
C’è grossa delusione negli ambienti rossoneri per lo scudetto scivolato via in queste ultime settimane dalle mani del Milan. Silvio Berlusconi rende i meriti alla Juventus, ancora imbattuta in questo campionato, pur puntualizzando sulle occasioni gettate alle ortiche dalla sua squadra. Berlusconi non ha dubbi sulla permanenza di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan:
“Lo abbiamo gettato al vento. Abbiamo perso il Campionato perché siamo stati noi a gettarlo al vento, è colpa nostra. Ma la Juve lo ha meritato per perseveranza, imbattibilità e per il gioco che ha mostrato. Faccio i complimenti veramente sentiti ai bianconeri. Il Milan tornerà a vincere. Allegri ha un contratto di due anni, non vedo perché debbano esserci tutte queste discussioni. Siamo qui per questo, sono addirittura tornato a fare il presidente. Il Milan continuerà nella sua missione di essere protagonista”.
Più sconsolato e dubbioso sul proprio futuro sembra Zlatan Ibrahimovic all’indomani del derby perso. L’attaccante svedese non ha vinto il titolo italiano per la prima volta da quando gioca in Serie A. Le parole di Ibra rilasciate al quotidiano svedese Aftonbladet:
“Io voglio sempre vincere, e questa stagione è stata fallimentare. Ho un contratto per altri due anni, ma si tratta di vedere cosa vuole il Milan. Sono molto felice qui, voglio andare avanti e vincere, in questa stagione sto giocando a livelli eccellenti. Ho fatto grandissime cose, ma chiudiamo a mani vuote, e mi dispiace perché ho disputato il mio miglior campionato a livello realizzativo. Credo che abbia la fiducia della squadra. Alla fine è stata una stagione durissima soprattutto a causa degli infortuni, e una situazione del genere non dovrebbe verificarsi in un club come il Milan. Abbiamo una rosa di 30 giocatori, ma cosa sarebbe successo se non avessimo avuto quest’organico? C’è qualcosa che non va, se avessimo avuto tutti a disposizione, avremmo avuto la possibilità di vincere il campionato, e invece abbiamo buttato via lo scudetto”.
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Juve campione d’Italia: foto festeggiamenti da Torino e Trieste




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Il Milan alza la cresta, si ringalluzzisce e sfodera la dialettica dei tempi belli: non è più questione di 180 minuti giocati a distanza tra Milano, Trieste e Torino, a questo punto dei giochi, e con un solo punto di distacco tra rossoneri e Juventus, lo scudetto si vince anche con le dichiarazioni. Oggi hanno parlato tutti i vertici milanisti e tutti si sono mostrati ben felici di rispondere alle domande dei cronisti; Silvio Berlusconi per esempio che da Monza, dove si trovava per un appuntamento elettorale, ha rilasciato un paio di battute veloci: un laconico “speriamo” quando gli è stato chiesto se il campionato è di nuovo riaperto, un attestato di stima per Allegri quando la domanda verteva sulla fiducia per il tecnico livornese (”Gliel’ho già confermata“).
Diplomatico Silvio, più velenoso Piersilvio: il giovane figlio del Cavaliere ha asserito che “se lo scudetto lo vince la Juventus è uno scudetto perso dal Milan“. Ma il vero protagonista di giornata è stato Adriano Galliani che prima dello Sponsor Day del Milan si è intrattenuto con i cronisti regalando perle alla sua maniera. Si parte dalla sfida scudetto:
“Non ho mai capito la differenza fra giocare prima o dopo: alla fine bisogna vincere e basta. Non conosco il futuro. Di rimpianti e di rimorsi ne parleremo alla fine, se ne avremo o meno, se qualcuno ne avrà. A due giornate dalla fine del campionato, siamo stati bravi a non mollare. Non so cosa succederà, proviamo a vincere le ultime due partite e poi vedremo Il gol di Muntari contro la Juve? Ce l’ho sul cellulare, sempre, per non dimenticare; io vado in giro con il mio telefonino, guardo e vedo gol”.
Interpellato se avesse sentito il Presidente, ha scherzato di averlo fatto perché Berlusconi gli aveva chiesto a che punto fossero le trattative per Guardiola, salvo poi concedere una sviolinata a Massimiliano Allegri:
“Da quando è sulla panchina del Milan, siamo primissimi. Non siamo primi, di più. Con Allegri, il Milan ha fatto due campionati straordinari: quest’anno non stiamo faticando, abbiamo fatto 77 punti e mancano due partite. Un anno fa abbiamo fatto 82 punti: non capisco dove sia il problema”.
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Silvio Berlusconi è stato nominato, per acclamazione, Presidente Onorario del Milan. Lo ha annunciato in pompa magna il sito ufficiale della società rossonera specificando che il consiglio di amministrazione, riunitosi in data odierna, lo ha nominato, per acclamazione, Presidente Onorario. Silvio Berlusconi è già stato Presidente del Milan dal 24 marzo 1986 al 21 dicembre 2004 e dal 15 giugno 2006 all’8 maggio 2008. Berlusconi lasciò l’incarico di presidente nel 2008 a causa delle cariche istituzionali.
Negli ultimi tempi, dopo le dimissioni da Presidente del Consiglio, Berlusconi era tornato ad interessarsi con una certa attenzione delle sorti del suo Milan. Non a caso ieri sera è stato ripreso dalle telecamere della Rai mentre parlottava fitto con Adriano Galliani sulle tribune di San Siro, durante Milan - Barcellona e soffriva da tifoso per lo svolgimento della partita.
Alla luce di questo incarico ufficiale (anche se si tratta solo di una carica onoraria) si fa più lontana l’ipotesi di Barbara Berlusconi presidente del Milan. E le dichiarazioni rilasciate ieri sera sul gioco espresso dalla squadra rossonera, subito dopo la fine del match, risuonavano, a quanto pare, come un avvertimento ad Allegri e alla dirigenza rossonera, come un modo per far risentire la propria importante voce e influenza in società.

Finisce 0-0 tra l’attesissimo match tra Milan e Barcellona, al San Siro non sono mancate le emozioni anche se da queste due squadre forse ci si aspettava qualcosa di più. Il risultato finisce per accontentare entrambe le squadre: i rossoneri possono andare al Camp Nou forti di due risultati su tre e senza aver subito reti in casa, il blaugrana proveranno a sfruttare al massimo il fattore campo. Ai microfoni hanno tutti mostrato grande soddisfazione per il risultato, da mister Allegri fino ad Antonini, che l’Uefa ha eletto miglior giocatore della partita. L’unica voce fuori dal coro è arrivata da Silvio Berlusconi che, seppur lontano dal lamentarsi del pareggio, ha comunque fatto intuire qualche leggero segno di insoddisfazione, ripreso anche dalle telecamere nel corso della partita. Il presidente del Milan ha colto anche l’occasione per scambiare due chiacchiere con l’allenatore blaugrana:
“Semplicemente gli ho detto che apprezziamo il gioco del Barcellona e che siamo alla fine orgogliosi di essere riusciti a mettere insieme un risultato in cui il grande Barcellona non ha prevalso Contento? A metà, ho qualche osservazione da fare. Quale? Non si dice”.
Le riflessioni del numero uno rossonero sono state prontamente riportate dai cronisti a Massimiliano Allegri, il tecnico livornese accetta le critiche del suo superiore ma si gode il buon risultato di questa sera e guarda con ottimismo al ritorno che si giocherà fra una settimana:
“Credo che Berlusconi abbia ragione. Abbiamo fatto una buona partita, a tratti abbiamo subito il Barcellona, soprattutto negli ultimi 20 minuti del primo tempo. Abbiamo speso molto nei primi 25 minuti, abbiamo difeso in modo più ordinato, abbiamo concesso di meno. C’è da essere contenti di questo risultato, anche perché abbiamo due risultati su tre a Barcellona, non è facile, però in caso di pareggio andremo in semifinale. È un bel risultato anche perché il Barcellona credo abbia fatto quasi sempre gol nelle partite che ha giocato. Stasera i ragazzi hanno fatto veramente una buona partita, soprattutto quando c’era da soffrire e da difendersi”.
Le foto di Milan - Barcellona 0-0




Allegri iniste sul mezzo vantaggio conquistato stasera in campo, il fatto di poter scendere in campo con due risultati su tre fra sette giorni non è cosa da poco, e spiega le prestazioni non esaltanti di alcuni dei suoi uomini, su tutti quelle di Boateng e Robinho:
“Sono soddisfatto di quello che hanno fatto i ragazzi. È un risultato ottimo, perché non abbiamo subito gol. Abbiamo la possibilità di andare là, segnare al Barcellona, sapendo che sarà una partita difficilissima. Già il fatto che avremo due risultati su tre a favore, che in caso di pareggio potremmo andare avanti, è una cosa che ci deve dare forza. Dico che ho dovuto fare tre cambi per le condizioni fisiche non ottimali di Boateng, Robinho e Nesta. È normale che tra sei giorni questi tre giocatori che avranno una condizione migliore”.

Che Alexandre Pato sia uno degli attaccanti più forti del globo lo dicono le immagini e i numeri: il Papero del Milan a soli 22 anni ha già segnato quasi 70 gol con la maglia rossonera, collezionando tanti applausi quanti infortuni. La nota dolente del brasiliano è infatti proprio questa; non si capisce di chi sia colpa, se è sfortuna o qualcosa che sfugge a MilanLab, di fatto dal 2010 ad oggi, quindi in poco più di due anni, Pato ha dovuto fermarsi ai box per ben 14 volte, compresa quest’ultima: impalpabile nel primo tempo contro la Juve, nella ripresa è rimasto a guardare i compagni da fuori per via dell’ennesimo acciacco muscolare (fuori probabilmente un mese per un risentimento muscolare alla gamba destra). I numeri delle sue assenze per problemi fisici sono impressionanti: ha saltato ben 45 partite ufficiali, collezionando ben 390 giorni di “malattia“. E di conseguenza sono peggiorate anche le statistiche personali: quest’anno la miseria di un gol in campionato (contro il Chievo) in undici sparute apparizioni, due reti in Champions (unico acuto la rete lampo al Camp Nou contro il Barça) e una in Coppa Italia.
E da Parigi Carlo Ancelotti non ha dimenticato il suo pupillo: il Paris Saint Germain, forte dei soldi arabi e di un progetto solido, aveva già allettato il giocatore nella scorsa finestra di mercato invernale; il club francese non può che gongolare se rimane ancora fuori dacché il prezzo continuerà a scendere (a gennaio si parlava di 30 milioni di euro) e il Milan inizierà seriamente a guardarsi intorno. Perché, non dimentichiamolo, nel 2013 gli scadrà anche il contratto quinquennale sottoscritto nel 2008 e già si vocifera che di un adeguamento non se ne parla. Ultimo indizio a formare una prova? L’ammiccamento di Galliani e di Ibrahimovic nei confronti di Robin Van Persie durante la scorsa sfida tra Milan e Arsenal di Champions, con l’olandese che volerebbe a Milano di corsa. Certo tra i due vi è una differenza di età di sei anni, ma quest’anno il centravanti dei Gunners non ha saltato nemmeno una partita e in sette anni e mezzo di Arsenal ha giocato in media 31 gare a stagione. Insomma, questa volta papà Silvio Berlusconi, suocero di Pato, dovrà arrendersi all’evidenza e disfare un matrimonio che ora come ora non fa bene a nessuno.
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I numeri nel calcio hanno sempre ragione e questi danno ragione a Massimiliano Allegri: dopo la sconfitta con la Juve, e con un Milan indietro in classifica seppur solo a inizio ottobre, i rossoneri hanno vinto 9 delle ultime 11 partite in campionato (due pareggi contro Fiorentina e Bologna in trasferta) e si sono qualificati per gli ottavi di Champions League, hanno segnato la bellezza di 30 gol (subendone appena 8) e si sono laureati campioni d’Italia del 2011 avendo fatto nell’anno solare 80 punti, il massimo tra le compagini di Serie A. Insomma, dopo il successo di Cagliari il tecnico livornese non può che essere soddisfatto, tanto più perché in tempi non sospetti, e cioè più di due mesi fa, aveva ostentato sicurezza nell’asserire che la sua squadra avrebbe passato le vacanze natalizie in testa alla classifica (Juve a Udine, domani, permettendo); anche se al Sant’Elia non è stata così facile come lascia immaginare il risultato:
“Abbiamo fatto una rincorsa importante e già da domenica la squadra sembrava stanca fisicamente e mentalmente. Questa sera la partita è risultata difficile come ce l’aspettavamo anche se siamo andati in vantaggio subito. Ma mettiamoci la pioggia, il fatto che il Cagliari era bravo a salire e noi siamo andati in difficoltà. Nel secondo tempo abbiamo fatto meglio del primo, non è stata una bella partita ma era importante fare tre punti e chiudere l’anno nel migliore dei modi. Ibra? È un generoso, uno che non si tira mai indietro, anche sabato ha fatto tre volte avanti e indietro. Sta bene, segna, oggi è tornato a farlo su azione. Per noi era importante vincere, domani vediamo cosa fanno gli altri, il campionato è lungo, nelle ultime 11 partite abbiamo fatto 29 punti, credo che siano abbastanza”.
Sì, sono abbastanza, anche se i maligni, o meglio gli scettici circa questo Milan, sbirciano il calendario e notano che alla fine il Diavolo ha fatto la voce grossa con le piccole (che è comunque una dote rara nel nostro campionato ed è sinonimo di grande squadra), mentre negli impegni probanti di inizio anno ha fatto cilecca (pari interni con Lazio e Udinese, sconfitte a Torino contro la Juve e Napoli); e dopo la sosta ci sarà il mini-derby a Bergamo e quello vero contro l’Inter. Non è da sottovalutare poi il famoso “tempo libero” del presidente Silvio Berlusconi che se è vero che di calcio ne capisce e che ha vinto tutto il possibile e l’immaginabile, ma che non disdegna ingerenze coi suoi allenatori come ha fatto in settimana con Allegri suggerendogli l’impiego di Pato e le posizioni in campo di Robinho e Boateng:
“Non è questione di dire chi ha ragione, c’è un confronto, lui giustamente ha le sue idee, gli piacerebbe vedere la squadra come ha giocato più volte, ma io devo fare delle scelte per il bene del Milan, mi fa piacere quando parliamo perchè anche dalle sue esternazioni posso ricavare spunti importanti. Non c’è assolutamente alcun problema tra me e il presidente. Io ho il metro giornaliero della squadra e in questo momento Boateng mi serve in quella posizione, poi magari lo farò anche giocare da mezzala”.
Le foto di Cagliari - Milan 0-2 (Aut. Pisano, Ibrahimovic)




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Silvio Berlusconi lo ha chiamato per parlargli in privato, a Milanello, e tra le altre cose sembra che gli abbia raccomandato di tagliarsi i capelli. Chissà se anche questa richiesta del presidentissimo ha contribuito a far disamorare Ibrahimovic dal calcio. Lo svedese, dal ritiro della sua nazionale, dice di essere stanco del pallone. Questo sport non lo entusiasma più come prima e la spossatezza dopo ogni partita gli impedisce di giocare con i suoi due figli:
“Prima il calcio era tutto per me. Non pensavo ad altro e certe volte non andavo nemmeno a scuola per giocare. Adesso non è più così, mi interessano altre cose e per giocare a pallone in giardino con i miei figli mi sforzo tantissimo e tocca alla babysitter giocare con loro. Non credo che vogliano fare i calciatori da grandi, forse il piccolo che è molto aggressivo e assomiglia al padre. Mi ritirerò? ritira? No, non mi ritirerò a breve, giocherò ancora un po. Con l’età bisogna curarsi di più. Quando ero giovane se sentivo dolore o problemi riuscivo comunque a calciare in porta da 40 metri. Ora non funziona così, adesso devo riscaldarmi per bene e fare tutto il resto prima di calciare. Sto invecchiando”.
Ibra è serio e ammette di non avere più la stessa determinazione di qualche anno fa:
“Non sto scherzando sulla mia situazione, e mi dispiace parlarne così spesso. Mi dispiace dirlo, ma non ho la stessa grinta che avevo prima e mi divertivo di più alcuni anni fa. Oggi è diventato tutto routine anche se mi diverto ancora, godo ancora ma non mi vedrete in campo con i capelli bianchi e giocare fino a rovinarmi, voglio ritirarmi quando sarò ancora al top. Non è detto che ci riesca ma questo è il mio obiettivo”.

Stilettata di Maurizio Zamparini nei confronti del Milan e in particolare di Silvio Berlusconi. Intervenuto ai microfoni del programma di Radio 2 Un giorno da pecora, ha smentito il suo ingresso nel mondo della politica prima commentare le possibili dimissioni del premier Silvio Berlusconi:
“Io sono fuori da queste cose, non sono pratico, guardo solo documentari, sport e basta. Dare dieci euro a Santoro per fare la sua trasmissione? Non li dò a nessuno per fare una trasmissione televisiva in questo paese. Berlusconi? Non so perché non si dimette, magari. Non può dimettersi, è attaccato talmente lì, si è rincitrullito, non so perché rimanga lì, è un amico, ma non so perché rimanga lì, ormai ha fallito, noi italiani speravamo in lui, ma adesso speriamo che se ne vada”.
Poi Zamparini ha scherzato sulla cessione di Nocerino al Milan, nell’ultimo giorno di calciomercato: “Nocerino me lo ha quasi estorto Galliani, perché ormai sono talmente poveri che comprano i giocatori a fine contratto“.
Per Barbara Berlusconi si profila un futuro da presidente. Continuerebbe a brillare, dunque, la stella della dinastia dei Berlusconi al comando del Milan e le frasi della compagna di Pato sono eloquenti. All’uscita dal Camp Nou la terzogenita del patron rossonero Silvio, già consigliere del club rossonero, non ha smentito l’ipotesi legata ad una sua “promozione” in seno alla società:
“Non abbiamo avuto paura di giocare al Camp Nou, abbiamo sfidato la squadra più forte del mondo e ne siamo usciti a testa alta. E’ stata una serata indimenticabile, ho visto un gruppo che ci ha creduto fino alla fine. Io nuovo presidente del Milan? In futuro si vedrà, per il momento sto cercando di imparare da gente che ne sa più di me”.




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Dopo la benedizione ricevuta da Silvio Berlusconi prima dell’amichevole con la Juventus il vertice di oggi fra i dirigenti rossoneri e quelli del Liverpool alla presenza dell’agente Franco Zavaglia è stato interlocutorio, ma la conclusione della trattativa per Aquilani al Milan è comunque vicina. Gli inglesi hanno chiesto 48 ore per valutare l’offerta (prestito oneroso e diritto di riscatto fissato attorno agli 8 milioni di euro), ma ormai è chiaro che Aquilani sia separato in casa come e più di quanto non lo fosse nell’estate scorsa quando la Juventus lo ingaggiò in extremis.
Di fatto si concretizzerebbe uno scambio “indiretto” fra la Juventus e il Milan con Andrea Pirlo a Torino e l’ex romanista sulla stessa traiettoria, ma in direzione opposta. Alla fine il centrocampista misterioso, il Mr. X del quale si parla dall’inizio del calciomercato, dovrebbe essere proprio un giocatore che risponde alle caratteristiche del numero 21 ritenuto “troppo vecchio” per un contratto triennale.
Aquilani, di contro, è stato bocciato dalla Juventus che non ha esercitato il diritto di riscatto fissato a 16 milioni, ma vista la formula con la quale il giocatore dovrebbe arrivare a Milano c’è il sospetto sempre più concreto che Marotta non abbia nemmeno provato a far abbassare le pretese al Liverpool quando ne ha avuto l’occasione.