
La stagione per la Juve è ufficialmente terminata ma, a parte i giocatori convocati dalle Nazionali per il Mondiale, gran parte della truppa bianconera è ancora al lavoro in quel di Vinovo: alle porte una tournee in Nord America, la riproposizione di ciò che fu anche l’anno scorso (ma dodici mesi fa la metà fu l’Estremo Oriente) per racimolare un po’ di soldini. Venerdì prossimo, cioè fra due giorni, la partenza verso il JFK di New York, poi da domenica tutti in campo per la prima di due amichevoli.
Il 23 maggio infatti andrà in scena una inedita Juve - New York Red Bulls, poi trasferimento in Canada, nell’Ontario per la precisione, dove i bianconeri disputeranno la seconda e ultima partita di questa mini spedizione: avversaria la Fiorentina di Prandelli, teatro della gara lo stadio di Toronto. Oggi sono state diramate le convocazioni, come di consueto con alcuni elementi non juventini: quest’anno i fortunati sono Brandao del Siena, Padoin dell’Atalanta, Bardi e Bernardini del Livorno, oltre a Ekdal che comunque è a fine prestito dal Siena. Presenti anche gli epurati di Lippi, cioè Grosso e Candreva.
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La lista dei 30 azzurri convocati da Marcello Lippi per il mondiale sudafricano non ha presentato particolari sorprese. Mancano giocatori come Francesco Totti e Alessandro Del Piero, la loro esclusione era comunque ampiamente preventivata, soltanto il romanista aveva ancora qualche chance. Eppure un nome che si è fatto notare per la sua assenza è quello di Nicola Legrottaglie, il difensore juventino ha fatto parte del gruppo che ha disputato le qualificazioni con continuità e partecipato al recente stage alla Borghesiana, la sua presenza in Africa sembrava scontata, nonostante il campionato non brillante della Juventus.
Gli stessi tifosi della Vecchia Signora un po’ si saranno stupiti nel vedere regolarmente al loro posto Fabio Grosso, di certo non protagonista di una stagione da incorniciare, quando invece il difensore pugliese è stato messo fuori. Legrottaglie anche quest’anno non ha demeritato facendosi preferire anche a Fabio Cannavaro: la presenza del capitano non era assolutamente in discussione ma se andiamo a valutare il suo campionato non possiamo certo archiviarlo con un voto positivo. Evidentemente per Legrottaglie è stato un brutto colpo e il difensore non ne ha fatto mistero.
Diramata la lista dei trenta giocatori tra i quali il commissario tecnico degli Azzurri, Marcello Lippi, sceglierà i ventitrè che parteciperanno al prossimo Mondiale, in programma a partire dall’11 giugno in Sudafrica. Come già annunciato nei giorni scorsi dall’allenatore viareggino, nessuna sorpresa, fatta eccezione forse per l’esclusione dello juventino Nicola Legrottaglie, quasi sempre convocato negli ultimi mesi, ma comunque considerato a rischio, vista la pessima stagione della retroguardia bianconera. In attacco c’è invece per ora il bomber del Villareal Giuseppe Rossi.




I tifosi juventini attendono ogni partita come quella della svolta, ogni volta per un motivo diverso durante la settimana si ha l’impressione che finalmente qualcosa possa cambiare. Poi la squadra scende in campo e mette in mostra il solito campionario di brutture a cui ci ha abituato quest’anno. Così anche contro l’Udinese arriva una sconfitta, la dodicesima di questa stagione, mai la Juventus era riuscite a collezionarne tante e mancano ancora sei giornate. La partita viene decisa, senza troppa fatica, dal tridente offensivo friulano: in gol vanno Sanchez, Pepe e, come al solito, Antonio Di Natale. (Tabellino - Video)
La serata prende la sua piega già dopo nove minuti, tanti ne servono ai friulani per sbloccare il risultato: Di Natale con una girata colpisce il palo, il più lesto ad arrivare sul pallone è Sanchez che mette alle spalle di Manninger. La Juve fa possesso palla ma non riesce a far male, Del Piero sulla sinistra prova a inventare qualcosa ma di idee buone proprio non se ne vedono. Proprio il capitano juventino ci prova con una punizione dal limite, Handanovic riesce ad arrivarci. Pasquale in chiusura della prima frazione di gioco ci prova dalla distanza, anche Manninger si fa trovare pronto.
Un sussulto in una assolata domenica pomeriggio, la Juve torna al successo non giocando la miglior partita stagionale contro una tignosa Atalanta, ma comunque offrendo una prova sostanzialmente diversa rispetto alle ultime, seppur infarcita dai soliti errori e da una condizione fisica non eccelsa. In vantaggio col nono gol stagionale di Del Piero, il primo su calcio di punizione, la Vecchia Signora ha accusato il solito calo di concentrazione sulla sirena della prima frazione e ha consentito ad Amoruso di portare il risultato in parità. Poi la ripresa, con gli uomini di Mutti desiderosi di mettere alle corde gli avversari che alla distanza escono fuori con orgoglio e col brio di Giovinco, fino a trovare il gol della vittoria col contestato Felipe Melo. Boccata d’ossigeno per i bianconeri, gli orobici accusano un brutto stop (Tabellino - Pagelle - Foto - Video).
Questa Juve ha abituato i suoi tifosi a partenze in quinta, non va così però oggi perché gli ospiti sono ben messi in campo e determinati a non concedere molto spazio agli avanti bianconeri; Tiribocchi e Amoruso sono mobili, ma la vera spina nel fianco per i ragazzi di Zac si chiama Jaime Valdes: il cileno salta sistematicamente Zebina e mette scompiglio nella non sempre impeccabile retroguardia avversaria. Il primo tempo non è bellissimo, ravvivato da una gemma di Del Piero dopo un paio di occasioni con Tiribocchi e Trezeguet; ma è il capitano juventino a far davvero sul serio con una punizione stratosferica dai trenta metri su cui non può nulla Consigli. Padoin, Peluso e Valdes cercano di scuotere i nerazzurri, ma è al 46° che si concretizza la rimonta orobica: dorme Grosso sul lancio di Padoin, Amoruso raccoglie e deposita in rete.
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Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
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Per Antonio Chimenti la notte di Marassi è stata a dir poco paradossale. Il terzo portiere della Juventus contro la Sampdoria è stato protagonista di un’indecisione cruciale in occasione del gol vittoria di Antonio Cassano, allo stesso tempo però i suoi interventi nell’arco dei novanta minuti hanno salvato il risultato in più di una circostanza. A tutto questo si è aggiunta, a fine partita, la beffa finale: l’estremo difensore, sfogando la rabbia per l’errore commesso con un pugno su un tavolo negli spogliatoi, si è procurato una frattura alla mano destra.
Chimenti si è presentato stamattina a Vinovo con una vistosa fasciatura, gli è stata diagnosticata una frattura al quinto metacarpo della mano destra. La circostanza che ha portato a questo ennesimo infortunio in casa bianconera è trapelata in mattinata, secondo alcune indiscrezioni, poi confermate dallo stesso protagonista, il portiere si sarebbe infortunato negli spogliatoi di Genova a causa di un gesto di stizza, un pugno su un tavolo, un po’ troppo veemente. Il portiere è tornato oggi a parlare dell’episodio che ha deciso in negativo l’incontro di ieri sera:
“Lui è stato furbo a calciare in porta da lontano, sono rimasto un po’ sorpreso e indietreggiando ho perso il passo, ho provato a smanacciarla, ma ormai ero già dentro la porta. Rimane il rammarico e sono molto dispiaciuto per quanto successo”.

Avrebbe incassato quattro sberle al Craven Cottage una Juve che si fosse presentata con una difesa formata da Buffon in porta, Caceres a destra, Legrottaglie e Chiellini centrali, De Ceglie a sinistra? La risposta, con matematica certezza è: no. Anche col Bayern i bianconeri presero quattro sberle europee, mancava Chiellini. Ieri la difesa a tre formata da Grygera, Zebina e De Ceglie, con Chimenti in porta (comunque il migliore in campo), sarebbe stata difficilmente presentabile anche contro il Cittadella, il male oscuro che ha afflitto la Juve quest’anno ha un solo nome: gli infortuni.
Forse non tutti sanno che anche Paolucci e Immobile sono out per acciacchi, Legrottaglie e Giovinco idem, e poi i due portieri e Chiellini. Marchisio e Iaquinta, ieri in panca ma comunque alle prese col mal di schiena. E poi Martin Caceres. Che diavolo di fine ha fatto il Pelado? Contro il Genoa piazzò quel cross perfetto sulla testa di Amauri, poi nel riscaldamento all’Amsterdam Arena si fermò misteriosamente. E non è più tornato. L’uruguiano è out per una addominalgia da sforzo, un dolore ai muscoli addominali di difficile soluzione; per lui si è mobilitato anche il Barcellona che ne detiene il cartellino e dalla Spagna circolano voci polemiche dello staff sanitario dei blaugrana.
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La Juventus esce con le ossa rotte dal Cravan Cottage con un’eliminazione in tasca che brucia in modo particolare perché maturata contro un avversario di basso livello come il Fulham. La squadra oltre ad aver perso sul campo, ha subito un brutto scossone sul morale; Del Piero nel post partita ha parlato di un “duro colpo difficile da superare” mentre Jonathan Zebina uscendo dal campo dopo essere stato espulso ha mostrato il dito medio al settore occupato dai tifosi juventini. (Il Video della partita)
Le parole di Zebina a fine partita hanno il sapore della rottura definitiva: «Alcuni sono venuti fino in Inghilterra facendo migliaia di chilometri per contestarci. Sia a me che a Felipe Melo cominciano ad insultarci già dalla fase del riscaldamento, e sono stufo di questa situazione. Questa gente la deve smettere, alla fine abbiamo ricevuto più applausi dai tifosi del Fulham che dai nostri. Ho mostrato il medio, chiedo scusa perché non sono stato certo un buon esempio per i bambini. Ma ero esasperato».
Jonathan Zebina dito medio ai tifosi
La gallery della disfatta bianconera
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Una caporetto, a dire il vero l’ennesima di una stagione maledetta, per i bianconeri. Un 4 a 1 in casa dei modesti inglesi del Fulham che stona rispetto all’impresa di appena due giorni fa compiuta nella stessa città dall’Inter di Mourinho. Non funziona nulla, esattamente come era nelle aspettative. Stavolta però i tifosi contestano la squadra già a Londra e preannunciano un’autentica mobilitazione all’Aeroporto di Caselle quando la squadra rientrerà a Torino. Jonathan Zebina, non il peggiore dei suoi ma da tempo bersaglio degli ultras, ha rivolto il classico dito medio in direzione del settore ospiti quando è uscito al 91′ dopo essere stato espulso.
Cori contro Fabio Grosso, Felipe Melo, Cannavaro ed in generale tutti i “nuovi acquisti”. La situazione della Juventus era già chiara domenica alle 17 dopo la rimonta subita dal Siena, l’avevamo descritta nella maniera più dettagliata possibile. Una squadra con una difesa fragilissima, con un portiere inadeguato (e dobbiamo scusarci con lui perché Antonio Chimenti è stato il migliore in campo con alcune parate di grandissimo livello), incapace di mantenere il vantaggio e di gestire il gioco. Zaccheroni sperava di passare il turno, nonostante la situazione precaria manda in panchina il disastroso Grygera, ma non ha fortuna. Esattamente come nella debacle europea con il Bayern Trezeguet aveva aperto le marcature dando una falsa speranza alla Juventus.
Ma Cannavaro si fa prima beffare da Zamora per il gol del pareggio al nono, poi trattiene leggermente Gera lanciato a rete e si fa espellere. Da lì in avanti la Juventus sparisce dal campo, solita prestazione nulla del fenomeno brasiliano Diego, incapace di creare la superiorità numerica finisce per essere anche dannoso quando ripiega visto che con un fallo di mano ingenuo provoca il rigore del 3 a 1 Fulham.
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