La Juventus esce con le ossa rotte dal Cravan Cottage con un’eliminazione in tasca che brucia in modo particolare perché maturata contro un avversario di basso livello come il Fulham. La squadra oltre ad aver perso sul campo, ha subito un brutto scossone sul morale; Del Piero nel post partita ha parlato di un “duro colpo difficile da superare” mentre Jonathan Zebina uscendo dal campo dopo essere stato espulso ha mostrato il dito medio al settore occupato dai tifosi juventini. (Il Video della partita)
Le parole di Zebina a fine partita hanno il sapore della rottura definitiva: «Alcuni sono venuti fino in Inghilterra facendo migliaia di chilometri per contestarci. Sia a me che a Felipe Melo cominciano ad insultarci già dalla fase del riscaldamento, e sono stufo di questa situazione. Questa gente la deve smettere, alla fine abbiamo ricevuto più applausi dai tifosi del Fulham che dai nostri. Ho mostrato il medio, chiedo scusa perché non sono stato certo un buon esempio per i bambini. Ma ero esasperato».
Jonathan Zebina dito medio ai tifosi
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Una caporetto, a dire il vero l’ennesima di una stagione maledetta, per i bianconeri. Un 4 a 1 in casa dei modesti inglesi del Fulham che stona rispetto all’impresa di appena due giorni fa compiuta nella stessa città dall’Inter di Mourinho. Non funziona nulla, esattamente come era nelle aspettative. Stavolta però i tifosi contestano la squadra già a Londra e preannunciano un’autentica mobilitazione all’Aeroporto di Caselle quando la squadra rientrerà a Torino. Jonathan Zebina, non il peggiore dei suoi ma da tempo bersaglio degli ultras, ha rivolto il classico dito medio in direzione del settore ospiti quando è uscito al 91′ dopo essere stato espulso.
Cori contro Fabio Grosso, Felipe Melo, Cannavaro ed in generale tutti i “nuovi acquisti”. La situazione della Juventus era già chiara domenica alle 17 dopo la rimonta subita dal Siena, l’avevamo descritta nella maniera più dettagliata possibile. Una squadra con una difesa fragilissima, con un portiere inadeguato (e dobbiamo scusarci con lui perché Antonio Chimenti è stato il migliore in campo con alcune parate di grandissimo livello), incapace di mantenere il vantaggio e di gestire il gioco. Zaccheroni sperava di passare il turno, nonostante la situazione precaria manda in panchina il disastroso Grygera, ma non ha fortuna. Esattamente come nella debacle europea con il Bayern Trezeguet aveva aperto le marcature dando una falsa speranza alla Juventus.
Ma Cannavaro si fa prima beffare da Zamora per il gol del pareggio al nono, poi trattiene leggermente Gera lanciato a rete e si fa espellere. Da lì in avanti la Juventus sparisce dal campo, solita prestazione nulla del fenomeno brasiliano Diego, incapace di creare la superiorità numerica finisce per essere anche dannoso quando ripiega visto che con un fallo di mano ingenuo provoca il rigore del 3 a 1 Fulham.
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90°+3 Fischio finale. Prestazione disastrosa per la Juventus che perde 4-1 ed esce nel peggiore dei modi dall’Europa League.
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Difficile parlare di questo 3-3 casalingo della Juve, strepitosa nei primi dieci minuti e poi misteriosamente non pervenuta: protagonista di certo il Siena di Malesani, capace di non fasciarsi la testa dopo le sberle iniziali e abile a recuperare un match che pareva ampiamente compromesso. E’ il primo pari tra queste due squadre (aveva sempre vinto la Juve a parte un 1-0 ininfluente nel maggio 2008 firmato Kharja), un 3-3 casalingo che rimanda a quello della scorsa stagione dove a fare la voce grossa all’Olimpico fu il Chievo con l’incredibile tripletta di Pellissier; e sempre in tema di curiosità una rimonta del genere subita in casa i bianconeri non la subivano da quello storico derby contro il Torino in cui Ferrante riacciuffò i rivali che erano avanti di tre lunghezze. Insomma, il quarto posto per la squadra di Zaccheroni sarà estremamente difficile da raggiungere (Tabellino e pagelle Juve - Siena 3-3 - Foto di Juve - Siena 3-3).
La Juve è in emergenza, out anche Manninger il portiere titolare diventa Chimenti; turno di riposo a Diego, Legrottaglie stringe i denti e si piazza accanto a Cannavaro. Il Siena risponde con l’acciaccato Ekdal avanti alla difesa, Maccarone unica punta sebbene coadiuvato da giocatori offensivi come Reginaldo e Ghezzal. I primi minuti sono annichilenti per gli ospiti: è show di Candreva che scardina la difesa avversaria, irrompe Sissoko ma Curci è bravissimo a parare; sul tap-in, però, Del Piero è il più veloce di tutti. Trecentesimo gol in carriera. E poi diventano 301 quando batte ancora Curci con un bel tiro al volo di destro. Un altro paio di minuti ed arriva addirittura il tris: corona l’avvio super Antonio Candreva che scaglia un destro violentissimo dai 30 metri che si deposita sotto la traversa. Malesani si gratta la testa, subito dentro l’attaccante Larrondo per Ekdal. Obiettivo: crederci.
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Il risultato che non ti aspetti: i piccoli passi in avanti della Juve di Zaccheroni vengono cancellati in un sol colpo dalla sconfitta casalinga contro i rivali (per la corsa al quarto posto) del Palermo. Senza panchina e con un undici obbligato, i bianconeri incappano in una serataccia e Miccoli e soci riescono ad inferire con una partita accorta in difesa e micidiale nelle ripartenze. Eroe della serata il capitano rosanero: è Miccoli a sbloccare il match nella ripresa, con una perla balistica da applausi. Reazione juventina debole, gol annullato a Cannavaro e gol finale di Budan, su erroraccio di Grygera. E’ un risultato inaspettato che fa ripiombare la squadra piemontese in depressione, ora Zac avrà sette giorni per recuperare morale e giocatori; anche se, senza nazionali, non potrà lavorare come vorrebbe. Il Palermo ora è quarto, riuscirà a rimanerci? (Tabellino e Pagelle di Juve - Palermo 0-2 - Foto di Juve - Palermo 0-2)
I bianconeri, che ritrovano Cannavaro in difesa e hanno in Candreva la variabile imprevedibile al centro del campo, si affidano alla storica coppia del gol, Trezeguet e Del Piero; Delio Rossi dà fiducia a Hernandez a discapito di Cavani, per il resto formazioni tipo col solito Liverani in cabina di regia. Buon palleggio juventino, il Palermo pare controllare ripiegando con movimenti sincronizzati e provando con le giuste profondità, spesso suggerite dai guizzi di Pastore, di impensierire Manninger. E’ Nocerino l’unico che abbozza qualche tiro dalle parti del portiere della Juve, poca roba comunque; Zac invece insiste sulle fasce e gli interpreti fanno il loro: Grygera e De Ceglie salgono spesso, Candreva sovente si decentra verso destra, Sirigu non può dormire sonni tranquilli. Ma la produzione offensiva bianconera non è granché: un tiro-cross velenoso di Candreva, un tiro debole di Diego, bolide largo di Del Piero.
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Video Europa League: Juventus - Ajax 0-0 del 25 Febbraio 2010 - Highlights HD

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La Juve passa agli ottavi di finale di Europa League: basta uno scialbo 0-0 contro l’Ajax per superare il turno senza patemi. La squadra di Zaccheroni ha amministrato l’1-2 dell’andata senza isterismi, squadra solida e attacchi dei lancieri scongiurati senza troppi problemi. All’inizio Manninger ha dovuto scaldarsi, non è apparso molto sicuro l’austriaco, ma anche senza Buffon i bianconeri sono riusciti a non subire gol, una notizia vista le 12 gare di fila vedendo la propria rete gonfiarsi (eccettuato il 3-0 di Coppa Italia contro il Napoli). Un palo di Sissoko, qualche piccolo patema vista la verve di Pantelic, in fondo questi novanta minuti contro l’Ajax sono sembrati un ottimo allenamento per la banda bianconera; ora toccherà al Palermo cercare di sconfiggere l’imbattuto Zac: indubbiamente con lui la Juve ha cambiato marcia, ora ci sono gli ottavi di Europa League e un posto in Champions da difendere.
La decantata difesa a 3 sperimentata nella partita contro il Genoa neanche questa sera va di scena: ancora retroguardia schierata a quattro, trittico in mediana e fase offensiva affidata ai soliti noti; insomma, niente turn-over per Zac. L’Ajax di Martin Jol, senza Suarez squalificato, si affida a Pantelic per cercare di bucare Manninger, sostituto dell’acciaccato Buffon; per il resto consolidato 4-3-3 frutto di freschezza atletica e la giusta dose di incoscienza. La Juve non deve perdere, ha la partita d’andata dalla sua e gestisce da grande squadra; un paio di incertezze di Manninger non fanno paura più di tanto, tutt’altro, i bianconeri attaccano in maniera convinta con azioni sparute ma ficcanti. Il primo squillo è di Marchisio con un tiro da fuori velenoso, poi inizia il leit-motiv dei calci d’angolo: ogni cross di Del Piero è un patema per Stekelenburg e soci.
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Il calcio in fondo è un delirio psicologico collettivo. Basta un tifoso, uno, che abbozza un fischio, ed ecco l’effetto domino di uno stadio che rumoreggia contro il primo errore di un onesto lavoratore del pallone. Basta un giornalista, uno, che insinua nelle orecchie dei lettori che quel giocatore è una “pippa“, ed ecco che la dirigenza della Juve, dopo le prese di posizione difensive di rito, vaglia l’ipotesi di sbarazzarsene. E’ andata così con Cristian Molinaro, ragazzo umile e faticatore instancabile, che nei due anni a Torino ha avuto ben pochi estimatori: qualche compagno, mister Claudio Ranieri e un centinaio di tifosi convinti. Il sottoscritto era ed è tra questi. Così ieri quando alla Mercedez-Benz Arena ha strabiliato con lo Stoccarda l’Europa intera con una partita a dir poco perfetta, la rivincita di questo giovanotto cilentano è stata completa.
“Volevo solo avere le stesse chance di Grosso di giocare, ma così non è stato perché lui doveva giocare sempre anche se in allenamento facevo meglio” aveva detto pochi giorni fa a un quotidiano tedesco. Poco male, la Bundesliga si è accorta di lui e ora Christian Gross, allenatore degli Schwaben, non riesce a privarsene. A discapito del povero Arthur Boka: terzino di fama internazionale, titolare inamovibile della corsia mancina, Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio e posto perso al ritorno dall’Angola. Come se non bastasse meno di una settimana fa in allenamento si è lussato la spalla: fuori un mese. Molinaro ha il posto assicurato. E nessuno se ne dispiace perché l’approccio col nuovo campionato è stato fantastico: cinque vittorie e un ko (in casa, con l’Amburgo, doppietta annichilente di Van Nistelrooy). Corsa e cross, si proprio quelli: i cross.
Domenica scorsa nella vittoriosa trasferta di Colonia (1-5 per lo Stoccarda), il gol del vantaggio iniziale lo ha siglato Cacau: assist di Molinaro. Alla Juve aveva Nedved su cui scaricare palla prima di sgroppare sull’out, ora se la intende con Hleb: non due giocatori così, sicuramente gente che riesce a cacciare fuori il meglio dal terzino di Pellare. E infatti ieri ha bloccato Messi, ogni incursione mancina era una spina nel fianco per la difesa del Barcellona, lui e Gebhert sulle fasce hanno fatto venire mal di mare alla retroguardia blaugrana. Più un gol salvato sulla linea e tanto di maglietta scambiata con Puyol. Molinaro è uno che ha vinto al Bernabeu, nelle notti di Champions lui c’è. Anche se non ha giocato nemmeno un secondo con la Juve formato Europa quest’anno; e meno male, altrimenti non avrebbe potuto sfoderare la prestazione eccelsa di ieri.
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Il famoso “cul de Zac” colpisce ancora: non che la Juve non meritasse per niente i tre punti conquistati questo pomeriggio al Dall’Ara di Bologna, ma la realtà è che un pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. I felsinei ci hanno messo grinta, intelligenza e cuore, gli ospiti cinismo e volontà, alla fine la gara è stata godibile, finita con un 1-2 molto significativo per vari motivi: la terza vittoria di fila per il nuovo allenatore dei bianconeri Zaccheroni, quarto posto in solitaria agganciato e ritorno al gol per Diego. Nella ripresa solite amnesie difensive già viste con Ranieri e Ferrara (cross dalla sinistra e difesa tagliata fuori dall’occorrente di turno), pareggio di Buscé e tutto da rifare; il gol vittoria lo realizza Antonio Candreva, al primo centro con la casacca juventina (Tabellino e pagelle di Bologna - Juve 1-2 - Foto di Bologna - Juve 1-2 - Video di Bologna - Juve 1-2).
Caceres non recupera, Grosso e Cannavaro riscaldano la panchina, l’impavido Zac ripropone la difesa mostrata ad Amsterdam nella ripresa, con Grygera a destra e De Ceglie a sinistra; riposo per Sissoko, ritorna Melo insieme a Marchisio e Salihamidzic nella zona nevralgica del campo, i soliti tre moschettieri a pungere Viviano. La squadra di Colomba risponde con un 4-4-1-1 molto elastico: assente Di Vaio, l’attacco è sulle spalle di Zalayeta e Adailton, sulle fasce gli ottimi Buscé e Casarini, Guana e Mudingayi in mediana. Pronti, partenza e gol: la Juve trova subito il vantaggio con Diego. Il brasiliano sfonda centralmente, il tiro (debole) è deviato da Viviano che non trattiene, s’avventa Amauri ma una carambola fa pervenire la sfera ancora a Diego che segna senza problemi.




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La Cronaca Live della partita.




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