
Anche Giacinto Facchetti “si confrontava” con il designatore Paolo Bergamo sulle griglie. Nell’udienza di oggi a Napoli l’unica fra le nuove intercettazioni (ancora non note alla stampa) citata dall’avvocato Trofino in aula è proprio una telefonata fra l’allora presidente dell’Inter e il designatore livornese. E’ il 26 Novembre, 2 giorni prima di Inter - Juventus arbitrata da Rodomonti e terminata 2 a 2 con rimonta finale nerazzurra, e la conversazione verte sulle famose griglie. Facchetti, come aveva già chiesto a Gennaro Mazzei (che gli aveva comunicato il nome dei due guardalinee che sarebbero stati designati), chiede di inserire Collina nella fascia riservata al derby d’Italia.
Update: In realtà, ascoltando l’audio della telefonata non è Facchetti, almeno nella telefonata con Bergamo, a nominare Collina. Nella chiamata con Mazzei, ma solo lì, Facchetti si augurava che non si facesse il sorteggio per Inter - Juve e che si “mettesse il numero 1“.
Bergamo lo rassicura comunicandogli i 4 che saranno in prima fascia: Collina, appunto, Rodomonti, Paparesta e Bertini. Su quest’ultimo Facchetti ha qualche perplessità, ma Bergamo è una garanzia: “Hai un problemino? Semmai, sfortunatamente fosse così, ci parlo, perché anzi, semmai è meglio, ti devo dire, capito…“. Il designatore è garante.
Ecco il testo della telefonata:
Facchetti: Senti, per domenica allora?
Bergamo: Senti, per domenica facciamo un gruppo di internazionali perché non vogliamo rischiare niente quindi sono lì e tutti e quattro possono fare la partita
F: Vabbeh, ma metti dentroCollina!..qualcosa…
B: Collina!…Ma tutti internazionali, Giacinto, così perlomeno non c’è discussione…perché c’è dentro…Collina, Paparesta, Bertini e c’è dentro Rodomonti.
F: Ho capito.
B: Sono tutti internazionali e abbiamo evitato che ci fossero troppi giovani, per esempio anche se Trefoloni sta facendo bene…però preferisco lasciarmelo al girone di ritorno…e poi non abbiamo altri sinceramente…Messina non mi dà garanzie
F: Perché, non è un first class adesso?

Ogni giorno il nuovo filone di Calciopoli, ormai pare si possa chiamare così, si arricchisce di nuove intercettazioni che quattro anni fa rimasero misteriosamente sepolte. Di seguito alcune “chiacchierate” tra l’onnipresente Paolo Bergamo e rappresentanti di Inter e Milan, le squadre che dopo il terremoto del 2006 riuscirono a vincere rispettivamente scudetto e Champions League. Questa la telefonata tra Giacinto Facchetti il giorno 9 gennaio 2005, durante la più prossima vigilia di Inter-Sampdoria, gara arbitrata da Bertini e finita 3-2 per i nerazzurri con una tripla rimonta negli ultimi 10 minuti.
Facchetti: «Pronto Paolo sono Facchetti»
Bergamo: «Buongiorno Giacinto»
Facchetti: «Sto andando allo stadio l’ho detto con i miei di avere con Bertini un certo tatto, una certa disponibilità. L’ho detto con i giocatori, con Mancini e gli altri»
Bergamo: «Vedrai che sarà una bella partita»
Facchetti: «Va bene»
Bergamo: «Viene predisposto (Bertini ndr) a fare una bella partita»
Facchetti: «Si si, va bene»
Bergamo: «È una sfida che vedrai la vinciamo insieme»
Facchetti: «Volevo solo dirti che l’ho fatto» (riferendosi al fatto che ha parlato alla squadra per non tenere un atteggiamento sbagliato nei confronti di Bertini ndr)
Bergamo: «Vedrai che le cose andranno per il verso giusto poi la squadra sta ricominciando ad avere fiducia, a fare i risultati, fa morale…».

E’ tumulto in quel di Firenze: ieri la Fiorentina ha perso contro il Milan, una sconfitta beffarda dacché l’arbitro Rosetti sul finale di gara non ha assegnato un netto calcio di rigore per fallo di Thiago Silva ai danni di Montolivo. Di lì a poco la doccia fredda del sorpasso milanista col gol di Pato. A una settimana dalla beffa in Baviera in cui l’esecutore delle malefatte ai danni della viola aveva la faccia e il nome di Ovrebo, ecco che i toscani ricascano in errori arbitrali sfavorevoli. E l’imputato si chiama ancora Roberto Rosetti: quello che non vide “la parata” di Zauri in una gara contro la Lazio, lo stesso che aveva negato un penalty sempre a Montolivo per un fallo di Favalli in un precedente scontro tra rossoneri e viola.
E c’è anche una curiosità: per il Milan era lo stesso arbitro di tre giorni prima, quando nella trasferta a Bari l’arbitro torinese negò il tiro dagli undici metri ai pugliesi per netta “cintura” di Bonera ai danni di Barreto. Premesse frizzanti, finale di partita infuocato: anche il mite Prandelli ha perso le staffe, il pubblico esasperato (oggi al Franchi sono stati esposti diversi striscioni e cartelli contro gli arbitri e Rosetti in particolare) e anche il primo cittadino, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, ieri si è lasciato andare in dichiarazioni ironiche e deluse: “Ma come fanno a farlo arbitrare ancora? La nuova regola inventata da Rosetti è che se Montolivo viene tirato giù non è rigore“.
Un’altra (l’ennesima) classifica dell’Iffhs, l’Istituto mondiale di storia e statistica del calcio. Questa volta la graduatoria è meno bislacca del solito e l’unico appunto riguarda l’enigmatico criterio scelto dagli esponenti dell’Iffhs per isolare l’arco di tempo in cui portieri e arbitri più bravi del mondo hanno esercitato la professione: perché 22 anni e non 20? Ad ogni modo Gianluigi Buffon, con 87 voti, si aggiudica il riconoscimento di miglior portiere dal 1987 al 2009, seguito da Casillas, Schmeichel e Kahn. Altri estremi difensori italiani nella lista: Zenga (sesto), Toldo (20esimo), Pagliuca (22esimo), Peruzzi 35esimo, S. Rossi 45esimo, Marchegiani 70esimo. (Graduatorie Complete)
Per lo stesso ventennio Pierluigi Collina, con 86 voti, vince nettamente la classifica dedicata agli arbitri. Secondo il tedesco Merk, terzo il danese Mikkelsen. Altri arbitri italiani in graduatoria: settimo Pairetti, dodicesimo Rosetti, tredicesimo Agnolin, 36esimo Lanese, 76esimo Braschi.



Il dibattito sulla possibilità di aggiungere al mondo calcio una novità che rappresenterebbe un passaggio rivoluzionario della storia di questo sport è sempre all’ordine del giorno. Pierluigi Collina, designatore degli arbitri e consulente tecnico-atletico della CAN A e B, non nega le enormi difficoltà che in ogni partita i direttori di gara devono affrontare (il caso più eclatante degli ultimi mesi è sicuramente Francia-Irlanda). Difficoltà dettate dall’avanzare delle tecnologie che mostrano ogni minimo particolare di un’azione di gioco e da un clima non sempre disteso che aleggia sul calcio italiano e non solo.
Collina (intervistato da Sky), al contrario di Platini, non chiude tutte le porte all’utilizzo della tecnologia, o se preferite della moviola in campo:
“Gli arbitri non possono competere con la tecnologia. O si capisce questo, e accettiamo che possano sbagliare, oppure, ed è qui la provocazione, diamo anche agli arbitri gli stessi strumenti di chi li giudica. Non si può andare avanti così e non è solo un problema italiano. Gli arbitri vengono colpevolizzati perché non riescono a vedere con i loro occhi quello che una tecnologia, che ha fatto passi da gigante, può mostrare. Per quanto possano essere preparati e per quanto possano lavorare duramente, mai potranno competere con la tecnologia. Fuori di paradosso, un aiuto verrà certamente dagli arbitri di porta, la cui sperimentazione continua con risultati che sembrano essere positivi. Con la consapevolezza che non possono essere la soluzione del problema. Soluzione che si potrà avere soltanto con una crescita culturale, che porti ad accettare l’errore umano”.


Continua a leggere: Collina: "Meglio l'aiuto della tecnologia per gli arbitri..."

Eccoci alla seconda, ed ultima parte per ora, della nostra piccola contro-inchiesta sull’interrogatorio di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, nel processo di Napoli su Calciopoli. Nell’articolo pubblicato ieri ci siamo concentrati sulle incongruenze della dichiarazione del teste sulla circostanza di due misteriose partite nelle quali gli sarebbe stato ordinato di mettere biglietti con i nomi di alcuni arbitri in palline riconoscibili. Qui invece ci occuperemo dell’altro elemento che tanta eco ha avuto sui media nazionali: “la tosse di Paolo Bergamo durante il sorteggio di Milan - Juventus“, gara di ritorno del campionato di Serie A 2004/05.
L’elemento del colpo di tosse, curioso ed in quanto tale in grado di alimentare la morbosità, è stato il più citato nelle ricostruzioni giornalistiche. Il motivo in realtà è un altro ed è più semplice: questa è l’unica circostanza nella quale Manfredi Martino tira in ballo la Juventus e con lei Luciano Moggi. Chiaro, solare, che ci sia pochissima “ciccia” nelle altre contraddittorie risposte del testimone dell’accusa visto che in quel caso manca la squadra bianconera, secondo la vulgata (e secondo le sentenze sportive, dettaglio non secondario), l’unica squadra ad aver effettivamente beneficiato dei “magheggi” e delle trame ordite da Luciano Moggi in combutta con i due designatori.
Ora, aldilà dei giudizi sulla consistenza di Calciopoli, sugli scudetti sottratti alla Juve e sulle penalizzazioni subite che ancora animano il dibattito a distanza di tre anni, quello che interessa qui è capire il meccanismo che ha portato gran parte dei media italiani a proporre la verità “sorteggi truccati provati dalla tosse di Bergamo su Milan - Juventus“. Vi anticipo la risposta: non c’è niente da capire, non c’è nessuna verità. Il dettaglio sulle raucedini del designatore è quanto di più surreale si possa sentire in un’aula di tribunale, basta leggere le parole dal vero di Manfredi Martino che siamo in grado di proporvi grazie al prezioso lavoro di Antonio Corsa e del suo blog.

“Quello che i giornali non dicono“, verrebbe da titolare così questo pezzo, trattandosi di fatti proposti in maniera quanto meno parziale. Sarebbe ancora più corretto parlare di “quello che i giornali dicono, mentendo“. Andiamo con ordine. Innanzitutto un ringraziamento a titolo personale e da parte di Calcioblog va ad Antonio Corsa, autore e direttore del blog “Uccellino di Del Piero“, che si è preso la briga di ascoltare l’audio delle 4 ore e mezza dell’interrogatorio di Manfredi Martino al Processo di Napoli su Calciopoli. Il suo lavoro è unico, non solo perché oggettivamente gravoso, ma soprattutto perché mette a disposizione di tutti le trascrizioni con le risposte del teste al Pm Narducci, ma anche agli avvocati della difesa. Cose delle quali evidentemente in pochi hanno voglia di parlare. Qui potete trovare il post con le trascrizioni di cui vi parlerò in Pdf.
Veniamo ai fatti. Il 6 novembre scorso, dopo mesi di silenzi, le stampa sportiva e non torna ad occuparsi improvvisamente del Processo che si sta celebrando a Napoli sulla vicenda di Calciopoli. Su Gazzetta.it (basterà la rosea come esempio, ma il tenore dei pezzi è simile su tutta la stampa italiana) esce questo articolo a firma di Maurizio Giraldi. Il titolo è inequivocabile: “Calciocaos, nuove rivelazioni - Quei sorteggi con la tosse“. Il giornalista ci ragguaglia sulla testimonianza di Manfredi Martino, segretario della CAN all’epoca dei fatti, e l’obiettivo è chiarissimo. Dimostrare che aldilà di ogni ragionevole dubbio i sorteggi arbitrali di quegli anni erano truccati. Noi, nel nostro piccolo, non proporremo semplicemente una ricostruzione “diversa”, ma una basata su quello che è stato effettivamente detto nell’aula del Tribunale di Napoli.
Due sono gli elementi a sostegno di questa tesi. Vista la lunghezza e la necessità di essere precisi affronteremo separatamente la vicenda, la prima parte in questo post, la seconda in uno che verrà pubblicato domattina. Partiamo dal primo punto: Martino dice “Bergamo e Pairetto in due occasioni mi dissero i nomi di arbitri e partite da mettere nelle palline riconoscibili“.

Da Napoli arrivano oggi nuove rivelazioni in merito alla vicenda Calciopoli, a renderle è stato Manfredi Martino che all’epoca ricopriva la carica di segretario del Can, la commissione arbitri nazionale. Di fronte ai giudici napoletani l’uomo ha dichiarato che i sorteggi con cui venivano assegnati gli arbitri ai singoli incontri di campionato potevano benissimo essere truccati e spesso lo sono stati. Le palline con le quali il sorteggio veniva effettuato erano vecchie e usurate per cui facilmente riconoscibili, il tutto sarebbe stato messo in atto, secondo gli inquirenti, per favorire determinate squadre, su tutte prevedibilmente la Juventus.
Martino ha poi fatto riferimento ad una partita in particolare, Milan - Juve dell’8 maggio 2005, i bianconeri vinsero con gol di Trezeguet su assist in rovesciata di Del Piero e in pratica si aggiudicarono lo scudetto. Il testimone ricorda che in quell’occasione ci fu un particolare episodio che gli fece pensare che stesse accadendo qualcosa di strano e lo ha raccontato ai giudici:
“A mia sensazione durante il sorteggio per la scelta dell’arbitro di quella partita qualcosa non andò secondo il verso giusto perché ci fu uno strano colpo di tosse del designatore Bergamo quando il giornalista incaricato dall’Ussi scelse la pallina gialla degli arbitri.”

Nella giornata delle sospensioni di Orsato e Rosetti, da Genova, sponda rossoblu questa volta, arrivano altre notizie poco confortanti sull’operato delle giacchette nere. La versione genovese di Repubblica infatti svela un retroscena a proposito della partita di sabato scorso vinta dall’Inter per 5-0 contro i rossoblu a Marassi, l’episodio riguarda l’attaccante genoano Giuseppe Sculli e l’arbitro dell’incontro Emidio Morganti, più in particolare una sorta di minaccia rivolta dall’arbitro al giocatore prima del fischio d’inizio.
In pratica il fischietto si sarebbe avvicinato a Sculli e lo avrebbe avvisato che da lui avrebbe avuto un trattamento diverso da quello ricevuto da un altro collega: “Non sono Tagliavento, io ti caccio… E poi non ti buttare in area che, intanto, il rigore non te lo do”. Il riferimento è alla partita Genoa - Napoli, Tagliavento in quell’occasione ne combinò di cotte e di crude, prima l’espulsione affrettata di Criscito con tanto di proteste vibranti dei genoani con Sculli in prima fila, poi un rigore per atterramento dello stesso Sculli che in realtà aveva fatto e non subito il fallo. Anche Morganti non se l’è cavata benissimo, i grifoni lamentano la mancata concessione di un calcio di rigore nei primi minuti di gioco per fallo su Floccari.
Continua a leggere: Retroscena dopo Genoa - Inter, Morganti a Sculli : "Non sono come Tagliavento"

Dopo la domenica degli orrori arbitrali, puntuale arriva la stangata per i protagonisti delle direzioni di gara più di discutibili. Ovviamente stiamo parlando di Roberto Rosetti, arbitro di Milan - Roma, e di Daniele Orsato, che ha invece diretto Lazio - Sampdoria. Il presidente dell’Aia Marcello Nicchi e il designatore arbitrale Pierluigi Collina hanno deciso che i due fischietti si fermeranno per un po’, le loro direzioni non hanno convinto i due massimi poteri della classe arbitrale, la delusione è stata poi maggiore se si pensa che è arrivata da due degli uomini in cui è riposta più fiducia.
Riguardo la partita di Milano, Nicchi ha in pratica riconosciuto l’esistenza degli estremi per il rigore a favore della Roma in occasione dell’atterramento di Menez. Il tiro dal dischetto concesso ai rossoneri è sembrato generoso ma comunque non totalmente campato in aria, mentre esagerata è apparsa l’espulsione di Ambrosini. Per questi motivi Rosetti non sarà più designato fino a Novembre, ma pare anche che l’arbitro torinese non incontrerà per un bel po’ di tempo i giallorossi, sono troppi i precedenti negativi ed è meglio non correre rischi in futuro.