
Cornice da grandi, grandissime occasioni al San Paolo ma la gente di Fuorigrotta questa volta non ha potuto esultare: niente di male, uno 0-0 casalingo contro l’ostico Villarreal ci può stare, e poi domenica sera arriva il Catania per tentare di acciuffare quel Milan che dopo lo scivolone di due giorni fa pare più vulnerabile che mai. Però, c’è da dirlo, le premesse della vigilia suggerivano ben altro copione, da ambo le parti; non solo finisce a reti bianche, ma la partita non è mai decollata seriamente, con occasioni da rete che in fin dei conti si contano sulle dita di una mano. Tre tiri in porta per il Napoli, due per il sottomarino giallo, agonismo azzurro e palleggio giallo, spade riposte nella fodera per la decisiva battaglia tra sette giorni.
Però Mazzarri può essere soddisfatto: non ha subito gol in casa e con questa per De Sanctis è la quinta partita di fila (in ambito europeo) tra le mura amiche che conclude il match senza subire reti, praticamente lungo tutto il corso di questa Europa League, Elfsborg compreso. E la difesa mancava di Paolo Cannavaro, con un trio che all’apparenza poteva benissimo vacillare contro Cazorla, Rossi e Nilman: parliamo di Aronica (alla fine espulso), Cribari (ammonito) e Campagnaro (solido come di consueto). La novità partenopea è Mascara dal primo minuto, e a sinistra l’ex catanese mostra buoni numeri (ma non è una novità); può così rifiatare Hamsik che nella ripresa rileva proprio il piccolo attaccante siciliano.
Mera cronaca: nella prima frazione sono Nilmar e Cavani ad avere le palle buone per sbloccare la partita, ma non sono abbastanza lesti da calciare verso i portieri avversari con la giusta convinzione. Il pubblico napoletano si scalda quando Dossena effettua un cross che Borja Valero devia in angolo con un braccio, in area di rigore: per Clattenburg il giocatore spagnolo è troppo vicino all’avversario, tocco involontario. Nella ripresa Cavani va in gol, ma la rete è giustamente annullata per fuorigioco sul colpo di testa del Matador. Poi Lavezzi impegna l’estremo difensore Lopez. E l’ultimo acuto degli azzurri, il finale è del Villarreal senza tuttavia fare granché: De Sanctis para su Valero, una punizione dal limite innocua degli ospiti, il rosso ad Aronica. Fine primo round.
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Si è conclusa con il punteggio di 3-0 in favore del Brasile l’amichevole disputata questa sera dalla Nazionale verdeoro contro l’Iran ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Le reti del match sono state messe a segno al 15′ dal blaugrana Dani Alves, al 69′ dal milanista Pato ed allo scadere da Nilmar, subentrato intorno al 20′ della ripresa all’altro rossonero Robinho. All’Iran non sono bastati i 20mila tifosi che hanno sostenuto la squadra che si prepara per la coppa d’Asia nel 2011 in Qatar.
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E’ un Brasile che fa paura quello visto stasera. La nazionale allenata da Carlos Dunga avvisa le altre pretendenti al titolo e ne rifila 3 al Cile in scioltezza. I cileni, privi di tre titolari (di cui due difensori centrali), come di consueto in questa competizione, sono scesi in campo senza timori reverenziali non rinunciando al proprio gioco. Ma stavolta l’avversario si chiamava Brasile e la squadra di Bielsa è stata punita alle prime disattenzioni difensive. Si è discusso a lungo di un Brasile “europeo”, molto ordinato tatticamente da Dunga e difensivamente impenetrabile; in realtà si tratta di una formazione che sembra aver trovato il giusto connubio tra ordine e innata capacità tecnica dei suoi interpreti.
Parte bene il Cile che nei primi 20 minuti imbriglia i cinque volte campioni del mondo. Al 20esimo uno scambio tra Sanchez e Suazo mette paura all’ermetica difesa verdeoro. Poi, lentamente, esce il Brasile. Al 25esimo una punizione di Maicon battuta verso il centro dell’area di rigore, costringe Fuentes a mandare in calcio d’angolo. Il simpatico Cile è solo un fuoco di paglia, perché, come solo una grande squadra sa fare, arriva al 34esimo il goal che spezza gli equilibri: angolo di Maicon dalla destra, Juan salta imperioso nella carente (in statura e fisico) difesa cilena e segna di testa mettendo la palla sotto alla traversa. Per il letale raddoppio basta attendere tre minuti: Kakà pesca Luis Fabiano al 37esimo in area di rigore, l’attaccante è freddissimo nei pressi della porta.




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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.
Va bene, tre punti, ma che il Brasile vincesse con un solo gol di scarto contro la Corea del Nord (e per di più subendo una rete) era pronostico difficilmente fattibile anche dal più audace degli scommettitori: nel freddo di Johannesburg, i cinque volte campioni del mondo faticano non poco a trovare gli spiragli giusti tra le fitte maglie messe su dal tecnico degli asiatici Kim Jong-Hun e nella prima frazione devono accontentarsi di una impietosa statistica che recitava zero tiri verso la porta difesa da Ry Myong-Guk. Nella ripresa piglio aggressivo e i pur volenterosi nordcoreani hanno dovuto abdicare: merito del gol bellissimo del primo giocatore militante in Serie A (ancora per quanto?) a segnare in questo Mondiale ossia Maicon, poi del raddoppio di Elano. Ma gloria per Ju-Yun Nam, in gol allo scadere.
E’ che la Corea del Nord ha impostato la partita con dieci, se non undici, giocatori dietro la linea della palla costringendo i ben più titolati brasiliani a trovare soluzioni alternative: ma se il fosforo del centrocampo sudamericano è affidato a un appannato Kakà e al solito evanescente Felipe Melo, allora tutto diventa più difficile. Gli asiatici sono anche veloci e nelle ripartenze mettono in affanno Lucio e soci, ma a dir la verità fin dal primo tempo Robinho sembra in palla, molto più di un Fabiano impalpabile. Insomma, primi quarantacinque minuti non bellissimi, anzi decisamente deludenti dal punto di vista brasileiro, con tanti applausi all’arcigna banda nordcoreana. Nella ripresa però Carlos Dunga striglia i suoi e quando tornano sul terreno di gioco la musica pare cambiare.

Ecco una delle favorite dei prossimi mondiali di calcio, il Brasile del ct Carlos Dunga. N el parlare dei verdeoro non si può prescindere da alcune statistiche che collocano questa selezione sul trono più importante del mondo del calcio: il Brasile è l’unica squadra ad aver partecipato ad ogni edizione della fasi finali di un Mondiale e unica ad averlo vinto cinque volte in tutti i continenti dove si è giocato (nessun altra Nazionale è riuscita a trionfare fuori dai propri confini continentali). Ma la Seleçao detiene anche un record “negativo”: delle otto squadre ad aver alzato la Coppa del Mondo, il Brasile è l’unica a non esser riuscita a farlo tra le mura amiche.
La squadra è forte, la storia è leggenda, ma mai dare nulla per scontato e occhio alle stecche che sono sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Dunga che non ha assecondato la volontà popolare e ha scelto i suoi 23 uomini più fidati, infischiandone della critiche: fuori Ronaldinho, Pato, Diego e Adriano, dentro giocatori che hanno giocato poco (Julio Baptista) o male (Felipe Melo), con i brasiliani che poco conoscono Grafite e gli avrebbero preferito l’astro nascente Neymar. Tant’è, Dunga ha le spalle larghe e ha asserito che i giocatori chiamati sono quelli che meglio ritiene opportuni per il suo progetto. Cioè meno calcio bailado e più pragmatismo.
Parlare della rosa brasileira è forse inutile, ma brevemente facciamolo lo stesso. In porta un esausto Julio Cesar cercherà di coronare questa fantastica stagione disputando un mondiale degno della sua bravura, insieme a lui i compagni interisti Maicon e Lucio, entrambi sicuri di un posto da titolare in difesa; Luisao e Alves gli altri due del quartetto. Per il centrocampo c’è più bagarre, anche se difficilmente Dunga rinuncerà al suo pupillo Felipe Melo che l’anno scorso in Sudafrica si esaltò e giocò benissimo. Poi Kakà, Elano, Robinho, tutti grandi giocatori che tenteranno di mettere in condizione di far gol Luis Fabiano: è lui l’attaccante principe della Seleçao.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





I convocati del Brasile per i Mondiali in Sud Africa sono già pronti. Niente stage, niente 30 nomi stile italiano, direttamente i 23 giocatori che, fatti salvi gli infortuni, si giocheranno la massima competizione calcistica mondiale fra qualche settimana. Il Ct Dunga aveva l’imbarazzo della scelta e, si può tranquillamente affermare, non ha guardato in faccia a nessuno proponendo esclusioni eccellenti: i milanisti Ronaldinho e Pato, il deludente juventino Diego, gli astri nascenti Neymar e Paulo Henrique del Santos, ma soprattutto l’Imperatore Adriano che rimane a casa viste le turbolenze nel suo comportamento anche al Flamengo.
Sono 8 gli “italiani”, compreso quel Felipe Melo colonna della nazionale nella Confederations Cup dello scorso anno, ma decisamente sottotono nella Juventus di questa stagione. Fatta eccezione per il blaugrana Daniel Alves sarà una difesa composta da brasiliani che militano nel nostro campionato con i tre interisti, Julio Cesar, Maicon e Lucio, insieme al romanista Juan o all’alternativa rappresentata dal rossonero Thiago Silva.
A centrocampo c’è anche Julio Baptista, un fantasma o poco più nella Roma di Claudio Ranieri, e l’ex milanista Kakà (anche lui a dir poco appannato nella prima stagione a Madrid). Sono ben due i brasiliani provenienti dal Wolfsburg, Josué in mezzo al campo e Grafite in attacco mentre le altre tre punte di ruolo sono Luis Fabiano, Nilmar e Robinho.
Cosa ne pensate? Dunga, che è costretto a recitare il ruolo di grande favorito, ha fatto le scelte giuste?
Dopo il continua la lista completa.
La staffilata di Cristiano Ronaldo che regalò ai Red Devils l’accesso alla semifinale di Champions League è giunta prima nella graduatoria del Fifa Puskas Award, il premio istituito dalla Fifa per il miglior goal per il periodo che va da luglio 2008 a luglio 2009. Nel sondaggio di Calcioblog (tuttora attivo) di due settimane fa fu invece il goal di Grafite a staccare di un solo voto il portoghese che ora milita nel Real Madrid.
La top ten dei lettori di Fifa.com
1: Cristiano Ronaldo (Porto-Manchester United 0-1, Champions League, 15 aprile)
2: Andres Iniesta (Chelsea-Barcellona 1-1, Champions League, 6 maggio)
3: Grafite (Wolfsburg-Bayern Monaco 5-1, Bundesliga, 4 aprile)
4: Eliran Atar (Bnei Yehoda-Maccabi Netanya, Ligat Ha-Al, 7 febbraio)
5: Fernando Torres (Liverpool-Blackburn 4-0, Premier League, 11 aprile)
6: Nilmar (Corinthians-Internacional 0-1, campionato brasiliano, 10 maggio)
7: Michael Essien (Chelsea-Barcelona 1-1, Champions League, 6 maggio)
8: Luis Angel Landin (Morelia-Cruz Azul 1-1, Clausura messicana, 12 aprile)
9: Emmanuel Adebayor (Villarreal-Arsenal 1-1, Champions League, 7 aprile)
10: Katlego Mphela (Spagna-Sudafrica 3-2, Confederations Cup, 28 giugno)
Il goal di Nilmar (ex International, ora in forza al Villareal) al Corinthians è il più bello del campionato brasiliano 2009 secondo Globoesporte, rivista specializzata del paese sudamericano. Adriano e il suo splendido pallonetto al Coritiba si piazza al quarto posto della top 5.
Prima posizione: Nilmar (Internacional - Corinthians 1-0)
Seconda posizione: Diego Souza (Palmeiras - Atletico MG 3-1)
Terza posizione: William (Avaì - Atletico Paranaense)
Quarta posizione: Adriano (Flamengo - Coritiba 3-0)
Quinta posizione: Eder Luis (Sport Recife - Atletico Mineiro 2-3)
Continua a leggere: La serpentina di Nilmar è il goal più bello del campionato brasiliano 2009
Il premio Puskas, istituito dalla Fifa e intitolato al leggendario calciatore ungherese morto nel novembre del 2006, sarà assegnato al calciatore autore del goal più bello segnato nell’arco di tempo Luglio 2008-Luglio 2009. La Fifa ha stilato la lista delle dieci reti più belle, scelte in base a quattro criteri: estetica; importanza del match; assenza di “fortuna” o “errori” dell’avversario; fair play (il giocatore deve essersi comportato in modo “impeccabile” durante la partita). (Guarda i Goal - Vota il Goal più Bello)
Il riconoscimento verrà consegnato il 21 dicembre a Zurigo nel corso del galà per il Fifa World Player 2009. Ecco la lista dei goal selezionati dalla Fifa:
Emmanuel Adebayor (Villarreal-Arsenal 1-1, Champions League, 7 aprile);
Eliran Atar (Bnei Yehoda-Maccabi Netanya, Ligat Ha-Al, 7 febbraio);
Michael Essien (Chelsea-Barcelona 1-1, Champions League, 6 maggio);
Luis Angel Landin (Morelia-Cruz Azul 1-1, Clausura messicana, 12 aprile);
Andres Iniesta (Chelsea-Barcellona 1-1, Champions League, 6 maggio);
Grafite (Wolfsburg-Bayern Monaco 5-1, Bundesliga, 4 aprile);
Cristiano Ronaldo (Porto-Manchester United 0-1, Champions League, 15 aprile);
Fernando Torres (Liverpool-Blackburn 4-0, Premier League, 11 aprile);
Katlego Mphela (Spagna-Sudafrica 3-2, Confederations Cup, 28 giugno);
Nilmar (Corinthians-Internacional 0-1, campionato brasiliano, 10 maggio).
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