
C’è un portiere, ormai ex da tempo, il quale ha il proprio nome legato ad uno dei più noti record del nostro calcio, quello di imbattibilità: Sebastiano Rossi, ai tempi del grande Milan di Capello, riuscì a tenere sguarnita la propria porta per 929 minuti, un risultato ad oggi non raggiunto da alcun estremo difensore. Lo stesso Rossi, però, oltre alle vittorie sul campo con la maglia dei rossoneri, ha sempre avuto la fama di essere una “testa calda“, se non proprio un violento; se ne accorsero gli appassionati di calcio quando nel 1998 fu a lungo squalificato dopo aver cinturato il collo di Bucchi che stava andando a raccogliere il pallone in rete per riportarlo velocemente a centrocampo.
Fu un episodio importante, l’inizio della fine per lui in quanto calciatore, d’altro canto l’ascesa di un fin allora sconosciuto Christian Abbiati. Così, una volta appesi i guantoni al chiodo, il buon “Seba” ha pensato bene di uscire definitivamente dal mondo del calcio, ma non da quello della cronaca; nel 2007 ricevette pesanti accuse per “minacce gravi, continuate e in concorso, con porto di armi improprie, lesioni, ingiurie e sequestro di persona con tentata violenza privata”, il tutto pare per questioni sentimentali. Ieri si è cacciato in un nuovo casino, come allora nel centro di Cesena, sua città natale: aggressione e resistenza a pubblico ufficiale, il processo per direttissima pare inevitabile.
Rossi se ne stava in un locale del centro del capoluogo romagnolo quando una barista del posto gli ha intimato di spegnere il sigaro che stava fumando o, in alternativa, di continuare a farlo fuori. Lui si è opposto ma malauguratamente aveva accanto un maresciallo dei carabinieri in borghese che ha ribadito il concetto della barista, presentandosi quale, per l’appunto, rappresentante delle forze dell’ordine; ne è nata una discussione culminata con l’aggressione dell’ex milanista ai danni del maresciallo che, dopo aver ricevuto un pugno (otto punti di sutura al labbro) è riuscito a immobilizzare Rossi e ha chiamato una pattuglia. Ammanettato e condotto in caserma, lì Rossi ha trascorso la notte.

Stagione 93/94, il Milan si appresta a vincere il suo terzo scudetto di fila, la difesa dei sogni ha Sebastiano Rossi come ultimo baluardo: quell’anno cadde il record di imbattibilità di Dino Zoff (903 minuti nel 72/73 con la maglia della Juve), Rossi entra nella storia (929 minuti senza incassare un gol). Da allora solo Ivan Pelizzoli della Roma è andato vicino ad insidiare il personale record del collega, nel 2003/04 per 773 minuti non dovette mai raccogliere il pallone in rete. Primati niente male, distanti però da quelli del Regno Unito o della Spagna: proprio in questi giorni, infatti, Edwin Van der Sar ha battuto il precedente record di Bobby Clark dell’Aberdeen (1155 minuti di imbattibilità).
L’olandese del Manchester United, grande protagonista lo scorso anno coi Red Devils durante la loro trionfale Champions League (ma ricordato senza troppi rimpianti dai tifosi della Juve), non subisce reti da 13 partite, più di 20 ore per un totale esatto di 1212 minuti. Lui nicchia e trasuda modestia, ma il prossimo obiettivo è superare il record-man europeo di sempre, Abel Renso dell’Atletico Madrid che nel ‘91 parò tutto per 1275 minuti di fila (è ovviamente anche il primato della Liga): ci proveranno McCarthy, Diouf e Santa Cruz del Blackburn a rovinargli la festa, all’Old Trafford però sabato tutti si aspettano l’ennesimo “shut-out“.
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