
Secondo la redazione sportiva di Mediaset, Leonardo avrebbe già rescisso il suo contratto con il Milan decidendo così di non restare sulla panchina rossonera per un altro anno ancora. Questa è la notizia riportata stamattina dal portale delle emittenti televisive di Silvio Berlusconi secondo il quale la decisione è stata già presa da un paio di giorni, una bomba che però è stata disinnescata subito da un comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale della società di Via Turati.
“In riferimento alle notizie divulgate oggi relative a una sua presunta rescissione di contratto, l’allenatore del Milan Leonardo precisa che queste sono da intendersi totalmente prive di fondamento”, con queste parole il tecnico e la società hanno smentito lo scoop. Ma che cosa sta succedendo a Milanello? Evidentemente Leonardo non è molto convinto a proposito del suo futuro e si sta guardando intorno, c’è chi parla di un ruolo importante all’interno della macchina organizzativa dei prossimi mondiali brasiliani. Così l’allenatore avrà comunicato alla società il suo scetticismo riguardo al prossimo anno, questo ovviamente non significa che abbia materialmente stracciato già il suo contratto.
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Bella serata quella di ieri per i giovani milanisti: le future leve rossonere si sono infatti aggiudicati la Coppa Italia Primavera, un titolo che al Diavolo formato bebé mancava da 25 anni. All’epoca sulla panchina sedeva un giovane Fabio Capello e i protagonisti del successo furono gli imberbi Maldini, Costacurta e Giunta. Ma anche Giovanni Stroppa, un 17enne che ora a 42 anni ha rivinto la competizione ma da allenatore. Grande soddisfazione per lui e per i suoi ragazzi, anche se non soprattutto perché la partita, e conseguente festa, si è svolta al San Siro, nello stadio dei grandi.
Non solo, sulle tribune erano presenti anche Adriano Galliani e mister Leonardo, e prima del match molti giocatori della prima squadra si sono recati negli spogliatoi a fare il sentito “in bocca al lupo” ai loro giovani colleghi. Dopo l’1-1 dell’andata, giocata al Barbera di Palermo, la finale di ritorno si è giocata a Milano; Rosario Pergolizzi, mister dei rosanero, ha dovuto subito ingoiare amaro quando dopo appena quattro giri di orologio l’attaccante Simone Verdi ha trovato il gol su assistenza del compagno di reparto, Gianmarco Zigoni per altro già esordiente in prima squadra contro la Lazio poche settimane fa.
Le foto della finale di Coppa Italia Primavera tra Milan e Palermo





I mondiali sudafricani distano poco più di due mesi, speranze e sogni di milioni di italiani, addetti ai lavori compresi, si trasformeranno in incubo o in splendida realtà a seconda delle scelte del ct Marcello Lippi, fortunato e audace quattro anni fa in Germania, ma ad oggi poco credibile (anche alla luce della disastrosa Confederations Cup della scorsa estate) e anche un po’ svogliato. Lui assicura che i suoi ragazzi, rispetto ai giocatori delle altre nazionali, sanno qual è la formula per arrivare alla vittoria, ma nonostante proclami e iniezioni di autostima, parole al miele tra il viareggino ed Abete e chi più ne ha più ne metta, sembra inevitabile, per non dire scontato, che il secondo mandato di Lippi quale ct azzurro termini a luglio. E non ce ne sarà un terzo.
Ma chi al posto dell’allenatore toscano? (Partecipa al Sondaggio!) I nomi sono cinque, c’è da giurarci che alla fine si siederà sull’ambita panchina l’out-sider che non ti aspetti. Già, perché la situazione dei “magnifici 5” appare incociliabile con un incarico del genere, anche se nella vita, o meglio nel calcio, “mai dire mai“. Dunque, il primo nome è quello di Cesare Prandelli: ieri ha ribadito di voler rispettare il contratto con la Fiorentina fino al 2011, intanto gli alita sul collo la Juve, un arruolamento in azzurro appare poco probabile. Si autocandida, ma fra 3-4 anni, Claudio Ranieri: strapparlo alla Sensi, dopo la magnifica notte di sabato scorso (e non solo) appare difficile, se non impossibile. E Carlo Ancelotti, erede naturale di Lippi, difficilmente rinuncerà alle sterline di Roman Abramovich, benché tentato.

Ogni anno che finisce, è tempo di bilanci; se a finire è però un decennio, per di più il primo del terzo millennio, allora la cosa si fa ancora più gustosa e succulenta. Insomma, questi benedetti Anni Zero stanno per andare in archivio: cosa ci hanno lasciato in consegna? Di tutto di più, in ogni ambito dello scibile. Ma è di calcio che questo blog parla ed è di calcio che ora andremo a parlare: attraverso diverse categorie, ci divertiremo a stabilire i “campioni” di questo primo decennio del 2000. Dalla partita al simbolo, dal giocatore alla squadra; iniziamo col calcio internazionale: siete pronti? Allora via… e buona lettura! (Partecipa al Sondaggio)
L’anno: ci sono anni in cui le regole del calcio paiono sovvertirsi, non esistono pronostici e i più audaci scommettitori si arricchiscono. Nel 2004 fu l’anno di due Nazioni, sorprendentemente: in Champions League trionfò il Porto di José Mourinho, già vincitore della Coppa Uefa l’anno prima, dopo una finale inedita contro il Monaco di Didier Deschamps. Sembrava che le stranezze si dovessero fermare a questo verdetto, ma negli Europei, in Portogallo guarda caso, accadde un avvenimento ancora più incredibile: in una finale inimmaginabile tra lusitani e Grecia, la nazionale ellenica trionfò nella massima competizione continentale. A un mese dalle Olimpiadi di Atene. Portogallo e Grecia: le due sorelle più povere dell’Europa dell’Euro, in un anno vinsero e ospitarono avvenimenti incredibili.
La squadra di club: non si tratta di fare classifiche o meri conti matematici; ci sono squadre che hanno vinto di più, forse meglio, ma costretti a scegliere la regina degli Anni Zero allora la scelta non può cadere che sul Real Madrid. In dieci anni ha fatto parlare di sé come nessun altra compagine nel resto del pianeta: subito due Champions all’attivo, poi acquisti milionari: da Zidane a Ronaldo, da Owen a Beckham. E nella seconda metà la colonia olandese più Cannavaro, fino ad arrivare ai botti di questa estate coi vara Kakà, Cristiano Ronaldo e Benzema. I galacticos, così sono stati soprannominati, passati attraverso allenatori controversi e presidenti spendaccioni, tra vittorie in Liga all’ultimo minuto e figuracce storiche in Europa: due lustri da protagonisti, nel bene e nel male.
Il calciatore: non facile indicare un campione che ha infuocato la passione dei tifosi per così tanto tempo. Alcuni si sono spenti a metà decennio (Ronaldo, Zidane), mentre altri stavano esplodendo (Rooney, C.Ronaldo, Messi): chi allora eleggere a giocatore simbolo di questi Anni Zero? Beh, alla fine la scelta ricade sul dentone brasiliano, al secolo Ronaldinho. Da Parigi a Barcellona, fino a Milano, un Mondiale (vinto col Brasile) da buon protagonista in Corea e Giappone, quindi Coppa Campioni al Camp Nou e Pallone d’Oro. E quando la sua fama stava per avvertire un calo forse fisiologico, la mezza rinascita col Milan, tra spot controversi e gol comunque molto importanti (uno su tutti, quello nel derby contro l’Inter vinto 1-0 dai rossoneri). Sì, non ci sono dubbi, è lui il giocatore simbolo del decennio che sta per andare in soffitta.




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Paolo Maldini non è più un calciatore, la scorsa stagione è stata l’ultima di una carriera costellata di successi, da quest’anno però anche lui segue il calcio da tifoso, del Milan ovviamente. Sabato sera andrà di scena il derby di Milano, l’ex capitano rossonero ne ha giocati 56, è chiaro quindi che seguirà l’incontro con particolare attenzione sperando in un successo dei suo vecchi compagni. Per l’occasione ha rilasciato un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport in cui parla delle impressione destate dal suo Milan e della prossima sfida con i cugini interisti che mai si era giocata al caldo di agosto.
Maldini è fiducioso nelle capacità dei rossoneri, ha visto fare molti progressi alla squadra che dopo un avvio stentato corredato da molte sconfitte in precampionato è apparsa in ripresa già a partire dalla sfida con la Juventus nel trofeo Berlusconi. Impressioni positive confermate anche all’esordio in campionato in quel di Siena, partita che l’ex capitano ha seguito comodamente sul divano davanti alla televisione. Ma in occasione del derby ha deciso di essere presente fisicamente a San Siro per dar man forte alla sua ex squadra.
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Dopo un anno passato quasi interamente in infermeria, Alessandro Nesta riparte per una nuova stagione speranzoso di vivere un’annata ricca di soddisfazioni. Si è perso l’ultimo anno del suo compagno di reparto e capitano Paolo Maldini che ha lasciato anche sulle sue spalle un’eredità pesante. Ora il Milan punta forte su di lui per fare da Cicerone nel campionato italiano al brasiliano Thiago Silva e sa quanto questa stagione sia decisiva per la sua carriera. La protrusione discale è stato un vero e proprio calvario ma dall’otto Maggio di quest’anno non ha avuto più problemi.
«Quest’anno per me è un anno importantissimo, per tanti punti di vista. Devo capire bene la situazione, voglio capire come sarà il mio futuro. Io sono fiducioso e penso che sarà un anno positivo. Ho fatto i primi allenamenti e mi sento bene, penso e spero di aver superato il problema dell’anno scorso. Sono riuscito a dare continuità al lavoro, ho lavorato molto, il vero test adesso sarà quando andremo negli Stati Uniti, con tante partite ravvicinate. Ma sono contento, i dolori sono andati via, sono fiducioso»
C’è ancora molto da lavorare perché l’allenamento non è come giocare una partita e in questo momento bisognerà ricostruire le “sicurezze” che sono andate perdute in questo anno fermo ai box; tornare ad affrontare un contrasto senza la paura di ricevere un colpo e anche quello non secondario di tornare a rivivere l’atmosfera che si prova a giocare in uno stadio pieno.
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Aggiornamento: 12.53 - Le perplessità sono state confermate: l’affare è saltato, la conferma arriva direttamente dall’amministratore delegato Adriano Galliani. Aly Cissokho non arriverà al Milan che aveva chiesto un prestito con diritto di riscatto fissato a 11 mln contro i 15 offerti originariamente, il “no” del Porto ha chiuso definitivamente la trattativa.
Niente da fare, al Milan non ne va bene una. Privato in un sol colpo dei suoi due giocatori più rappresentativi, il ritirato (con polemiche) Paolo Maldini e il ceduto Ricardo Kakà, aveva provato a ridarsi slancio con l’acquisto di Aly Cissokho, l’esterno difensivo del Porto, una delle rivelazioni dell’ultima stagione anche grazie a grandi prestazioni in Champions League. Sembrava tutto fatto, per una cifra anche piuttosto importante che i rossoneri avevano scucito senza scomporsi (ben 15 milioni di euro), ma le visite mediche hanno complicato e rischiano di far saltare l’affare.
La questione è un autentico giallo. Le prime visite di Milan Lab hanno sentenziato: il calciatore soffre di una pubalgia dovuta ad una errata postura, la colpa è dei denti, quindi non si può ritenere sano. Parte un supplemento, con visita specialistica e il ragazzo rassicura tutti, sorridendo. Il problema non sarebbe così grave, il pre-contratto con il Milan c’è e decide di partire per le vacanze dando l’appuntamento per il ritiro estivo. Qui finiscono però le buone notizie perché lo staff dei rossoneri e Adriano Galliani non ci stanno a rischiare 15 milioni con l’incognita di una pubalgia, per di più dovuta a problemi congeniti.
Così i rossoneri proveranno a tornare dal Porto e reimpostare la trattativa su una formula diversa, un prestito con diritto di riscatto in caso di guarigione completa da qui a 6 mesi. Un po’ sulla falsariga di quanto farà l’Inter con Arnautovic, ma il Porto non è il piccolo Twente e da quell’orecchio non sembra voler sentire convinti che il giocatore sostanzialmente sano e che il Milan stia facendo “un giochetto” per vedere il prezzo scendere.
In un’intervista rilasciata ieri alla Gazzetta dello Sport, l’ex giocatore e dirigente del Milan, Gianni Rivera, sferra un duro attacco a Silvio Berlusconi e all’attuale dirigenza rossonera per quanto riguarda il caso Kakà e dice la sua sulle polemiche che hanno accompagnato le “follie” di mercato del Real Madrid, che per contrastare lo strapotere del Barcellona in Spagna e in Europa, ha ingaggiato in pochi giorni, oltre al fuoriclasse brasiliano, anche il Pallone d’Oro, Cristiano Ronaldo e il talentuoso attaccante del Valencia, David Villa. Il Golden Boy ha infatti dichiarato a questo proposito:
Trovo strana e discutibile la scelta della società di cedere Kakà. Vuol dire che adesso i dirigenti guardano più ai conti che non all’aspetto puramente tecnico. Il Milan non è più la società che prova a prendere il meglio che offre il mercato, ma un club che bada soprattutto al bilancio. Nel calcio, l’aspetto economico è diventato determinante. Le società che non hanno mai badato a spese, adesso non possono prescindere dai numeri. Tante gestioni sono state dispendiose, pur di apparire molti presidente si sono indebitati ed oggi sono prigionieri delle loro stesse azioni. Non è il caso del Milan, ovviamente. Ma se uno come Silvio Berlusconi ha scelto di cedere Kakà, allora bisogna davvero capirne a fondo la ragione
Dopo il burrascoso addio alla società rossonera, con la clamorosa contestazione da parte della curva sud nella sua ultima partita disputata a San Siro, Paolo Maldini (Fotogallery) valuta il suo futuro, che sarà comunque sicuramente ancora nel mondo del calcio. L’ex difensore del Milan e della Nazionale è infatti volato ieri a Londra per incontrarsi con il nuovo allenatore dei Blues, Carlo Ancelotti, e con i dirigenti del club londinese, che gli avrebbero offerto un posto nell’organigramma della società del multimiliardario russo Roman Abrahmovic.
Maldini, che conosce perfettamente la lingua inglese, potrebbe infatti andare ad occupare il posto, rimasto fino a questo momento vacante, di team manager, o in alternativa affiancare un altro ex-milanista, Ray Wilkins, sulla panchina, come vice del tecnico di Reggiolo. Visto il no di altri due reduci del leggendario undici di Arrigo Sacchi, Filippo Galli e Mauro Tassotti, indisponibili a trasferirsi al Chelsea, Ancelotti è infatti ancora alla ricerca di un secondo collaboratore. Per ora comunque nulla di certo, visto che probabilmente la trattativa proseguirà al ritorno dalla vacanze dell’ex giocatore, in partenza oggi alla volta di Miami.
In parte era prevedibile, ma a due giorni bisogna constatare dall’annuncio ufficiale continuano ad addensarsi nubi nere sul Milan dopo la cessione di Ricardo Kakà. Tifosi, vip e non, in rivolta. Volano minacce di non rinnovare gli abbonamenti allo stadio e disdire quello a Milan Channel. Il popolo rossonero si sente tradito dal proprio Presidente e dalla dirigenza: mai il Milan si era privato di un suo campione, tanto più per esigenze di bilancio e con lo stesso Kakà catechizzato che ha parlato di “crisi economica” fra le ragioni della sua cessione nella sua prima conferenza stampa da madridista.
I tifosi non hanno gradito anche la fasulla telefonata del lunedì promessa da Berlusconi per convincere Kakà a restare. La telefonata non c’è mai stata perché il campione brasiliano non aveva nessuna intenzione di lasciare il Milan, la decisione è stata tutta della società che si sarebbe privata da lui anche a gennaio quando si erano fatto avanti il Manchester City. Al tempo fu Kakà a bloccare tutto, nonostante l’ingaggio più alto che sarebbe andato ad incassare in Inghilterra preferiva il Milan o una società di pari livello per il suo futuro da calciatore.
Berlusconi, che annunciò trionfalmente “Kakà resta al Milan” in diretta da Biscardi con tanto di lacrime di Tiziano Crudeli (clicca per il video), si vantò di aver fatto una scelta di cuore, ma già a maggio avrebbe concluso un accordo preliminare con Florentino Perez per permettere la partenza di Ricardino appena terminate le elezioni del presidente madridista. Difficile accettare questo epilogo, un epilogo che pone seri dubbi sulla competitività del Milan per la prossima stagione, dubbi che nutre anche Paolo Maldini.