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Tutti gli articoli con tag paolo bergamo

Calciopoli, un'investigatore rivela al Corsport: "E' stata una cosa forzata"

pubblicato da Antonio D'Avanzo


Una preziosissima intervista anonima condotta da Edmondo Pinna del Corriere dello Sport rivela particolari interessanti su Calciopoli, il processo sportivo che ha scombussolato la Serie A, qualche anno fa. L’investigatore che ha avuto un ruolo di prim’ordine secondo il quotidiano romano, ha chiesto all’intervistatore di preservare l’anonimato.

I telefoni intercettati all’inizio delle indagini erano appena due: “Parlavano di stupidaggini, niente di che…”, afferma l’investigatore. Poi spuntarono le utenze di Moggi. Auricchio, il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e Di Laroni, maresciallo capo dei Carabinieri, decidevano quali passaggi mettere nell’informativa.

L’importanza del contenuto delle intercettazioni era contrassegnata dai “baffetti”, rossi o arancioni. Le telefonate cominciavano ad essere troppe e molte sono andate perse, conferma la voce anonima. Per negligenza, per “pilotare” l’inchiesta o semplicemente per mancanza di tempo non è dato sapere. L’investigatore conferma che molte telefonate ritenute di massima importanza non sono finite nell’inchiesta. La scheda svizzera intercettata era di Luciano Moggi, ma è rimasta spenta per svariati giorni.

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Calciopoli - Sentenza shock per Moggi: Tutti condannati!

pubblicato da Gabriele Capasso


Sentenza inaspettata al Processo di Napoli. Secondo i dispositivi letti dal giudice Teresa Casoria praticamente tutti gli imputati al processo per Calciopoli sono stati condannati rispettando, alla lettera o quasi, quanto richiesto dalla Procura di Napoli. Nonostante un dibattimento nel quale tutte le tesi dei PM erano state puntualmente smentite (la confusa associazione a delinquere, le inattendibili schede svizzere, i sorteggi, ma soprattutto le partite truccate che rimane ancora oggi mistero quali fossero) il giudice ha ritenuto completamente cassato quanto emerso, come se il lavoro degli avvocati non avesse ottenuto alcun risultato. Una bocciatura fragorosa dell’operato di Prioreschi, di Trofino, della Morescanti e degli altri.

Si torna alla lettura del processo sportivo del 2006, quello nel quale ancora non erano nemmeno emerse le schede svizzere. C’era un’associazione a delinquere tesa ad alterare i risultati delle partite per favorire la Juventus e tutte le società che si fossero sottomesse al potere di Moggi (Fiorentina, Lazio, Reggina), ma incredibilmente non il Messina dell’amico Fabiani secondo questa sentenza. Quali siano di preciso le partite in oggetto non si sa (anche se a questo punto Lecce - Parma 3-3 per “salvare la Fiorentina” appare certa), come si concretizzasse quest’alterazione dei risultati non si sa, ma questi sono i fatti. Verità rivelata. Evidentemente anche il sorteggio si poteva alterare, ma secondo la Casoria lo altera Paolo Bergamo più di Pairetto, anche se lo facevano insieme dividendo le stesse responsabilità di designatori, perché il primo è condannato a 3 anni e 8 mesi, il secondo a 1 anno e 11 mesi.

Angelo Mariano Fabiani, direttore sportivo del Messina, una delle figure chiave secondo l’accusa proprio per il suo ruolo nella storia delle schede svizzere, è stato assolto. Come questo sia compatibile con la logica e con le tesi accusatorie al momento sfugge. Non rimane che attendere le motivazioni (che verranno depositate entro 90 giorni) per capire se la Casoria riuscirà a dirimere i dubbi di chiunque abbia letto le carte e seguito un dibattimento nel quale sono emerse le evidenti mancanze dell’inchiesta di Auricchio e dei suoi uomini piuttosto che le prove di colpevolezza.

Intanto Luciano Moggi è stato riconosciuto “capo della cupola” e si è beccato 5 anni e 4 mesi di reclusione più un Daspo e l’interdizione dai pubblici uffici.

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Spunta una "nuova" intercettazione Bergamo - Fazi: "Speriamo che la Juve perda contro l'Inter"

pubblicato da Panda

Paolo Bergamo in aula nel processo di calciopoli

E’ stato reso noto il contenuto dell’inedita telefonata tra Paolo Bergamo e Maria Grazia Fazi di cui si vociferava nelle scorse settimane. Nel corso del programma televisivo “Forza Juventus” condotto dal giornalista tifoso juventino Marco Venditti sul canale regionale piemontese Rete 7 è intervenuto telefonicamente Nicola Penta, consulente della difesa di Moggi nel processo di Calciopoli. Martedì prossimo in aula è prevista la seconda ed ultima parte della requisitoria della difesa dell’ex direttore generale della Juventus, ed anche in questo caso verranno portate all’attenzione del tribunale tre “nuove” conversazioni scoperte sbobinando tra le oltre 171mila telefonate intercettate dai carabinieri durante l’indagine.

Proprio una di queste 3 telefonate inedite, che verranno commentate dall’avvocato Paolo Trofino per tentare di smontare nella sua requisitoria l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva a carico di Luciano Moggi, è stata letta negli studi di Rete 7 questa sera. I protagonisti sono l’ex designatore, e uomo di punta della cupola seconda i Pm, Paolo Bergamo e l’ex segretaria della Can Maria Grazia Fazi con la quale spesso Bergamo si confrontava nei momenti delicati della stagione. Per entrambi i PM di Napoli, Stefano Capuano e Giuseppe Narducci, hanno chiesto una condanna per “associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva”, 5 anni per Bergamo ed 1 anno e 6 mesi per la Fazi.

Secondo la tesi dell’accusa i due collaboravano attivamente per favorire la Juventus di Luciano Moggi. Adesso collochiamo temporalmente la telefonata in questione. Si tratta di una conversazione successiva a quella tra Paolo Bergamo e l’arbitro Pasquale Rodomonti prima di Inter - Juventus 2-2 del 26 novembre 2004, divulgata il 26 settembre scorso prima della requisitoria dell’altro avvocato di Moggi, Maurilio Prioreschi. Bergamo racconta alla Fazi la telefonata appena avuta con Rodomonti nella quale si raccomanda con l’arbitro (”se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è davanti, dammi retta… fa la persona intelligente“).

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Rodomonti si difende dopo la pubblicazione della nuova intercettazione: "Nessun favoritismo all'Inter"

pubblicato da Panda


L’ex arbitro di Serie A Pasquale Rodomonti, attualmente presidente della Commissione Regionale Arbitri dell’Abruzzo, è stato contattato da Quotidiano.net poco dopo la pubblicazione della “nuova” intercettazione bomba scovata dalla difesa di Luciano Moggi. Nella telefonata in questione Paolo Bergamo, designatore arbitrale, chiama Rodomonti tre ore prima di Inter - Juventus del 28 Novembre 2004 raccomandandosi, “nel dubbio“, di aver un occhio di riguardo per chi “è dietro (in classifica ndr.)“, cioè è l’Inter. Rodomonti risponde all’appello del suo superiore dandogli la sua “parola d’onore“. Ora a 7 anni da quella partita, Rodomonti prova a ridimensionare il contenuto di questa intercettazione:

“Ho letto, certo che ho letto. Ero sereno prima e sono sereno adesso. Nessuno, ripeto nessuno, si è mai permesso di chiedermi di far vincere questa o quella squadra. Volete dirmi cosa emerge di tanto grave in quella telefonata? Sono le stesse cose che Carraro aveva detto in una precedente telefonata allo stesso Bergamo. E’ un capo che si raccomanda con un altro capo il quale a sua volta si raccomanda con me. Anche io, da capo degli arbitri abruzzesi, mi raccomando sempre con i miei ragazzi: cercate di non fare errori e di essere sereni nella valutazione di episodi dubbi…Io pensavo solo ad arbitrare ma la verità è un’altra: quale mio collega direttore di gara era sereno nell’arbitrare la Juventus? Fui ricusato proprio da quella squadra, per anni non l’ho diretta. Però mi ricordo bene che alla fine di quella partita Pairetto e Rosetti dissero che avevo diretto bene. E anche Collina fu d’accordo”.”.

E’ arrivato anche il commento sull’episodio incriminato; la mancata espulsione di Toldo per chiara occasione da gol:

“Commentando l’episodio con calma dopo aver rivisto le immagini disse che lui (Collina ndr.) avrebbe dato il “rosso”, ma questo è un altro discorso. Io di quella partita ricordo solo giudizi positivi, finì 2-2 e nessuno ebbe da lamentarsi. Sono stufo che adesso qualcuno voglia gettare fango sulla mia persona”.

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Calciopoli - Intercettazione Bergamo - Rodomonti: "Se hai un dubbio pensa a chi è dietro"

pubblicato da Gabriele Capasso


Eccola la telefonata annunciata da Luciano Moggi, la telefonata che domani sarà presentata in aula al processo su Calciopoli e che “sconvolgerà definitivamente il teorema dell’accusa“. Si tratta di una chiamata intercettata e registrata, ma non inclusa negli atti dal tenente colonnello Auricchio e dai suoi uomini. Forse perché avrebbe smontato uno dei cardini dell’accusa, la complicità di Moggi e i designatori per condizionare i risultati delle partite?

In qualche modo questa telefonata è il “secondo tempo” di quella del 26 novembre 2004 in cui l’allora presidente federale Franco Carraro intimava a Bergamo prima di Inter - Juventus di fare “la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh…”. Il designatore, puntualmente, esegue e due giorni dopo chiama Pasquale Rodomonti (altro arbitro secondo le accuse contiguo a Moggi e alla sua organizzazione) e riformula la richiesta di Carraro. L’arbitro, per evitare di mettere in discussione le “fatiche che ha fatto” per “arrivare lì” deve “fare la sua partita“, ma “se ha un dubbio deve pensare più a chi è dietro piuttosto a chi è davanti“.

Chi sta dietro è l’Inter di Mancini, vittima della pareggite acuta, reduce da 12 partite con 2 sole vittorie e 10 partite. Davanti, invece, c’era la Juve di Capello che arrivava da 10 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Insomma, l’arbitro non doveva sbagliare, però nel dubbio poteva farlo contro la Juventus (e in favore dell’Inter) se non voleva pregiudicare la sua possibilità di arbitrare partite di quel livello, d’altra parte l’aveva detto Carraro, mica uno sconosciuto che passava per strada. Nei fatti poi la gara terminò 2 a 2 con una rimonta nel finale dell’Inter, l’arbitro aveva concesso un rigore netto alla Juve per fallo su Zalayeta, ma aveva graziato Toldo autore di un fallo su chiara occasione da gol, ma soltanto ammonito.

Forse Rodomonti aveva avuto un dubbio e “aveva pensato più a chi è dietro“?

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Bergamo: "Non c'entro nulla con l'arbitro pagato dalla Roma nel 1984"

pubblicato da Antonio D'Avanzo


Un mese fa Riccardo Viola, il figlio di Dino, presidente romanista dell’epoca, raccontò in maniera più o meno dettagliata il discusso episodio che riguardò la corruzione perpetrata nei confronti dell’arbitro Vautrot. Il direttore di gara francese arbitrò, il 25 aprile 1984, Roma-Dundee, semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni che i giallorossi vinsero 3-0, ribaltando lo 0-2 dell’andata.

Per Vautrot erano pronti 100 milioni di lire. Soldi che non sono mai arrivati a destinazione come afferma Paolo Bergamo, il “Paolo” a cui alludeva Riccardo Viola insieme all’altro “Paolo”, Casarin, e indiziato nel ruolo di mediatore tra la Roma e l’arbitro. Ma Bergamo si dissocia dai fatti in questione in un’intervista rilasciata a Calcio gp:

“Mi ha profondamente meravigliato che il figlio di Dino Viola non sia stato minimamente preciso nella ricostruzione dei fatti. Capitò tutto un po’ per caso l’anno successivo alla partita: chiacchierando del più o del meno con l’addetto all’arbitro dei giallorossi, scoprii che in ambiente romanista molti pensavano che “quel famoso Paolo” fossi io. Mi offesi profondamente al punto che iniziai delle ricerche a titolo personale, solo perché temevo che l’ufficio indagini avrebbe insabbiato la vicenda se avessi denunciato l’illecito senza le prove. Così chiamai il direttore sportivo della Roma, Spartaco Landini, che mi raccontò la verità: si fece dare 100 milioni da Viola e organizzò una truffa con la connivenza di Paolo Cominato, ex giocatore della Roma e a quel tempo osservatore per il Bari, il quale millantava amicizia con Vautrot.”

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Calciopoli 2 - Intercettazione Bertini - Bergamo: "Facchetti è imbarazzante"

pubblicato da Panda


Nella puntata di Matrix del 4 Maggio 2010 fu fatta ascoltare una “nuova” intercettazione dell’11 Maggio 2005 tra Giacinto Facchetti e Paolo Bergamo registrata il giorno prima della semifinale d’andata di Coppa Italia tra Cagliari e Inter. Facchetti comunicava a Bergamo di aver controllato lo score annuale di vittorie, pareggi e sconfitte dell’arbitro Bertini di Arezzo con l’Inter, e chiedeva al designatore di parlargli perché la partita del giorno dopo era “determinante”. Il designatore si premurava di rassicurarlo (“viene bene, vedrai, perché è un ragazzo intelligente e ha capito ora come si cammina. C’è voluto un po’ per capire, ma insomma, meglio tardi che mai“) e si augurava che Bertini potesse “smuovere quella che comincia per “V””.

La partita alla fine terminò 1-1. Oggi è stata resa nota una telefonata tra lo stesso Bergamo e Bertini. L’ex arbitro chiama l’ex designatore per riferirgli come sia andata la direzione di gara. Dopo aver commentato un paio di episodi della partita, la mancata espulsione di Carini per aver fermato la palla fuori dall’area di rigore e lo stop di mano di Cambiasso in occasione gol del pareggio, Bertini si è lamentato delle proteste dei nerazzurri durante il match ed ha raccontato la visita negli spogliatoi prima della partita del presidente Facchetti.

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Calciopoli 2 - La replica di Carraro: "Rossi ha sbagliato"

pubblicato da Cesare Rinaldi

franco carraro

Non si è fatta attendere la risposta di Franco Carraro alle dichiarazioni rilasciate ieri da Guido Rossi, l’ex presidente della FIGC ha replicato all’attacco sferrato da colui che fu commissario della federazione nel tormentato periodo in cui è scoppiato lo scandalo. Guido Rossi aveva affermato ieri:

“lo scudetto 2006 non l’ho assegnato io, lo ha as­segnato Moggi con i suoi comportamenti. E adesso aggiungo anche Carraro che era presidente della Federazione quando questa è stata colpita dal più grande scandalo di sempre nella storia dello sport mondiale. Oggi tutto sembra dimen­ticato ma allora anche Car­raro si era assunto le sue responsabilità”.

Ma nemmeno Carraro vuole assumere la paternità di questo benedetto scudetto che tutti rinnegano, ormai soltanto l’Inter, intesa come società, sembra essere affezionata a questo controverso titolo che in fondo nemmeno i tifosi nerazzurri, non tutti almeno, sentono loro. L’ex presidente federale replica e parla chiaramente di errore quando si riferisce alla decisione di Rossi di assegnare lo scudetto alla squadra di Moratti, inoltre difende il suo operato tirando in causa i vari processi in cui è stato coinvolto dal 2006 in poi:

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Calciopoli 2 - Guido Rossi: "Non l'ho dato io lo Scudetto all'Inter"

pubblicato da Gabriele Capasso


Aggiornamento: In serata è arrivata una nuova dichiarazione di Guido Rossi, evidentemente consapevole di aver commesso una mezza gaffe affidando ai cronisti quelle poche parole nel pomeriggio. Eccola:

Non l’ho assegnato io lo scudetto del 2006, lo ha assegnato Moggi con i suoi comportamenti. E adesso aggiungo anche Carraro che era presidente della federazione quando questa è stata colpita dal più grande scandalo di sempre nella storia dello sport mondiale. Oggi tutto sembra dimenticato ma allora anche Carraro si era assunto le sue responsabilità. Rifarei tutto quello che ho fatto, si dimentica troppo in fretta e si capovolge facilmente la realtà, ma quando si opera correttamente non bisogna preoccuparsi.

Insomma, era stato Moggi, sempre lui, ad assegnare lo scudetto all’Inter dopo quelli che “aveva assegnato” alla Juventus. Deus ex machina impenitente.

Chi ha assegnato lo Scudetto 2006 all’Inter? Non si sa. Ormai lo “Scudetto dell’Onestà” è senza padri e madri. Dopo la richiesta di revoca avanzata della Juventus di Andrea Agnelli (che ha chiesto anche ufficialmente il deferimento dei soggetti e delle società coinvolte nelle nuove intercettazioni, leggi “Inter”) si sfila anche Guido Rossi. L’ex componente del consiglio d’amministrazione dell’Inter, poi in Telecom, ora consulente per Fiat/Exor e nell’estate 2006 incidentalmente commissario della Federcalcio, non ritiene di essere stato lui a consegnare lo scudetto revocato alla Juventus di Moggi:

Lo scudetto 2006 non l’ho assegnato io, devono smetterla di dire queste cose. Io non intervengo mai, ma c’è molta gente che farebbe bene a tacere.

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Calciopoli 2: salgono a 200 le telefonate inedite e ora tocca a Palazzi

pubblicato da Gabriele Capasso


La Juventus ha chiesto la revoca dello Scudetto 2005/06 assegnato all’Inter dall’allora presidente federale Guido Rossi dopo lo scandalo di Calciopoli. Ora è tutto nelle mani del Procuratore Federale Palazzi che ha chiesto l’acquisizione delle nuove telefonate, mai trascritte fino ad ora, scovate dalla difesa di Luciano Moggi, ma non ha ancora intrapreso passi ufficiali per una revisione o riapertura dei processi sportivi.

Il lavoro di Palazzi sarà ancora più gravoso di quello che si immaginava visto che le famose 75 telefonate hanno superato quota 200. Con tutta probabilità domani, nella nuova udienza del Processo penale, gli avvocati Prioreschi e Trofino ne chiederanno la trascrizione. Queste continue evoluzioni consigliano prudenza al Procuratore che insieme ad un pool di collaboratori sarà impegnato nella valutazione di chiamate fra dirigenti dell’Inter, segnatamente l’allora Presidente Facchetti e lo stesso Massimo Moratti, designatori e arbitri in attività come De Santis.

Per questo il “processo all’Inter” non sarà veloce come quello subito da Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina nel 2006 e potrebbe non essersi concluso in tempo per l’inizio della prossima stagione. C’è il pericolo, piuttosto concreto, che i nerazzurri siano costretti ad aggiornare il loro albo d’oro due volte in pochi mesi: la prima aggiungendo un titolo settimana prossima, la seconda escludendone uno, proprio il contestato tricolore numero 14, quello della stagione 2005/06.