
“Tassi, un classe ‘95, è fuori dal normale: spero possa diventare il nuovo Baggio, verrà in ritiro a Storo con la prima squadra e l’allenatore potrà vederlo subito all’opera” parole e musica di Gino Corioni, vulcanico presidente del Brescia che in questi giorni si sta godendo il ritorno in Serie A dopo cinque anni di Purgatorio. I progetti del patron delle Rondinelle sono ambiziosi, non vuole fare da comparsa nell’anno del centenario e così ora non si pente della scelta fatta a novembre scorso.
Accadde infatti che bussarono alla porta dei lombardi prima l’Inter e poi il Milan: i nerazzurri offrivano un milione tondo di euro per quel giovanotto degli Allievi, i rossoneri arrivarono addirittura a cinque. C’era di che tentennare, alla fine non cedette e ora spera che il ragazzo possa esplodere. Ufficialmente si aggregherà alla Primavera, in pratica si allenerà con i grandi e l’allenatore Beppe Iachini non chiude nessuna porta: “È un ragazzo di grande qualità. Sono molto curioso di vederlo all’opera con chi ha più esperienza di lui. Dovremo dosarlo, ma se sarà pronto state tranquilli che verrà tenuto in considerazione“.
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Roberto Baggio potrebbe a breve ritornare nel mondo del calcio, l’indiscrezione se confermata sarebbe quanto meno stupefacente se si considera la riluttanza mostrata dal fuoriclasse nei confronti di questo ambiente all’interno del quale ha speso più di vent’anni della sua vita. Il Divin Codino, dopo il suo ritiro avvenuto nel 2004, si era ritirato a vita privata dedicandosi a hobby meno stressanti come l’agricoltura, è anche proprietario di un’azienda in Argentina dove spesso si reca per andare a caccia, un’altra sua grande passione.
Già nello scorso febbraio, durante la presentazione di una collana di DVD che lo vedeva tra i protagonisti, aveva fatto capire che il suo esilio poteva terminare dichiarando che non gli sarebbe dispiaciuto provare ad allenare. Le voci circolate ieri invece lo vogliono molto vicino ad accettare un ruolo in seno alla nazionale di Cesare Prandelli, gli sarebbe stata offerta la posizione di Presidente del Settore Tecnico, carica appartenuta fino ad ora ad Azeglio Vicini, ct di Italia ‘90 che lanciò Baggio in azzurro. Se i mondiali sudafricani fossero andati bene questo ruolo sarebbe stato affidato molto probabilmente a Marcello Lippi, la voglia di rinnovamento ha invece portato a pensare al fuoriclasse di Caldogno.
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Dopo cinque anni di Purgatorio in Serie B e due play-off falliti, al terzo tentativo (o al quinto che dir si voglia) il Brescia si riprende la Serie A; un’attesa lunga 60 mesi, ma alla fine la soddisfazione del club lombardo è stata enorme vuoi per la sofferenza con cui alla fine è arrivato l’agognato verdetto, vuoi perché gli acerrimi rivali dell’Atalanta sono scesi in cadetteria proprio quest’anno. Il presidente delle Rondinelle, al secolo Gino Corioni, è raggiante e parla a 360° gradi ai microfoni di Radio Rai Uno, più precisamente nella trasmissione Radio Anch’io lo Sport: “I tifosi del Brescia si devono aspettare una squadra non smantellata e rinforzata. Abbiamo il vivaio più interessante d’Italia. Spero che il Brescia non retroceda più, mi darò da fare“.
Già, belle parole, ma il lavoro da fare sarà tanto. Innanzitutto, sarà ancora Giuseppe Iachini l’allenatore? Il rapporto tra tecnico e patron pare si fosse un pochettino inclinato sul finire di stagione, per via della mancata promozione diretta a discapito del Cesena (fatale la sconfitta di Padova); così Corioni in merito: “Ha fatto bene, è un ragazzo serio, un gran lavoratore e persona perbene. Certo nel calcio bisogna volere imparare e se si pensa di non avere più niente da imparare è meglio che si smetta“, mentre il diretto interessato non si dice sicuro di rimanere anche se lo spera. Ma è quando va fuori tema che Corioni dà il meglio di sé, parlando di Kakà, Baggio, Guardiola e il vivaio bresciano.

Si tratta di una sommaria raccolta di storici e bellissimi goal realizzati nelle fasi finali del campionato del mondo. Tra i 20 (non di più per ovvi motivi di spazio e scorrevolezza del post) video selezionati in ordine sparso non potevamo non iniziare con l’incredibile e interminabile serpentina di Diego Armando Maradona , quando il pibe de oro segnò il goal del 2-0 nel 1986 all’Inghilterra. Immancabili gli altri nomi che hanno portato in alto, con le loro gesta, il football e la competizione più importante: si va da Pelè a Zidane, da Roberto Baggio a Cruyff.







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Roberto Baggio, l’idolo indiscusso che ha unito generazioni di appassionati di tutto il mondo e tifosi di diverse bandiere, torna a parlare in occasione di un’iniziativa editoriale della Gazzetta dello Sport con Raitrade dedicata alla carriera dell’ex Pallone d’oro con 10 dvd dal titolo «Io che sarò Roberto Baggio». Il divin codino non esclude del tutto un ritorno in grande stile nel calcio. Il corso per allenatori di Coverciano potrebbe essere un’ipotesi ed è lui stesso a confermarlo: “Dal divano di casa è facile guidare una squadra, ma potrei prendere in considerazione l’ipotesi di allenare in futuro. È una sfida e a me le sfide piacciono”. Poi una battuta sull’Inter vista a San Siro contro il Chelsea: “Non era una partita facile quella dell’Inter contro il Chelsea. I nerazzurri hanno giocato bene, è chiaro che ci vuole un risultato importante al ritorno“. Una giusta critica al calcio di questi anni: “Non approvo il razzismo nel calcio. E’ assurdo che ci sia questa stupidità”.
(Le Foto della Mitica Carriera di Baggio - Alcuni Video delle Prodezze in Nazionale)
E Cassano in nazionale? Per Baggio “è un grande talento e può cambiare le partite in qualsiasi momento. Gli allenatori ovviamente hanno le loro esigenze ma Cassano ha la capacità di farsi valere. D’altronde le porte della Nazionale sono aperte per tutti e lo saranno anche per lui”. Infine il ricordo più brutto della sua carriera sportiva, la finale mondiale persa contro il Brasile ai rigori: “Se c’è una partita che rigiocherei è la finale di Usa ‘94. Quella partita è il mio peggior incubo, me lo porto dietro e me lo porterò dietro sempre. Il rigore sbagliato? E’ difficile anche per me spiegarlo, non ho mai tirato alto un rigore. L’avevo calciato come tantissime altre volte, ero tranquillo, non c’è una spiegazione logica. Ogni tanto penso ‘magari qualcuno ha abbassato la porta…“.



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E dopo il meglio degli ultimi dieci anni di calcio internazionale, dedichiamo la giusta attenzione al pallone nostrano: dalla delusione per la finale persa agli Europei del 2000 all’ultimo secondo contro la Francia alle speranze per i prossimi Mondiali sudafricani, gli Anni Zero del calcio tricolore sono stati densi di avvenimenti e di sorprese, di storie da raccontare e di protagonisti di assoluto valore. Come abbiamo fatto nel precedente articolo, proseguiremo per categorie e ci scusiamo sin da subito se tralasceremo qualche cosa; d’altra parte non è facile condensare in un post un decennio di calcio e passione. Allora buona lettura… e votate nel Sondaggio in fondo!
L’anno: nessun dubbio, il 2006. Ma come potrebbe essere altrimenti? E’ stato forse l’anno zero del calcio italiano, ricchissimo di colpi di scena e di immagini indelebili. Calciopoli è stato il terremoto, dall’inferno al paradiso dei Mondali tedeschi con l’Italia addirittura sul tetto del Mondo dopo memorabili notti che ognuno di noi è destinato a portarsi nel cuore per sempre. E poi la Juve in Serie B per la prima volta nella sua storia, mercato al veleno, penalizzazioni e diaspora all’estero di alcuni campioni. Come l’11 settembre per il mondo occidentale, da quell’estate del 2006 nulla è stato più lo stesso per l’italiano appassionato di calcio…
La squadra di club: sbeffeggiata per anni, incapace di dare soddisfazioni ai propri tifosi, regina del mercato in estate, aveva iniziato il millennio nei peggiori dei modi; prima le Coppe Italia per riassaporare il gusto della vittoria, quindi l’agognato scudetto. Fa niente se il primo della serie è giunto a tavolino e se il secondo senza la rivale di sempre, la Juve; quel che conta è che al giorno d’oggi se c’è una squadra da battere nei confini italiani, quella è l’Inter. Muscolare e cinica, non sempre bella ma sempre rigorosamente internazionale, con Mancini o con Mourinho, con Ibrahimovic o senza lo svedese, cambia poco: si avvia al quinto scudetto di fila, scusate se è poco!
Il calciatore: dopo 24 benedetti anni, rialzare la Coppa del Mondo al cielo di Berlino è stata un’emozione per 56 milioni di italiani. Vi immaginate allora cosa ha provato colui che per primo, fisicamente e da capitano, l’ha sollevata in nome di tutti noi appassionati cronici di una sfera e un rettangolo verde? E’ Fabio Cannavaro il giocatore simbolo di questo decennio verde-bianco-e-rosso, difensore arcigno che ha cambiato quattro maglie e che ha vinto il Pallone d’Oro: dopo Baggio e la sua classe, la grinta del napoletano stopper di fiducia. Inter e Juve, Parma e Real Madrid, una carriera consacratasi negli Anni Zero e che solo ora si accinge a tramontare.




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Il Golden Foot è un premio istituito nel Principato di Monaco nel 2003, ispirandosi alla famosa Walk of Fame di Hollywood, il premio per i vincitori consiste in un’impronta dei loro piedi sul lungomare di Montecarlo. Il trofeo è riservato ai giocatori che hanno superato la soglia dei 29 anni di età, la loro caratteristica principale è quella di essere grandi campioni, non solo sul campo ma anche per tutto quello che hanno fatto vedere nell’arco della loro carriera. È chiaro che un premio del genere si può vincere una sola volta nella vita (Fotogallery).
Tra i candidati alla vittoria di questa settima edizione ci sono due italiani, Gianluigi Buffon e Francesco Totti. Se la dovranno vedere con altri otto campionissimi del football e cioè: gli inglesi David Beckham e Steven Gerrard, i francesi Thierry Henry e David Trezeguet, più altri pesi massimi del calibro di Luis Figo, Ryan Giggs, Raul e Ronaldinho. Il vincitore lo scelgono i tifosi votando attraverso il sito ufficiale del trofeo. Le votazioni per questa edizione sono aperte fino al 18 settembre prossimo.
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Passa in archivio un anno importante e sta per cominciarne uno altrettanto affascinante: via Donadoni e il fallimento austro-elvetico, ci sarà Lippi a guidare l’Italia nella lunga vigilia dei prossimi Mondiali, un 2009 che vivrà di qualificazioni e di Confederations Cup, oltre che delle solite piccole polemiche che da sempre accompagnano le vicende degli azzurri. Antipasto di ciò che ci attenderà, le parole del ct viareggino che a La Stampa ha risposto senza essere banale alle domande più disparate: un esempio? Chi è stato il miglior italiano del 2008? “Del Piero. E Ibrahimovic il miglior straniero“. E per le prossime convocazioni, quelle più importanti, la porta non è scontato sia aperta per tutti.
“Con i reduci di Berlino sono stato chiaro: non saranno i debiti di riconoscenza a fissare i convocati. Cannavaro e Materazzi, per dire: nel 2010 avranno 37 anni. Mica posso portarli entrambi. Su Amauri invece ci conto, eccome. Ormai, con le procedure legate alla cittadinanza italiana dovremmo essere a cavallo” le sue parole, mica roba da poco. Un duro, dunque, che dice di assomigliare a Mourinho (”Mi riconosco nella sua concretezza; come me, non è rivoluzionario né conservatore, ma terribilmente pratico“) e che non farà mai la pace coi vari Zeman, Baggio e Panucci. L’altra guancia la porgerebbe a Totti, non a Cassano.
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Ronaldo non figura nell’elenco dei 20 giocatori più “infedeli” della storia del calcio. Eppure il fenomeno brasiliano, appena accasatosi al Corinthians dopo lo sgarbo al Flamengo (si è allenato con la squadra di Rio fino a qualche giorno prima), meriterebbe quantomeno di stare tra i top 5 della lista redatta dal quotidiano spagnolo Marca. Milan e Inter, Barcellona e Real Madrid, Flamengo (squadra per la quale tifa) e Corinthians i mutamenti di Ronaldo: insomma, verrebbe da dire va dove lo porta il vento…e i soldi. (Guarda la lista dei 20)
Forse, ad influire nel mancato inserimento di Ronaldo tra i grandi traditori c’è sicuramente un fattore determinante: gli intermezzi temporali nel cambiare casacca. Ronaldo, infatti, ha vestito maglie rivali della stessa città, ma lo ha fatto “intervallando” i suoi tradimenti mettendo di traverso una maglia del Real Madrid tra quelle dell’Inter e del Milan. Figo invece non si è fatto problemi nel passare dal Barça al Real Madrid e merita il primo posto in classifica.
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Campioni del passato viola e rossonero, campioni del presente. Ma sono qui in veste di amici, persone che hanno conosciuto e frequentato Stefano Borgonovo quando tirava calci ad un pallone e che lo ritrovano, dopo tanti anni, immobile su una sedia. E’ Roberto Baggio, il compagno in viola di Stefano di fine anni 80, a prendere per mano Borgonovo e ad accompagnarlo in giro per lo stadio Franchi gremito in ogni ordine di posto. (foto serata)
Un eroe moderno è la definizione che utlizza Baggio. Difficile dargli torto. Stefano, più forte che mai, si rivolge al pubblico e invita a non incolpare il calcio e a continuare la battaglia contro la malattia che definisce stronza. Ruud Gullit non trattiene le lacrime così come succede a Sacchi e Ronaldinho.
Il pubblico di Firenze grida a più riprese il coro Borgogoal Borgogoal e applaude il coraggio e la dignità di Borgonovo, coperto dalla maglia numero nove. Sua figlia non lo abbandonerà mai per tutto l’arco della serata. E Stefano non perde la voglia di scherzare: “Roby, a vederti qui hai qualcosa dell’allenatore”, rivolgendosi a Baggio. “Non capisci niente!”, gli risponde bonariamente il divin codino. “Sei il giocatore più forte degli ultimi 50 anni”, dice Borgo.
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