
Genoa e Sampdoria unite per motivi benefici? Di necessità virtù, messe da parte le acredini sportive i tifosi del Grifone e quelli blucerchiati si ritroveranno mercoledì 8 febbraio insieme sulle gradinate dello Stadio Luigi Ferraris per giocare un’amichevole di lusso contro il Manchester City di Mancini. Un’iniziativa lodevole che servirà per raccogliere fondi da destinare alle zone colpite dall’alluvione lo scorso 4 febbraio; proprio Roberto Mancini, che della Samp è stato una bandiera una ventina di anni fa, racconta come sono andate le cose sul sito ufficiale dei blucerchiati:
“Qui al City siamo in tanti legati alla Sampdoria quindi per noi era scontato accettare perché possiamo fare una cosa bella per Genova, una città in cui ho vissuto per 15 anni e dunque sento anche un po’ mia. Da parte dello Sceicco Mansour e della società è stata subito data la disponibilità per quest’evento. Non era facile trovare la data perché abbiamo un calendario particolarmente fitto di appuntamenti, ma ce l’abbiamo fatta e siamo contenti di poter dare una mano”.
Alle parole del Mancio si aggiungono quelle del presidente Riccardo Garrone che giudica la cosa “molto bella, visto che normalmente le due tifoserie non hanno un rapporto idilliaco“. Saranno dunque giocatori del Genoa e della Sampdoria insieme, per un’inedita formazione rossoblucerchiata guidata da quattro bandiere del passato dei due club: Bagnoli ed Eranio da una parte, Vialli ed Eriksson dall’altra.
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La Sampdoria sprofonda in classifica e raccoglie i cocci di un’intera tifoseria imbufalita. Rischia di diventare un altro incubo la stagione dei doriani, dopo la retrocessione dalla Serie A alla B della scorsa stagione se non ci sarà una sterzata netta nelle prossime giornate. I tifosi stanno perdendo nuovamente la pazienza e dopo la sconfitta casalinga contro il Varese, la seconda consecutiva per una squadra che non vince dall’ormai lontanissimo 1° novembre (2-0 contro il Crotone), hanno pesantemente contestato la squadra fuori dallo stadio, davanti al settore dei Distinti, chiedendo un confronto con i giocatori e con la società.
Un gruppo di sostenitori ha aspettato il passaggio del bus dei blucerchiati a fine partita. Alle 19,30 circa il pullman è finalmente uscito e i pochi tifosi rimasti ad aspettare hanno comunque contestato la squadra. “Ai nostri tifosi dobbiamo chiedere scusa - ha detto Iachini al termine della partita - abbiamo sbagliato tanto e non voglio sentir parlare di scuse come il terreno di gioco oppure i tifosi. Ai tifosi non possiamo dire nulla, anche contro il Varese ci hanno sostenuto fino al 95° minuto: stanno dando grande dimostrazione di civiltà e di appoggio“. Parlando poi del match, Iachini ha detto che “bisogna ancora migliorare perché non si può rinunciare a giocare. Non possiamo sbagliare due passaggi semplici e perdere la fiducia, manca la serenità giusta e quindi bisogna lavorare anche su questo aspetto“.
La curva è entrata con 20′ di ritardo rispetto al fischio d’inizio in segno di protesta ed ha esposto una serie di striscioni di contestazione durante la partita. Al termine della gara è stato lanciato anche un petardo in tribuna in direzione del direttore sportivo, Pasquale Sensibile. “Qualcuno mi consiglia le dimissioni - ha dichiarato poi lo stesso ds blucerchiato -, io ascolto tutti ma decido di testa mia. Siamo inadeguati a quello che è il blasone della Sampdoria, dobbiamo salvare la dignità e riguadagnare il rispetto della tifoseria. La contestazione nei miei confronti è giusta perché il responsabile sono io“.
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Diciotto partite e undici gol in campionato: non male l’approccio di Giampaolo Pazzini con l’ambiente interista, d’altra parte c’era da aspettarselo. Il Pazzo è giocatore unico, non fosse altro perché nella sua carriera ha sempre fatto le valigie in pieno inverno: dall’Atalanta alla Fiorentina, poi alla Sampdoria, quindi all’Inter, il centravanti di Pescia è sempre stato “costretto” a trasferirsi nel mercato di riparazione di gennaio. Questo per dire che non è facile ambientarsi subito con i nuovi compagni, eppure lui ai suoi primi sei mesi con la nuova casacca ha sempre fatto bene: 14 partite e 3 gol coi viola (a 20 anni), 19 gare e 11 reti con i blucerchiati, come detto l’ha messa dentro 11 volte anche coi nerazzurri in diciotto gettoni di presenza.
“Come giudico l’inizio della mia esperienza all’Inter? Quattro mesi da Pazzo, e arrivare a metà stagione non era facile: aver dimostrato qualcosa subito è stata una grande soddisfazione. Mettermi in gioco mi piace, il gusto della sfida non mi pesa” ha detto il giocatore in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. E sui suoi vecchi amici Cassano e Montolivo, Pazzini ha un’idea chiara: “Se invece pesa a Cassano la sfida-Milan? Antonio al Milan ha portato tanti punti importanti e comunque è grande e molto vaccinato: non ha bisogno che sia io a dirgli di tenere duro. Dove giocherà Montolivo? Io non lo so, me se ha preso una certa decisione vuol dire che ha anche già deciso cosa fare da grande“. Tuttavia è succulente il passaggio che parla del suo addio alla Sampdoria:
“Io per la Samp ho dato tutto quello che avevo. E se non ho parlato fino ad oggi è stato proprio per rispetto della situazione che stava vivendo. Garrone dice che ho fatto di tutto per andarmene? La verità è che da un sacco di tempo dovevano rinnovarmi il contratto, ma un giorno c’era il sole, un giorno pioveva, un giorno tirava vento, e però il contratto non me l’hanno mai rinnovato. Poi a gennaio hanno dato mandato ad uno dei miei agenti di vendermi a giugno: dopo tre giorni è arrivata l’Inter, ovvero la squadra campione del mondo. Che però mi voleva subito, non a giugno. E sapete di tutti i membri della holding decisionale della Samp quanti hanno detto no alla mia cessione? Due. Ecco: che qualcuno abbia voluto far passare me per capro espiatorio di tutto quanto è successo non mi andava. Ma ora non voglio parlarne e pensarci più: penso a vincere la Coppa Italia con l’Inter, se possibile”.
D’altra parte c’era da aspettarselo: qualcuno si è mai bevuto la storia che Pazzini stesse scalciando per lasciare Genova e Garrone l’ha dovuto accontentare?

Dopo il pronosticabile ko al Meazza contro il Milan, l’allenatore della Sampdoria Alberto Cavasin ha continuato a predicare ottimismo: “Anche se ci credevamo, non erano comunque qui i punti per la nostra salvezza. Ci siamo già buttati tanti punti dietro le spalle, ora dovremo farne tanti nelle prossime cinque. La media salvezza è alta, oltre i 40, per cui per rimanere in A tre vittorie dovremo farle. Dal momento che non vinciamo da oltre due mesi, pensare di vincerne tre in cinque sembra impossibile, ma io ci credo, anche perché le squadre che affronteremo sono alla nostra portata“. Tra queste parole e i risultati della domenica pomeriggio (che hanno ufficialmente posizionato i blucerchiati in terz’ultima posizione, cioè in zona B), il rientro a Genova da Milano.
E proprio nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di tifosi sampdoriani, pare non appartenenti al tifo organizzato, hanno preparato un agguato ai danni del pullman della squadra; verso le due di notte, con la maggior parte dei calciatori già scesi, il mezzo con a bordo cinque di loro (tra cui capitan Palombo) e il medico sociale, ha raggiunto il piazzale dell’Ac Hotel di Genova Quarto, per fare manovra e far scendere gli ultimi elementi rimasti a bordo. Ebbene, proprio in quel momento un gruppo di facinorosi a volto coperto ha preso a bastonate la carrozzeria del pullman, ha sfondato il parabrezza con le pietre e minacciato di morte i presenti se la Samp fosse scesa in Serie B.
Nessun danno fisico alle persone, ma tanto spavento; sono intervenute prontamente le forze dell’ordine insieme a uomini della Digos, ma i tifosi violenti si sono dileguati nella notte senza lasciare apparenti tracce di sé. Al risveglio, la società genovese ha divulgato un duro comunicato stampa in riferimento all’accaduto:
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All’inizio i Garrone ci ridevano su, mentre contavano i bigliettoni sonanti giunti dalle cessioni di Cassano e Pazzini; poi hanno iniziato a farsela sotto, perché intanto la Samp perdeva e ancora perdeva e non c’era verso di cambiare la storia; e allora via a sostituire l’allenatore, nisba. La sconfitta interna col Lecce ha davvero fatto sudar freddo i vertici blucerchiati che a questo punto, a 6 partite dalla fine, non possono fare a meno di nominarle, quella parola e quella lettera, l’incubo ricorrente: Serie B.
I risultati sono quelli che sono, il gioco non ne parliamo, va bene i gemelli del gol venduti a gennaio, eppure per organico questa Samp non è inferiore, ma neanche per sogno, alle altre squadre invischiate per non retrocedere. Tant’è, classifica alla mano non sarebbe un’eresia, da qui a un mese e mezzo, vedere la gloriosa squadra genovese relegata al terz’ultimo o penultimo posto. In cadetteria. D’altra parte anche il figlio del petroliere e padrone della Samp, al secolo Edoardo Garrone, non si nasconde più e parla in vece del padre Riccardo:
“Non abbiamo nessuna intenzione di disimpegnarci, ci siamo stati nei momenti belli, ci saremo anche in quelli bui. Cerchiamo di lavorare dando il massimo, io sono qui a fare le veci di mio padre che è per qualche giorno impegnato all’estero e mi ha chiesto di venire a parlare alla squadra. Cavasin? Andiamo avanti con lui anche in caso di sconfitta a Milano contro il Milan. Per quando riguarda il direttore sportivo, invece, aspettiamo di capire in quale categoria saremo nella prossima stagione perché ovviamente è determinante”.
Alla faccia dell’ottimismo: neanche i Garrone sanno in che categoria giocheranno l’anno prossimo i blucerchiati. Crisi che più crisi non si può, per la gioia dei genoani.

Due vittorie, due pareggi e nove sconfitte: Riccardo Garrone ha esaminato i meri numeri dell’ultimo periodo della Sampdoria, alla fine ha preso la sua scelta in accordo col ds Tosi. Domenico Di Carlo non è più l’allenatore dei blucerchiati, all’indomani della sconfitta interna col Cesena l’ex Mantova, Parma e Chievo è stato sollevato dall’incarico per far posto ad Alberto Cavasin; il neo-tecnico sampdoriano verrà presentato questo pomeriggio alle 17 e 30 allo StarHotel President di Corte Lambruschini.
Intanto questa mattina proprio Riccardo Garrone è tornato a parlare circa le critiche che da più parti gli muovono per le cessioni di Pazzini (soprattutto) e Cassano, dicendo la sua anche sull’esonero di Di Carlo:
“La scelta arriva dopo aver valutato tutti gli allenatori disponibili. Per Di Carlo a livello umano mi dispiace molto, ma a questo punto si guardano i risultati ottenuti. Cavasin mi ha fatto una buona impressione. Traghettatore? Deve occuparsi di questo periodo. Adesso bisogna fare i punti, per l’anno prossimo poi vedremo tutto”.
Mentre, come detto, per quanto concerne le cessione del Pazzo:
“Su Pazzini voglio chiarire una cosa: non c’è nessuno, tra i miei colleghi, a meno che non sia un folle, che non avrebbe ceduto Pazzini visto che voleva andare via. Ha fatto di tutto per essere ceduto. Io sono amareggiato, perchè quelli che mi contestano dovrebbero intendersi di calcio un pò più di me e non capiscono che non si poteva più tenere Pazzini e continuano a protestare su questo. Io non c’ero, ma quando è venuto qui è stato applaudito, mentre Cassano lo hanno fischiato. Per com’era Pazzini a dicembre rispetto a quest’estate, alla Sampdoria sarebbe stato meglio far giocare Krsticic (giocatore della Primavera, serbo del ‘90 ndr), sia ben chiaro. E’ vergognoso che si continui a criticare la sua cessione”.
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La Sampdoria è ufficialmente in crisi. Fatta esclusione per la vittoria contro la Roma del 9 gennaio (per gentile concessione di Juan), i blucerchiati hanno perso 5 delle ultime sei partite di campionato (unico pari, 0-0, contro la Juve) e dopo aver passato il turno in Coppa Italia contro l’Udinese, sono poi stati eliminati in casa dal Milan (doppietta di Pato); in più sono andati via Cassano e Pazzini, due idoli indiscussi della curva. Scenario per niente rosee con la curva che inizia a mal vedere non solo il presidente Riccardo Garrone, ma anche l’allenatore Domenico Di Carlo.
La sua squadra non segna in campionato proprio dalla succitata sfida con la Roma, nonostante più volte Tosi e Garrone abbiano escluso un allontanamento dell’ex allenatore di Mantova, Parma e Chievo dalla panchina della Samp, dopo la sconfitta interna di ieri sera contro il Cagliari pare sia stato già allertato un suo sostituto. Il suo nome è quello di Luigi Cagni, decano degli allenatori italiani fermo ai box da un bel po’. Ad analizzare il momento delicatissimo della compagine ligure ci ha pensato Angelo Palombo, capitano e bandiera indiscussa del Ferraris sponda Samp.
“È un momento delicato, inutile nasconderlo. Non siamo ancora all’ultima spiaggia, ma dobbiamo rialzare la testa in fretta, rimboccarci le maniche e rimanere compatti, altrimenti da questa situazione non ne usciamo. Sono qui da tanti anni ormai, conosco bene l’ambiente: in passato abbiamo affrontato e superato altre situazioni difficili, sapremo metterci alle spalle anche questa, a patto d’invertire in fretta la rotta” ha assicurato il capitano blucerchiato, atteso coi suoi compagni domenica prossima a Udine, partita per niente facile. Ad aggiungere pepe alla faccenda il presidentissimo, Garrone per l’appunto, che sul sito ufficiale del club ha scritto una lettera ai tifosi.
“Al termine di una lunga ed attenta riflessione ho deciso di declinare l’invito dei Gruppi della Sud in merito alla mia presenza al dibattito pubblico da voi promosso per la serata di giovedì 4 febbraio.
Questo anche a seguito dell’incontro informale avuto pochi giorni fa con alcune rappresentanze del nostro tifo nel quale ho comunque ribadito i concetti e le valutazioni espresse a mezzo stampa e relative agli eventi che di recente hanno visto protagonista la Sampdoria. Colgo l’occasione per ribadirvi pubblicamente come lo sfogo della settimana scorsa non fosse rivolto direttamente a voi che avete sempre manifestato il vostro attaccamento a questi splendidi colori e il rispetto della mia persona. Declino quindi l’invito, ma vi ringrazio per esservi dimostrati ancora una volta “diversi” e disposti al dialogo.
Purtroppo però le ultime vicende che ci hanno riguardato da vicino mi hanno profondamente colpito. Non ho al momento lo stato d’animo adatto per affrontare un dibattito pubblico che so già sarebbe impostato in maniera costruttiva, ma che potrebbe offrire momenti di tensione e scontro verbale. Ho un carattere impulsivo e amo esporre i miei concetti in maniera franca e diretta. Non me la sento quindi di aderire ad un incontro che potrebbe rivelarsi al contrario - in questo particolare momento - deleterio e non produttivo.
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Tutto in un baleno: domenica scorsa Giampaolo Pazzini faceva paura alla Juve sfiorando il gol del vantaggio della Sampdoria e il quotidiano sportivo Tuttosport quel giorno aveva pure titolato che per il Pazzo sarebbe stata l’ultima partita da avversario della Vecchia Signora. Infortunio alla caviglia, poi lunedì la chiamata dell’Inter, in un giorno il centravanti della Nazionale ha dovuto decidere cosa fare, insieme alla storica fidanzata Silvia Slitti. Il mare di Genova e la loro casa a Nervi, l’affetto della curva, le emozioni, i gol, i tanti momenti vissuti da protagonista in blucerchiato, alla fine le sirene nerazzurre hanno prevalso sulle emozioni, sulla routine genovese, si pensa alla carriera: 3 milioni di euro netti all’anno, la possibilità di vincere e di giocare in una delle squadre più importanti del mondo.
Così in fretta e furia ha organizzato una cena con tutti i compagni di squadra, poi si è recato a Milano, ha messo tutto nero su bianco e ieri era già lì, alla Pinetina, ad allenarsi coi suoi nuovi compagni. Una brutta botta per le pretendenti del Pazzo, Juve in testa, ma anche per i suoi ormai ex tifosi, che dopo Cassano si sono visti strappar via un altro asso. Riccardo Garrone, proprietario del club, non usa parole morbide: “Da tempo c’erano troppe sirene per Pazzini e lui ne è rimasto affascinato, influenzato anche dalla volontà di salire di grado. Non siamo stati noi a liberarcene. Io speravo che le sirene non si ripresentassero ma è successo. Il dg lo faccio io, ho collaboratori capaci e fedeli, sono tranquillo e vi dico che con Pazzini non si poteva andare avanti. La corda è molto tesa, questa non è una minaccia ma se la corda si rompesse sono pronto a lasciare“.
Direttamente da Milano, a meno di una settimana dalla rottura, replica Pazzini: “Ho letto le frasi di Garrone, su alcune ci sono rimaste male, ma preferisco non rispondere. Perché ha detto certe cose dovete chiederlo a lui, a proposito del mio presunto scarso impegno in campo. Io avevo dei problemi, giocavo con infiltrazioni, se il presidente fosse venuto prima delle partite lo avrebbe saputo. Per me la Sampdoria è stato un periodo bellissimo. Resterò grato per sempre a quell’ambiente. Anche se si era perso l’entusiasmo dell’anno scorso“. Ora però l’attaccante toscano è già tutto proiettato sulla sua nuova avventura a tinte nerazzurre:
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Dopo appena sei mesi come direttore generale è già finita l’avventura di Sergio Gasparin alla Sampdoria. Il divorzio era nell’aria da diverso tempo a causa di un rapporto d’intesa mai nato con il presidente Garrone. Secondo fonti giornalistiche vicine all’ambiente doriano ci sarebbe stato più di qualche screzio tra il Dg ed il presidente legato alla vicenda Cassano con Gasparin che si sarebbe sentito in qualche modo “scavalcato” nella gestione del problema da Garrone. Ecco il comunicato Ufficiale della Sampdoria:
“U.C. Sampdoria S.p.a. comunica che in data odierna è stato raggiunto un accordo di risoluzione contrattuale con il Direttore Generale della società Sergio Gasparin. Con la presente, la scrivente intende ringraziare il sig. Gasparin per l’apporto dato al sodalizio in questi mesi”.
Per quanto riguarda la gestione sportiva futura si vocifera di un clamoroso ritorno di Salvatore Asmini, direttore sportivo durante la gestione Marotta, che adesso invece ricopre l’incarico di osservatore. Oltre ad Asmini c’è anche un altro nome che potrebbe fare al caso della Samp, si tratta dell’ex direttore sportivo del Palermo Walter Sabatini che da un paio di mesi ha lasciato i rosanero.

È fissata per il prossimo 3 dicembre la prima riunione del Collegio arbitrale che si occuperà del caso Cassano, come sappiamo la Sampdoria ha chiesto la rescissione unilaterale del contratto del calciatore barese in seguito alla lite avuta dallo stesso con il presidente Riccardo Garrone. A Genova però c’è ancora chi non si è arreso e continua a sperare che le distanze tra i loro beniamino e la società si colmino e che fra le due parti possa sbocciare nuovamente l’amore. Nel frattempo non mancano le iniziative in favore dell’attaccante che in questi giorni difficili se ne sta rintanato in casa, in attesa di novità.
Un gruppo di sostenitori blucerchiati si è radunato ieri sera sotto la finestra dell’abitazione di Antonio Cassano a Quinto. Sono stati intonati cori, i presenti erano minuti di maglie con il numero 99, sciarpe, foto e piccoli lumini rossi con i quali è stato disegnato il numero 99 sul marciapiede. Fantantonio non è rimasto insensibile a questa manifestazione d’affetto e si è affacciato tre volte per salutare e “benedire” la folla, c’è anche chi ha provato a chiedergli di scendere, non riuscendo però ad ottenere uno sperato contatto fisico si è dovuto accontentare di quello visivo.
Antonio Cassano saluta dalla finestra i suoi tifosi




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