Non si dà pace Morgan De Sanctis per il video circolato su Youtube tratto da Napoli - Lecce 4-2 del 3 dicembre scorso. Un utente del sito più famoso al mondo per la condivisione dei filmati su Internet, aveva caricato uno spezzone della partita Napoli - Lecce in cui si vedeva il portiere del Napoli scuotere la testa con la faccia corrucciata dopo il gol del 4-1 di Edinson Cavani. L’utente in questione aveva lanciato dei sospetti sulla buona fede di De Sanctis che invece di essere felice per il gol, che metteva il risultato della partita definitivamente al sicuro, sembrava insoddisfatto.
Quando questo video è arrivato all’attenzione della redazione Sky Sport, accusata tra l’altro di non aver approfondito il comportamento “anomalo” del portiere del Napoli, De Sanctis è stato costretto a dare la sua versione dei fatti. L’estremo difensore azzurro consigliò tutti di non iniziare una “caccia alle streghe” perché la sua era semplicemente una smorfia di frustrazione perché finalmente la sua squadra era riuscita a “chiudere” l’incontro, a differenza di quanto era accaduto nel due partite precedenti terminate in parità con due rimonte delle squadra avversarie.
Oggi a distanza di più di 20 giorni da quando il video amatoriale ha attirato l’attenzione dei media, Morgan De Sanctis è ancora molto arrabbiato e deluso e promette battaglia nei confronti di chi avrebbe tentato di infangare la sua reputazione confezionando questo video “ad hoc”, che lo ha anche costretto a recarsi alla Procura di Napoli per spiegare le proprie ragioni. Adesso De Sanctis vuole vedersi risarcito questo danno d’immagine ed ha dato mandato al suo avvocato di intentare una causa nei confronti di chi ha realizzato il famoso montaggio:
“Mi ha dato un fastidio incredibile. Andrò fino in fondo e sto studiando il da farsi con il mio avvocato. Chi ha fatto questo video, pagherà a caro prezzo”.
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Questo video pubblicato su Youtube in poche ore è diventato uno dei più cliccati. Si riferisce alla partita Napoli - Lecce dello scorso 3 dicembre, vinta dai partenopei per 4-2. Le telecamere di Sky dopo il quarto gol azzurro, siglato da Cavani indugiano sul portiere napoletano Morgan De Sanctis, forse sperando di cogliere un’esultanza per la rete che chiudeva, a pochi minuti dal termine, definitivamente la sfida con i salentini. L’estremo difensore non sembra però tanto felice della realizzazione e sembrerebbe mostrare una plateale delusione. Dietro la porta ci sono Cristiano Lucarelli e Paolo Cannavaro, l’attaccante ex Livorno sorride e poi sembra indicare a De Sanctis quanto manca al termine dell’incontro. Per la cronaca il Lecce trova il gol del 4-2 proprio allo scadere.
Questa i fatti di quanto si vede nel video in questione. Il problema è che il clima incidentalmente creato dalle inchieste sul calcioscommesse sta dando il via ad un’autentica caccia alle streghe e queste immagini potrebbero indurre a pensare male. Perché De Sanctis non è felice del gol della sua squadra? Aveva qualche interesse affinché il risultato non cambiasse ulteriormente? Con questa logica si potrebbe arrivare a qualsiasi conclusione, finendo per fare un processo mediatico ad un calciatore che per la massa si ritroverebbe ad essere automaticamente colpevole di chissà quale truffa. Al contrario invece sarebbe utile essere molto cauti in questo tipo di vicende, evitando di trarre conclusioni affrettate, anche se la tentazione potrebbe essere grande.
L’inchiesta della Procura di Cremona sul calcioscommesse, giusta e legittima, deve impegnarsi a far luce sulle vicende emerse nelle ultime settimane se si vuole evitare un’escalation di sospetti e congetture che nei mesi a venire non può far altro che crescere. Il campionato ora entra nel vivo e ogni piccolo episodio potrebbe essere interpretato in modo tale da favorire tesi complottiste, soprattutto se estrapolato dal contesto. Come in questo caso, si potrebbe subito arrivare alla conclusione che il gol di Cavani abbia in qualche modo reso scontento De Sanctis, ma la reazione del portiere potrebbe essere dettata solo dal fatto che la partita poteva chiudersi prima, questo spiegherebbe anche l’indicazione cronometrica di Lucarelli.
Anche a voler essere estremamente sospettosi sarebbe doveroso chiedersi come mai De Sanctis, che ipotizziamo avere qualche interesse sul risultato della partita, abbia una reazione così eclatante dopo il gol di un compagno di squadra. Il portiere abruzzese sarebbe quanto meno ingenuo a mostrare in maniera così evidente il suo disappunto sapendo che ci sono decine di telecamere a riprenderlo e migliaia di occhi che lo guardano dagli spalti. Di sicuro sarà proprio De Sanctis a fare chiarezza sull’episodio quando e se lo riterrà necessario, resta un video che dimostra come è semplice creare uno scandalo quando il clima non è del tutto sereno.

Il Napoli dei tre tenori, al secolo Cavani-Lavezzi-Hamsik, in realtà ha nelle retrovie il suo direttore d’orchestra con l’orecchio più fine: stiamo parlando di Morgan De Sanctis che a 34 anni suonati vive sulla cresta dell’onda, e non da oggi. Ma oggi più che ieri il portiere abruzzese è carico, felice, orgoglioso dei mille attestati di stima che gli piovono addosso ad ogni piè sospinto: parate d’autore, grinta d’altri tempi, impeccabile nei fondamentali e, ciliegina sulla torta, la Nazionale ritrovata, per De Sanctis è tutto grasso che cola:
“Devo ringraziare il Presidente per il grande attestato di stima che mi ha riservato dopo la gara col Bayern (complimenti pubblici, ndr), così come ringrazio questa città perchè è da due anni e mezzo che sono qui e in maglia azzurra sto vivendo una esperienza magica. Napoli mi sta dando tantissimo ed io voglio ricambiare queste enormi gratificazioni facendo qualcosa di importante. A 34 anni ho l’esperienza per sapere che bisogna guardare sempre avanti e lavorare sodo per tenere certi standard di rendimento. So che nel calcio, così come nella vita, bisogna avere questa mentalità. Voglio continuare questa avventura splendida a Napoli e continuare ad esprimermi così per regalare ai nostri splendidi tifosi ancora tante soddisfazioni”.
Questo il De Sanctis - pensiero consegnato a Radio Marte, un De Sanctis che si sofferma poi sulla partita di martedì scorso contro il Bayern Monaco, gara in cui è stato assoluto protagonista parando anche un rigore a Mario Gomez:
“È stata una partita dura e tirata. Sapevamo che di fronte avevamo una delle squadre più attrezzate d’Europa ed in campo hanno dimostrato di essere fortissimi. Poi lo svantaggio immediato avrebbe davvero potuto tramortirci, invece abbiamo risposto benissimo. Abbiamo reagito e la partita è stata viva. Siamo riusciti a pareggiare con quella volata di Maggio e successivamente abbiamo tenuto benissimo la forza d’urto dei tedeschi. Siamo riusciti a conquistare un punto importante anche grazie all’atmosfera unica che ha creato il san Paolo. I tifosi ci hanno spinto a dare oltre il massimo”.
E sul rigore:
“Io devo dire innanzitutto che non era rigore, almeno dalla mia angolazione ho visto che non c’era alcun fallo di Paolo. Poi però mi sono concentrato sul tiro. In settimana avevamo studiato insieme allo staff tecnico ed all’allenatore dei portieri Papale il modo di tirare di Gomez. Lui quasi sempre tira forte ad incrociare. Questo lo sapevo, però in campo ho pensato che magari potesse aprire il tiro e cambiare. Così ha fatto ed io mi sono tuffato dalla parte giusta. Dopo il rigore avevo tanta adrenalina in corpo e mi sono un po’ arrabbiato con l’arbitro di linea, ma sono stato felice di aver potuto esultare con i miei compagni soprattutto perché questa parata è servita a darci un punto importante che alla fine dei giochi potrebbe essere davvero pesante”.

La corte arbitrale dello sport di Losanna (Cas) ha emesso oggi la sua sentenza in merito alla vicenda che ha visto coinvolto Morgan De Sanctis. Il portiere nel 2007 era in forza all’Udinese, in Friuli aveva trascorso otto stagioni, e per primo in Europa decise di avvalersi dell’articolo 17 della Fifa che prevede la possibilità da parte di un tesserato di rescissione unilaterale del contratto per cambiare casacca. L’estremo difensore oggi al Napoli si trasferì in Spagna, al Siviglia, dove a dire il vero non ha avuto molta fortuna, per poi andare in prestito al Galatasaray prima di tornare in Italia all’ombra del Vesuvio.
Il caso fece molto discutere anche perché, come già detto, era la prima volta che un calciatore si avvalesse di questa norma, in seguito molti altri suoi colleghi hanno sventolato lo spauracchio dell’articolo 17 per convincere le società alla cessione.Tra questi ricordiamo Frank Ribery che minacciava il Bayern chiedendo la cessione al Real Madrid, ma anche Matuzalem che ha chiesto e ottenuto,anche se a caro prezzo, di lasciare lo Shakhtar Donetsk per trasferirsi al Real Saragozza. Secondo questa norma un calciatore può rescindere il proprio contratto a patto che siano rispettate tre condizioni: deve aver compiuto 28 anni di età e giocato almeno due anni nella squadra che vuole lasciare, gli anni salgono a tre se non si hanno 28 anni; bisogna comunicare la decisione entro 15 giorni dall’ultima partita disputata; non ci si può trasferire nello stesso campionato nei primi 12 mesi. Verificate queste condizioni il tesserato può svincolarsi pagando un indennizzo la cui entità è decisa dalla Fifa stessa.
La vicenda De Sanctis risale al luglio 2007, subito l’Udinese aveva presentato ricorso e chiesto un risarcimento come previsto dal regolamento. La Fifa inizialmente aveva deciso che i bianconeri avrebbero dovuto incassare 3,9 milioni di euro. La sentenza del Cas conferma la sanzione nei confronti del Siviglia e del portiere ma impone uno sconto alla cifra iniziale, nelle casse della società di Pozzo entreranno soltanto 2.250.055 euro più gli interessi maturati in questi anni. Nonostante ciò l’Udinese ha manifestato soddisfazione per la decisione dell’arbitrato con una nota pubblicata sul sito ufficiale nella quale si legge:

Cornice da grandi, grandissime occasioni al San Paolo ma la gente di Fuorigrotta questa volta non ha potuto esultare: niente di male, uno 0-0 casalingo contro l’ostico Villarreal ci può stare, e poi domenica sera arriva il Catania per tentare di acciuffare quel Milan che dopo lo scivolone di due giorni fa pare più vulnerabile che mai. Però, c’è da dirlo, le premesse della vigilia suggerivano ben altro copione, da ambo le parti; non solo finisce a reti bianche, ma la partita non è mai decollata seriamente, con occasioni da rete che in fin dei conti si contano sulle dita di una mano. Tre tiri in porta per il Napoli, due per il sottomarino giallo, agonismo azzurro e palleggio giallo, spade riposte nella fodera per la decisiva battaglia tra sette giorni.
Però Mazzarri può essere soddisfatto: non ha subito gol in casa e con questa per De Sanctis è la quinta partita di fila (in ambito europeo) tra le mura amiche che conclude il match senza subire reti, praticamente lungo tutto il corso di questa Europa League, Elfsborg compreso. E la difesa mancava di Paolo Cannavaro, con un trio che all’apparenza poteva benissimo vacillare contro Cazorla, Rossi e Nilman: parliamo di Aronica (alla fine espulso), Cribari (ammonito) e Campagnaro (solido come di consueto). La novità partenopea è Mascara dal primo minuto, e a sinistra l’ex catanese mostra buoni numeri (ma non è una novità); può così rifiatare Hamsik che nella ripresa rileva proprio il piccolo attaccante siciliano.
Mera cronaca: nella prima frazione sono Nilmar e Cavani ad avere le palle buone per sbloccare la partita, ma non sono abbastanza lesti da calciare verso i portieri avversari con la giusta convinzione. Il pubblico napoletano si scalda quando Dossena effettua un cross che Borja Valero devia in angolo con un braccio, in area di rigore: per Clattenburg il giocatore spagnolo è troppo vicino all’avversario, tocco involontario. Nella ripresa Cavani va in gol, ma la rete è giustamente annullata per fuorigioco sul colpo di testa del Matador. Poi Lavezzi impegna l’estremo difensore Lopez. E l’ultimo acuto degli azzurri, il finale è del Villarreal senza tuttavia fare granché: De Sanctis para su Valero, una punizione dal limite innocua degli ospiti, il rosso ad Aronica. Fine primo round.
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Moltissimi appassionati di calcio lo conobbero un sei di aprile di tre anni fa: al Comunale di Torino a sfidare la Juventus c’era l’Albinoleffe, già in grado di bloccare i bianconeri all’andata in quel di Bergamo con un sorprendente 1-1 con annessa espulsione di Gianluigi Buffon. All’andata l’estremo difensore dei seriani si chiamava Paolo Acerbis, al ritorno Federico Marchetti: risultato di quel match di Serie B, Juve - Albinoleffe 0-0. Insieme al Rimini e allo Spezia, la squadra bergamasca riuscì a non perdere contro la corazzata juventina in quel campionato e un piccolo merito lo ebbe anche Marchetti, un veneto di Bassano del Grappa trapiantatosi in Piemonte: Vercelli, Torino e Biella, prima di Bergamo.
Con la maglia azzurra dell’Albinoleffe due stagioni, un infortunio al gomito e playoff raggiunti nel 2008; quindi l’esordio in A col Cagliari: giunto in Sardegna in comproprietà proprio con la squadra lombarda, poi Massimo Cellino lo ha riscattato la scorsa estate per 4,5 milioni di euro. Reattivo, potente, affidabile: è l’astro nasceste della gloriosa scuola di portieri italiani, con la prima storica convocazione in azzurro nel giugno di un anno fa. Nell’ottobre scorso riceve il premio di miglior portiere della Serie A per la stagione 2008/09, per Marcello Lippi è il vice Buffon ufficiale, checché se ne dispiaccia Morgan De Sanctis. Mondiali, la schiena di Buffon fa ancora una volta crack, in rampa di lancio c’è Marchetti.
Come ai tempi di Albertosi, un portiere del Cagliari a difendere la porta dell’Italia; lui, Marchetti, che non ha neanche giocato un secondo in una partita di Coppe Europee, ora è l’estremo difensore della squadra che detiene il titolo mondiale. Roba da far tremare le gambe, non a lui che è un ragazzo molto più forte di quel che sembra, col suo aspetto da bravo ragazzo: “L’altra sera, contro il Paraguay, sapevo che Gigi aveva avuto un fastidio, quindi ero in preallarme, mentalmente preparato. Questi giorni li sto vivendo bene. Sono convinto di poter giocare una buona partita contro la Nuova Zelanda. Sono arrivato qui dopo tante vicissitudini, il fallimento del Torino, l’Albinoleffe. È cambiato tutto. Ma vivo il momento con fiducia. Se faccio parte del gruppo è per le mie qualità. Il palcoscenico è cambiato, ma sento la fiducia dei compagni“.
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Tempo di Mondiali, tempo di chiacchiere: ovvio che su 700 e passa marcantoni che a gruppi di 22 si sfidano in giro per il Sudafrica qualche decina tra questi risulterà decisamente appetibile al gentilsesso. Ecco che allora Parship.com, servizio on line per single in cerca dell’anima gemella, ha chiesto alle proprie utenti femminili di stilare una classifica delle Nazionali più belle: ebbene, i nostri valorosi calciatori azzurri si sono classificati al primo posto della classifica generale, scelti in assoluto come i più carini dalle austriache, irlandesi, italiane, messicane, francesi, belghe e inglesi, mentre le olandesi, le svizzere, le spagnole e le danesi ci hanno consegnato la medaglia d’argento preferendo i calciatori delle rispettive selezioni nazionali. E addirittura terzi secondo le tedesche che in quanto ad aspetto fisico preferiscono i loro connazionali e i brasiliani.
Insomma, fare il calciatore “tira” come confermato anche dall’ironica e brillante battuta di Peter Crouch che alla domanda: “Cosa saresti stato se non avessi fatto il calciatore” ha laconicamente risposto: “Sarei stato… vergine“. Di certo non avrebbe mai avuto di questi problemi Fabio Cannavaro che in un altro sondaggio, sempre per opera di Parship ma del ramo italiano (parship.it), è risultato essere il più bello secondo l’opinione di 653 single intervistate. Seguono a ruota in ordine decrescente De Sanctis, Maggio, Pazzini e Marchisio (ma Lippi ha inficiato il tutto escludendo Borriello). Anche se i più “maschi” ed eccitanti sono altri: primo Zambrotta, quindi Buffon, Camoranesi, poi ancora Cannavaro e infine Gattuso. Insomma, gallina vecchia fa buon brodo: come a dire Marchisio è bellino e ha gli occhi azzurri, va bene, ma per una notte di sesso è preferibile Ringhio Gattuso.
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Il Napoli espugna il Bentegodi con due perle dei suoi pezzi migliori: Denis e Lavezzi. La squadra di Mazzarri, pur faticando, supera in velocità un buon Chievo. I veronesi hanno impegnato a fondo la difesa azzurra, mettendo più volte in apprensione l’estremo difensore partenopeo De Sanctis. La partita si sblocca al primo minuto di recupero del primo tempo, quando Denis schiaccia in rete di testa un pallone impossibile da artigliare per Sorrentino. Il pari gialloblù porta la firma di Granoche, che al 75′ raccoglie una corta respinta di De Sanctis su tiro di Bentivoglio e realizza in suo secondo centro stagionale. Il Napoli preme e all’ 85′ Lavezzi, con una punizione velenosa, premia gli sforzi degli azzurri infilando il pallone alle spalle di Sorrentino. Con la vittoria di Verona il Napoli si garantisce l’accesso matematico all’Europa League.
Il tabellino
CHIEVO-NAPOLI 1-2 (0-1)
MARCATORI: 46′pt Denis (N); 30′ Granoche (C), 41′ st Lavezzi (N).
CHIEVO (4-3-1-2): Sorrentino; Frey (23’st De Paula), Morero, Mantovani, Jokic; Sardo, Rigoni, Marcolini (28’st Bentivoglio); Pinzi (43’st Ariatti); Pellissier, Granoche. (Squizzi, Scardina, Iori, Abbruscato All. Di Carlo.
NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Grava (20’st Aronica); Maggio (38’st Bogliacino), Gargano, Pazienza, Zuniga; Hamsik, Lavezzi; Denis (47’st Rinaudo). (Iezzo, Dossena, Cigarini, Hoffer). All. Mazzarri.
ARBITRO: De Marco di Chiavari.
NOTE: pomeriggio nuvoloso, terreno in discrete condizioni. Angoli: 8-3 per il Napoli. Espulso al 45’st Morero (C) per doppia ammonizione. Ammoniti Pinzi (C), Campagnaro (N), Grava (N), Rigoni (C), Hamsik (N), Zuniga (N). Recupero: 1′pt ; 4′ st.



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Si infrange in un soleggiato pomeriggio d’aprile il sogno del Napoli di raggiungere la Champions League. La squadra di Walter Mazzarri non è riuscita ad andare oltre lo 0-0 contro il Cagliari e vede così allontanarsi, forse definitivamente, il tanto ambito quarto posto. Gli azzurri però non hanno demeritato, sono stati protagonisti di una partita di grande intensità alla quale è mancato solo il gol, merito anche di una prestazione assolutamente fantastica del portiere sardo Federico Marchetti il quale ha parato tutto. I rossoblu erano chiaramente intenzionati a conquistare un punto prezioso in trasferta e sono riusciti nel loro intento, pur non avendo giocato una partita memorabile.
La partita rispetta il copione che prevede un Napoli sicuramente più motivato a trovare il successo, il traguardo europeo è un grande stimolo e la cornice del San Paolo fa il resto. Nei primi minuti però i campani faticano a trovare spazi, merito anche della disposizione tattica del Cagliari, quello di Melis e Festa è molto più attento in difesa rispetto alla versione spumeggiante proposta da Allegri fino alla settimana scorsa, insomma il 4-4-2 regge bene l’urto dell’avversario. A complicare i piani dei padroni di casa arriva anche l’infortunio di Lavezzi che deve lasciare il posto a Bogliacino al 25′ a causa di una noia muscolare (Tabellino - Video).
Le migliori immagini di Napoli - Cagliari 0-0




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Dopo il successo contro la Juve, il Napoli era chiamato alla conferma contro il lanciatissimo Catania, per continuare a lottare per il quarto posto. La squadra di Mazzarri davanti al suo pubblico non decide, gioca una buona partita venendo fuori soprattutto nella ripresa, più volte il portiere degli etnei Andujar salva il risultato. Il gol partita è di Paolo Cannavaro, il difensore sfiorerà poi anche il raddoppio. Nel finale i siciliani chiedono un rigore per fallo di mano di Maggio ma l’arbitro non è d’accordo, la decisione fa infuriare Mihajlovich che rimedia un’espulsione. Gli azzurri volano a quota 48 punti, condividendo la quinta piazza con Juventus e Sampdoria (Tabellino - Video).
Il primo tempo non è sicuramente ricco di emozioni,le due squadre si studiano e raramente si rendono pericolose nelle zone di De Sanctis e Andujar. Il Catania sfiora il vantaggio con il difensore argentino Spolli, la sua conclusione è imparabile per il portiere napoletano, ma si stampa sulla traversa. I partenopei rispondono con uno spunto di Lavezzi, anche in questo caso però il tiro non è fortunato al punto da trasformarsi in rete. I primi 45 minuti si chiudono con il risultato di parità, il Catania reclama un rigore per fallo di Pazienza su Ricchiuti, e in generale forse ha fatto vedere qualcosa in più dei padroni di casa.