
Ha fatto passare la nottata Luciano Moggi, per sbollire la rabbia e lasciar attenuare la delusione dopo la sentenza di primo grado del Tribunale di Napoli che lo ha condannato per le vicende relative a Calciopoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Oggi però l’ex dg della Juventus è tornato a parlare e ha promesso di continuare la sua battaglia legale, anche perché questa sentenza a suo giudizio inaspettata lo ha lasciato turbato. Tra le cose che nelle ultime 24 ore lo hanno colpito di più c’è sicuramente il comunicato della sua ex società che in qualche modo lo ha scaricato abbandonandolo al suo destino, un po’ come fece nel 2006 allo scoppiare dello scandalo.
Ai microfoni di Sky Sport 24 Moggi non ha esitato ad attaccare la decisione dei giudici definendo la sentenza come “già scritta”, si dice curioso di leggere le motivazioni che saranno prodotte dalla corte e rilancia la sfida per le prossime battaglie legali che dovrà affrontare:
“Ieri sera non avevo voglia di parlare perché non conoscevo gli elementi, poi mi sono visto un po’ di cose e andremo in appello, sperando in una giustizia che non sia già scritta, una giustizia vera, altrimenti dovremo ricorrere alla giustizia divina. Umanamente mi sento bene, nel senso che ho combattuto per me e per tutti quelli che sono stati distrutti da questo processo con tranquillità dopo che sono stato interrogato la prima volta perché non c’era nulla di sostanziale”.
Ai microfoni di Radio Kiss Kiss ha manifestato poi tutta la sua delusione per l’esito di questo processo, un finale che sicuramente non si aspettava. A meno di 24 ore emergono però, a suo modo di vedere, già alcune incongruenze nella sentenza, circostanza questa che comunque gli infonde un po’ di fiducia per il processo d’appello:
“Cosa ho pensato appena ascoltata la sentenza? Ho fatto i conti: 5+4. Il problema è che davvero non me l’aspettavo, dopo tutto quello che avevo creato in fase di difesa: cercare le telefonate, rinunciare ad alcuni nostri testi. Insomma ci siamo trovati di fronte una sentenza già scritta. Di sicuro faremo ricorso in appello: ci sono delle incongruenze clamorose, ad esempio nella partita contro l’Udinese sono stati assolti tutti mentre sono stato condannato solo io. Sono deluso, anzi molto di più di deluso. Mi auguro che la scritta: la legge è uguale per tutti sia una scritta vera, perché la sentenza era già scritta”.

Si è appena conclusa quella che ormai possiamo definire con assoluta certezza l’ultima udienza del lungo processo di Napoli conosciuto un po’ da tutti con il nome di Calciopoli. Dopo gli ultimi interventi di oggi, il giudice Teresa Casoria ha convocato la camera di consiglio e ha fatto sapere che la sentenza di primo grado sarà letta e quindi resa nota alle 20 di questa sera. L’ultima giornata ha fatto registrare la seconda, e ultima parte, dell’arringa difensiva di Paolo Trofino, legale di Luciano Moggi, che si è occupato in particolare di smontare l’accusa di reato associativo, la cosiddetta “cupola”. Ha poi ribattuto Capuano, l’ultimo pm rimasto all’accusa dopo che Narducci e Beatrice hanno lasciato per occupare altri ruoli, il primo ad esempio è adesso al fianco di De Magistris al Comune di Napoli.
Nella seconda parte della sua requisitoria Trofino ha provato a smontare definitivamente quello che restava delle accuse rivolte al suo assistito usando tutti gli elementi a sua disposizione, comprese le ultime sorprendenti rivelazioni venute fuori dal processo Telecom in corso di svolgimento a Milano. Si è partiti dall’ormai famoso salvataggio presunto della Fiorentina, la tesi sostenuta è quella che Moggi non avesse nessun particolare interesse a fare il bene dei viola, semmai dalle intercettazioni ritrovate si evince che la loro situazione stava più a cuore ai massimi dirigenti del calcio italiano: “Sì però a questo punto non può retrocedere la Fiorentina, perché se no qui stiamo in difficoltà grande. La Fiorentina si deve salvare!”, queste ad esempio le esternazioni di Carraro nei confronti di Bergamo dopo il clamoroso mani di Zauri non visto da Rosetti nella partita contro la Lazio.
Importante, ai fini della difesa, anche il ritirare in ballo una vecchia telefonata tra Moggi e Della Valle. I due parlano appunto delle difficoltà della Fiorentina nel raggiungere la salvezza. Per come era note le cose la chiacchierata si concludeva con Moggi che diceva “Pensiamo a salvare la Fiorentina”. Gli investigatori però nelle trascrizioni avevano (volutamente?) omesso gli ultimi secondi dell’intercettazione in cui l’ex dg della Juventus aggiungeva una frase con la quale faceva capire che a lui poco importava dei toscani, dichiara infatti: “Noi pensiamo a vincere il campionato, perché andiamo a Milano e vinciamo, e voi pensate a salva’ la Fiorentina…”.
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E’ stato reso noto il contenuto dell’inedita telefonata tra Paolo Bergamo e Maria Grazia Fazi di cui si vociferava nelle scorse settimane. Nel corso del programma televisivo “Forza Juventus” condotto dal giornalista tifoso juventino Marco Venditti sul canale regionale piemontese Rete 7 è intervenuto telefonicamente Nicola Penta, consulente della difesa di Moggi nel processo di Calciopoli. Martedì prossimo in aula è prevista la seconda ed ultima parte della requisitoria della difesa dell’ex direttore generale della Juventus, ed anche in questo caso verranno portate all’attenzione del tribunale tre “nuove” conversazioni scoperte sbobinando tra le oltre 171mila telefonate intercettate dai carabinieri durante l’indagine.
Proprio una di queste 3 telefonate inedite, che verranno commentate dall’avvocato Paolo Trofino per tentare di smontare nella sua requisitoria l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva a carico di Luciano Moggi, è stata letta negli studi di Rete 7 questa sera. I protagonisti sono l’ex designatore, e uomo di punta della cupola seconda i Pm, Paolo Bergamo e l’ex segretaria della Can Maria Grazia Fazi con la quale spesso Bergamo si confrontava nei momenti delicati della stagione. Per entrambi i PM di Napoli, Stefano Capuano e Giuseppe Narducci, hanno chiesto una condanna per “associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva”, 5 anni per Bergamo ed 1 anno e 6 mesi per la Fazi.
Secondo la tesi dell’accusa i due collaboravano attivamente per favorire la Juventus di Luciano Moggi. Adesso collochiamo temporalmente la telefonata in questione. Si tratta di una conversazione successiva a quella tra Paolo Bergamo e l’arbitro Pasquale Rodomonti prima di Inter - Juventus 2-2 del 26 novembre 2004, divulgata il 26 settembre scorso prima della requisitoria dell’altro avvocato di Moggi, Maurilio Prioreschi. Bergamo racconta alla Fazi la telefonata appena avuta con Rodomonti nella quale si raccomanda con l’arbitro (”se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è davanti, dammi retta… fa la persona intelligente“).

Il processo di Calciopoli andrà avanti e arriverà rapidamente ad una sentenza. La settima sezione della Corte di Appello di Napoli (Presidente Di Mauro, Relatore Cappiello, a latere Giudice Acierno) ha respinto l’istanza di ricusazione contro il giudice Teresa Casoria. Nonostante i rapporti tesissimi all’interno del collegio giudicante non c’è animosità e non ci sono state scorrettezza da parte del giudice ai danni dei due PM Narducci e Capuano, “testimoni” nel procedimento disciplinare contro la Casoria di fronte al CSM.
Nonostante la “censura” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura la ricusazione non è fondata e il giudice resta al suo posto. In questo modo la sentenza di primo grado sui fatti di Calciopoli dovrebbe arrivare fra settembre ed ottobre, viceversa i tempi si sarebbero ulteriormente dilatati.
Proprio di fronte al CSM la Casoria aveva denunciato indebite pressioni da parte della Procura perché rinunciasse a questo processo. Dichiarazioni fortissime che hanno probabilmente indotto la Corte di Appello a non consentire che si adombrassero ulteriori sospetti attorno al procedimento contro Luciano Moggi e gli altri. Queste erano state le dichiarazioni della Casoria:
La procura di Napoli ha chiesto al presidente del tribunale di fare qualcosa per farmi astenere, la Pandolfi ha reiterato questo invito ma io non avevo nessun motivo per non fare il processo Calciopoli. Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, ho iniziato rappresentando al procura contro Raffaele Cutolo e la nuova camorra organizzata a fine degli anni ‘70. Io ho fatto processi importantissimi. Cutolo è rimasto in galera da quando l’ho accusato. Aldo Semerari minacciava. Mi dicevano ‘i servizi segreti ti tagliano la testa se non dici che Cutolo è pazzo‘. Non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perché svolgere i processi è un dovere. Due sentenze della corte d’appello sulle precedenti ricusazioni hanno ribadito che era un dovere andare avanti. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perchè facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perchè il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento. Piuttosto vedo i pm renitenti a fare la requisitoria. Hanno chiesto indagini supplementari e avuto un teste (ndr l’ex arbitro Nucini) che è stato ammonito perché rischiava di non risultare attendibile.

La sentenza di primo grado del processo di Calciopoli è a rischio. Il giudice Teresa Casoria è stata censurata del CSM per le intemperanze verbali nei confronti di alcuni suoi colleghi. Per quanto il presidente della nona sezione sia stata assolta dai capi d’imputazione più gravi questa decisione rischia di condizionare la Corte d’Appello che il 20 maggio prossimo, a seguito di un rinvio apparso strategico, deciderà finalmente sull’ennesima istanza di ricusazione presentata dai PM del processo Calciopoli Narducci e Capuano.
A memoria è difficile ricordare una doppia istanza di ricusazione contro un giudice da parte di pubblico ministero nello stesso processo, ma nel procedimento contro Moggi e gli altri presunti appartenenti alla “cupola” del calcio italiano c’è anche questa anomalia. Narducci e Capuano sono stati oggi testimoni contro la Casoria di fronte al Csm.
L’istanza di ricusazione di fronte alla Corte d’Appello si basa paradossalmente proprio su questo: il fatto che i due abbiano testimoniato delle intemperanze verbali che regalano i burrascosi rapporti all’interno della nona sezione del tribunale non renderebbe sereno il giudice quando sarà chiamato a pronunciare un giudizio sulla vicenda di Calciopoli.
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Nessuna associazione a delinquere, questa la sentenza del processo d’appello della Gea World. Luciano e Alessandro Moggi si sono visti ridurre ulteriormente la pena che gli era stata comminata in primo grado. L’unico reato contestato ai due è quello di violenza privata in merito ai contratti di Blasi per l’ex dg della Juventus e dei bielorussi Zeytulaev e Budjanskij per il figlio, le pene passano da un anno e sei mesi a un anno per Moggi senior e da un anno e due mesi a soli 5 mesi per il più giovane della famiglia. Confermata l’assoluzione completa per gli altri personaggi coinvolti in questa vicenda, il figlio dell’ex ct della nazionale Davide Lippi, Francesco Zavaglia e Francesco Ceravolo.
Il reato dei Moggi sarebbe ormai caduto in prescrizione, il condizionale è dovuto al fatto che i legali dei due hanno fatto sapere di non volersene avvalere. La coppia ricorrerà alla cassazione per cercare di ottenere l’assoluzione completa, obbiettivo dichiarato e non pienamente raggiunto già per questo processo d’appello. In ogni caso esce completamente smontato l’impianto accusatorio, ricordiamo che il pg Cozzella, sostenendo la tesi dell’associazione a delinquere, aveva chiesto quattro anni e otto mesi per Luciano Moggi e quattro anni per il figlio.
La soddisfazione da parte dei legali della difesa è ovviamente grande, l’avvocato Rotella, difensore di Alessandro Moggi, all’uscita dal tribunale ha poi commentato il capo d’accusa imputato al suo assistito, quello di violenza privata: “Ci aspettavamo l’assoluzione, è rimasta un’imputazione sui bielorussi, è paradossale: una tentata violenza nei confronti di due persone con le quali Alessandro ha parlato per tre minuti in totale come emerge dagli atti di questo processo. Va segnalato comunque che la tesi principale del processo è crollata: niente associazione e ancora una volta assoluzione per il nostro altro assistito Zavaglia”.
Sempre sul fronte dei processi giunge anche una buona notizia da Napoli, dove è in corso l’altro processo che vede coinvolto Luciano Moggi, quello relativo ai fatti di Calciopoli. La richiesta sulla seconda richiesta di ricusazione per il giudice Teresa Casoria è stata rimandata al prossimo 20 maggio, questo significa che ci sarà il tempo per acquisire le restanti intercettazioni e giungere così a concludere la fase dibattimentale del processo.
A poche ore dall’udienza odierna del processo penale di Napoli sui fatti di Calciopoli, Gianfelice Facchetti, tramite un comunicato, ha parlato di una “falsificazione vergognosa e inaccettabile” circa l’intercettazione letta in aula dall’avvocato Trofino nell’interrogatorio al Colonnello Auricchio. L’avvocato Trofino, componente del collegio difensivo di Luciano Moggi, ha chiesto come mai non fosse stata considerata una telefonata nella quale Facchetti, due giorni di Inter - Juventus 2-2 del 28 Novembre 2004, si confrontava sulle designazioni arbitrali con Paolo Bergamo. Questo il comunicato di Gianfelice Facchetti:
“E’ stata pubblicata e utilizzata in maniera eversiva un’intercettazione tra mio padre, Giacinto Facchetti, e il Dott. Paolo Bergamo. In tale conversazione a mio padre viene attribuito l’aver pronunciato il nome del Sig. Collina, cosa che invece dialogando faceva il Dott. Bergamo; di conseguenza, ne è risultata un’interpretazione totalmente differente dalla realtà delle cose, utilizzata peraltro dai legali stessi del Sig. Moggi in aula e diffusa con irresponsabile complicità da alcuni organi di informazione. Questa falsificazione dei fatti è grave, vergognosa e inaccettabile, oltre che lesiva della memoria di mio padre. Pur riponendo la massima fiducia nella giustizia la famiglia di Giacinto Facchetti chiede a tutti gli organi competenti, sportivi e non, di prendere una posizione decisa e definitiva a riguardo di questa vicenda indegna”
Trofino leggendo in aula la trascrizione, ritenuta non rilevante da Auricchio ai tempi dell’indagine, attribuiva a Facchetti la frase “ma metti dentro Collina“. In realtà ascoltando l’audio con attenzione appare chiaro che il nome di Collina non venga pronunciato dal presidente dell’Inter, ma bensì da Paolo Bergamo. Clamoroso l’errore di Trofino che in aula ha definito la telefonata in questione come la “madre di tutte le intercettazione“. L’avvocato ha appena ammesso a Sky Sport 24 un possibile errore tecnico del trascrittore, ma ha tenuto a specificare che la sua intenzione era quella sottolineare che tutti parlavano delle griglie prima di un sorteggio e che questo “particolare” non inficia la bontà dell’argomento difensivo a discarico di Moggi.
Secondo Trofino la sostanza sta nel fatto che Facchetti parlava con il designatore Bergamo di griglie arbitrali. Impossibile non notare che se proprio si voleva cercare una “madre fra le intercettazioni” sarebbe bastato richiamare alla memoria un’altra telefonata, quella del giorno precedente tra Facchetti e il designatore dei guardalinee Mazzei.
Audio della Telefonata tra Facchetti e Bergamo
Tutte le nuove intercettazioni di Calciopoli
Intercettazioni Moratti Prima Parte
Intercettazioni Moratti Seconda Parte
Calciopoli, il Pm Narducci negò l’esistenza di telefonate tra Moratti e Bergamo
Nuova intercettazione Calciopoli: Le griglie di Meani e Pairetto (testo ed audio)
Calciopoli, intercettazione Meani-Bergamo: “Quel guardalinee non lo voglio”
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Calciopoli, intercettazioni Meani-Collina e Cellino-Bergamo
Facchetti come Moggi: conosceva in anticipo i nomi dei guardalinee
Nuove Intercettazioni: Facchetti parlava con l’arbitro De Santis
Spalletti a Bergamo: “Posso chiamare gli assistenti?”
Intercettazioni - Facchetti con Pairetto: “Hai messo in forma Trefoloni?”
Nuove Intercettazioni Bergamo-Facchetti: “Ho sofferto per l’Inter”
Le Foto del Processo Calciopoli del 13 Aprile 2010
Calciopoli 2 - L’Intercettazione: Facchetti parla di griglie con Bergamo
Bergamo-Moratti, dicembre 2004.
Moratti: E’ andata abbastanza bene fino adesso, non c’è stata polemica o casini…
Bergamo: Per fortuna sì, ma si può e si deve fare meglio…
Moratti: Senta, io ci tenevo ad incontrarLa...
Bergamo: Anch’io, perché ci tenevo per farLe una confidenza…
Moratti: Quando Lei aveva un minuto quando passa da Milano…
Bergamo: Lei verrà a Livorno a vedere la gara o la vedrà come?
Moratti: Non lo so, io evito sempre di venire fuori casa…
Bergamo: La settimana successiva…
Moratti: Io sono qua, io sono da quelle parti a Forte eh… sentiamoci un giorno prima del Livorno, se lei ci ha tempo, o due giorni prima…
Bergamo: Ci mancherebbe… io sono a Coverciano che riuniamo gli arbitri…
Moratti: Se vengo su, Lei mi dice ci troviamo qui o…
Continua a leggere: Pubblicate le intercettazioni Moratti-Bergamo

Massimo Moratti e Giacinto Facchetti, comunicavano con il designatore arbitrale Paolo Bergamo ai tempi di Calciopoli. I dirigenti interisti, ma anche il presidente del Cagliari Cellino e molti altri personaggi legati al tempo alle società di Serie A, sarebbero stati ripetutamente in contatto con i vertici arbitrali. Questa la novità che arriva dal processo di Napoli. A comunicarla l’Avvocato Prioreschi che ha anticipato la clamorosa scoperta di Nicola Penta, addetto stampa di Luciano Moggi.
Spulciando fra le 100 mila intercettazioni raccolte nell’ambito dell’operazione Offside sarebbero finalmente venute fuori queste telefonate, evidentemente ritenute dai Carabinieri guidati dal Colonnello Auricchio, che interrogato sembrava non sapere nemmeno esistessero, e dalla Magistratura “non rilevanti” al punto da decidere di non inserirle in nessun atto dell’inchiesta.
A distanza di 4 anni dalla diffusione delle informative che condussero il mondo del calcio a processare fra le altre Juventus, Lazio, Milan e Fiorentina vengono finalmente fuori dei contatti che Paolo Bergamo ha sempre sostenuto di aver intrattenuto con i dirigenti delle società di calcio. Vagliare il contenuto di queste chiamate è fondamentale, ma già la loro esistenza modifica il quadro probatorio del processo sportivo durante il quale l’accusa aveva sostenuto, proprio utilizzando le informative dei carabinieri epurate da queste telefonate, che le chiamate con Bergamo e Pairetto rappresentassero una violazione dell’articolo 1 del codice di giustizia sportiva.

Giornata campale, ieri, al Processo di Napoli sui fatti di Calciopoli. In programma il controesame dell’Avvocato Prioreschi, della difesa di Luciano Moggi, al Colonnello Auricchio, il grande accusatore, l’uomo che ha diretto l’intera inchiesta Offside (romanzata non senza diverse spettacolarizzazioni da La 7 qualche mese fa). Il Colonnello dei Carabinieri è fra gli ufficiali dell’Arma che ha fisicamente redatto e costruito le famose Informative sulle quali si basò l’intero processo sportivo dell’estate 2006.
I legali di quello che, secondo la tesi accusatoria e l’opinione di tutti i bar dello sport italiani, è il boss della Cupola che controllava il calcio hanno sottoposto Auricchio ad un autentico fuoco di fila durato quasi 8 ore. Il risultato è stata un’autentica caporetto per il Pm Narducci che ha visto letteralmente smontata la metodologia dell’indagine dal quale nasce il procedimento penale.
Già quando ad interrogare Auricchio erano stati i difensori di Bergamo e Pairetto era parso evidente che il militare non era in grado di offrire un riscontro probatorio dei comportamenti dolosi, nella maggior parte dei casi (qui il paradosso) semplicemente non verificati con altri strumenti che non fossero le intercettazioni, anche quando queste sono inconsistenti e contradditorie, e le “risultanze” dei quotidiani sportivi (La Gazzetta, Il Corriere dello Sport, la cronaca sportiva de La Repubblica a seconda dei casi).