
Sergio Aguero
Secondo l’Ansa è previsto per metà settimana a Torino l’incontro tra i responsabili dell’IMG, la società dei procuratori di Sergio Aguero, e la Juventus. E’ forse l’ultimo assalto dei torinesi per avere l’argentino. Il suo club, l’Atletico Madrid, è rigido sulla richiesta di 45 mln, l’altissima clausola rescissoria del ”kun”. La Juventus ha offerto 30 e cerchera’ cosi’ di arrivare a 35 limando insieme agli agenti del giocatore tutte le voci dello stipendio.
Javier Pastore
Negli ultimi giorni il suo nome è stato accostate a numerose squadre, dalla Juve alla Roma, passando per Barcellona e Manchester City, ma il giovane talento argentino, in un’intervista a Fox Sports (ripresa da tuttojuve), afferma di non essere ancora al corrente di alcuna modifica alla sua attuale situazione: “Non so nulla del mio futuro. Il mio procuratore è in contatto con altre squadre e di certo farà il meglio per me. Tra il primo e il secondo anno non ho parlato mai di soldi con la società e a me va bene, perché sono molto felice al Palermo, e non c’era alcun motivo di discutere. In futuro vedremo“.
Bastos
I ritardi sul doppio extracomunitario, le perplessità di Conte e il costo stanno spingendo la dirigenza della Vecchia Signora a non considerarlo più un obiettivo prioritario. Il brasiliano che viene da una stagione con alti e bassi viene considerato troppo offensivo, e in piu’ essendo sotto contratto con l’Olympique Lione sino al 2013, non viene offerto a prezzo di saldo. E’ quanto scrive l’Equipe. Qualora non andasse alla Juve il brasiliano ha comunque richieste dall’Inter e dall’Inghilterra.
Nani
Il lusitano, Seguito anche dalla Juve e dal Chelsea, secondo il Daily Mail, sarebbe stato messo nel mirino dal Bayern Monaco, che tenterebbe l’assalto a Nani soltanto però dopo aver provveduto a cedere a titolo definitivo Franck Ribery, rimpinguando così le casse societarie.
Continua a leggere: Calciomercato Juve - Tutte le notizie e le voci di oggi - 26 Giugno 2011

Poker e a casa: André Villas Boas fa il cannibale in patria e in Europa, è arrivata per lui davvero il momento di staccare la spina. Ieri il suo Porto ha vinto anche la Coppa del Portogallo (dopo i trionfi senza appello per le avversarie in Supercoppa di Lega, Campionato e Europa League) battendo con un fragoroso 6-2 il Guimaraes (tripletta di James Rodriguez, poi Varela, Rolando e Hulk), non può che meritarsi un po’ di giorni di vacanza. Dove? In Italia, come lui stesso ha svelato a mezzo twitter (e facebook) ai suoi fan, chiedendo anche qualche consiglio sulle mete da visitare.
Puntuali gli immancabili romani (e romanisti) che ne hanno approfittato per farcelo rimanere, nella città eterna: “Vuoi venire a Roma? E diventare l’allenatore della Roma? Stiamo aspettando con impazienza una risposta positiva da parte tua!“; o anche: “Andre, vieni a Roma! Ma non solo in vacanza, stiamo cercando un grande manager!“. Allontanatasi ormai ufficialmente la panchina della Juve e nonostante lui abbia ribadito più volte di voler rimanere alla guida dei Dragoni anche nella prossima stagione, chissà che non sarà galeotta la sua gita nel Bel Paese, rimanendone magari affascinato irrimediabilmente.
Nessuno ha invece contattato fuori dai confini nazionali portoghesi Domingos Paciencia che, zitto zitto, ha compiuto anch’egli, poco più che 40enne un mezzo miracolo: l’anno scorso secondo posto e Champions League col piccolo Braga, quest’anno oltre ai gironi di Champions, un percorso tignoso e trionfale in Europa League con tanto di finale persa per un soffio. Ebbene, Paciencia ha salutato il Braga e si è accasato allo Sporting Lisbona, stufo dello strapotere negli ultimi anni di Benfica e Porto (e anche Braga!).
Il Portogallo dunque “si porta“, come se già non fosse bastata la leggendaria fama che ormai avvolge l’allenatore e il giocatore più discussi del pianeta: José Mourinho e Cristiano Ronaldo. E poi c’è Nani, il cui nome ultimamente è sulle pagine dei giornali perché la Juve ha deciso di puntare fortissimamente su di lui affidandogli la fascia sinistra della nuova squadra che sta nascendo dalle parti di Torino: ingaggio nei limiti, il Manchester United chiede tanto (tra i 30 e i 35 milioni), ma al vecchio Ferguson non dispiacerebbe qualcuno tra Buffon, Melo e Chiellini come contropartita. Le basi per trattare ci sono.
Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.

La lista degli infortunati eccellenti si fa sempre più larga e questo sicuramente non è un bene per gli imminenti Mondiali sudafricani: dopo le defezioni di lungo corso inerenti i vari Ballack, Essien e Beckham, durante la preparazione per la rassegna iridata anche Ferdinand, Drogba, Pirlo e Mikel hanno alzato bandiera bianca, sebbene alcuni di loro cercheranno di recuperare almeno per la terza partita del girone (al pari del bomber cileno Humberto Suazo). Bene, oggi nuova tegola, questa volta per il Portogallo che perde la stella del Manchester United Nani, attaccante versatile che si è infortunato in allenamento.
Il suo acciacco alla clavicola non è notizia da ultima ora, se l’era procurato qualche giorno fa, ma la prognosi era incerta e i sanitari lusitani avevano chiesto tempo per cercare di recuperare il talentuoso giocatore; oggi però l’ultimo test prima dell’ok definitivo ha dato esiti negativi e il ct del Portogallo Carlos Queiroz si è visto costretto a salutare la punta. Al suo posto un debuttante assoluto, il centrocampista 25enne del Benfica Ruben Amorim, fresco di titolo nel campionato portoghese. Simile a Tiago per caratteristiche tecniche, ma forse ancor più versatile, di certo non è un giocatore che assomiglia a Nani la cui perdita è dunque molto grave.
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A parte i fasti degli anni ‘60 con Eusebio e una deludente apparizione in Messico nell’86, forse non tutti sanno che il Portogallo è appena alla quinta partecipazione a una fase finale dei Mondiali, la terza di fila. Negli ultimi anni questa squadra è cresciuta molto e nonostante il calcio lusitano sia segnato da un marchio inconfondibile di chilometrico possesso palla senza guizzi capaci di andare a rete, le ultime prove di questa Nazionale sono state più che soddisfacenti. A parte la finale persa agli Europei casalinghi del 2004, anche agli scorsi Mondiali tedeschi questa selezione riuscì ad arrivare fino alla semifinale, poi persa contro la bestia nera Francia, capace di eliminare il Portogallo sempre in semifinale anche agli Europei del 2000. Quest’anno l’obiettivo è fare bene, sognare in grande e sorprendere tutti come già accaduto meno di un lustro fa.
L’allenatore è un portoghese nato in Mozambico, un 57enne che dopo aver girato il mondo tra Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi Uniti è diventato noto per aver guidato il Real Madrid, oltre ad aver fatto a lungo il vice di Ferguson al Manchester United; stiamo parlando ovviamente di Carlos Queiroz che si trova tra le mani una formazione piena di stelle e che ha dovuto dunque operare scelte anche difficili lasciando a casa giocatori di fama internazionale. Convocati in principio 24 giocatori, ha “silurato” il difensore del Deportivo La Coruna José Castro, ma a parte questo anche prima di presentare la lista alla Fifa aveva operato scelte discutibili: non c’è il portiere del Betis Siviglia Ricardo (forse ha pagato il campionato nella B spagnola), ma neanche altri storici componenti della Nazionale, da Moutinho a Nuno Gomes, da Postiga a Viana, fino al Trivela interista Quaresma.
Poco male, i 23 che saranno di scena in Sudafrica sono giocatori di tutto rispetto che difficilmente faranno rimpiangere gli assenti: in porta un 27enne reduce da un grandissimo anno con lo Sporting Braga, ovvero sia Eduardo; in difesa da Carvalho a Pepe, da Miguel a Ferreira tutta la retroguardia può avvalersi di giocatori di esperienza e qualità. Per non parlare del centrocampo: Miguel Veloso e Deco non hanno bisogno di grandi presentazioni, c’è anche l’ex juventino Tiago e il caldissimo Raul Meireles autore di una doppietta nella recente amichevole vinta per 3-1 dai lusitani contro il Camerun. E in attacco il potenziale è notevolissimo: Cristiano Ronaldo la stella assoluta, ma anche Danny dello Zenit e il Red Devil Nani sono giocatori che potranno rivelarsi devastanti, non dimenticando Simao e Almeida, rispettivamente dell’Atletico Madrid e del Werder. Insomma, tanta roba.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica




Le foto degli stadi sudafricani che ospiteranno il mondiale




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Ad Anfield Road il Chelsea vince in scioltezza la temuta sfida contro il Liverpool, scavalcando brillantemente il penultimo ostacolo che si frapponeva tra sè nella e il titolo della Premier League. Gli uomini di Ancelotti, a segno con Drogba e Lampard, conservano infatti un punto di vantaggio sugli inseguitori del Manchester United, anch’essi vittoriosi con un gol di Nani sul terreno del Sunderland, e potranno chiudere il conto nella sfida interna di domenica prossima contro il già salvo Wigan.
A causa di questa sconfitta i Reds, tra i quali si respirava già aria di smobilitazione, dicono invece definitivamente addio alle residue speranze di conquistare un posto in Champions League. L’accesso nella massima competizione continentale se lo giocheranno nell’ultima giornata Tottenham e Manchester City, con gli Spurs in vantaggio di un punto sui ragazzi di Mancini, vittoriosi con autorità nello scontro diretto contro l’Aston Villa.
La gallery della penultima giornata di Premier
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Per la terza volta in stagione, dopo il derby d’andata in Premier League e la semifinale di Carling Cup, il Manchester United beffa i rivali cittadini del Manchester City nei minuti di recupero. In questo caso fatale agli uomini di Mancini una rete del veterano Paul Scholes, che spezza l’equilibrio con un preciso colpo di testa su cross dalla sinistra del caldissimo Nani; decisivo però un errore di piazzamento della difesa dei Citizens, non nuova ad errori di questo genere. Grazie alla vittoria nella stracittadina, i Red Devils riaprono anche il campionato, tornando ad un solo punto dalla capolista Chelsea: gli uomini di Ancelotti cedono infatti nettamente sul terreno del Tottenham, che vince un altro derby dopo quello della scorsa settimana con l’Arsenal e torna in quarta posizione scavalcando proprio il City. Domani i Gunners vanno a Wigan in cerca di una vittoria per tenere accesa qualche speranza.
Come nel turno precedente contro la Fiorentina, il Bayern Monaco riesce nell’impresa di qualificarsi approfittando del maggior numero di reti segnate in trasferta. Questa volta la vittima è il quotatissimo Manchester United, già giustiziere del Milan negli ottavi di finale e grande favorito, insieme al Barcellona, per la partecipazione alla finalissima del Bernabeu. Epilogo ancora più sorprendente per il fatto che dopo quaranta minuti i padroni di casa erano in vantaggio di tre reti e avevano dato l’impressione di poter gestire agevolmente il vantaggio.
L’inizio è tremendo per gli uomini di Van Gaal, che incassano due reti in soli sette minuti, messe a segno da Gibson (su assist del rientrante Rooney) e di Nani. A tre minuti dal termine della prima frazione poi, il portoghese sigla la sua doppietta, ma allo scadere Olic riaccende le speranze degli ospiti, lasciando presagire un secondo tempo sofferto per gli inglesi. In avvio di ripresa Rafael lascia in dieci i suoi e ad un quarto d’ora dal termine l’incubo dei tifosi di casa di concretizza: come a Firenze arriva il gol dell’olandese Robben con un grandissimo tiro al volo dal limite che non lascia scampo a Van Der Saar.

Ci vorrà del tempo per digerire la disfatta di Manchester, il Milan ieri sera ha eguagliato il suo record negativo in Champions perdendo per 4-0, come sei anni fa a La Coruna, quando la sconfitta con gli spagnoli vanificò addirittura la vittoria per 4-1 ottenuta all’andata. La pessima prova dei rossoneri ha scalfito persino la fede del suo primo tifoso, il presidente Silvio Berlusconi, che non ce l’ha fatta a seguire l’incontro fino al fischio finale, preferendo spegnere la televisione dopo il secondo gol di Wayne Rooney in apertura di ripresa.
Il premier ieri sera era a cena a Palazzo Grazioli con alcuni senatori del PDL, circostanza questa che ormai sta diventando un’abitudine. Ovviamente Berlusconi e i suoi ospiti avevano deciso di seguire l’importante partita del Milan, sperando magari in una notte da ricordare. Così non è stato, il primo gol degli inglesi ha raffreddato l’entusiasmo, il secondo ha spento definitivamente la passione. Secondo un testimone presente alla cena, dopo il secondo gioiello di Rooney, Berlusconi avrebbe chiesto agli invitati se fosse fra loro presente qualche milanista, dopo alcune risposte affermative ha poi proposto: “Vi dispiace se spegniamo? E’ meglio se chiudiamo il televisore…”. Al fischio finale mancava un intero tempo.
Adriano Galliani è molto rammaricato per la pesante sconfitta contro il Manchester United e l’eliminazione dalla Champions League, ma anche abbastanza lucido per individuare quelle che a suo parere sono state le cause: le assenze di calciatori infortunati ed i soldi. Prima di tutto i problemi sul campo: «Ad una squadra come il Manchester United non puoi regalare Pato, Nesta, Antonini e Bonera. Con tutti i titolari in campo magari avremmo perso lo stesso, ma non in questo modo. Mancava tutta la difesa, Ambrosini ha giocato come difensore centrale. Tre anni fa abbiamo vinto noi 3-0, oggi loro 4-0.». (La Cronaca della partita - Il Video)
Secondo Galliani la disfatta delle italiane fino a questo momento, fuori Fiorentina e Milan agli ottavi e la Juve al girone, è dovuta alla differenza di fatturato con i club di altri paesi, come l’Inghilterra, che vincono perché hanno maggiori possibilità economiche: «L’uscita delle italiane è il frutto dell’assenza degli stadi di proprietà in Italia. Il Manchester fattura 100 milioni più di noi, 10 anni fa fatturava meno di noi. Nello stretto futuro la situazione non può certamente migliorare, lo dico da mesi. La classifica del fatturato coincide sempre più spesso con la classifica sportiva. In Italia bisogna dotarsi degli stadi».
La gallery della disfatta rossonera
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