Seconda sconfitta in campionato dopo cinque partite della gestione Leonardo, il Milan esce dal Friuli con le ossa rotte. Alla vigilia della gare si affrontavano due formazioni alla ricerca di un identità ben precisa e di una continuità di risultati. Leonardo veniva dalla vittoria in campionato di domenica scorsa contro il Bologna, nella quale però non aveva convinto critica e tifosi. Anche l’Udinese doveva riscattare la deludente prestazione di Napoli con tanta voglia di zittire le polemiche di questi giorni. All’ottavo minuto è il Milan a rendersi pericoloso con una conclusione da 25 metri di Seedorf ma il suo tiro è alto. (Le foto della partita - Video)
Le due squadra si studiano fino al 20′ minuto quando Di Natale impegna Storari con una bella conclusione al volo. Passano appena due minuti e l’Udinese passa in vantaggio con gol rocambolesco del solito Totò. Tutto parte da un’iniziativa di Isla che viene servito da Floro Flores, entra in area sulla destra saltando il suo marcatore diretto e centra il palo alla sinistra di Storari. Il pallone schizzato sul palo, finisce sui piedi dell’accorrente Di Natale che grazie un fortunoso rimpallo, mette a segno il suo settimo gol nelle prime cinque giornate di campionato. Nell’occasione del gol si fa male il cileno Isla costretto di lasciare il terreno di gioco in favore del serbo Dusan Basta.
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Allo Stadio Friuli l’Udinese batte il Milan 2-1 e l’Inter è matematicamente Campione d’Italia per la diciassettesima volta, ancor prima di scendere in campo domani sera in casa contro il Siena. Un Milan irriconoscibile subisce l’ottimo momento di forma dei friulani che vincono la sesta partita consecutiva, e avranno così la possibilità concreta di lottare fino alla fine con Roma, Palermo e Cagliari per un posto in Europa League. (Le foto della partita)
Ancelotti dopo quattro partite ripropone Pato in attacco al posto di Inzaghi e sostituisce i due squalificati Favalli e Beckham con Senderos e Flamini, mentre Marino lascia in panchina Alexis Sanchez preferendogli Floro Flores. Paolo Maldini, regolarmente in campo, in questa partita raggiunge quota 900 presenze in carriera, ma coincidenza vuole che questo traguardo invidiabile arrivi proprio il giorno in cui il suo Milan consegna lo scudetto nelle mani degli odiati cugini.
Il Milan ha poche idee e non riesce ad imbastire azioni degne di nota; Pato viene spesso anticipato e Kakà non vive di certo una giornata delle più brillanti. Al 30′ minuto del primo tempo Maldini causa il calcio di rigore che porta in vantaggio l’Udinese; Floro Flores lanciato a rete viene toccato dal capitano rossonero e finisce a terra. D’Agostino, autore di una partita eccellente, realizza dagli undici metri calciando forte sotto la traversa; Dida intuisce ma non può arrivarci.
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Peccato: chi tra coloro che hanno seguito la partita su La7 non ha tifato col cuore Udinese questa sera? La risposta è certa, nessuno. Sì perché la squadra di Marino ha disputato una partita che dire generosa è forse un eufemismo, una gara di una intensità unica, trascinata da un Quagliarella spettacolare e da un Inler geometra indiscusso di tutto il centrocampo del Friuli. Però, c’è un però: si chiama Diego, il guastafeste dei bianconeri; doppietta all’andata, doppietta al ritorno con lusso annesso di sbagliare un rigore. E così, tra un errore di Zapata e una sgroppata di Asamoah, tra un gol di Pizarro e un pasticcio di Ozil, novanta minuti e passa di partita sono volati con piacere. Ma peccato, peccato per il 3-3 finale.
L’Udinese doveva disputare il match perfetto: pressing, intensità, fasce sfruttate al massimo, cinismo sotto porta, il minimo di affanno in difesa (hai detto niente!). Così qualcosa va per il verso giusto, qualch’altro di traverso, come una coperta troppo corta, ottima in fase offensiva ma più che bucherellata nel reparto arretrato. Spingi e spingi, in ogni modo, al 15° ecco il primo lampo: è di Inler, staffilata dai trenta metri e gol, con Wiese che si tuffa giusto per i fotografi. Ci crede lo stadio, Diego però è un cliente difficile e da quelle parti se lo ricorderanno a lungo: è il brasiliano al 27° a sfruttare un errore di Zapata e a freddare Handanovic con un tiro dei suoi.
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Sotto gli occhi dell’infreddolito Beckham e della sua annoiata signora, il Milan riscatta il brutto ko contro la Juve consumando la vendetta ai danni della malcapitata Udinese, anch’essa desiderosa di un cambio di registro dopo il 3-3 beffardo di 7 giorni fa. Complice una difesa ai limiti della catastrofe e un reparto avanzato rossonero trasudante spettacolo, per i friulani c’è stato ben poco da fare: due volte Pato e Kakà in meno di venti minuti, il tutto condito dal gol del momentaneo 2-1 di Di Natale; quindi Seedorf sul finire di tempo e di nuovo Kakà nella ripresa gli artefici del rotondo 5-1 col quale i ragazzi di Ancelotti hanno regolato gli ospiti, sfortunati tra l’altro con gli infortuni di Quagliarella e Floro Flores a partita in corso (Fotogallery - Video).
Ancelotti inventa Jankulovski a centrocampo dando le corsie ad Antonini e Favalli, Ronaldinho e Kakà dietro Pato a formare un frizzante tridente brasiliano; Marino si affida al 4-3-3 col terzetto migliore in avanti (gli azzurri Quagliarella, Di Natale e Pepe), riponendo fiducia in Isla a centrocampo e affidando la difesa al duo Sala-Domizzi. I primi minuti sono di spettacolo puro, soprattutto per la consistenza di pandispagna delle due difese: Pato inaugura la sagra del gol dopo 3 giri d’orologio spingendo in rete con la testa un buon cross dalla sinistra di Favalli; rispondono gli ospiti con la bordata di D’Agostino che colpisce il palo complice l’intervento super di Abbiati. Al 17° è 2-0 grazie a Kakà che va in rete grazie all’assist perfetto di Pato.
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Era il match-clou di questo undicesimo turno di campionato: a San Siro si sfidavano le due “seconde“, l’Inter e l’Udinese, col Milan spettatrice interessata a questo scontro al vertice. Al fischio finale di Morganti i 3 punti vanno ai padroni di casa che all’ultimo secondo, esattamente come una settimana fa a Reggio Calabria, riescono ad avere la meglio di Handanovic grazie a un colpo di testa sottomisura del solito Cruz: Mourinho farebbe bene a tenerselo stretto questo Jardinero tappa-buchi, anche oggi partito dalla panchina (per l’evanescentissimo Quaresma) e anche oggi capace di regalare il bottino pieno alla Beneamata. E l’Udinese? Brava, organizzata, ma col fiato corto complice anche la trasferta moscovita; avrebbe meritato un pareggio, ma tant’è (Fotogallery - Video).
Eppure senza Di Natale i friulani facevano meno paura, con l’Inter che invece finalmente recuperava Samuel in difesa; macché, Marino ha comunque messo in campo una squadra ordinata e attenta, gran palleggiatrice con D’Agostino direttore d’orchestra. I padroni di casa si sono affidati al solito estro di Ibrahimovic, che come dice nel noto spot probabilmente non dorme più ma è sempre il più pericoloso lì avanti. In soldoni, comunque, le occasioni nella prima frazione si contano sulle dita di una mano: un tiro di Vieira e uno di Inler. Uno per parte, fischi del Meazza per l’undici di Mourinho.
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Scontro tra compagini bianconere al Comunale di Torino, sfida alla vigilia ritenuta interessantissima perché di fronte c’era la Juventus, ottima impressione a Firenze e già in palla, e l’Udinese, contro il Palermo più che spietata. Alla fine la spuntano i padroni di casa che non rubano niente, tre punti di fondamentale importanza contro un team, quello friulano, che darà filo da torcere a chiunque: match-winner il brasiliano Amauri, lottatore su ogni palla per 90 minuti (anche un palo per lui), abile a battere l’ottimo Handanovic al 67° minuto, facendo liberare l’urlo ai 20mila di Torino (Fotogallery - Video).
Il turn-over in vista dello Zenit, impone a Ranieri qualche scelta di polso: neanche in panchina giocatori come Giovinco, Legrottaglie e Molinaro, sulla sinistra s’è visto De Ceglie, splendida partita la sua, con Chiellini di nuovo in campo a 28 giorni dall’infortunio di San Siro e la coppia Poulsen-Sissoko in mezzo al campo. Chiavi dell’attacco affidate a Amauri e Iaquinta, con Camoranesi e Nedved a svariare a piacimento dietro di loro. Marino invece propone un 3-4-3 che sa tanto di 5-3-2, con Motta e Pasquale spesso dietro la linea del centrocampo e Pepe che si sacrifica qualche metro più dietro del solito.
La Juve gioca bene, pigia il piede sull’acceleratore fin dalle prime battute, i 4 giocatori offensivi della Vecchia Signora imperversano sul fronte d’attacco facendo faticare non poco la difesa friulana. Nella prima frazione si contano 3-4 palle gol nitide per i padroni di casa: colpo di testa di Amauri sul palo, capocciata di Iaquinta poco fuori, ancora l’ex di turno che non riesce a correggere in rete un assist del compagno di reparto, tutti si muovono all’unisono, Marino cerca invano di strigliare i suoi. Si va sul riposo con uno 0-0 che sta stretto ai bianconeri piemontesi.
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