
Controcampo perde il suo opinionista più anziano e frizzante. Giampiero Mughini non sarà più presente nella trasmissione che gli ha regalato la grande notorietà come raffinato rappresentante del tifo Juventini. Un divorzio storico dopo anni nei quali la figura di Mughini sembrava ormai indissolubilmente legata a quella del programma sportivo di Mediaset.
Al suo posto l’ex dirigente e calciatore della Juventus Roberto Bettega, di recente dimessosi dalla società bianconera dopo essere rientrato in organico nel mese di gennaio con il ruolo di vice-presidente operativo. Bettega, che ha già avuto un breve passato da opinionista, non ha certamente lo stile aggressivo e provocatorio di Mughini, complessivamente la trasmissione rischia di perdere uno dei suoi punti forti e di non poterlo sostituire in maniera efficace.
La separazione fra Controcampo e Mughini non si è consumata amichevolmente, almeno stando alla versione data dall’ex giornalista ad Affari Italiani:
Bisogna chiedere agli amici di Mediaset i motivi di questa decisione, io non li sento da quando si è conclusa l’ultima puntata della trasmissione.
Per la Juventus ieri è stata una giornata molto importante, il consiglio di amministrazione che si è tenuto in Corso Galileo Ferraris ha portato la ventata di novità tanto annunciate nei giorni scorsi. È appena cominciata una rivoluzione che ancora tanti cambiamenti porterà nella società bianconera. Intanto si è insediato il nuovo presidente: Andrea Agnelli, richiesto a furor di popolo, ha preso il posto di Jean Claude Blanc che conserva comunque le cariche di amministratore delegato e di direttore generale, seppur limitatamente all’area commerciale.
In sede ieri ci sono state anche le firme di Giuseppe Marotta e di Luigi Delneri. Come riportato anche dal sito ufficiale bianconera l’ex dirigente blucerchiato diventa direttore generale con responsabilità su tutto il settore sportivo e medico, sarà affiancato dal fido Fabio Paratici per quello che riguarda il mercato, mentre si prospetta un ritorno di Fabrizio Tencone, già medico sociale della Juve dal 1995 al 2002, come responsabile dell’area sanitaria. Giuseppe Marotta ha firmato un contratto triennale, resterà legato alla società di Torino fino al 30 giugno 2013.

Se non arriva, e al più presto, il nuovo ds Beppe Marotta (per l’ufficializzazione in bianconero dell’uomo di mercato sampdoriano bisognerà, gioco forza, attendere la fine del campionato), lo scenario in casa Juve rimarrà, e sarà destinata a rimanere, nebulosa: l’ingaggio dicembrino di Bettega non ha regalato idee particolarmente brillanti nella mente della dirigenza della Vecchia Signora, e anche i movimenti primaverili sul mercato (volti a programmare la stagione del rilancio, la prossima, l’ennesima) paiono dettati dall’istinto più che da un piano ben preciso. Rafa Benitez: avvicinato in inverno, inseguito un mese fa, messo alle strette di recente.
Ecco l’emblema di una strategia, quella juventina, che non ha radici piantate in un calcolo a monte: lo spagnolo vuole milioni su milioni, uno staff corposo e la possibilità di fare la stragrande maggioranza del mercato. La Juve nel frattempo si assicura un direttore sportivo come Marotta, ha da ridire su qualche uomo di troppo dell’allenatore del Liverpool e i conti non tornano quando sul piatto il trainer iberico mette postille, clausole e buonuscite: poi ieri il suo incontro col nuovo proprietario del Liverpool, di pochi minuti fa la telefonata dal Merseyside al Piemonte: “Pronto? Sono Benitez. No grazie, alla Juve non vengo“. Un rifiuto che era nell’aria e che dimostra quanto sia ai minimi storici l’appeal della società di Corso Galileo Ferraris.
Secondo forti ed insistenti voci domani Andrea Agnelli verrà cooptato come prossimo Presidente della Juventus nell’Assemblea di Exor, società che detiene il pacchetto di maggioranza della Juve, per ricevere la nomina nel Cda della squadra bianconera previsto per il 10 maggio prossimo. Si va profilando dunque un sostanziale defilamento degli Elkann, come la “piazza” da diverso tempo auspica, per avere nuovamente un Agnelli alla presidenza della società. Ad annunciarlo dovrebbe essere proprio John Elkann in persona e a quel punto Andrea potrà ricoprire la carica che fu di suo padre Umberto la bellezza di 48 anni fa.
Si tratterà di un vero e proprio passaggio di consegne tra i due rami della famiglia Agnelli che andrà a modificare profondamente anche l’organigramma societario. Con Andrea presidente Blanc tornerebbe a ricoprire “solamente” la carica di amministratore delegato mentre il ruolo di direttore generale potrebbe essere affidato a Roberto Bettega, attualmente vice di Blanc, oppure a Beppe Marotta della Sampdoria sebbene quest’ultimo proprio in questi giorni abbia smentito qualsiasi tipo di contatto sia con la società che con la proprietà della Juve. Andrea Agnelli è sempre stato molto legato ai colori bianconeri ed era molto vicino alla Triade composta da Moggi, Giraudo e Bettega.
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Il vice direttore generale della Juventus, Roberto Bettega, è intervenuto per smentire le voci relative ad una probabile cessione di Gianluigi Buffon. Lo ha fatto attraverso le pagine del sito ufficiale della società dopo che nella giornata di ieri più di una testata giornalistica, Tuttosport in testa, aveva riferito di come la Juventus fosse intenzionata a vendere il portierone in caso di un’offerta ritenuta congrua. Non c’è niente di vero, almeno stando alle dichiarazioni del dirigente juventino.
“Il gruppo non si lascia certo distrarre da queste cose. Per quanto riguarda quanto scritto oggi su una presunta cessione di Buffon voglio rassicurare i tifosi: Gigi non si tocca, resterà alla Juventus”, queste le parole che allontanano con decisione ogni ipotesi relativa ad un possibile addio del portiere della nazionale, che nel frattempo ha recuperato dal suo infortunio ed è tornato ad allenarsi in gruppo. Contro il Napoli però tra i pali ci sarà Alex Manninger, anche lui di ritorno dopo un paio di settimane di stop, questa è una notizia importante visto anche il rendimento ottenuto dal terzo portiere Antonio Chimenti.
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Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
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C’è già una mezza aria di bilanci in casa Juventus dopo il ko di Genova, l’ennesimo di una stagione che rischia di diventare catastrofica più che fallimentare. Il quarto posto, a questo punto, resta l’obiettivo minimo, ma la sconfitta contro una diretta concorrente, giunta a pochi giorni dalla debacle di Londra in Europa League, rischia di deprimere definitivamente l’ambiente bianconero. Zaccheroni ne è consapevole ed è pronto ad assumersi le proprie respnsabilità:
“Se non riesco ad arrivare al quarto posto vuol dire che ho fallito la mia missione. Questa è una squadra che deve ritrovare le forze che non ha avuto a disposizione fino ad ora. Credo che siamo ancora in corsa per il quarto posto. Il gol di Cassano? L’episodio che ha deciso la partita. Chimenti aveva un problema ad una gamba, non era certamente al meglio; stava andando indietro, Cassano è stato svelto e ha fatto un gran bel gol che ha deciso una partita. A me è sembrata una discreta Juventus finché le energie fisiche sono rimaste, soprattutto nel primo tempo la squadra è stata padrona del centrocampo e ha cercato di vincere la partita, poi nella ripresa siamo calati. Gli imepgni europei si sono fatti sentire, d’altronde tutte le squadre impegnate in Europa hanno perso o pareggiato”.



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L’ultima partita Vincenzo Iaquinta l’ha giocata contro la Fiorentina, era il 17 ottobre e da allora sono passati quattro mesi. Poi i problemi al menisco e l’inizio di un vero e proprio calvario: l’attaccante juventino viene sottoposto ad un’operazione al menisco esterno. Si tratterebbe di un problema che potrebbe tenere fermo il giocatore per una quarantina di giorni, ma durante l’intervento i medici si accorgono che il ginocchio operato ha anche altri problemi, molto più gravi e che purtroppo allungheranno i tempi di recupero sensibilmente.
Quando si sta lontani dal campo così tanto tempo il tono muscolare ne risente e per tornare in condizione è necessario molto lavoro. Iaquinta non si spaventa e in questi mesi lavora, tanta fisioterapia e palestra, accompagnata dalla sofferenza di vedere la sua squadra piombare in una crisi senza precedenti nella secolare storia del club. Adesso questi brutti momenti sono alle spalle, l’attaccante ieri ha giocato quasi un’ora nell’amichevole programmata contro il Bra, squadra di eccellenza, e ha dato anche segnali confortanti sulle sue condizioni di salute.

Odiato, osannato o che sia indifferente, Luciano Moggi quando parla si lascia ascoltare. E’ nel bene o nel male uno dei simboli del calcio italiano. Ieri era ospite del giovane e bravo Michele Criscitiello su Sportitalia, ne ha approfittato per dire la sua su eventi passati e attuali, battibeccando con un Maurizio Pistocchi in vena di attacchi puntuali. “Non sono venuto per confessarmi. L’altra volta non sono venuto qui perché non ero preparato? Cosa dovrei preparare? Sono venuto per parlare di calcio, se tu (Maurizio Pistocchi, ndr) vuoi farmi delle domande extra vieni al processo a Napoli, a Roma e a Torino mi hanno assolto e a Roma mi hanno condannato per non aver dato uno stipendio a un giocatore, pensate un po’. E’ stata un’azione giudiziaria voluta dai media perché la partita che dava più problemi era Lecce-Parma in cui io non c’entravo nulla” le parole di Moggi in merito al sempre caldo argomento calciopoli.
“Non abbiamo fatto niente di particolare se non difenderci da quello che abitualmente avviene nel campionato di calcio. Dal 2000 al 2006 non è successo quello che è successo dal 2006 al 2010: un casotto che non c’è mai stato prima. Faceva solo comodo far fuori la Juventus, Moggi, Giraudo e Bettega, anche se Bettega poi è rientrato. Siamo entrati nei pasticci come immagine dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Adesso si dice di abbassare i toni. La prima in classifica è la prima a non farlo. Zamparini dice che vuole perdere il quarto posto solo per demeriti della squadra e non per errori arbitrali. A Firenze appena saputo della designazione di Rosetti col Milan i giornali di Firenze hanno subito detto ‘Rosetti per carità’, dopo la partita il presidente della Fiorentina che aveva detto di abbassare i toni dice che Rosetti non deve più arbitrare la Fiorentina” ha continuato ad attaccare l’ex direttore sportivo di Juve e Napoli. Che poi dispensa opinioni prettamente calcistiche.
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Quando lo dice prima Maurizio Mosca a Guida al Campionato e poi lo conferma Tuttosport, c’è quasi la certezza che la cosa non si farà: no, Fabio Capello bis alla Juve è la classica boutade su cui sarebbe difficile ricamare un post. Da verificare anche le voci che vogliono Adriano, sì proprio lui, l’Imperatore, obiettivo juventino per il dopo-Trezeguet: il valore del giocatore non si discute, ma quanto c’è di vero dietro questa indiscrezione? Chissà, forse di più di quanto non si immagini, ma sembra comunque qualcosa di inverosimile. L’accostamento invece di Kevin Kuranyi alla Vecchia Signora pare qualcosa di tangibile, per vari motivi: è un giocatore relativamente giovane (è un classe ‘82), che si libera a parametro zero dopo 4 stagioni a Gelsenkirchen e che guadagna al netto due milioni di euro.
In pianta stabile nella Germania di Joachim Low, è stato per tre anni il capocannoniere dello Schalke 04, ma anche allo Stoccarda fece un bel numero di gol. Padre tedesco-ungherese, madre panamense, è nato in Brasile e poteva “scegliere” fra ben 4 nazionali, avendo una miriade di passaporti; alla fine ha scelto per la selezione tedesca, risultando comunque un prolifico cannoniere. Abile nel gioco aereo, potente senza lesinare classe, potrebbe essere un affare; non un top-class ma comunque un giocatore dal gol facile che assomiglia per caratteristiche ad Amauri e Iaquinta, mixati (ma non per questo più forte dei due). E secondo più di una fonte, non solo italiana, la trattativa per vederlo col bianconero la prossima stagione sarebbe avviata, con l’indizio del contratto non rinnovato che pare quasi una prova (è stato accostato anche alla Roma).
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