
Dopo appena sei mesi come direttore generale è già finita l’avventura di Sergio Gasparin alla Sampdoria. Il divorzio era nell’aria da diverso tempo a causa di un rapporto d’intesa mai nato con il presidente Garrone. Secondo fonti giornalistiche vicine all’ambiente doriano ci sarebbe stato più di qualche screzio tra il Dg ed il presidente legato alla vicenda Cassano con Gasparin che si sarebbe sentito in qualche modo “scavalcato” nella gestione del problema da Garrone. Ecco il comunicato Ufficiale della Sampdoria:
“U.C. Sampdoria S.p.a. comunica che in data odierna è stato raggiunto un accordo di risoluzione contrattuale con il Direttore Generale della società Sergio Gasparin. Con la presente, la scrivente intende ringraziare il sig. Gasparin per l’apporto dato al sodalizio in questi mesi”.
Per quanto riguarda la gestione sportiva futura si vocifera di un clamoroso ritorno di Salvatore Asmini, direttore sportivo durante la gestione Marotta, che adesso invece ricopre l’incarico di osservatore. Oltre ad Asmini c’è anche un altro nome che potrebbe fare al caso della Samp, si tratta dell’ex direttore sportivo del Palermo Walter Sabatini che da un paio di mesi ha lasciato i rosanero.
La scorsa stagione, in casa Udinese, non è stata propriamente esaltante: a parte il titolo di capocannoniere conquistato da Antonio Di Natale, per la squadra quindicesimo posto raggiunto sul filo di lana, eliminazione in semifinale di Coppa Italia e due avvicendamenti di allenatori, con Pasquale Marino rimpiazzato da Gianni De Biasi, prima di esser chiamato per la parte finale di campionato. Giampaolo Pozzo, storico patron dei friulani, quest’anno ha effettuato alcune operazioni per cercare di puntellare la squadra: via il buon Marino, panchina affidata a Francesco Guidolin, di stanza al Friuli già qualche anno fa. Via anche il ds Sergio Gasparin, accasatosi alla Sampdoria, al suo posto Fabrizio Larini. E poi tanti saluti a Gaetano D’Agostino e Simone Pepe, rispettivamente venduti alla Fiorentina e alla Juventus.
“La squadra è competitiva per fare bene nel prossimo campionato e quindi riscattare la stagione scorsa, la peggiore degli ultimi anni. Dopo quelle di Pepe e di D’Agostino non ci saranno altre partenze tra i big e Antonio Candreva (al rientro dal prestito a Livorno e Juve, ndr) non si muoverà dato che piace a Francesco Guidolin. A noi servono solamente alcuni ritocchi, ma se non dovesse arrivare alcun giocatore saremmo egualmente a posto” ha asserito sicuro Pozzo. Poi ha continuato soffermandosi sui singoli: “Sanchez vorrebbe il Manchester United? Anch’io vorrei essere il numero uno della Fiat. La verità è che non esiste alcuna trattativa, Sanchez è e rimarrà dell’Udinese, anzi, non esistono le condizioni per eventuali altre cessioni, ad esempio Inler. Ora stiamo valutando il da farsi con l’allenatore, abbiamo tempo fino a fine agosto per eventuali acquisti“.
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Lavorare. Questo è l’unico verbo adatto a quello che da qui ad agosto dovrà essere il compito della Sampdoria e dei suoi volti nuovi: lavorare tanto, perché ci sono preliminari di Champions da giocare, perché l’ossatura tecnica è stata smembrata, perché c’è da sintonizzarsi su nuove frequenze. C’è la rosa, un calciomercato da condurre per puntellarla, il patron Garrone; ma non ci sono più Giuseppe Marotta e Luigi Delneri, al loro posto Sergio Gasparin e Doriano Tosi a fare il lavoro sporco tra scrivania e campo, tra telefoni e progettualità. E un mister che ancora non si conosce. Sinisa Mihajlovic è stato avvistato a Genova, ma prende tempo sperando chiami Moratti. E allora sotto con Domenico Di Carlo, e il Chievo già si è tutelato contattando Alessandro Calori. Dicevamo di Tosi, venerdì si è presentato.
Lo ha introdotto Gasparin, ex Vicenza e quest’anno all’Udinese: solo un anno in Friuli, poi via in Liguria con i bianconeri che non ne hanno fatto un dramma (vicino l’ingaggio di Larini, ds dell’Ancona, mentre Francesco Guidolin ha firmato quale prossimo allenatore). “Già il suo nome, Doriano, è tutto un programma. Semmai sarebbe stato un problema se si fosse chiamato Genoano. Scherzi a parte, comunque, Tosi è un professionista serio; l’ho fortemente voluto all’interno della nostra società, perché penso abbia le giuste qualità morali e di rispetto per questo compito” ha detto Gasparin a proposito del nuovo ds che poi ha preso la parola e ha tratteggiato la sua strategia per condurre i blucerchiati attraverso una stagione, la prossima, che si preannuncia esaltante.

Antonio Candreva è a tutti gli effetti un giocatore della Juventus: questo pomeriggio in presenza di Bettega e Secco per la Juve, Gasparin per l’Udinese e Spinelli per il Livorno, col giocatore e il suo procuratore presenti, si sono consumati gli ultimi dettagli di una trattativa abbastanza veloce che il ds dei labronici Nelso Ricci dava per conclusa positivamente già ieri sera. Solo Spinelli ha avuto qualche perplessità, considerando il giocatore importante per lo scacchiere dell’undici di Cosmi e pretendendo in cambio una valida contropartita tecnica: da Giovinco a De Ceglie, da Zalayeta a Ekdal, picche su più fronti, alla fine sembra che il patron dei toscani abbia accettato 500mila euro. Prestito dunque dall’Udinese, ma con diritto di riscatto per la Juve fissato a 7 milioni.
Domani deposito del contratto in Lega e già il primo allenamento, disponibilità per sabato contro la Roma con un centrocampo bianconero a questo punto rivoluzionato: squalificato Felipe Melo e col ritorno di Sissoko, il maliano, Candreva e Marchisio formeranno il trio alle spalle di Diego. “La trattativa si è sviluppata la settimana scorsa, ma ha avuto un’impennata nella serata di ieri (dopo il summit Juve con Ferrara ndr). Il giocatore è già con la testa a Torino, ed è convintissimo di fare bene in bianconero, già a partire da sabato. Segnalato da Lippi alla dirigenza bianconera? Non posso essere io a saperlo. Dico solo che la Juventus ha una grande dirigenza che con noi si è comportata alla grande” le parole dell’agente del ragazzo che, ricordiamolo, è un classe ‘87 e ha un gran tiro.

Pasquale Marino non è più l’allenatore dell’Udinese: chissà, forse la neve e il gelo abbattutisi sul Friuli sono stati fatali al tecnico siciliano che contro il Cagliari aveva l’opportunità di salvare la sua panchina. Col rinvio del match non ha potuto giocarsi le sue ultime chance, le vacanze di Natale alle porte e con la prossima finestra di mercato che si avvicina, il patron Pozzo ha pensato bene di dare una scossa all’ambiente. Tanti, troppi problemi l’Udinese di quest’anno, incredibile l’inversione di tendenza di quasi tutte le squadre che hanno cambiato tecnico a stagione in corso (ben 9, ora 10), l’ora era matura per scegliere un nuovo timoniere: il suo nome è Gianni De Biasi.
Tecnico indecifrabile, da anni allenatore professionista deve il suo successo all’exploit col Modena a cui fece fare il doppio salto, dalla C alla A. Col Brescia un anno e mezzo senza infamia e senza gloria, al Toro è subito Serie A nonostante una squadra costruita in una settimana dopo il fallimento. Poi il Levante, con annessi tutti i problemi finanziari della squadra valenciana, quindi ancora il Torino, senza però fortuna. Insomma, uno di quegli allenatore cui difficilmente si tende a dare credito che poi magari indovinano lo schema perfetto e ti creano gioco spumeggiante (viene in mente Ventura).
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Aaa Udinese cercasi. Chissà dove, chissà perché, la squadra friulana s’è smarrita e nel naufragio di domenica in quel di Siena sono affondati tutti, dal ds Gasparin all’allenatore Pasquale Marino. Una vera e propria polveriera, in cui tutti dicono tutto, accuse velate tra compagni di squadra, indiscrezioni di nuovi allenatori all’orizzonte, mancanza di gioco, di corsa, di idee. Neanche un anno fa questa formazione, più o meno la stessa se si esclude la cessione del solo Quagliarella, si giocava i quarti di Coppa Uefa contro il Werder; quest’anno senza Coppe e con, in teoria, un anno di esperienza in più le cose vanno peggio. Molto peggio.
Ma diamo la parola ai protagonisti, per così dire, della sconfitta di domenica pomeriggio. Iniziamo con il portiere Samir Handanovic: “A parte i complimenti a Maccarone per il bellissimo gol, ho visto con dispiacere la capacità nulla di reagire da parte nostra dopo l’1-0 subito. Sono abbattuto e rammaricato, sia per la classifica sia per l’atteggiamento mantenuto in campo, le cose dovrebbero andare meglio rispetto alla scorsa stagione, dato che quest’anno non abbiamo nemmeno le coppe europee, e invece… Su quello che ci siamo detti nello spogliatoio non mi pronuncio, sono cose che devono rimanere lì“. Gli fa l’eco, un po’ polemico, Antonio Floro Flores.
“Non mi sembra proprio che Handanovic sia stato l’unico a combinare qualcosa di buono, io ho sfiorato un gol di testa, e non ci è stato assegnato un rigore. Certo, non abbiamo giocato bene, e sarà necessario un profondo esame di coscienza in vista della sfida contro il Cagliari. La medicina giusta è allenarsi tutti i giorni” le parole della punta napoletana. Depresso il mood di Gaetano D’Agostino: “Non viviamo un buon momento, dobbiamo fare più punti possibile per uscire da una classifica che, al momento, ci vede lottare per non retrocedere“. Non va meglio a Pasquale Marino, condottiero stanco dei bianconeri del nord-est.

Ore 19: l’Ata Hotel Quark di Milano chiude i battenti. Chi è dentro è dentro, la sessione estiva del mercato cala il sipario. Ora la sosta per far integrare i nuovi arrivati, poi fino al 2010 si andrà avanti con le rose definite oggi (salvo acquisti di svincolati). Vediamo squadra per squadra gli ultimi colpi di mercato (vengono riportate solo le operazioni in entrata, a patto che le cessioni non riguardino squadra di categorie inferiori o di altri campionati).
LAZIO: tanto lavoro per nulla. I biancocelesti cercavano un difensore ma prima è sfumato Michele Canini (troppi per i capitolini i 700mila euro chiesti dal Cagliari per il prestito), poi anche Carlos Valdez della Reggina (per non parlare di Bengtsson qualche giorno fa). Con lo squalificato Cribari, è allarme difesa contro la Juve. Restano a Roma Pandev e Ledesma, a meno che non vadano in Premier il cui mercato è ancora aperto per 24 ore. Correa al Taranto.
LIVORNO: lo aveva detto Aldo Spinelli, il mercato è fatto. Così non torna in amaranto neanche il centrocampista 36enne Dario Passoni dal Mantova voluto dall’amico Cristiano Lucarelli ma che alla fine se lo è accaparrato l’Albinoleffe. Tavano resta labronico, Grandoni al Gallipoli, Locatelli rifiuta a gran sorpresa.
MILAN: operazioni minori per il Diavolo. Il tempo di spedire a Lecce in prestito il fratello di Kakà, Digao, e Willy Aubameyang ai belgi del Kas Eupen.
NAPOLI: anche Marino ha passato una giornata di relativa tranquillità. Piazzati Montervino a Salerno e Blasi a Palermo, il suo lavoro è finito lì. I partenopei chiudono il mercato con 6 acquisti e 20 cessioni.
PALERMO: nonostante l’ottimismo di Zamparini, alla fine Dzemaili non è arrivato. Solo Blasi, che pure in un primo momento pareva rifiutare, per coach Z. Rimane quindi Succi.

Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, in questi giorni sta parlando spesso con la stampa ed è delle scorse ora la sua dichiarazione tesa a far rasserenare tutti i tifosi bianconeri: il club di Corso Galileo Ferraris sta per piazzare un altro colpo. Già, ma quale? Ad oggi pare che la tattica della Juve in quanto a mercato sia dettata, come del resto è accaduto spesso in questi ultimi 3 anni, da confusione e poco pragmatismo. La dirigenza della Vecchia Signora non riesce a dettare la propria legge, nonostante il blasone, la disponibilità economica (che comunque c’è) e la volontà dei giocatori di vestirne la maglia. Come ad esempio successo col caso D’Agostino.
Il regista siciliano non viene mollato dal duo Pozzo-Gasparin che, seppur dichiarano di volerlo cedere, fanno richieste assai esose per farlo partire da Udine; così arriva il Liverpool con 18 milioni cash e fa un sol boccone del giocatore, ormai già pronto per trasferirsi a Torino. I Reds vedranno, con altissima probabilità, Xabi Alonso partire per Madrid (sponda Real, ovviamente), e così Benitez ha richiesto D’Ago. Con la Juve che rimarrebbe (ma il condizionale è comunque d’obbligo) con un pugno di mosche in mano. Chi al posto dell’udinese? Ancora confusione, perché Felipe Melo, Ledesma e Diarra sono tutti diversi l’un dall’altro, oltre che rispetto allo stesso D’Agostino.
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Gaetano D’Agostino è di sicuro l’uomo del momento in questa finestra di mercato, e lo è diventato suo malgrado a causa della indecisione della Juventus nel compiere il passo conclusivo ed assicurarselo per la prossima stagione. Il giocatore ha espresso più volte il suo gradimento per la squadra di corso Galileo Ferraris, ma a quanto pare le due società non riescono a trovare un punto d’incontro che soddisfi domanda ed offerta. A tornare sull’argomento è stato ancora una volta il patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo che, seppure non si occupi in prima persona del mercato della sua squadra, è di sicuro ben informato sull’operato del figlio Gino e di quello del direttore generale Sergio Gasparin.
«Ho l’impressione che la Juventus non abbia perfettamente metabolizzato il vero valore di D’Agostino: è un giocatore importante, se riusciranno a capirlo, si rassegneranno a pagare il giusto prezzo, altrimenti non si farà. La chiave è nelle mani della Juventus, abbiamo anche dato la nostra disponibilità a contropartite tecniche e comproprietà»
Tra le altre cose bisogna considerare che l’indecisione della Juventus ha permesso ad altre squadre di inserirsi nella trattativa che in un primo momento invece vedeva i bianconeri di Torino nella veste di acquirente privilegiato. Non è un mistero infatti che anche il Milan stia pensando a D’Agostino come possibile sostituto di Andrea Pirlo, che pare molto interessato alla possibilità di raggiungere il suo ex-allenatore in rossonero Carlo Ancelotti al Chelsea ed attenere così anche un aumento contrattuale che il Milan assolutamente non è intenzionato a concedere a nessuno in questo momento.
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La “manovra” di Alessio Secco ha funzionato. Andare in Spagna, mostrare grande attivismo su un obiettivo come Diarra ha “spaventato” quanto basta l’Udinese che fino ad ora stava tenendo duro sulla valutazione di Gaetano D’Agostino. La mossa successiva è stata mettere sul piatto la seconda metà del cartellino di Michele Paolucci e la metà di quello di Davide Lanzafame che la Juventus ancora possiede dopo l’operazione con il Palermo per Amauri dello scorso anno.
Ora il presidente Pozzo e il direttore generale Sergio Gasparin sembrano essere indotti a più “miti consigli” evitando di continuare a puntare i piedi chiedendo che Sebastian Giovinco o Claudio Marchisio, giovani sui quali la Juventus punta di più, all’interno della trattativa. L’acquisto di Gaetano D’Agostino potrebbe essere ufficializzato la prossima settimana, ma l’incontro che dovrebbe avvenire oggi, o al massimo lunedì, fra Secco e Gasparin sarà quello portare alla stretta di mano che chiuderà il caso, in attesa delle visite mediche e della firma che avverrà una volta definiti i dettagli.
All’Udinese dovrebbero andare qualcosa come 10/12 mln di euro cash (anche se la Juve ne offre 8), D’Agostino verrà valutato complessivamente 20 milioni ma questi soldi che ancora ballano stanno nelle valutazioni di Paolucci e Lanzafame. L’accordo non può saltare su queste “piccole” differenze e le dichiarazioni di Giovanni Cobolli Gigli, seguito a stretto giro dallo stesso Pozzo (i due erano reduci da una riunione in Lega a Milano) sembrano già una sorta di annuncio sulla chiusura dell’affare. Ora non resta che attendere l’ufficialità. D’Agostino ha già scelto il numero di maglia, dal 21 indossato all’Udinese passerà all’8 che è stato di Amauri. Il brasiliano è pronto per appropriarsi l’11 lasciato da Pavel Nedved.