
Leonardo Bonucci, la sua è una storia davvero incredibile. Dal 2010 alla Juve, l’anno passato festeggiò in due occasioni perché autore di un gol: a Udine e in casa contro il Cagliari, la Lega Calcio alla fine assegnò le marcature a Coda e a Nainggolan. Due volte in un solo campionato, eppure la storia si ripete; dunque per la terza volta in carriera Bonucci esulta ma alla fine ufficialmente il gol non è suo dacché oggi sul sito della Lega il gol è stato assegnato a Mirko Vucinic (il montenegrino sale a quota 7 reti in stagione, di cui 6 in campionato, per il difensore viterbese rimane solo la gioia del gol alla Fiorentina). Le spiegazioni sono dettagliate:
“Dopo attenta analisi delle immagini in nostro possesso si evince che la deviazione sulla conclusione di Vucinic è del difensore del Napoli Cannavaro e non di quello della Juventus, Bonucci. Non avendo comunque assoluta certezza sul fatto che anche Bonucci poco prima tocchi il pallone o meno, ai fini della decisione finale interviene un altro criterio determinante. Appare infatti certo il movimento di Bonucci a “scansarsi” dalla traiettoria del pallone compiendo un balzo all’indietro, per cui, se anche avesse sfiorato la palla, lo avrebbe fatto in modo del tutto involontario. Viste le linee guida della Lega Serie A per l’assegnazione delle rete dubbie, il gol è attribuito a Vucinic sia per le “precisazioni dell’articolo 1″ (non è considerato autogol un tiro nello specchio deviato da un difensore), sia, soprattutto, per il “punto 2A” (nel caso di un tiro indirizzato nello specchio deviato involontariamente in rete da un proprio compagno la marcatura sara’ assegnata all’autore originario del tiro)”.
Da dire che la Gazzetta dello Sport ieri mattina aveva assegnato il gol a Bonucci e che quindi per i tanti giocatori di fantacalcio, a meno di dietrofront ufficiali, il gol rimane assegnato al centrale di difesa. Poco male per Bonucci che ha potuto comunque dedicare il pseudo-gol alla moglie incinta, che ha giocato una splendida gara riscattandosi dalle ingenerose critiche dei tifosi e che oggi si è tolto anche la soddisfazione di apporre una firma molto importante: per lui è infatti arrivato il rinnovo fino al giugno del 2017. Una dimostrazione di stima fondamentale dopo che solo l’estate scorsa era stato messo nella lista dei partenti (destinazione Zenit San Pietroburgo). Insieme a lui ha firmato il rinnovo di contratto anche Alessandro Matri (stessa durata, fino al 2017), dopo che nei giorni scorsi aveva prolungato il suo matrimonio in bianconero Paolo De Ceglie. Nei prossimi giorni toccherà ad Andrea Barzagli. E Del Piero?
Foto | © TMNews

Due giorni da ricordare per Paolo De Ceglie. Ieri ha conquistato la finale di Coppa Italia battendo il Milan con la sua Juventus nei tempi supplementari, ed oggi ha firmato il rinnovo del contratto con i bianconeri fino al 2017. Il precedente accordo era in scadenza nel 2013 e sul futuro del giocatore da qualche tempo circolavano insistemente voci di un possibile interessamento della “nuova” Roma che punta sui giovani. Il terzino non è un titolare inamovibile di Conte, ma lui ha sempre dichiarato di voler continuare con la Juventus, squadra per la quale ha sempre tifato, nella quale è cresciuto conferma dopo conferma nel settore giovanile:
“Una giornata importantissima, sono molto felice, ho firmato un contratto che mi legherà fino al 2017 alla Juve, che per me rappresenta il massimo e, quindi, sono veramente contento di questo. Per me vuol dire tanto, perché oggi nel calcio ci sono, forse, pochi giocatori che riescono a mantenersi nella stessa squadra per molto tempo e, soprattutto, ho sempre tifato Juve e per me ha sempre rappresentato il massimo del calcio. Come in tutte le cose, c’è sempre una fase di contrattazione. Poi, quando c’è la volontà, l’accordo si trova sempre.”
Ieri sera c’è stata la grande emozione per la finale di Coppa Italia contro il Milan. De Ceglie è stato uno dei migliori in campo per la Juve non mollando fino alla fine dei tempi supplementari. Dopo la partita il giocatore ha fatto fatica ad addormentarsi con tutte le emozioni vissute in campo ed ora è convinto che questa vittoria possa fare da trampolino anche per rimontare in campionato:
“Un po’ di fatica a dormire perché, comunque, è rimasta l’adrenalina della partita, per la soddisfazione di aver raggiunto una finale importante, perché la Coppa Italia è sempre una coppa molto importante. Vincere una semifinale contro il Milan, che guida il campionato è,
sicuramente, un innesto di fiducia… c’è il campionato, ci sono ancora un sacco di partite e un sacco di punti. Bisognerà affrontarle tutte come fossero delle finali.”
Foto | © TMNews

La Juventus rallenta contro un mai domo Chievo e adesso vede più da lontano il Milan, a + 3 in classifica dopo la passeggiata di salute compiuta quest’oggi a Palermo. I bianconeri, contro la squadra allenata da Di Carlo, sono apparsi troppo confusionari dando l’impressione di avere più cuore che testa. La benzina, man mano che passavano i minuti, si è esaurita consentendo ai veneti di controllare il risultato. Anzi, nel finale il Chievo avrebbe potuto addirittura portare a casa il colpaccio in due o tre circostanze. Il rammarico di Antonio Conte a fine partita dai microfoni di Sky Sport:
“Dispiace perché quella di oggi era una partita che si doveva e poteva vincere, c’è grande rammarico. C’è da dire che questa è una squadra che sta sempre a tavoletta. La sensazione che abbiamo dato è che facciamo fatica e che un gol ce lo potevano fare. Nel primo tempo c’è stato un eccesso di generosità e abbiamo rischiato delle ripartenze clamorose. Ci siamo lasciati trasportare dall’entusiasmo che il pubblico ci dà in questo stadio e abbiamo un po’ rischiato. Ci sono squadre più attrezzate di noi e dobbiamo essere orgogliosi di quello che stiamo facendo e penso che anche i tifosi debbano esserlo. Quello che stanno facendo i ragazzi è un miracolo. Fa parte di un processo di crescita e bisogna avere pazienza. Se questo non basta….”.
Il tecnico bianconero predica calma ai suoi tifosi:
“Non so se ci sono stati e per chi. Noi non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo, anche perché per vincere bisogna percorrere una strada: in soli sette mesi abbiamo utilizzato delle scorciatoie e siamo arrivati ad essere tra le prime della classifica, tirando la macchina sempre a 200 all’ora. Partiamo dal presupposto che considero i miei calciatori i più forti in assoluto, è una squadra che deve crescere tanto. Non è questione di togliere pressione dai giocatori, ma parto dal presupposto che gli addetti ai lavori, vedendo il nostro organico, avevano profetizzato un sesto-settimo posto. Siamo ancora in tempo (ride, ndr), faccio gli scongiuri. Penso che si tratti comunque di un miracolo quello che stiamo facendo, merito dei ragazzi. E’ inevitabile che ci sia qualche calciatore stanco, abbiamo preparato la partita in un giorno perché avevamo dieci nazionali, in tanti hanno giocato, fa parte tutto di un progetto di crescita”.
Juventus-Chievo 1-1 | Le Foto | 03/02/2012




Continua a leggere: Conte: "Ci sono squadre più attrezzate di noi"

Domani pomeriggio il Cagliari salirà per la 32esima volta a Torino per affrontare la Juve in campionato: nei 31 precedenti tra le due squadre in Piemonte i sardi sono riusciti a fare bottino pieno in 2 sole occasioni (l’ultima nel 2009 con un 2-3 firmato dall’ora juventino Alessandro Matri), mentre per 18 volte hanno vinto i padroni di casa (la scorsa stagione finì 4-2 con tripletta di Milos Krasic). C’è grande attesa per la partita di domani allo Juventus Stadium: i bianconeri sono imbattuti e a 2 giornate dalla fine del girone d’andata hanno serie possibilità di arrivare al giro di boa senza aver conosciuto sconfitte, per di più in un giorno in cui si affrontano, alla sera, Milan e Inter. Dunque per i bianconeri la ghiotta opportunità di rimanere soli in vetta alla graduatoria, anche se mister Antonio Conte non si fida di questo Cagliari, reduce dal roboante 3-0 al Sant’Elia contro il Genoa:
“Non penso al derby, il mio primo pensiero è vincere contro il Cagliari. Non sarà facile, i nostri avversari sono in ottima forma, e qui si sta dando per scontato la nostra vittoria, ma di scontato non c’è nulla. Voglio allungare, domani alle 17 voglio essere da solo in testa alla classifica, a + 3 dal Milan, poi vedremo cosa succederà”.
Come giocherà la squadra? E ancora, Borriello sarà della partita? Conte parla apertamente:
“Borriello è la prima settimana che si è allenato con noi, è inevitabile che debba lavorare; la condizione fisica non è al pari degli altri. Bisogna essere bravi a portarlo alla stessa condizione del resto della squadra; ancora non ho deciso se convocarlo per la partita di domani. Detto questo, tutti possono giocare con tutti, l’importante è che siano funzionali alla mie idee. Volendo può anche giocare insieme a Matri. Con Matri non ho parlato dell’arrivo di Borriello: con i giocatori mi confronto su questioni tecniche e tattiche, non su arrivi o cessioni. Estigarribia terzino (sarà squalificato Chiellini, ndr)? Abbiamo la certezza che si chiama De Ceglie, che nel nuovo sistema di gioco per alcuni equilibri si è ritrovato in panchina. Ma lui mi dà grandi certezze. E’ chiaro che si provano soluzioni alternative con Marcelo, che ha meno attitudini difensive di Paolo”.

Non tutte rose e fiori, il day-after può a volte risultare alquanto indigesto: è quanto accaduto alla Juve il giorno dopo la preziosa e bella vittoria a San Siro contro il Milan, partita tutta da ricordare per la truppa bianconera per quanto riguarda il risultato, decisamente invece da dimenticare dal punto di vista medico. Usciti anzitempo per due acciacchi di natura differente, Paolo De Ceglie e Jorge Martinez aveva sin da subito preoccupato lo staff sanitario della società torinese; e i timori della primissima ora si sono rivelati fondati, dacché le visite specialistiche a cui si sono sottoposti domenica mattina i due giocatori hanno emesso prognosi molto molto preoccupanti.
Partiamo dal terzino, per De Ceglie botta con Bonera in un fortuito scontro di gioco e gran dolore al ginocchio: non solo contusione, al CTO di Torino è stata evidenziata la frattura della rotula, con conseguente applicazione di un apparecchio gessato e la probabilità di doversi sottoporre ad un intervento chirurgico nei prossimi giorni. Ricalcherà i campi da giuoco quanto meno a febbraio inoltrato. Per Martinez più o meno stessa sorte: frattura scomposta del secondo metatarso del piede sinistro, gesso anche per lui e intervento di osteosintesi fra pochi giorni. Bye bye 2010, tornerà per il girone di ritorno. E facendo due conti, questi non tornano a Gigi Delneri.
Per la partita contro il Salisburgo, giovedì prossimo per la quarta giornata di Europa League, il tecnico friulano dovrà fare a meno di mezza rosa: Buffon e Manninger (a proposito, venerdì scorso si era fermato anche l’austriaco, vittima di una distorsione alla caviglia destra, fuori un mese) per la porta, in difesa forfait di Grygera, De Ceglie, Traoré e Rinaudo (l’allarme per Chiellini sembra rientrato), a centrocampo Martinez, Lanzafame e Aquilani, in attacco Iaquinta e Quagliarella, con Amauri al rientro ma non ancora al top e lo stesso Del Piero che domenica mattina zoppicava leggermente e aveva abbandonato il rettangolo verde di San Siro col ghiaccio sul ginocchio. E contro il Cesena, prossimo impegno di campionato, mancherà di nuovo Krasic.
Continua a leggere: Juve decimata dagli infortuni, reintegro di Grosso e Salihamidzic?

La stagione per la Juve è ufficialmente terminata ma, a parte i giocatori convocati dalle Nazionali per il Mondiale, gran parte della truppa bianconera è ancora al lavoro in quel di Vinovo: alle porte una tournee in Nord America, la riproposizione di ciò che fu anche l’anno scorso (ma dodici mesi fa la metà fu l’Estremo Oriente) per racimolare un po’ di soldini. Venerdì prossimo, cioè fra due giorni, la partenza verso il JFK di New York, poi da domenica tutti in campo per la prima di due amichevoli.
Il 23 maggio infatti andrà in scena una inedita Juve - New York Red Bulls, poi trasferimento in Canada, nell’Ontario per la precisione, dove i bianconeri disputeranno la seconda e ultima partita di questa mini spedizione: avversaria la Fiorentina di Prandelli, teatro della gara lo stadio di Toronto. Oggi sono state diramate le convocazioni, come di consueto con alcuni elementi non juventini: quest’anno i fortunati sono Brandao del Siena, Padoin dell’Atalanta, Bardi e Bernardini del Livorno, oltre a Ekdal che comunque è a fine prestito dal Siena. Presenti anche gli epurati di Lippi, cioè Grosso e Candreva.
Continua a leggere: Juve, al via la tournee americana: tra i convocati anche Padoin e Brandao
All’andata la sconfitta di Cagliari fu forse il campanello d’allarme più possente di una crisi, quella della Juve, che nel corso delle partite non ha avuto margini; lo 0-2 del Sant’Elia fu anche la prima partita di una lunghissima serie in cui la Vecchia Signora ha sempre subito almeno un gol, e così dopo 19 partite di fila la difesa rimane finalmente imbattuta nell’arco dei 90 minuti (era già successo in Coppa Italia e in Europa League, ma non nel nostro campionato): indubbiamente merito di Chiellini e Buffon, al rientro entrambi dopo un periodo non lunghissimo di stop. Più che il portierone, il marchio deciso su questo match lo ha messo il tignoso difensore toscano, autore del gol vittoria e di una prestazione difensiva eccellente (Tabellino e pagelle Juve - Cagliari 1-0).
Senza Del Piero, Diego e Sissoko, ma con un 4-4-2 che boccia ancora Giovinco promuovendo De Ceglie esterno di sinistra, la squadra di Zaccheroni non appare, al solito, nella miglior giornata; la manovra è arrugginita e gli ospiti hanno una gran voglia di scrollarsi di dosso la serie negativa degli ultimi tempi. Così la prima vera occasione la confezionano proprio i sardi con Cossu, per altro alla 100esima partita nel massimo campionato: il fantasista cagliaritano colpisce in pieno la traversa con un destro scagliato dal cuore dell’area. Reagisce la Juve con un bel tiro di Camoranesi, bravissimo Marchetti, ancora Cagliari con Matri e salvataggio sulla linea di Cannavaro. Poi, all’improvviso, il gol: lungo lancio di Zebina, spizza Amauri e corregge in rete Chiellini, con un pallonetto di testa.
I tifosi juventini attendono ogni partita come quella della svolta, ogni volta per un motivo diverso durante la settimana si ha l’impressione che finalmente qualcosa possa cambiare. Poi la squadra scende in campo e mette in mostra il solito campionario di brutture a cui ci ha abituato quest’anno. Così anche contro l’Udinese arriva una sconfitta, la dodicesima di questa stagione, mai la Juventus era riuscite a collezionarne tante e mancano ancora sei giornate. La partita viene decisa, senza troppa fatica, dal tridente offensivo friulano: in gol vanno Sanchez, Pepe e, come al solito, Antonio Di Natale. (Tabellino - Video)
La serata prende la sua piega già dopo nove minuti, tanti ne servono ai friulani per sbloccare il risultato: Di Natale con una girata colpisce il palo, il più lesto ad arrivare sul pallone è Sanchez che mette alle spalle di Manninger. La Juve fa possesso palla ma non riesce a far male, Del Piero sulla sinistra prova a inventare qualcosa ma di idee buone proprio non se ne vedono. Proprio il capitano juventino ci prova con una punizione dal limite, Handanovic riesce ad arrivarci. Pasquale in chiusura della prima frazione di gioco ci prova dalla distanza, anche Manninger si fa trovare pronto.

Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
Continua a leggere: Juve, pronta la rifondazione a partire dalle radici

Avrebbe incassato quattro sberle al Craven Cottage una Juve che si fosse presentata con una difesa formata da Buffon in porta, Caceres a destra, Legrottaglie e Chiellini centrali, De Ceglie a sinistra? La risposta, con matematica certezza è: no. Anche col Bayern i bianconeri presero quattro sberle europee, mancava Chiellini. Ieri la difesa a tre formata da Grygera, Zebina e De Ceglie, con Chimenti in porta (comunque il migliore in campo), sarebbe stata difficilmente presentabile anche contro il Cittadella, il male oscuro che ha afflitto la Juve quest’anno ha un solo nome: gli infortuni.
Forse non tutti sanno che anche Paolucci e Immobile sono out per acciacchi, Legrottaglie e Giovinco idem, e poi i due portieri e Chiellini. Marchisio e Iaquinta, ieri in panca ma comunque alle prese col mal di schiena. E poi Martin Caceres. Che diavolo di fine ha fatto il Pelado? Contro il Genoa piazzò quel cross perfetto sulla testa di Amauri, poi nel riscaldamento all’Amsterdam Arena si fermò misteriosamente. E non è più tornato. L’uruguiano è out per una addominalgia da sforzo, un dolore ai muscoli addominali di difficile soluzione; per lui si è mobilitato anche il Barcellona che ne detiene il cartellino e dalla Spagna circolano voci polemiche dello staff sanitario dei blaugrana.
Continua a leggere: Juve, infortuni e incompetenza medica: e sparisce nel nulla Caceres