
Non succedeva da tempo, oggi l’oasi felice juventina è un po’ meno verde: scoppia infatti il caso Trezeguet, a seguito della conferenza stampa pre-Bologna tenuta dall’allenatore della Juve Claudio Ranieri. I fatti sono facili da ricostruire: il bomber francese fu sostituito durante la gara col Chelsea, sul punteggio di 2-1, per far posto ad Amauri. Già sul volto di David si lesse l’amarezza per dover abbandonare il campo, poi a fine partita espresse anche a parole la delusione per quella sostituzione che non s’aspettava. Fin qui tutto plausibile, ma ieri Trezeguet ha rilasciato un’intervista al giornale francese L’Equipe dove è tornato a parlare della vicenda.
“Non ho capito il cambio con Amauri. Sono deluso. Vincevamo 2-1, dovevamo soltanto segnare un gol per passare ai quarti. Forse bisognava cambiare qualcosa tatticamente e mettere un attaccante in più per forzare. L’allenatore non ha voluto. Peccato per me e per la squadra. Adesso, staremo a vedere per l’anno prossimo…” le parole non proprio sibilline del franco-argentino, dichiarazioni che non sono andate giù a Ranieri tanto che domani Trezeguet non sarà della partita, ufficialmente perché ha un affaticamento muscolare, praticamente perché sarebbe in punizione. Così Ranieri sul suo giocatore:
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Suda sette camice la Juve per avere la meglio della Fiorentina ma alla fine porta a casa i tre punti: decide un gol al 21° di Marchisio, abile a raccogliere l’assist magico di Del Piero e a mantenere la freddezza di fronte a Frey, battuto in uscita. I viola registrano la terza sconfitta consecutiva ma escono dall’Olimpico inviperiti per un paio di decisioni dell’arbitro Saccani che sullo 0-0 non ha accordato un rigore per fallo di Mellberg su Jovetic, quindi ha annullato, sempre nella prima frazione, il possibile gol del pari di Gilardino, segnalato in fuorigioco ma di fatto in posizione regolare. Per i bianconeri invece l’undicesima vittoria nelle ultime 13 uscite di campionato e, almeno per 24 ore, la vetta della classifica raggiunta (Fotogallery - Video).
Senza gli squalificati Molinaro e Sissoko, Ranieri sceglie De Ceglie e Marchisio per sostituirli, confermando poi l’undici di Roma col rientrante Grygera a destra; Prandelli invece opta ancora per Jovetic a sostegno di Gilardino, preferendo Gobbi a Kuzmanovic e affidando le corsie esterne ai terzini Zauri e Pasqual. Rientrano tra i pali Buffon e Frey. Il match parte a mille, i ritmi sono alti, Del Piero cerca subito il colpo a effetto con un esterno destro di poco alto; gli ospiti sono vivi, Gilardino è un ottimo terminale offensivo, Jovetic un peperino e proprio il montenegrino mette in crisi la difesa bianconera costringendo Mellberg al fallo che Saccani non giudica da rigore.
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Finisce con un gol a testa l’atteso posticipo dell’Olimpico: la Juve non riesce ad avere la meglio di una Lazio pimpante e aggressiva per più di un’ora, rischiando addirittura il pesante ko. I bianconeri, per l’occasione con la maglia azzurra, hanno cominciato male ma sono migliorati a partita in corso, con un continuo crescendo che avrebbe anche potuto portare alla vittoria; insomma, partita aperta fino alla fine ma che di fatto non si è schiodata dall’1-1 maturato nella prima frazione: prima Ledesma su punizione, quindi Mellberg pochi minuti dopo di testa. L’Inter ora dista solo 3 punti, la Lazio stacca i cugini romanisti (Fotogallery).
Ranieri scioglie i dubbi in merito alla difesa scegliendo il giovane Ariaudo come centrale e puntando su Mellberg come terzino destro, Zanetti si piazza a centrocampo con Marchisio in panchina, in avanti obbligato il tandem formato da Amauri e Del Piero. Rossi si affida a Lichtsteiner e Radu sulle corsie laterali, Dabo e Ledesma a faticare sulla mediana per supportare la fantasia di Meghni, Zarate, Rocchi e Pandev. Ci si aspettava un avvio forte dei biancocelesti che effettivamente pigiano il piede sull’acceleratore fin dalle prime battute ma non impensieriscono più di tanto Manninger; la Juve non morde e si limita a controllare.
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Nona vittoria nelle ultime dieci partite in Serie A: con i tre punti sul difficile campo di Bergamo la Juventus rimane in scia dell’Inter e chiude l’anno proprio come s’era augurato Chiellini, con 9 punti nelle ultime tre gare del 2008. Battere l’Atalanta nel proprio stadio non era impresa facile per i bianconeri (6 vittorie su 8 partite all’Azzurri d’Italia per Doni e compagni fino a oggi), ma la Juve s’è abnegata nel migliore dei modi per rispondere degnamente all’Inter vittorioso ieri a Siena: gol di Del Piero su assist di Marchionni, raddoppio di Legrottaglie di testa, tris di Amauri ancora con la testa; tra il secondo e il terzo gol juventino Christian Vieri aveva accorciato le distanze, siglando il secondo gol stagionale. (Fotogallery - Video)
I padroni di casa sono carichi, ospiti più o meno al completo col rientrante Legrottaglie al centro della difesa con Chiellini; sono i nerazzurri a partire col piede a tavoletta sull’acceleratore: Doni su calcio di punizione sfiora il palo a Manninger battuto, Floccari spara il destro ma trova il portiere austriaco pronto. La Juve cerca spesso la profondità, Farina chiama più di un fuorigioco talvolta sbagliando; e sbaglia anche nell’occasione del vantaggio juventino: Sissoko pesca Marchionni sulla destra che si trova in posizione irregolare, l’esterno mette dentro dove Del Piero beffa un più che incerto Coppola. L’Atalanta prova la reazione ma prima del riposo è 0-2 grazie a Legrottaglie che trova la deviazione giusta di testa su corner battuto proprio da Del Piero.
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Metti un mercoledì sera di dicembre, con la neve a bordo campo e il Milan fra 4 giorni, con la consapevolezza che basta un pari e un avversario semi-sconosciuto, con l’infermeria piena e pochi tifosi sugli spalti, una veloce mescolata e voilà, esce fuori uno scialbo Juventus-BATE Borisov 0-0: missione compiuta per i bianconeri che con il punticino guadagnato finiscono imbattuti e al primo posto nel girone H, senza reti subite e con nessun acciacco alla fine dei 90 minuti (Fotogallery - Video).
Certo che forse gli stoici supporters della Vecchia Signora presenti all’Olimpico meritavano qualcosa in più: lo spettacolo non è stato di primissima qualità anche se gli spunti per poter raccontare questo match di certo non mancano. Per esempio l’ottima partita del portiere bielorusso Veremko o la tenuta perfetta di Cristiano Zanetti, al rientro dopo mesi di stop e in campo per tutta la gara senza risparmiarsi (anzi, mostrando uno smalto già accettabile); o ancora si potrebbero fare i complimenti a Goncharenko e al suo 4-2-3-1 non banale che ha imbrigliato egregiamente i padroni di casa o spendere due paroline sull’inedito duo offensivo Giovinco-Del Piero nell’ultima mezz’ora.
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Onorare l’impegno, inseguire matematicamente il primo posto, riscattare la sconfitta di sabato e racimolare qualche spicciolo: con questi quattro obiettivi la Juve è volata a San Pietroburgo dove il freddo gelido e la voglia di riscatto degli avversari, uniti al calore dello stadio Petrovskij, non invogliavano di certo la truppa di Ranieri al gioco del calcio. Ma, munitisi di guanti e calzamaglie, gli undici in maglia bianconera hanno saputo tenere testa ai russi allenati da Advocaat, rischiando la vittoria e soffrendo il giusto, avvicinandosi di fatto sempre più al primo posto nel girone H: basterà un pari casalingo contro il BATE Borisov e il gioco è fatto (Fotogallery).
Meno turn-over di quel che ci si aspettava tra gli ospiti, coi soli innesti di Iaquinta e Mellberg nell’undici titolare rispetto a San Siro: nel freddo baltico gli unici impavidi senza calzamaglia sono Grygera, Chiellini, Molinaro, Marchisio e Nedved. I russi si affidano all’undici tipo, con Pogrebnyak ariete offensivo supportato dal genio di Denny e Arshavin, Tymoschuk in cabina di regia e il duo belga-croato formato da Lombaerts e Krizanac a guardia centrale di Malafeev. Lo Zenit deve fare risultato, così cerca di affondare affidandosi a una manovra arieggiata con ottime propensioni al palleggio; ma la difesa è sbadata, così nella prima parte di gara è la Juve a sfiorare il vantaggio.
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