Settantacinque minuti di Milan e quindici di Sampdoria, eppure nell’impianto genovese sito nel quartiere Marassi finisce 1-1 tra i padroni di casa, precisi e ordinati ma spesso in apnea, e i rossoneri, capaci di mostrare una freschezza atletica invidiabile eppure non abbastanza bravi da abbattere l’encomiabile muro blucerchiato. Nel primo tempo ritmi meno intensi, col Milan in vantaggio sul finire di tempo grazie a una bella combinazione Robinho - Ibrahimovic, col brasiliano a segno per la quarta volta in questo campionato. Ad inizio ripresa Pazzini ha riportato la partita in parità.
Continua a leggere: Video Serie A: Sampdoria - Milan 1-1 - 27 Novembre 2010 - Highlights HD

Settantacinque minuti di Milan e quindici di Sampdoria, eppure nell’impianto genovese sito nel quartiere Marassi finisce 1-1 tra i padroni di casa, precisi e ordinati ma spesso in apnea, e i rossoneri, capaci di mostrare una freschezza atletica invidiabile eppure non abbastanza bravi da abbattere l’encomiabile muro blucerchiato. Nel primo tempo ritmi meno intensi, col Milan in vantaggio sul finire di tempo grazie a una bella combinazione Robinho - Ibrahimovic, col brasiliano a segno per la quarta volta in questo campionato. Ad inizio ripresa Pazzini ha riportato la partita in parità.
Nella Samp c’è ancora Marilungo ad affiancare Pazzini in attacco, recupera Palombo a centrocampo; nel Milan fuori Pirlo, in panca anche Flamini e fiducia a Boateng, coppia offensiva solita con Seedorf dietro le punte. Nel primo tempo lungo monologo milanista, pur tuttavia le conclusioni più pericolosi scaturiscono da tiri da fuori; Robinho ha il piede caldo, buona castagna anche di Boateng, ci prova pure Seedorf, Curci è insuperabile. Poi sul finire ottima trama cominciata da Abate, palla a Robinho che la cede a Ibra, lo svedese chiude il triangolo e l’ex Real e City trova il gol con un destro perfetto.
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Nel primo degli anticipi della settima giornata di serie A, il brasiliano Pato, in ombra nella prima fase del campionato, torna protagonista, e con una doppietta trascina il Milan al successo interno contro il Chievo, che vale per il momento il primo posto in classifica. Vittoria non troppo complicata, ma con qualche patema di troppo nel finale quella dei rossoneri, a segno nei minuti di recupero anche con Robinho, al primo gol in Italia, dopo che un’inusuale autorete di Zlatan Ibrahimovic su azione di calcio d’angolo aveva riportato in partita gli uomini di Pioli. Infortunio la cui gravità è ancora da valutare per Thiago Silva.




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Lustrini e pailettes a Milanello: oggi sono stati presentati, in maniera ufficiale e di fronte alla stampa, i due ultimi colpi di mercato della premiata ditta Galliani & Berlusconi, due nomi altisonanti per far schizzare alle stelle abbonamenti, morale e tasso tecnico: Zlatan Ibrahimovic e Robinho. Ovviamente i riflettori più accecanti erano tutti per la punta svedese, che nel suo stile si è accattivato il popolo rossonero con dichiarazioni d’amore da libro rosa: “I primi due giorni è stato fantastico, con la società, la squadra e con i tifosi. Erano tutti contentissimi, già a Barcellona. Ero vicino al Milan quattro anni fa, e ora finalmente sono arrivato. Di tutte le squadre che ho giocato questa è la maglia più bella“. E’ ossessionato dalla voglia di vincere tutto, lo ripete, è ottimista e tutti intorno a lui sono felici, ma amore eterno non lo giura: “Quando firmo per un club penso sempre che è il mio ultimo club, lo pensavo anche quando ho firmato con il Barcellona, ma non puoi prevedere quello che può succedere. Ho firmato per quattro anni e spero di restare, ma dipende anche da tanti altri fattori“.
Inevitabili, le domande sull’Inter, l’acerrima rivale milanista che beneficiò, appena due anni fa, delle giocate del lungagnone per vincere a man bassa (più o meno, il secondo) tre scudetti: “Per me siamo favoriti per campionato e Champions. Spero che questa possa essere la migliore stagione della mia carriera. La sfida più sentita? Ovvio, sarà quella contro l’Inter. Sarà un derby fantastico. Secondo me sarà una sfida tra noi due, e il Milan arriverà davanti all’Inter. Torno in Italia con più fame e voglia di vincere. Voglio vincere tutto, questa è la mia mentalità. Il Milan è più forte dell’Inter. Ho vinto tanto in nerazzurro e ora voglio vincere ancora di più qui in rossonero“. Immancabili, poi, parole al miele per Berlusconi e Galliani: “Chi mi ha subito convinto di accettare il Milan? Non c’è dubbio, Berlusconi, che ho sentito due volte. Poi Galliani che ha fatto un grandissimo lavoro, è venuto a Barcellona e mi ha detto: «Non torno a Milano senza di te». Ho parlato con la mia famiglia e abbiamo deciso di tornare anche perché pochi giocatori possono dire di no al Milan“. Insomma tutto secondo copione.
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Dopo un paio di anni di depressione canaglia, il popolo milanista si riaffaccia alla vita (calcistica, s’intende), con rinnovato entusiasmo: merito di una campagna acquisti che sul filo di lana ha regalato ai rossoneri Zlatan Ibrahimovic e Robinho. Sono bastati questi due colpi, entrambi utili per il reparto offensivo, per rinfocolare i supporters del Diavolo che a fiotti stanno invadendo i botteghini per sottoscrivere gli abbonamenti, tanto per il campionato quanto per la Champions
“Entusiasmo? Lo capiamo soprattutto dalla risposta dei tifosi. Oggi abbiamo raggiunto quota 40 mila abbonati per le partite di Champions League e procediamo a una media di 5 mila tessere al giorno. Non facciamo previsioni ma di questo passo arriveremo a un vero e proprio record. E’ ritornato dopo un anno l’idillio che aveva sempre contraddistinto il rapporto di Berlusconi coi tifosi, diciamo che l’estate 2009 è dimenticata” parole e musica di Adriano Galliani.
Ma l’amministatore delegato rossonero è foriero di parole al miele per il suo popolo, ringalluzzendolo ancor di più quando accenna a Mario Balotelli: “Abbiamo fatto ottimi affari con Raiola, di Balotelli non abbiamo parlato ma non nascondo, soprattutto adesso che non è più dell’Inter, che un giorno mi piacerebbe vederlo in maglia rossonera“, un giorno che si presuppone sia lontano, visto che SuperMario ha appena firmato un contratto di cinque anni con i non poco ambiziosi sceicchi del Manchester City.
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Robinho è ad un passo dal diventare un giocatore del Milan. Il brasiliano è atterrato a Milano da Manchester e ha effettuato le visite mediche a Gallarate, ma non ha ancora firmato il contratto con i rossoneri. La chiave, in queste ultime 4 ore di calciomercato, è la cessione di Marco Borriello. Galliani si sta muovendo sempre nello stesso modo: dentro Ibrahimovic, fuori Huntelaar (accasatosi allo Schalke 04 per 11 milioni). Ora per inserire in rosa Robinho c’è bisogno di liberarsi di Borriello.
L’attaccante fino a poche ore fa era conteso fra Juventus e Roma, ma i bianconeri hanno rifiutato l’ipotesi di una cessione definitiva e si sono ritirati dalla trattativa. I giallorossi, sostanzialmente fermi fino ad ora sul mercato, stanno provando ad accontentare le richieste del giocatore e del Milan. Ad ogni modo Robinho è in Via Turati, sarebbe paradossale non firmasse con i rossoneri. Attendiamo sviluppi nelle prossime ore.

Sessantaquattro anni dopo lo sciagurato, se non infausto, Mondiale del 1950 il Brasile fra 48 mesi avrà l’occasione di prendersi una bella rivincita: nel 1950 i campionati del mondo giocati tra le mura amiche furono fallimentari per la vittoria finale dell’Uruguay, nel 2014 l’opportunità di cancellare definitivamente quella delusione che neanche il tempo ha saputo mandar via. Già, ma per arrivarci bisognava che l’antipasto sudafricano fosse stato sfruttato a puntino, invece i verdeoro tornano a casa con mille punti interrogativi, con più di qualche crepa da riparare e soprattutto senza un allenatore.
Da ieri, infatti, Carlos Dunga non è più il ct della Seleçao; l’ex giocatore di Fiorentina e Pescara non ha tutte le colpe, ma di certo più di una responsabilità come lui stesso ha ammesso: dopo l’illusione della scorsa Confederations Cup, pensava che riproporre lo stesso gruppo fosse stato abbastanza per arrivare quanto meno tra le top four. E invece insistere su giocatori come Melo, Fabiano o Kakà, ampiamente deludenti coi loro club, e tenere fuori l’idolo locale Neymar (e che dire di Pato e Gamso?) alla fine forse ha pesato, senza contare che l’ormai ex selezionatore non ha saputo inculcare la giusta mentalità, gestendo le energie nervose dei suoi ragazzi molto molto male.
Clamoroso a Porth Elisabeth. L’Olanda ha battuto ed eliminato il Brasile e si è qualificata alle semifinali di Sudafrica 2010. Vittoria esaltante per gli orange che hanno sconfitto in rimonta una delle super favorite del torneo. Protagonista in positivo l’interista Sneijder, decisivo nella rimonta olandese per recuperare allo svantaggio del gol di Robinho nel primo tempo. Disastroso Felipe Melo che nell’occasione dell’1-1 ha disturbato l’uscita di Julio Cesar deviando la palla in rete e poi si è fatto espellere per aver scalciato Robben. (Il Video della partita)
Nel primo tempo i brasiliani hanno rispettato i pronostici della vigilia giocando un buon calcio e andando in vantaggio con Robinho al 10′ minuto del primo tempo servito in profondità da un passaggio di Felipe Melo. Sembra tutto facile per il Brasile che colleziona buone occasioni da gol nel primo tempo con Juan, Kakà e Maicon, ma nel secondo tempo la musica cambierà. Al settimo minuto della ripresa Bastos, già ammonito, stende Robben e l’arbitro grazia il brasiliano. Passa appena un minuto da questo episodio contestato e l’Olanda pareggia i conti.












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E’ un Brasile che fa paura quello visto stasera. La nazionale allenata da Carlos Dunga avvisa le altre pretendenti al titolo e ne rifila 3 al Cile in scioltezza. I cileni, privi di tre titolari (di cui due difensori centrali), come di consueto in questa competizione, sono scesi in campo senza timori reverenziali non rinunciando al proprio gioco. Ma stavolta l’avversario si chiamava Brasile e la squadra di Bielsa è stata punita alle prime disattenzioni difensive. Si è discusso a lungo di un Brasile “europeo”, molto ordinato tatticamente da Dunga e difensivamente impenetrabile; in realtà si tratta di una formazione che sembra aver trovato il giusto connubio tra ordine e innata capacità tecnica dei suoi interpreti.
Parte bene il Cile che nei primi 20 minuti imbriglia i cinque volte campioni del mondo. Al 20esimo uno scambio tra Sanchez e Suazo mette paura all’ermetica difesa verdeoro. Poi, lentamente, esce il Brasile. Al 25esimo una punizione di Maicon battuta verso il centro dell’area di rigore, costringe Fuentes a mandare in calcio d’angolo. Il simpatico Cile è solo un fuoco di paglia, perché, come solo una grande squadra sa fare, arriva al 34esimo il goal che spezza gli equilibri: angolo di Maicon dalla destra, Juan salta imperioso nella carente (in statura e fisico) difesa cilena e segna di testa mettendo la palla sotto alla traversa. Per il letale raddoppio basta attendere tre minuti: Kakà pesca Luis Fabiano al 37esimo in area di rigore, l’attaccante è freddissimo nei pressi della porta.




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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.