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Processo Calciopoli: 3 anni a Giraudo per associazione a delinquere

pubblicato da Gabriele Capasso

Processo Calciopoli: 3 anni a Giraudo per associazione a delinquere
Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus, è stato condannato oggi a 3 anni di reclusione nel processo con rito abbreviato per Calciopoli. Giraudo è stato riconosciuto colpevole di “associazione a delinquere” finalizzata alla truffa sportiva. Condannati anche Tullio Lanese, ex presidente dell’associazione italiana arbitri e Paolo Dondarini, ex arbitro attualmente vicecommissario CAI (Commissione Arbitri Interregionale) a 2 anni per Tiziano Pieri (ex arbitro) 2 anni e 4 mesi.

Assolti con formula piena gli arbitri Stefano Cassarà, Giuseppe Foschetti, Marco Gabriele, Domenico Messina e Gianluca Rocchi (ancora all’opera sui campi di A e B) e i guardalinee Alessandro Griselli e Duccio Baglioni. Il giudice per le indagini preliminari, De Gregorio, ha accolto quindi parzialmente la tesi accusatoria dei PM Narducci e Beatrice. La condanna di Giraudo rimane un elemento importante anche per valutare il processo ordinario che si sta svolgendo parallelamente sempre a Napoli visto che l’ex ad bianconero non compariva in alcuna delle famose intercettazioni che diedero il via all’inchiesta.

Si attendono naturalmente le motivazioni, ma allo stato dei fatti per l’arbitro Pieri (l’unico condannato insieme a Dondarini) parrebbe sia bastata la prova di aver comunicato con Luciano Moggi attraverso le schede svizzere il cui contenuto non è intercettabile. Restiamo pronti ad aggiornare in caso di ulteriori sviluppi.

Calciopoli: Il guardalinee Coppola tira in ballo l'Inter

pubblicato da Gabriele Capasso


L’ex guardalinee Rosario Coppola, testimone al Processo di Calciopoli a Napoli, tira in ballo l’Inter. Il caso riguarda un Venezia - Inter del 16 settembre 2001 (sì, la stagione del famoso 5 maggio) nel quale Coppola era assistente dell’arbitro Rosetti. In quella gara, vinta per 2 a 1 dai nerazzurri, Ivan Ramiro Cordoba venne espulso per proteste proprio su segnalazione di Coppola. Il fattaccio sarebbe avvenuto dopo la gara. Gennaro Mazzei, designatore degli assistenti e vicecommissario della Can, avrebbe fatto pressioni per ottenere un referto “più morbido” che consentisse di ridurre le giornate di squalifica del colombiano.

Coppola si rifiutò e da quel momento gli venne preclusa la possibilità di “sbandierare” ancora in Serie A. Si tratta di una di quelle storie che, se riferite sulla Juventus, Moggi e la Copula non sorprenderebbe molto, chiaro che sentirne parlare per la prima volta con oggetto l’Inter, il Presidente Moratti e un giocatore nerazzurro lascia basiti. Coppola andò a riferire agli inquirenti questa e altre circostanze dopo un appello di Saverio Borrelli (capo dell’ufficio indagini della Federcalcio in quel momento convulso) perché tutti quanti fossero a conoscenza di fatti si presentassero dai magistrati. La cosa più inquietante è che i Carabinieri non ritenne di dover approfondire perché “sull’Inter non c’erano intercettazioni”.

Di seguito le prime parole di Coppola, appena possibile tecnicamente vi forniremo trascrizione completa della sua testimonianza:

Dopo l’appello di Francesco Saverio Borrelli mi presentai spontaneamente dai carabinieri per parlare di alcuni episodi che avevano riguardato l’Inter, ma mi risposero queste vicende non ci interessano, perché non ci sono intercettazioni che riguardano la squadra dell’Inter.

Triade assolta nel processo sulle plusvalenze e intanto Moggi denuncia Zeman

pubblicato da Celephais


Dal processo di Torino sulle presunte plusvalenze gonfiate nella vendita di giocatori durante la gestione Moggi-Giraudo-Bettega, i tre ex dirigenti del club bianconero sono stati assolti dal giudice Dante Cibel perchè il fatto non sussiste. Sconfitta quindi la linea portata avanti dai pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo che avevano chiesto la condanna a tre anni di reclusione per Luciano Moggi e Antonio Giraudo e a due anni per Roberto Bettega.

All’uscita dal Palazzo di Giustizia del capoluogo torinese, Bettega e Giraudo (Moggi non era presente) hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, lasciando la parola a uno dei loro avvocati difensori, Antonio Galasso, che ha commentato: è il trionfo della giustizia sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria.

Intanto Moggi ha fatto sapere di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Zdenek Zeman per il contenuto delle deposizioni di quest’ultimo al processo Calciopoli in corso alla nona sezione penale collegio A del Tribunale di Napoli. In precedenza l’ex d.g della Juventus aveva dichiarato in aula a questo proposito:

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Processo Calciopoli - Zeman: "Ero uno dei più forti d'Europa, poi arrivò Moggi..."

pubblicato da Gabriele Capasso


Zdenek Zeman protagonista al Processo di Napoli su Calciopoli. Partiamo dalla parte meno interessante, quella per la quale era stato invitato dai Pm a testimoniare: Zeman non porta nessun elemento concreto a sostegno della tesi accusatoria contro Moggi e la Cupola. L’ex allenatore parla genericamente di “partite strane” a fine stagione, di quel famoso Lecce - Parma (arbitro De Santis) nel quale lui si mise “spalle al campo” per non guardare quello spettacolo e di un Lecce - Milan in cui Adriano Galliani si dovette alzare dalla tribuna d’onore per evitare reazioni del pubblico imbufalito con l’arbitro. Tutto qua? Su questo versante sì.

In realtà l’interrogatorio del boemo è un atto d’accusa nei confronti di Luciano Moggi, colpevole di aver stroncato la sua carriera da allenatore. Le prove? Tutto ruota attorno all’ingaggio da parte del Napoli nel 2000. Zeman si siede sulla panchina della società allora diretta da Ferlaino e vi resta per 6 giornate. Raccoglie solo 2 punti e viene esonerato, un film già visto e che ritornerà spesso nella carriera di Zeman.

Dietro a questo ingaggio ci sarebbe però una sorta di “trappola moggiana“, il mefistofelico direttore generale della Juventus aveva indicato a Ferlaino proprio Zeman per costringere l’allenatore a firmare un ricco contratto con una squadra inadeguata dalla quale sarebbe stato inevitabilmente esonerato decretando così la fine della sua carriera da tecnico. Quando gli avvocati di Moggi gli fanno notare che per fare questo aveva incassato 2.5 mld di lire (percepiti fino al suo passaggio alla Salernitana) la risposta di Zeman è semplicemente meravigliosa: “Sono sempre troppo pochi per la mia bravura, io in quegli anni ero uno dei più forti allenatori d’Europa. Eppure in Italia smisi di allenare“.

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Calciopoli: Il sorteggio truccato? Forse no. Milan - Juve e il colpo di tosse (Seconda parte)

pubblicato da Gabriele Capasso

pairetto sorteggi arbitrali tosse bergamo
Eccoci alla seconda, ed ultima parte per ora, della nostra piccola contro-inchiesta sull’interrogatorio di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, nel processo di Napoli su Calciopoli. Nell’articolo pubblicato ieri ci siamo concentrati sulle incongruenze della dichiarazione del teste sulla circostanza di due misteriose partite nelle quali gli sarebbe stato ordinato di mettere biglietti con i nomi di alcuni arbitri in palline riconoscibili. Qui invece ci occuperemo dell’altro elemento che tanta eco ha avuto sui media nazionali: “la tosse di Paolo Bergamo durante il sorteggio di Milan - Juventus“, gara di ritorno del campionato di Serie A 2004/05.

L’elemento del colpo di tosse, curioso ed in quanto tale in grado di alimentare la morbosità, è stato il più citato nelle ricostruzioni giornalistiche. Il motivo in realtà è un altro ed è più semplice: questa è l’unica circostanza nella quale Manfredi Martino tira in ballo la Juventus e con lei Luciano Moggi. Chiaro, solare, che ci sia pochissima “ciccia” nelle altre contraddittorie risposte del testimone dell’accusa visto che in quel caso manca la squadra bianconera, secondo la vulgata (e secondo le sentenze sportive, dettaglio non secondario), l’unica squadra ad aver effettivamente beneficiato dei “magheggi” e delle trame ordite da Luciano Moggi in combutta con i due designatori.

Ora, aldilà dei giudizi sulla consistenza di Calciopoli, sugli scudetti sottratti alla Juve e sulle penalizzazioni subite che ancora animano il dibattito a distanza di tre anni, quello che interessa qui è capire il meccanismo che ha portato gran parte dei media italiani a proporre la verità “sorteggi truccati provati dalla tosse di Bergamo su Milan - Juventus“. Vi anticipo la risposta: non c’è niente da capire, non c’è nessuna verità. Il dettaglio sulle raucedini del designatore è quanto di più surreale si possa sentire in un’aula di tribunale, basta leggere le parole dal vero di Manfredi Martino che siamo in grado di proporvi grazie al prezioso lavoro di Antonio Corsa e del suo blog.

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Calciopoli: Il sorteggio truccato? Forse no. Manfredi Martino e il suo interrogatorio (Prima Parte)

pubblicato da Gabriele Capasso


Quello che i giornali non dicono“, verrebbe da titolare così questo pezzo, trattandosi di fatti proposti in maniera quanto meno parziale. Sarebbe ancora più corretto parlare di “quello che i giornali dicono, mentendo“. Andiamo con ordine. Innanzitutto un ringraziamento a titolo personale e da parte di Calcioblog va ad Antonio Corsa, autore e direttore del blog “Uccellino di Del Piero“, che si è preso la briga di ascoltare l’audio delle 4 ore e mezza dell’interrogatorio di Manfredi Martino al Processo di Napoli su Calciopoli. Il suo lavoro è unico, non solo perché oggettivamente gravoso, ma soprattutto perché mette a disposizione di tutti le trascrizioni con le risposte del teste al Pm Narducci, ma anche agli avvocati della difesa. Cose delle quali evidentemente in pochi hanno voglia di parlare. Qui potete trovare il post con le trascrizioni di cui vi parlerò in Pdf.

Veniamo ai fatti. Il 6 novembre scorso, dopo mesi di silenzi, le stampa sportiva e non torna ad occuparsi improvvisamente del Processo che si sta celebrando a Napoli sulla vicenda di Calciopoli. Su Gazzetta.it (basterà la rosea come esempio, ma il tenore dei pezzi è simile su tutta la stampa italiana) esce questo articolo a firma di Maurizio Giraldi. Il titolo è inequivocabile: “Calciocaos, nuove rivelazioni - Quei sorteggi con la tosse“. Il giornalista ci ragguaglia sulla testimonianza di Manfredi Martino, segretario della CAN all’epoca dei fatti, e l’obiettivo è chiarissimo. Dimostrare che aldilà di ogni ragionevole dubbio i sorteggi arbitrali di quegli anni erano truccati. Noi, nel nostro piccolo, non proporremo semplicemente una ricostruzione “diversa”, ma una basata su quello che è stato effettivamente detto nell’aula del Tribunale di Napoli.

Due sono gli elementi a sostegno di questa tesi. Vista la lunghezza e la necessità di essere precisi affronteremo separatamente la vicenda, la prima parte in questo post, la seconda in uno che verrà pubblicato domattina. Partiamo dal primo punto: Martino dice “Bergamo e Pairetto in due occasioni mi dissero i nomi di arbitri e partite da mettere nelle palline riconoscibili“.

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Novità da Calciopoli: i sorteggi arbitrali erano truccati, Bergamo nega con decisione

pubblicato da Cesare Rinaldi


Da Napoli arrivano oggi nuove rivelazioni in merito alla vicenda Calciopoli, a renderle è stato Manfredi Martino che all’epoca ricopriva la carica di segretario del Can, la commissione arbitri nazionale. Di fronte ai giudici napoletani l’uomo ha dichiarato che i sorteggi con cui venivano assegnati gli arbitri ai singoli incontri di campionato potevano benissimo essere truccati e spesso lo sono stati. Le palline con le quali il sorteggio veniva effettuato erano vecchie e usurate per cui facilmente riconoscibili, il tutto sarebbe stato messo in atto, secondo gli inquirenti, per favorire determinate squadre, su tutte prevedibilmente la Juventus.

Martino ha poi fatto riferimento ad una partita in particolare, Milan - Juve dell’8 maggio 2005, i bianconeri vinsero con gol di Trezeguet su assist in rovesciata di Del Piero e in pratica si aggiudicarono lo scudetto. Il testimone ricorda che in quell’occasione ci fu un particolare episodio che gli fece pensare che stesse accadendo qualcosa di strano e lo ha raccontato ai giudici:

“A mia sensazione durante il sorteggio per la scelta dell’arbitro di quella partita qualcosa non andò secondo il verso giusto perché ci fu uno strano colpo di tosse del designatore Bergamo quando il giornalista incaricato dall’Ussi scelse la pallina gialla degli arbitri.”

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Sfuma l'arrivo di Moggi al Bologna, ma Lucianone è convinto: "Presto in tanti dovranno chiedermi scusa"

pubblicato da Gabriele Capasso


Sono bastate poche voci, una cena fra Luciano Moggi e il patron del Bologna Renzo Menarini, per scatenare la rabbiosa reazione dei tifosi bolognesi e lo sconcerto dei tanti (anime belle) che pensavano di essersi liberati di Moggi dopo lo scandalo Calciopoli. Le proteste, oppure stando a quanto dichiara Moggi la sua volontà di non impegnarsi, hanno bloccato l’ingresso del’ex DG della Juventus nel ruolo di “consulente” del Bologna.

Per Moggi, convinto che il processo di Napoli (e i primi sviluppi sembrano dargli ragione) ripulirà la sua immagine di corruttore e deus ex machina del calcio italiano, le “regole” gli consentono di diventare consulente a titolo gratuito di una qualsiasi società (in Italia e all’estero). I fatti dicono che non ha torto, non ha torto soprattutto perché la squalifica comminatagli dalla Giustizia Sportiva, i 5 anni, non sono stati seguiti dal provvedimento di radiazione (chissà perché…) e così fra poche stagioni Moggi potrà tornare nel calcio addirittura come dirigente. In quest’ottica fa sorridere la notizia della convocazione dei Menarini, Renzo e Francesca, presidentessa del Bologna, da parte di Stefano Palazzi, procuratore federale della Figc, che vuole chiarire i contorni di questa vicenda.

Intanto Moggi giura che la sua “rete di conoscenze” potrebbe tornare attiva in pochi minuti, che tanti presidenti di Serie A lo frequentano normalmente, non solo i Menarini, ma anche Spinelli o Zamparini. Lo scandalo calciopoli è una brutta macchia? Non secondo Big Luciano: “Brutta è per come la racconta­te voi, sui giornali. Ma presto vi accorgerete che razza di in­tercettazioni ci sono nel proces­so di Napoli. E chi coinvolgo­no. Dovrete venire tutti a chie­dermi scusa…
Chissà, magari ha ragione lui.

Processo Calciopoli: chiesti 5 anni per Giraudo

pubblicato da Cesare Rinaldi


Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, i pubblici ministeri di Napoli che tre anni fa con la loro inchiesta hanno dato via al più grande scandalo del calcio italiano, hanno formulato oggi davanti al giudice Eduardo De Gregorio le loro richieste di condanna per tutti gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra questi c’è l’ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, ed è proprio per lui la richiesta di condanna più severa: 5 anni di reclusione.

In questa fase del processo sono coinvolti anche molti arbitri e anche per loro le richieste dei pm non sono state affatto morbide. Chiesti 2 anni per Tullio Lanese così come per Stefano Cassarà, Paolo Dondarini e Marco Gabriele. Ancora più severe le pene per Tiziano Pieri, 3 anni e 6 mesi, e per Duccio Baglioni, 3 anni. Mentre ” se la cavano” Gianluca Rocchi e Domenico Messina, chiesti un anno e 4 mesi, e Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli, per loro invece soltanto un anno.

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Luciano Moggi attacca da Porta a Porta: "Non c'era nessuno scandalo, gli scudetti andrebbero ridati alla Juve"

pubblicato da Gabriele Capasso



Un Luciano Moggi scatenato nella puntata, andata in onda ieri sera su Raiuno, di Porta a Porta. L’ex DG della Juventus, recentemente condannato nel processo Gea, ha scelto le poltroncine bianche di Bruno Vespa per tornare in tv e difendere il suo operato dopo che lo scandalo di Calciopoli l’ha estromesso dal mondo del calcio e trascinato in tribunale. Moggi è ringalluzzito dalla parziale vittoria al processo romano, la sua condanna è stata molto più mite di quella richiesta del Pm Palamara, l’accusa di associazione a delinquere è caduta e ora i suoi avvocati sembrano convinti di poter ottenere lo stesso anche nel Processo di Napoli, quello che si occuperà direttamente della controversa materia di Calciopoli.

Per farlo è disposto a mettere in campo tutti i mezzi che la giustizia gli mette a disposizione: nei giorni scorsi i suoi legali hanno chiesto di poter ascoltare 498 testimoni, praticamente tutti gli staff dirigenziali delle squadre di Serie A. La sua, oltre che un’autodifesa, è un vero e proprio attacco alle due squadre milanesi, l’Inter e il Milan:

Dal 2006, quando è venuto fuori lo scandalo nel calcio, sono successe più cose che dal 2000 al 2006. Se il complotto c’era prima, c’è anche adesso. Io penso che non ci fosse prima e che non ci sia ora. Non ci sono arbitri comprati, sentono il fascino della squadra e magari vedo che per questo danno qualche rigore, magari quando è inutile, sul 2-0, sul 3-0. Perchè vogliono diventare internazionali, ed è sufficiente che nella società ci sia un consigliere federale: nel Milan c’è, nell’Inter c’è. Vedo che queste due squadre possono fare a pari e dispari per i favori, no, non si chiamano così, gli errori involontari. Sì, capitava anche alla Juventus, sarebbe stupido negarlo, ma la Juventus queste cose non le cercava. Esisteva però l’aggravante della Juve: l’aggravante della Juve era che vinceva troppo. Per dieci anni abbiamo vinto tutto, e abbiamo vinto tutto avendo mezzi finanziari limitati.

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