Eccovi il video della grande vittoria del Milan nel Mondiale del Club contro il Boca Juniors. La vendetta della sconfitta beffa del 2003 è compiuta grazie ad un punteggio netto, un 4 a 2 nel quale gli argentini possono beneficiare di due regali della difesa milanista, le uniche due macchie nel trionfo, con Palacio lasciato solo in occasione della rete del pari e la sfortunata autorete di Ambrosini nel finale. (Fotogallery)
Inzaghi, altri due gol nelle coppe internazionali che rafforzano il suo primato, solito mattatore con una doppietta, ma è ovviamente il Pallone d’Oro Kakà a fare la differenza fornendo due assist proprio a Superpippo e mettendo anche il suo sigillo sul 3 a 1 che chiude la gara.
Il secondo tempo dopo il continua…
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Mancava solo questo trofeo per concludere un’annata strepitosa prima con la vittoria della Champions League, la Supercoppa Europea contro il Siviglia e ora con quella del Mondiale per Club che laurea i rossoneri Campioni del Mondo titolando la squadra come quella che nel mondo ha vinto il maggior numero di trofei internazionali, ben 18. Vincendo per 4-2 contro gli argentini del Boca si conclude un 2007 forse irripetibile anche se tutto ciò era già accaduto nel 1989 e nel 1990. (Fotogallery)
Per la quarta volta volta il Milan di Silvio Berlusconi è Campione del Mondo e per Kakà è un’altra giornata da incorniciare grazie ad una prestazione grandiosa. Il brasiliano oggi è stato premiato anche miglior giocatore della manifestazione, riconoscimento che va ad aggiungersi a quello del Pallone d’Oro 2007 e al premio Fifa World Player. Ricardo Kakà è stato presente in ogni azione degna di nota dei rossoneri. Al brasiliano è stato consegnato un premio di 21 milioni di Yen, che ha interamente devoluto alle opere benefiche di Fondazione Milan per la costruzione di un ospedale a Nazareth.
Il primo tempo, a tratti spigoloso, viene sbloccato da Pippo Inzaghi a cui però però risponde subito dopo Palacio per il Boca. Nella ripresa, ancora una volta Inzaghi, poi Nesta e Kakà. Ambrosini regala l’autogol ininfluente al Boca Juniors. Soddisfazione per Sandro Nesta ma anche per Paolo Maldini e per Pippo Inzaghi che si conferma il più prolifico attaccante vivente.
Il Mondiale per Club è il banco di prova della nuova versione Smartball Adidas Teamgeist II (Fotogallery), il pallone intelligente progettato per evitare casi di “gol fantasma”. In ottobre la Fifa e la Uefa avevano parlato delle possibili sperimentazioni previste per il torneo che chiude l’anno calcistico internazionale, l’idea, come ricorderete, riguardava più che altro la presenza di 2 arbitri/giudici di linea aggiuntivi per ogni porta.
Era stata addirittura creata una commissione apposita (membro anche Pierluigi Collina) per stabilire la migliore posizione fuori dal campo di questi speciali “guardalinee”, il pallone intelligente era solo fra le “possibili alternative”, ma in questi due mesi non si è arrivati ad una soluzione pratica ed applicabile al punto che l’idea è stata accantonata e rinviata a data da destinarsi. Quindi riecco lo Smartball, il pallone con il microchip, primo supporto “tecnologico” al servizio dell’arbitro.
Continua l’equivoco dell’esclusione della “soluzione italiana”, il sistema di telecamere creato dal CNR di Bari e sperimentato lo scorso anno ad Udine: nonostante abbia dato ottimi risultati non viene preso in considerazione. Paura che l’uso delle telecamere spinga il calcio verso l’introduzione della “moviola in campo” come già successo in sport americani come l’Hockey su Ghiaccio e il Football? Probabile.
Chi mi conosce e chi ha letto in passato i miei post sa che non sono mai stato tenero con il cosidetto calcio business e con il nuovo modo di concepirtlo (soprattutto in Italia). Secondo me televisione, orari assurdi delle partite (ricordiamo anche il maldestro tentativo di qualche anno fa di far giocare un anticipo la domenica a mezzogiorno) e l’incidenza degli sponsor (addirittura nella formazione che scende in campo) hanno contribuito, assieme alla violenza e agli scandali, ad allontanare la gente dagli stadi. Un merito però alla multinazionale Toyota va riconosciuto.
L’aver portato la Coppa Intercontinentale a Tokio ha salvato una competizione che sulla carta doveva essere il trofeo più ambito per una squadra di club, ma che in realtà i vincitori della Coppa Campioni negli anni 70 avevano iniziato a boicottare fino a costringere gli organizzatori a rinviarla. Il vecchio meccanismo assegnava la Coppa al termine di un doppio confronto tra i vincitori della Coppa Campioni e della Copa Libertadores. Troppo spesso, però, le squadre europee si trovavano a giocare al cospetto di tifoserie avversarie eccessivamente calorose e di arbitri leggermente troppo casalinghi.
Così, ad esempio, accadeva che Capitan Facchetti nel sollevare nel cielo di Avellaneda la coppa veniva ferito dal lancio di oggetti del pubblico di casa, oppure che il Milan di Nereo Rocco nel 1963, dopo aver vinto a San Siro 4-2, doveva soccombere di fronte ad un Santos illuminato oltre che dalle superbe invenzioni balistiche di Pelè anche da quelle meno spettacolari ma ugualmente efficaci del direttore di gara. Questo clima portò squadre come il Bayern di Monaco, l’Ajax, il Liverpool e il Nottingham a boicottare la competizione.
Sarà l’Etoile Sportive du Sahel, la squadra tunisina detentrice dalla Caf Champions League 2007, a giocarsi con il Boca Juniors il diritto per accedere alla finalissima del Mondiale per Club 2007. Arriva così la prima sopresa di questa bizzarra manifestazione calcistica che vede tornare a casa i messicani del Pachuca, campioni del centro-nord america. (Fotogallery - Video)
Decide un gol del centrocampista del Niger Moussa Narry all’85esimo del secondo tempo, un tiro non irresistibile deviato dal difensore Leobardo Lopez. Il Pachuca, assoluta squadra rivelazione del 2007 in Messico, vincitrice non solo della Champions Concacaf, ma anche di Apertura e Clausura 2007 nel suo paese e della Copa Sudamericana, era accreditata da molti come la possibile sorpresa del torneo. La semifinale con il Boca poteva rivelarsi una trappola per gli argentini e la possibilità che fosse proprio il Pachuca a vedersela con il Milan non era poi così remota vista la condizione di forma degli Xeneises.
Nei fatti i messicani avrebbero meritato la vittoria, ma hanno sottovalutato la resistenza dell’Etoile du Sahel e non sono riusciti a sfruttare la buona quantità di palle gol costruite capitolando in maniera piuttosto fortuita al primo tiro in porta della squadra tunisina. Curiosità di un certo rilievo, l’attaccante del Pachuca Juan Carlos Cacho è il primo calciatore a sperimentare suo malgrado il “pallone intelligente” che “suggerisce” all’arbitro di non convalidare un gol dopo un suo colpo di testa respinto alla disperata da Aymen Balbouli nel primo tempo.
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Da domani, in esclusiva per l’Italia, Mediaset Premium trasmette il Campionato Mondiale per Club Fifa 2007 che si disputerà a Tokio dal 7 al 16 dicembre.
Da domani prende il via la nuova sfida del Milan: affrontare il mondiale per club dopo la vittoria ad Atene in Champions League.
In onda da noi solo sui canali in pay per view Premium appartenenti al mux Mediaset, si potranno vedere tutte le partite dai turni preliminari alla finale che si terrà a Yokohama il 16 dicembre.
Le squadre che ne faranno parte saranno: A.C. Milan (Italia), C.A. Boca Juniors (Argentina), C.F. Pachuca (Messico), Étoile Sportive du Sahel (Tunisia), Waitakere United (Nuova Zelanda), Urawa Red Diamonds (Giappone), Sephan F.C. (Iran).
Come per le altre competizioni, ci saranno anteprime, interviste, anticipazioni e dopo partita. La diretta di Mediaset Premium inizierà mezz’ora prima dell’inizio e sarà condotta da Cologno Monzese da Alberto Brandi.
Il commento alla fine del primo tempo sarà affidato ad Arrigo Sacchi, Giovanni Galli e Antonio Cabrini e subito dopo la fine delle gare verranno trasmessi gli highlights.
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Sono già giunti a France Football i voti validi per l’elezione del giocatore vincitore del Pallone d’Oro 2007. La consegna del prestigioso riconoscimento avverrà a Parigi il 2 Dicembre prossimo, ma, nonostante l’annuncio ufficiale della rivista francese arrivi di solito una settimana prima della premiazione, le voci che vorrebbero vincitore il brasiliano del Milan Ricardo Kakà sono sempre più insistenti. (Clicca qui per la super gallery sulla storia del Pallone d’Oro)
Pare proprio che le scontate previsioni che lo davano come favorito assoluto stiano trovando ulteriori conferme ora che la “raccolta dei voti” si è conclusa. La concorrenza dei tanti campioni inclusi nella lista dei 50 candidati, quest’anno più agguerrita almeno sulla carta grazie all’inclusione di giocatori che militano in club non europei, sarebbe stata sbaragliata da Kakà senza grosse difficoltà.
A guardare il rendimento nel 2007 sarebbe certamente un riconoscimento più che meritato per il 25enne centrocampista, capocannoniere dell’ultima Champions League e trionfatore con il Milan nella Finale di Atene (Clicca qui per il video delle sue 10 reti europee). Il premio giungerebbe al momento “giusto”, quando Ronaldinho (vincitore nel 2003) vede insidiata la sua leadership nel Barcellona da quel Lionel Messi che ha tutto il tempo per conquistare il premio di France Football e non paiono esservi altri candidati credibili.
Continua a leggere: Ricardo Kakà Pallone d'Oro 2007, manca solo l'ufficialità
Silvio Berlusconi, il Presidente del Milan, intervenuto ieri in un’esclusiva videochat con i lettori della Gazzetta dello Sport, è un fiume in piena. In 45 minuti dispensa risposte con grande disponibilità e la consueta spavalderia rendendo ancora più chiaro il vero obiettivo della sua squadra: il Mondiale per Club 2007 di Dicembre.
Il Presidente vuole il successo nella “nuova” Intercontinentale dopo la grande vittoria di Atene, per questo l’avvio sfortunato di stagione non lo preoccupa, così come non è preoccupato dallo stato di forma non eccelso mostrato dai giocatori: quello che conta è arrivare al meglio a Dicembre. Il ragionamento vale soprattutto per Ronaldo, ancora alle prese con i postumi del misterioso infortunio del 31 luglio, e per il quale bisogna “usare grande calma e prudenza per averlo al meglio nell’appuntamento di Tokyo“.
Il Mercato, considerato il punto debole da molti sostenitori rossoneri, tiene banco in gran parte delle domande che arrivano dai lettori della Gazzetta e Berlusconi non si tira indietro. Ibrahimovic? “Sarebbe stato nostro senza l’ingiustizia della penalizzazione e dei processi“. Totti? “Farebbe comodo a chiunque, ma le bandiere non si cedono e non si comprano. Nesta è stata un’eccezione fatta per impedire che finisse alla Juve“. Kakà? “Non ha mai manifestato sentimenti di lontananza e resterà con noi fino a quando vestirà con orgoglio la maglia rossonera, non sarà certamente un’offerta economica consistente a farmi cambiare idea“. Ed un nuovo acquisto in difesa? “Non serve, ne abbiamo dieci per quattro posti”
Berlusconi assolve anche Dida, che ha commesso un errore a Glasgow, ma è stato vittima “delle cattive condizioni fisiche che avrebbero consigliato di tenerlo a riposo in quella gara”, e conferma la volontà di investire nella squadra, senza farsi condizionare dai figli che gli raccomandano prudenza.
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Complice la pausa del Campionato di Serie A torna a parlare il Designatore Pierluigi Collina (qui nella nostra Gallery), per lui un pubblico d’eccezione con gli allenatori di molte squadre in prima fila.
Fra gli invitati anche Walter Novellino che di fronte all’ennesima spiegazione dell’episodio del gol decisivo di Trezeguet nel Derby ammette finalmente di condividerne la regolarità. Difficile dare ancora torto a Collina quando questo è di fronte a te e ti parla “regolamento alla mano“. Capitolo chiuso, finalmente, come chiuso dalla relazione del Designatore appare anche quello dell’altro gol della Juventus segnato a Firenze con Iaquinta.
Il regolamento è molto chiaro: un giocatore interferisce con l’avversario se in maniera chiara ostruisce la sua visuale. In quel caso la presenza di Trezeguet era molto a ridosso di Frey e la rete andava annullata. Ho anche detto dopo che la persona che poteva togliere ogni dubbio circa una decisione che andava comunque presa sul campo era il portiere. Non è un invito ai giocatori per protestare sul campo, io ho detto ‘chiediamolo a Frey e lui ci dirà’. L’arbitro non cambia idea per la protesta di un giocatore, altrimenti dovremmo dubitare di lui
C’è poco da discutere, insomma, quello che conta per Collina è il lavoro che stanno facendo gli arbitri seguendo le sue direttive, alla costante ricerca del totem dell’uniformità di giudizio, un obiettivo ambizioso per i direttori di gara costretti a confrontarsi con un regolamento che prescrive in molte situazioni la “discrezionalità” con quella formula giocoforza ambigua che tante volte si ritorce contro le ex giacchette nere: “a giudizio dell’arbitro“.
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Le polemiche sui “gol fantasma” sono una costante del gioco del calcio, soprattutto da quando le moviole permettono di rivedere centinaia di volte gli stessi 4-5 frame all’infinito cercando di scrutare con ingrandimenti, simulazioni al computer sempre più tecnologiche, se la palla ha veramente varcato totalmente la linea o meno.
Il caso più eclatante, sicuramente il più vecchio di cui si abbia ancora memoria, risale al 30 giugno 1966 quando a Wembley, nella finale Inghilterra - Germania Ovest dei Mondiali, venne convalidato il gol di Geoff Hurst del momentaneo 3 a 2 per gli inglesi al 5^ minuto del secondo tempo supplementare. La palla in realtà non era entrata del tutto, i replay di una decina d’anni dopo l’hanno potuto confermare con certezza (potete guardarne il video qui), ma il problema dei “gol fantasma” è ancora attuale oggi, oltre 40 anni dopo.
La Fifa, dopo anni d’immobilismo, sembra aver deciso di accelerare l’introduzione di nuovi strumenti che aiutino il direttore di gara nella valutazione dei casi più controversi, ma la strategia non sembra vincente.
C’è davvero poco di tecnologico e moderno nella proposta del massimo organismo calcistico mondiale: 2 arbitri, giudici di linea, che si posizioneranno vicino alle due porte. Insomma, ancora l’occhio umano, un altro paio, ma sempre di questo si tratta.
Certo, c’è anche in ballo il pallone “intelligente” dell’Adidas dotato di Chip che ne rilevi la posizione, un prototipo già sperimentato nel 2005 ai mondiali Under 17 con scarso successo, ma ciò che sorprende è l’assenza del “sistema italiano“, quello installato sul campo dell’Udinese e realizzato dal Cnr di Bari.
Dotare gli stadi della soluzione Made in Italy costa 100mila euro per ogni impianto, ma porta con sè un dettaglio che non dovrebbe essere sottovalutato: funziona.
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