori immagini di Alberto Zaccheroni




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Dopo il direttore generale Giuseppe Marotta, il direttore sportivo Fabio Paratici e l’allenatore Gigi Del Neri, anche alcuni giocatori della Sampdoria si appresterebbero a passare alla Juventus. Lasciando per il momento perdere le voci relative alle due stelle Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, per la nuova campagna aquisti del club torinese si fanno principalmente due nomi: quello del capitano Angelo Palombo, pupillo del tecnico di Aquileia, e quello del terzino della nazionale svizzera Reto Ziegler.
Per il primo, la dirigenza blucerchiata avrebbe fissato il prezzo a diciotto milioni di euro, ma i bianconeri sarebbero intenzionati a proporre uno scambio con la coppia Almiron-Poulsen, il primo rientrante dal prestito al Bari, con il quale ha disputato una buona stagione e il secondo che parrebbe interessato ad accettare il trasferimento, viste le possibilità di partecipazione dei genovesi alla Champions League. Garrone preferirebbe però Mohamed Sissoko, del quale alla fine i torinesi potrebbero anche decidere di privarsi.
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Calcolatrice in mano, telefoni roventi, dubbi (tanti) e certezze (poche), l’ultimo obiettivo stagionale andato in fumo, l’incubo settimo posto e la prima partita ufficiale che si giocherebbe a fine luglio (e neanche la possibilità, ormai, di arrivare ottavi): non c’è mai fine al peggio e la stagione della Juve si chiude con un manipolo di paure e incertezze, da fugare al più presto con almeno il nome del prossimo allenatore. Il sesto condottiero bianconero in quattro anni ha da più giorni generalità spagnole, ma Rafa Benitez pare non scomporsi e ritualmente ripete che ha ancora un contratto col Liverpool e intende rispettarlo; 22 milioni in tre anni più bonus, assistenti al seguito e voce importante sul capitolo mercato, le lusinghe delle sirene bianconere fanno vacillare l’esperto allenatore che però prende tempo, facendo spazientire la proprietà bianconera. E allora ecco l’ennesimo ultimatum: o dentro o fuori, con Prandelli e Spalletti difficili, ma valide, alternative.
“La trattativa va avanti, ma ora stiamo valutando anche altre ipotesi” ha detto a un tabloid inglese un anonimo dirigente juventino, con lo spogliatoio del Liverpool che da più parti presenta crepe e sembra ormai rassegnato all’addio del proprio capo dello spogliatoio. Il nome del nuovo allenatore bianconero sarà la base di cemento armato per programmare il futuro, con Beppe Marotta, attuale ds della Sampdoria, già in rampa di lancio per assumere il comando delle operazioni di mercato. Dicevamo delle calcolatrici in mano: già, sono giorni di calcoli e conti vari per aggiungere al tesoretto stanziato dalla proprietà altri liquidi da investire sul mercato. Una plus-valenza tira l’altra, cessioni mirate, ingaggi onerosi di cui liberarsi e l’agenda degli osservatori zeppa di nomi e appunti. A partire dal portiere, il lifting della Vecchia Signora sarà radicale.

Il giudice sportivo ha deciso di punire Francesco Totti con una multa di 20.000 euro, il capitano della Roma sconta in questo modo il gesto dei pollici in giù che tanto aveva fatto infuriare i laziali, tanto da far invocare da Edy Reya una esemplare squalifica di dieci turni. Invece per il giallorosso c’è soltanto una sanzione pecuniaria che sicuramente farà storcere il naso a molti. La passa liscia il laziale Radu, mentre anche alle società è stata inflitta una multa.
Radu dopo il fischio finale aveva sgambettato Perrotta, il gesto però non è stato ritenuto da Gianpaolo Tosel degno di una squalifica. Si è trattato insomma di un atto “del tutto gratuito e idoneo a provocare istintive e pericolose reazioni”, resta pur sempre uno sgambetto privo però di “quell’inequivoca intenzionalità lesiva” tale da giustificare una punizione da parte degli organi di giustizia, né tanto meno può rientrare nei casi per i quali è previsto l’uso della prova TV. Peggio è andata invece a Ledesma: il centrocampista biancoceleste, espulso durante la gara, è stato squalificato per due turni. Multa di 8.000 euro anche per Mauro Zarate, per aver scagliato, alla fine della partita, il pallone verso gli avversari colpendone uno alla schiena.
Lazio - Roma 1-2: Le Foto del Derby




Lazio - Roma: Scontri sugli spalti




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I tifosi juventini attendono ogni partita come quella della svolta, ogni volta per un motivo diverso durante la settimana si ha l’impressione che finalmente qualcosa possa cambiare. Poi la squadra scende in campo e mette in mostra il solito campionario di brutture a cui ci ha abituato quest’anno. Così anche contro l’Udinese arriva una sconfitta, la dodicesima di questa stagione, mai la Juventus era riuscite a collezionarne tante e mancano ancora sei giornate. La partita viene decisa, senza troppa fatica, dal tridente offensivo friulano: in gol vanno Sanchez, Pepe e, come al solito, Antonio Di Natale. (Tabellino - Video)
La serata prende la sua piega già dopo nove minuti, tanti ne servono ai friulani per sbloccare il risultato: Di Natale con una girata colpisce il palo, il più lesto ad arrivare sul pallone è Sanchez che mette alle spalle di Manninger. La Juve fa possesso palla ma non riesce a far male, Del Piero sulla sinistra prova a inventare qualcosa ma di idee buone proprio non se ne vedono. Proprio il capitano juventino ci prova con una punizione dal limite, Handanovic riesce ad arrivarci. Pasquale in chiusura della prima frazione di gioco ci prova dalla distanza, anche Manninger si fa trovare pronto.
Un sussulto in una assolata domenica pomeriggio, la Juve torna al successo non giocando la miglior partita stagionale contro una tignosa Atalanta, ma comunque offrendo una prova sostanzialmente diversa rispetto alle ultime, seppur infarcita dai soliti errori e da una condizione fisica non eccelsa. In vantaggio col nono gol stagionale di Del Piero, il primo su calcio di punizione, la Vecchia Signora ha accusato il solito calo di concentrazione sulla sirena della prima frazione e ha consentito ad Amoruso di portare il risultato in parità. Poi la ripresa, con gli uomini di Mutti desiderosi di mettere alle corde gli avversari che alla distanza escono fuori con orgoglio e col brio di Giovinco, fino a trovare il gol della vittoria col contestato Felipe Melo. Boccata d’ossigeno per i bianconeri, gli orobici accusano un brutto stop (Tabellino - Pagelle - Foto - Video).
Questa Juve ha abituato i suoi tifosi a partenze in quinta, non va così però oggi perché gli ospiti sono ben messi in campo e determinati a non concedere molto spazio agli avanti bianconeri; Tiribocchi e Amoruso sono mobili, ma la vera spina nel fianco per i ragazzi di Zac si chiama Jaime Valdes: il cileno salta sistematicamente Zebina e mette scompiglio nella non sempre impeccabile retroguardia avversaria. Il primo tempo non è bellissimo, ravvivato da una gemma di Del Piero dopo un paio di occasioni con Tiribocchi e Trezeguet; ma è il capitano juventino a far davvero sul serio con una punizione stratosferica dai trenta metri su cui non può nulla Consigli. Padoin, Peluso e Valdes cercano di scuotere i nerazzurri, ma è al 46° che si concretizza la rimonta orobica: dorme Grosso sul lancio di Padoin, Amoruso raccoglie e deposita in rete.
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