
Dopo 602 partite in diciannove stagioni Gary Neville, all’età di 36 anni, ha deciso di svestire la maglia del Manchester United e di dare il suo addio al calcio. Il terzino è stato un simbolo di questo sport negli anni novanta, un punto fermo dei Red Devils di Sir Alex Ferguson che tanto hanno vinto negli ultimi due decenni. Per farlo organizzerà un ultimo match con cui si congederà dai suoi tifosi, dall’Old Trafford e da tutti gli appassionati di calcio, per celebrare questa particolare ricorrenza ha voluto che in campo con lui ci fosse l’avversario più importante della sua carriera: la Juventus.
L’ammirazione del terzino per la Vecchia Signora non è nuova, già in passato aveva più volte manifestato la sua stima per il club di Torino. In un’intervista rilasciata nel 2003 ha spiegato i motivi di questo suo sentimento, alla vigilia del doppio confronto valido per il secondo girone di qualificazione, gli inglesi quell’anno riuscirono ad aggiudicarsi entrambi i match:
“Alcuni dei nostri più grandi ricordi e delle nostre più grandi lezioni sono legati alla Juve. Loro ci hanno aiutato a diventare la squadra che ha vinto la Champions League nel 1999, abbiamo avuto grandi insegnamenti dalla Juve negli anni precedenti. Sono stati un passaggio fondamentale nella nostra curva di apprendimento. La prima esperienza a Torino è stata una vera lezione: abbiamo perso 1-0 nel 1996 ma avremmo potuto prenderne cinque e non riuscimmo a fare neanche un tiro in porta nel corso di tutta la partita”.
Il difensore ha poi continuato:
“Per la prima volta quella sera a Torino siamo usciti dal campo con la consapevolezza di essere stati battuti da una squadra migliore. L’anno dopo ci siamo vendicati battendoli 3-2 all’Old Trafford. All’inizio eravamo inferiori, loro erano di gran lunga la miglior squadra d’Europa, per noi era vitale migliorare contro di loro. Dopo la prima sconfitta a Torino è iniziata la nostra crescita, per noi giocare contro la Juve era un modo per vedere a che punto erano arrivati i nostri progressi. Poi lentamente siamo arrivati al loro livello, fino al 1999, anno in cui forse siamo stati anche superiori”.
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La vigilia dell’ultima giornata di questo avvincente campionato di Premier League è piena di trepidazione. In novanta minuti Chelsea e Manchester United si giocano una stagione, entrambe deluse dalla campagna europea hanno riversato sul campionato le loro ambizioni. A poco più di ventiquattro ore dal fischio di inizio le due squadre sono in cima alla classifica, divise da un solo punto, con la squadra di Carlo Ancelotti che a quota 83 precede quella di Alex Ferguson. Quando domani sera saranno circa le sette di sera in Italia sapremo chi l’avrà spuntata.
Sono diversi gli stati d’animo con cui i due allenatori si stanno avvicinando al grande appuntamento. Ovviamente Ferguson, dovendo inseguire, non può far altro che affidarsi al Wigan, squadra che affronterà i Blues a Stamford Bridge: “So soltanto che siamo in una situazione nella quale sperare è tutto ciò che possiamo fare. Siamo sicuri che il Wigan farà del suo meglio e ci proverà. Su questo non ci sono dubbi. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro e ovviamente non ci aspettiamo niente in nostro favore da parte del Chelsea. In qualche modo ciò ci aiuta perché possiamo esprimere al meglio le nostre qualità, come è successo la settimana scorsa contro il Sunderland”. Il Manchester United sulla sua strada troverà lo Stoke City, anch’esso privo di ogni obiettivo stagionale.
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Sir Alex Ferguson è ormai vicino alla pensione, l’allenatore di lungo corso del Manchester United ha ormai deciso che lascerà a giugno del prossimo anno, sei mesi prima di compiere 70 anni. Era approdato sulla panchina dei Red Devils nel 1986, sta quindi disputando la sua ventiquattresima stagione, l’ultima sarà quella che celebrerà le nozze d’argento. Soltanto un allenatore ha saputo fare meglio di lui, Guy Roux ha allenato l’Auxerre per ben 44 stagioni. Ora però si apre il problema della successione per una delle panchine più prestigiose del mondo.
L’erede con buona probabilità lo sceglierà proprio Ferguson che in questi mesi sta vagliando molte possibilità. Secondo il Sun in realtà il suo successore sarebbe già stato individuato in David Moyes, attualmente alla guida dell’Everton. Scozzese di Glagow come Fergie, Moyes sembrerebbe essere il candidato ideale per la guida dello United. È ancora molto giovane, è nato nel 1963, requisito fondamentale vista l’abitudine dei mancuniani di legarsi ad un tecnico per molto tempo; conosce inoltre molto bene la Premier League, Ferguson questo lo sa bene visto che lo tiene d’occhio già dai tempi in cui allenava il Preston.
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Soltanto un punto divide il Chelsea, capolista della Premier League, dall’inseguitore Manchester United, quando alla fine del torneo mancano ormai soltanto tre giornate. L’ultimo turno è stato favorevole ai Red Devils che, battendo nel derby il Manchester City, hanno avvicinato pericolosamente i Blues sconfitti in un altro derby, quello di Londra contro il Tottenham. Nonostante ciò Carlo Ancelotti ha fiducia nella sua squadra e crede che alla fine i suoi ragazzi riusciranno a portare a casa il terzo campionato degli ultimi sei anni, l’italiano spende poi anche qualche parola dolce per il suo capitano, protagonista contro gli Spurs di un’ingenua espulsione.
L’ex allenatore del Milan si è dimostrato comprensivo nei confronti di John Terry pur ammettendo che il giocatore nella circostanza si è reso protagonista di una sciocchezza, tali sono da definirsi due gialli nel giro di pochi minuti con la squadra in svantaggio. Ma nel corso di una partita, per di più complicata, e a questo punto della stagione, cose del genere possono capitare:
“Sono stato un calciatore e so che a volte non si riesce ad essere razionali, si perde parte del proprio autocontrollo. Ma credo che tutti stiano ponendo troppa attenzione alle sue prestazioni, il quale sta facendo molto bene ed è stato protagonista di una stagione fantastica. Magari qualche volta ha avuto dei problemi e non ha giocato così bene, forse contro gli Spurs non ha giocato bene. Ma dobbiamo guardare all’intera stagione di John Terry, è stato assolutamente eccezionale.”
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Colpaccio del Chelsea, che nello scontro diretto dell’Old Trafford contro il Manchester United, si impone per 2-1 scavalcando gli uomini di Ferguson in vetta alla classifica e ponendo una seria ipoteca sulla conquista del titolo, quando mancano cinque giornate al termine del campionato. I Blues meritano ampiamente il successo passando nel primo tempo con un gran colpo di tacco di Joe Cole e raddoppiando nella ripresa con il solito Drogba, la rete del giovane Macheda a otto minuti dal termine non evita la sconfitta ai padroni di casa. Resta in corsa anche l’Arsenal, vittorioso in pieno recupero con Bendtner al termine di un match soffertissimo contro il Wolverhampton. Vittoria travolgente del Manchester City, che approfitta della contemporanea sconfitta del Tottenham per portarsi in quarta posizione. Vince anche l’Aston Villa, domani il Liverpool.
Alla vigilia dello scontro diretto, in programma sabato prossimo all’Old Trafford, Manchester United e Chelsea vincono largamente e staccano in classifica l’Arsenal, beffato in pieno recupero a Birmingham da Phillips, che approfitta di una papera del portiere Almunia, rispondendo al gol segnato pochi minuti prima da Nasri e fissa il punteggio definitivo o sull’1-1. A Bolton, tutto facile per i Red Devils, vittoriosi per 4-0 (due reti di Berbatov). Addirittura straripanti gli uomini di Ancelotti, che battono con un clamoroso 7-1 l’Aston Villa: sugli scudi uno scatenato Lampard con un poker e Malouda con una doppietta. Vince anche il Tottenham, domani il Liverpool ospita il Sunderland, Manchester City impegnato nel Monday Night con il Wigan.
Le foto della 32° Giornata di Premier
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La battaglia in atto tra i tifosi del Manchester United e il proprietario americano della società Malcolm Glazer si fa sempre più dura. I sostenitori dei Red Devils hanno messo in scena una delle più grandi contestazioni di tutti i tempi proprio nella sera del trionfale passaggio del turno contro il Milan: il centenario Old Trafford era completamente colorato di giallo e verde, i colori storici dello United che sono diventati il simbolo della protesta dei tifosi contro l’odiato padrone.
La società però intende reagire a queste contestazioni e lo fa con il pugno duro. Proprio in occasione della partita di Champions League un dipendente di un chiosco all’interno dello stadio è stato licenziato per il semplice fatto di avere al collo una delle sciarpe tanto odiate da Glazer. Jerry Vyse, questo il suo nome, è uno studente al primo anno di antropologia che, per arrotondare le sue entrate, prestava servizio nello stadio del Manchester United. Nel corso della partita di mercoledì scorso è stato convocato dal suo superiore che gli ha intimato di togliersi la sciarpa, non perché il capo di abbigliamento fosse vietato a prescindere, semplicemente a causa dei colori proprio graditi. Il ragazzo si è rifiutato e ha così perso il suo lavoro part time.
I tifosi del Manchester United in gialloverde per le strade di Milano



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E’ come se il 2-3 dell’andata, il colpo gobbo del Manchester United in casa del Milan, non fosse mai avvenuto: sia in seno al club mancuniano, che in Via Turati la partita di mercoledì sera all’Old Trafford è come se fosse secca, 0-0 e palla al centro per 90 minuti di fuoco tra due delle compagini più gloriose del mondo. Lo sa bene Sir Alex Ferguson: il ritorno degli ottavi di finale di Champions non si possono trascurare; troppa l’esperienza per sottovalutare un Diavolo ferito ma non morto, una squadra che tre anni fa perse con lo stesso punteggio all’andata per poi rimontare con un perentorio 3-0 al ritorno. Sì, va bene, il dettaglio del fattore campo non è propriamente un dettaglio, ma più di un indizio fanno una prova. E cioè che le due “indiavolate” squadre daranno tutto nel secondo atto di questa interessante sfida.
La squadra di casa ha fatto di tutto per avere con sé Wayne Rooney, ad oggi il giocatore più rappresentativo del club: l’infiammazione al tendine rotuleo aveva fatto preoccupare non poco Ferguson, che anzi si era arrabbiato con l’attaccante per non essersi risparmiato contro l’Egitto nell’amichevole dell’Inghilterra a Wembley. Riposo forzato coi Wolves, mercoledì sera i medici hanno dato l’ok e al 90% sarà in campo dal primo minuto: un mezzo rischio, ma necessario. E Rooney stesso ha dato la sua disponibilità. Piuttosto preoccupano le condizioni di Wes Brown: il centrale di difesa si è procurato una frattura al metatarso del piede sinistro e di certo non sarà della gara. Anche se a dire il vero potrebbe aver chiuso qui la stagione.
Il Manchester City impiega solo tre giorni a dimenticare la sconfitta del Goddison Park contro l’Everton, Roberto Mancini risponde con il trionfo nel suo primo derby allo scivolone di sabato. Il Manchester United è stato sconfitto infatti nella gara d’andata della Carling Cup sul terreno del City of Manchester Stadium. L’eroe della serata è stato l’ex Carlos Tevez, l’argentino che quest’estate è passato, non senza clamore, dai Red Devils ai Citizens è stato autore di una doppietta che ha permesso di ribaltare l’iniziale vantaggio messo a segno da Ryan Giggs è ha regalato ai suoi la vittoria per 2-1. Bisognerà aspettare la gara di ritorno della prossima settimana per sapere se lo jesino riuscirà ad eliminare Sir Alex Ferguson dalla competizione.
Eppure la partita dello United era cominciata nel migliore dei modi: dopo soli 17 minuti i rossi erano già in vantaggio grazie alla ribattuta in rete dell’eterno Ryan Giggs, abile a sfruttare una respinta tutta istinto di Shay Given su conclusione ravvicinata di Wayne Rooney. Il City non si è depresso è ha iniziato a macinare gioco raccogliendo i frutti di tanto lavoro verso la fine del primo tempo quando Bellamy, con la sua velocità, ha messo in difficoltà Rafael da Silva costringendolo all’atterramento in area. Sul dischetto si è presentato l’ex di turno Tevez che con freddezza ha pareggiato i conti.





Della bufera finanziaria che sta travolgendo il Manchester United ne abbiamo parlato appena una settimana fa. La società inglese, a lungo ammirata come brillante esempio di gestione economica di un club di calcio, è in realtà sommersa dai debiti. Dalle casse dei Red Devils mancano circa 700 milioni di sterline, cifra che impone un’attenta riflessione con l’obiettivo di ricercare le contromosse migliori. La cessione dei migliori giocatori era una delle strategie passate al vaglio e si era fatto addirittura il nome di Wayne Rooney, un campione da immolare per la patria, peccato che con il suo seppur prezioso cartellino si riesca a racimolare poco più di un decimo del disavanzo.
Malcolm Glazer, diventato padrone dell’intera società nel 2005, allora ha avuto un’altra idea. Secondo la notizia riportata dal Sun, il patron americano avrebbe individuato proprio nei suoi dipendenti, calciatori e non, la fonte dalla quale attingere per colmare l’enorme buco. Glazer avrebbe proposto l’acquisto di pacchetti di obbligazioni della società dal costo di 50.000 sterline che garantirebbero una rendita annua del 7%, inutile dire che i calciatori di fronte a questa “offerta” sono rimasti a dir poco sorpresi, in negativo ovviamente. Sebbene molti di loro siano esperti di investimenti, non sembrano essere interessati a scommettere sul loro stesso datore di lavoro.