
C’è molto pessimismo tra i media spagnoli, soprattutto sulle pagine di quelli catalani, per quanto riguarda la decisione che prenderà Pep Guardiola. L’attuale allenatore del Barcellona non sembra intenzionato a continuare l’avventura sulla panchina del club che ha vinto tutto in questi anni. Troppi tentennamenti sulla firma del rinnovo, troppi silenzi da parte di Guardiola lasciano presagire un addio a Puyol & Co. Il presidente Sandro Rosell ha dato carta bianca a Guardiola ed è l’unica persona già al corrente delle decisione. Ma le prime indiscrezioni e secondo fonti autorevoli che provengono dal capoluogo catalano Guardiola avrebbe rifiutato la proposta.
In lizza per la successione c’è una lista di cinque nomi. Si tratta, secondo Marca, di Ernesto Valverde, André Villas-Boas, Luis Enrique, Marcelo Bielsa e Laurent Blanc. Bielsa è un allenatore che gode di grande stima dello stesso Guardiola, mentre per Luis Enrique, ex allenatore del Barcellona “B” si tratterebbe di un ritorno a casa, passando dalla porta principale. Valverde ha già annunciato l’addio all’Olympiakos, mentre Lauren Blanc piace molto a Rosell. Per Villas Boas, invece, si tratterebbe di un bel salto dopo la brutta stagione al Chelsea.
Il Camp Nou di Barcellona sarà il primo stadio in Spagna a bandire il fumo dalle tribune. L’idea è del presidente blaugrana Sandro Rosell che sottometterà la proposta all’assemblea dei soci del club che si terrà la prossima estate. Se dovesse essere accettata, tale regola entrerà in vigore dalla prossima stagione. Il fatto non ha precedenti nel paese iberico dove è possibile fumare nei luoghi aperti, così come d’altra parte accade nel nostro paese. Soltanto all’Olimpico di Torino vige lo stesso divieto, lo stadio che ospita le partite casalinghe di Juve e Torino dispone di zone per fumatori appositamente allestite.
Il numero uno del club catalano ha presentato la sua proposta oggi in conferenza stampa chiedendo ai propri tifosi di iniziare fin da subito ad attenersi al divieto che entrerà in vigore. Rossell ha così spiegato le motivazioni alla base di questa iniziativa assolutamente inedita: “I tifosi vengono a vedere le partite con i figli, è logico che chiedano a chi gli sta vicino di non fumare. Con la propria salute ognuno può fare quello che vuole, ma non con quella degli altri”. Nel frattempo è stato diffuso anche un video a sostegno di questa campagna, chissà se l’assemblea darà l’ok. Qualcuno ha notizia di altre simili iniziative in Italia?
Non è certamente il primo affondo di Josè Mourinho al sistema Liga Spagnola. Stavolta il portoghese ce l’ha con gli orari delle partite del Real Madrid, stabiliti dall’organizzazione: le merengues dovranno giocare due partite di fila alle 22, contro Deportivo e Malaga: “Parlo, parlo e parlo, ma non ho la forza o il potere decisionale. Eppure si lamentano tutti. Alcuni hanno la vita più facile, sembrano che possano scegliere a che ora giocare. Questi sono i privilegi che non abbiamo. ”
Mou manda una frecciatina anche agli arbitri: “E ‘molto facile ammonire i giocatori del Real. Con noi, il giallo è il rosso, i falli da niente sono da giallo e siamo fortunati che non ci sono arancioni, perché altrimenti avremmo anche più cartellini arancioni di chiunque altro. Il mio Real Madrid è, dopo quello di Capello, è il più ammonito della storia.”
L’allenatore portoghese non disdegna nemmeno una provocazione indirizzata a Guardiola: “Lui è a casa sua, è in quello che io definisco ‘il suo giardino’, dove è nato - continua Mourinho - Tutti sanno tutto ed è molto protetto dalla stampa locale. Lì i giocatori nascono nel club e hanno la filosofia del club, non si può paragonare quella situazione con nessun’altra“.
E a proposito di Guardiola: il rinnovo fino al 2012 di Pep Guardiola è stato una formalità. Lo assicura Sandro Rosell, presidente del Barcellona, qualche ora dopo la firma nero su bianco del tecnico blaugrana. “Non ci è costato nulla convincerlo, da quando sono cominciate le trattative all’accordo sono passati 15 giorni”, rivela Rosell, a detta del quel Guardiola “non è il tecnico più pagato al mondo. Non so quanto guadagna Mourinho ma so che guadagna più di Pep. Guardiola è al Barca per amore, Mourinho è al Real per lavoro, la differenza è questa“.

I tifosi del Barcellona possono smettere di trepidare, finalmente Pep Guardiola ha firmato il suo rinnovo contrattuale. L’accordo era già stato trovato nei primi giorni di febbraio, mancava appunto il suggello che è arrivato oggi poco prima di pranzo, dopo l’allenamento mattutino dei blaugrana. Come al suo solito l’allenatore spagnolo, desiderio neanche tanto nascosto di mezza Europa, ha preferito non vincolarsi più di tanto scegliendo un contratto di un solo anno che lo legherà allo squadrone catalano fino al giugno 2012, non sono state rese note le cifre.
Guardiola ha così ribadito la sua volontà di restare padrone del proprio futuro, potendo scegliere cosa fare di anno in anno. Non è servita la ricca e allettante proposta che il presidente Sandro Rosell aveva messo sul piatto, non perché Pep non ami il Barcellona, tutt’altro, soltanto per il desiderio di poter cambiare aria nel momento in cui ne dovesse sentire la necessità. Il prossimo sarà il suo quarto anno sulla panchina del Barça che farà di lui uno dei più longevi di sempre, meglio hanno fatto solo Cruijff, Greenwell e Rijkaard.
In questi due anni e mezzo da condottiero ha vinto quasi tutto quello che c’era da vincere, otto titoli su dieci disponibili, con tanto di en plein all’esordio. In totale fanno una Champions League, un mondiale per club, una Supercoppa Europea, due campionati spagnoli, due Supercoppe di Spagna e una Coppa del Re. Un bottino niente male considerando che questa è la sua prima esperienza su una panchina, non sorprende che il Qatar sia arrivato ad offrirgli 22 milioni di euro per averlo dal 2014 al 2022 alla guida della nazionale. La stagione in corso vede il suo Barcellona ancora in corsa su tutti i fronti, prevedibilmente la sua bacheca personale è destinata ad arricchirsi.

Il nuovo presidente del Barcellona Sandro Rosell, subentrato al “vincente” Joan Laporta, ha chiesto ed ottenuto dal direttivo della società blaugrana l’autorizzazione a portare il suo predecessore in tribunale per chiarire le ragioni del dissesto finanziario del club. La votazione è letteralmente spaccato l’assemblea, 468 voti a favore della richiesta, 439 contrari e 113 schede bianche. La situazione è grave, anche se Rosell ora cerca di riportare serenità con alcune dichiarazioni di facciata risuonano ancora le sue parole dei giorni scorsi: “Ci sono perdite ingenti, il club ha perso patrimonio, ci siamo imbarbariti e ci sono stati dei pessimi investimenti in giocatori“.
Ora si parla di circa 430 milioni di euro di debiti, una cifra enorme, raddoppiata negli ultimi due anni. Come sempre in questi casi si vanno a spulciare bilanci che riportano voci decisamente stravaganti e dagli importi elevatissimi: quasi 3 milioni di euro spesi in detective e sicurezza, 315 mila euro addebitate al club dalle carte di credito della giunta direttiva, 360 mila euro in jet privati, 262 mila in ristoranti e catering. Si tratta di gocce nel mare, certamente, ma sono proprio queste le voci di spesa che danno l’idea di una gestione “allegra” della società.
Laporta da parte sua, impegnato nelle elezioni per il governo della Catalogna alla testa del suo partito indipendentista, “Solidarietà Catalana”, aveva respinto ogni accusa sostenendo di aver lasciato la società “in attivo per 11 milioni di euro” e di vedere ricadere sulla sua presidenza debiti che erano stati contratti in passato quando il Barcellona aveva vinto decisamente meno trofei. Ora se ne parlerà in tribunale. La notizia sulla salute delle finanze del club catalano riesce anche a “spiegare” un’operazione come quella di Ibrahimovic al Milan, ceduto in forte perdita e con una formula decisamente favorevole alle casse del club di Berlusconi, ed apre nuove insospettabili prospettive alla ormai celebre battuta di Massimo Moratti sulla possibilità di portare Lionel Messi a San Siro sulla sponda nerazzurra.

Ibrahimovic al Milan si può fare. Dopo il primo giorno di incontri, serratissimi, fra Adriano Galliani, Mino Raiola e il presidente del Barcellona Sandro Rosell, le parti sembrano vicine, almeno a parole. C’è l’intenzione del Milan di comprare, del giocatore di trasferirsi e del Barcellona di liberarsi di un attaccante di lusso divenuto incredibilmente un peso. L’ostacolo è la cifra, i tantissimi soldi necessari che la società rossonera non vorrebbe mettere sul piatto. Galliani parla di una “montagna di soldi da scalare“, ma anche della sua volontà di portare a termine la trattativa restando a Barcellona sino al 31 agosto se necessario.
Con il Barcellona torneremo a rivederci domani alle 12. La trattativa è molto difficile e molto costosa. Preciso che da parte del Milan non sono previste contropartite tecniche, stiamo lavorando per portare al Milan un grande campione in più. Non voglio illudere nessuno, ma nemmeno dire che non faremo sicuramente l’operazione. Vediamo, è molto difficile. Proviamo, io non mi muovo da Barcellona. I rapporti con il presidente Sandro Rosell sono ottimali.
La differenza fra un calciomercato con l’arrivo di Ibrahimovic e senza l’arrivo di Ibrahimovic al Milan farebbe una differenza enorme dal punto di vista qualitativo e quantitativo, vedremo che condizioni riuscirà a spuntare Galliani.