
Tre sconfitte nelle ultime quattro partite, se ti chiami Roma e se le ottieni contro Lazio, Genoa e Milan (tre rivali niente male) in altri tempi avrebbero fatto agitare e non poco le acque giallorosse del Tevere; in nome invece di questo sacrosanto progetto, Luis Enrique rimane saldamente al timone della barca con Walter Sabatini che pare masticare amaro senza però poter dare fiato alla bocca e Franco Baldini, il vero burattinaio della squadra, che difende lo spagnolo a spada tratta:
“Il supporto a Luis Enrique è totale. La sua fortuna è legata alla mia, la scelta di prenderlo è stata molto ponderata. Il gruppo è con lui. Certo in questo momento Luis è un po’ amareggiato, si sente tradito dalla scarsa concentrazione. Sono sicuro però che alla lunga ci toglieremo delle soddisfazioni. L’attesa potrà essere meno dolorosa se ci saranno delle prestazioni confortanti”.
Certo è che ieri il tecnico iberico si è trovato di fronte una squadra in crisi d’identità, con un nugolo di senatori aventi diritto a dire la propria e l’infermeria che continua a riempirsi: sabato sera al Piola di Novara altra battaglia sul sintetico, poi c’è la sosta e una sconfitta vorrebbe significare scossa sismica questa volta percepibile fino a Trigoria. “Se c’è qualcosa che non va, ditelo a me e non fuori” ha detto Enrique riferendosi ad alcuni malumori interni circa metodiche di allenamento, per altro smentite da De Rossi e Perrotta.
Di sicuro contro il Milan le situazioni di palla inattiva sono state interpretate in maniera scandalosa e proprio su queste fasi che il gruppo pretende maggiori dettami. Luis Enrique dal canto suo predica il futbol catalano all’ombra del Cupolone, quando da noi basta invece un calcio d’angolo a mandarti in crisi: lavoro e concentrazione il suo diktat, da oggi e fino a venerdì allenamento alle ore 14. Per far storcere il naso a un gruppo che lo segue sempre meno.

Daniele De Rossi e Simone Perrotta pagano duramente i due cartellini rossi rimediati nel corso dell’ultima partita di campionato contro il Bari, il giudice sportivo ha squalificato entrambi i centrocampisti per tre giornate. Una stangata pesantissima per la Roma che dovranno fare a meno di due pedine importantissime in pratica fino a fine stagione, a meno di riduzione delle sanzioni. Vincenzo Montella dovrà ridisegnare il suo centrocampo in questa fase cruciale della stagione che vede la sua squadra impegnata all’inseguimento del quarto posto, ultimo utile per accedere alla prossima Champions League.
Dal comunicato ufficiale si apprende che De Rossi è stato sanzionato “per per avere, al 3° del secondo tempo, colpito intenzionalmente un avversario con una gomitata al volto”, mentre Perrotta “per avere, al 46° del secondo tempo, colpito un avversario con un pugno alla schiena”, l’infrazione in questo caso è stata rilevata da un assistente. Ma la gara del San Nicola porta in dote un altra pesante squalifica, sempre tre giornate sono state comminate al barese Kamil Glik “per avere, al 32° del secondo tempo, all’atto dell’ammonizione, rivolto all’Arbitro espressioni insultanti che reiterava, al rientro negli spogliatoi, nei confronti degli Ufficiali di gara; infrazione quest’ultima rilevata dal Quarto Ufficiale”, il polacco era anche diffidato.
Il super lavoro del giudice sportivo si chiude con le tre giornate di squalifica inflitte a David Di Michele. L’attaccante del Lecce è stato sanzionato grazie alla prova tv che ha evidenziato come nel corso della gara con il Chievo ha colpito intenzionalmente con uno schiaffo Bostjan Cesar, salvo poi cadere a terra senza alcun motivo. Sempre la prova televisiva ha dato esito negativo per Zoboli del Brescia e Pinzi dell’Udinese. Squalificati infine per una giornata infine Alvarez e Ledesma del Catania, Della Rocca, Mudingayi e Mutarelli del Bologna e Mariga dell’Inter.

Non è tutta colpa di Carmine Russo, arbitro della sezione di Nola, ma sicuramente il fischietto campano nel posticipo domenicale del San Nicola di Bari non ha fatto un figurone; coadiuvato dalla guardalinee donna Santuari e dal collega Angrisani, Russo è stato il grande protagonista del pirotecnico 2-3 tra pugliesi e Roma, una infinità di errori tecnici con qualche rara decisione giusta sia da una parte che dall’altra. Alla fine si lamentano tutti, ma il risultato (ossia la vittoria dei giallorossi) e la matematica retrocessione del Bari faranno cadere nel dimenticatoio la prestazione dell’arbitro campano.
Ben tre i rigori assegnati: il primo lo fischia a favore del Bari ma non solo il tocco di mano di Juan è palesemente involontario e difficilmente evitabile per il difensore brasiliano, ma c’è anche che la posizione di Huseklepp, autore del cross, è di fuorigioco quando riceve palla sulla destra. Poi ne assegna due agli ospiti: il primo è per una trattenuta di Belmonte su Juan, giusto il penalty e probabilmente anche il giallo al difensore; più generoso il secondo per la scorrettezza di Glik su Borriello, il difensore dei galletti è poi espulso per proteste: eccessivo. Gli altri due rossi?
Uno a De Rossi per gomitata a Bentivoglio, giusto, ma il secondo per il colpetto di Perrotta a Masiello appare esagerato. Ma il Bari si lamenta soprattutto per il terzo gol della Roma: la rete è regolare ma è scaturita su una ripartenza dei giallorossi mentre i padroni di casa, distratti, protestavano. Già, perché pochi secondi prima Russo ha negato un calcio d’angolo netto su una deviazione di un giocatore romanista su colpo di testa di Belmonte: il corner era plateale, per il direttore di gara rimessa dal fondo per la Roma. E pensare che già alla vigilia c’erano state perplessità: Russo tornava a dirigere i capitolini dopo la infausta trasferta di Brescia di inizio anno.

Da questa sera a mezzanotte la Roma si ritroverà a Trigoria per dare il via ufficiale alla stagione sportiva 2010/2011: sarà il 17esimo ritiro dell’era Sensi, probabilmente l’ultimo, il primo per il tecnico testaccino Claudio Ranieri che l’anno scorso aveva preso la squadra in corsa, dopo 180 minuti. Tre giorni nel Lazio, con la presentazione delle maglie ufficiali martedì, quindi giovedì partenza per Riscone di Brunico dove si comincerà a fare davvero sul serio, sospinti da numeri tifosi giallorossi attesi in Trentino. Quattro i Nazionali che raggiungeranno i compagni a fine mese, più eventualmente Nicolas Burdisso che ad oggi è ancora un giocatore interista: si tratta di Alexander Doni, Juan, Julio Baptista e Daniele De Rossi.
C’è da dire che il centrocampista azzurro ha chiesto a Ranieri di potersi aggregare al gruppo sin da domani (due settimane e mezzo di vacanze fatte, in più è fresco di divorzio dalla moglie), ma l’allenatore gli ha consigliato di ricaricare ben bene le pile e di “farsi vedere” più in là. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i convocati: per la porta quattro estremi difensori, dal titolare Julio Sergio ai rumeni Bogdan Lobont e Alex Daniel Pena, con Doni che come detto arriverà più tardi. Ad Arthur è scaduto il contratto e non gli è stato rinnovato. In difesa, oltre agli assenti giustificati Juan e (forse) Burdisso, otto calciatori, alcuni dei quali che potrebbero comunque cambiare maglia.
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Dei 23 convocati da Marcello Lippi per la spedizione azzurra in terra sudafricana ci saranno solo nove atleti a difendere il titolo di campioni del mondo; gli altri 14 in Germania non c’erano segno che in quattro anni qualcosina in Italia è cambiata. E non poteva essere altrimenti, non solo perché il tempo passa inesorabile e molti protagonisti dello scorso Mondiale hanno quattro anni in più sul groppone: quel 2006 il terremoto del calcio italico mutò inesorabile alcuni scenari, come sottolineato ieri da Claudio Marchisio. Lui quattro anni fa era un perfetto sconosciuto quando Cannavaro alzò la Coppa del Mondo al cielo di Berlino, ora è un titolare inamovibile della Nazionale: “Io devo ‘ringraziare’ Calciopoli, perché mi ha permesso di essere lanciato in prima squadra da Deschamps, io come altri giocatori della Primavera bianconera. Poi credo di aver saputo sfruttare le mie occasioni, e ora sono qui. Calciopoli ha permesso a tanti ragazzi di parecchie società di giocare da protagonisti. I club hanno imparato a rischiare un po’ di più, scommettendo suoi giovani“.
Difficile dare torto al giovane centrocampista della Juve, che però come lui ha ammesso è stato bravo a cogliere le occasioni: questo grazie alla serietà mista a determinazione, alla duttilità tattica, alle indubbie qualità tecniche e alla stabilità familiare, con una moglie e un figlio in giovanissima età. Ma indubbiamente l’estrema facilità ad adattarsi in molteplici ruoli sul terreno di gioco è stata arma determinante al suo exploit: “Non mi considero una mezzapunta, ma un centrocampista in più, copro gli esterni d’attacco, mi inserisco negli spazi. Quest’anno ho cambiato tanti ruoli nella Juventus. Cerco di adattarmi sempre, come fece Perrotta in passato in Nazionale. Perché a me piace giocare, e non ho paura di bruciarmi interpretando diverse posizioni. Io come Totti o Del Piero? No, perché non somiglio loro per niente, come caratteristiche. Piuttosto sono un incursore. E comunque abbiamo altri giocatori che possono suggerire l’ultimo passaggio, come Pirlo - lui sì che è un 10 per qualità tecnica - De Rossi e Di Natale. Ci sono tanti giocatori duttili, molti ruoli sono interscambiabili. Dove mi vedo nel 4-4-2 di Delneri? In mezzo, poi giocherò dove serve” ammettendo che da piccolo era una punta.
Le foto più belle di Claudio Marchisio




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Alla Roma non basta la vittoria sul Chievo per aggiudicarsi il titolo di campione d’Italia, la contemporanea vittoria dell’Inter a Siena rende vano il successo giallorosso. La squadra di Claudio Ranieri gioca al Bentegodi una buona partita e chiude i giochi già nei primi 45 minuto, andando al riposo sul risultato di 2-0. Il vantaggio porta la firma di Mirko Vucinic che infila Squizzi con un destro secco e preciso; il raddoppio allo scadere della prima frazione di gioco grazie ad un destro dalla lunga distanza di Daniele De Rossi, un gol spettacolare. La Roma chiude a 80 punti, due di distanza dalla vetta, ma abbastanza per considerare ottima la stagione disputata (Tabellino - Highlights).
I capitolini ci mettono un po’ a trovare il ritmo giusto, forse per colpa della tensione, forse anche grazie per meriti del Chievo che comunque è disposto in campo con molto ordine. Nei primi venti minuti succede poco e niente, per provare il primo brivido bisogna arrivare al 22′ quando Totti, servito da Perrotta, vede il suo destro infrangersi sul palo alla sinistra del portiere clivense. Nei minuti successivi il capitano giallorosso ha almeno un altro paio di occasioni, ma Squizzi è bravo a proteggere la sua porta, ed è incisivo anche su un destro di Vucinic qualche minuto più tardi.
Le migliori immagini di Chievo - Roma 0-2 del 16 maggio 2010








Le Foto dei Secondi Tempi di Siena - Inter 0-1 e Chievo - Roma 0-2




Le Foto dei primi tempi delle sfide Scudetto




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Dopo le mille polemiche che hanno travolto Francesco Totti in seguito al fallo su Balotelli, l’Olimpico si è stretto intorno al suo capitano. La risposta del giocatore è stata da campione, il numero 10 ha infatti siglato una doppietta risolvendo la sfida contro il Cagliari che si era messa davvero male per i giallorossi. I sardi sono infatti riusciti a passare in vantaggio grazie ad un calcio di punizione di Lazzari, ma Totti, su azione prima e su rigore poi, ha ribaltato il risultato permettendo alla Roma di continuare a sperare fino all’ultima giornata (Tabellino - Video).
Il primo tempo è tutto all’insegna della squadra allenata da Claudio Ranieri, alla fine dei primi 45 minuti si conteranno una decina di conclusioni in porta ma i giallorossi non riescono a trovare il colpo del vantaggio, mentre dal San Siro non arrivano notizie confortanti. A superare Marchetti ci provano un po’ tutti, da Totti a Toni, da De Rossi a Menez, ma la sfortuna sembra essere la protagonista di giornata, la Roma sbatte due volte sul palo, in apertura con il capitano e nel finale di tempo con Motta. Luca Toni lamenta la mancata assegnazione di un calcio di rigore, mentre Totti chiede l’intervento dell’arbitro per un tocco di mano.
Le migliori immagini di Roma - Cagliari 2-1








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Povero Don Claudio: una volta tanto che cerca di alzare la voce e con tutta la compostezza che lo contraddistingue abbozza una critica a Mourinho, ecco che il portoghese ne approfitta per vomitargli addosso la solita serie di provocazioni. Non è la prima volta che lo Special One attacca Ranieri, ma mai come questa volta la lunga nota che il tecnico dell’Inter affida al sito ufficiale della società vuole essere un tackle ben assestato sul condottiero della Roma che alla vigilia della penultima giornata di campionato aveva osato fare qualche appunto al modo in cui il collega preparava le partite, innescando vere e proprie bombe ad orologeria con molte chiacchiere e poca attenzione al calcio. Bene, Mou ha risposto. Benché attualmente sia allo Stadio Olimpico di Berlino a visionare dagli spalti la partita tra l’Hertha e il Bayern Monaco, questi ultimi avversari dei nerazzurri nella finalissima di Champions a Madrid, alle 15 e 34 è apparsa in rete la controffensiva del tecnico dell’Inter.
Parole di fuoco, soprattutto la chiosa finale: “Premesso che la Roma mercoledì sera avrebbe dovuto terminare la partita in sei, visto e considerato che Mexes, Totti, Perrotta, Taddei e Burdisso hanno fatto il necessario per meritare le sanzioni che non gli avrebbero permesso di restare più tempo in campo, oggi si è parlato di come si motivano i giocatori. Lo si fa tutti i giorni con il lavoro del gruppo, allenamento dopo allenamento. Non lo si fa certo facendo vedere un film alla squadra prima di una finale di coppa. I giocatori sono professionisti seri, non vanno trattati come bambini. Noi abbiamo preferito lavorare sul campo e abbiamo studiato a fondo la Roma e i suoi punti deboli. Se prima di una partita metto la squadra a guardare “Il Gladiatore”, i miei giocatori si mettono a ridere o chiamano il dottore chiedendogli se sono malato. Non credo di essere un fenomeno, però ho lavorato tanto per aiutare la mia squadra. Non ho mai pianto, ho sempre lavorato duramente per ottenere i risultati con i miei giocatori“.

Luca Toni non ci sta e, anche se con toni molto pacati, se la prende con l’arbitro Rizzoli per la direzione di Inter - Roma, finale di Coppa Italia. La partita si è conclusa con l’espulsione di Totti per il calcione a Balotelli, ma l’attaccante giallorosso pensa che l’arbitro abbia sbagliato a sfavore della Roma, soprattutto nel valutare gli episodi in area.
Gli episodi in area sono stati dubbi, l’arbitro non ci ha fischiato niente. Anche il contatto su Jeremy (ndr Menez) c’era. Contro squadre più quotate questi falli non ce li fischiano. Ci stiamo giocando il campionato, stiamo rincorrendo una squadra forte, speriamo in un loro passo falso. La vedo dura ma cerchiamo di fare il massimo. Nel campionato tedesco le grandi squadre sono meno aiutate. In Italia succede il contrario. A me piace l’Inter, ma mi piacerebbe almeno una volta poter venire qui e dire “con l’Inter abbiamo avuto un errore a favore”, non succede mai.
Se la recriminazione sul presunto fallo in area di Chivu su Menez sono un po’ deboli certamente Toni ha ragione nel non riuscire a togliersi dalla testa la trattenuta di Samuel ai suoi danni allo scadere del primo tempo sulla quale Rizzoli, senza apparente ragione, ha fischiato fallo all’attaccante. C’è anche da dire che qualche “episodio a favore” la Roma l’ha avuto: prima dell’espulsione di Totti per il cartellino rosso si erano già messi in fila Burdisso e Mexes nel primo tempo, Perrotta nel secondo e lo stesso Capitano almeno una ventina di minuti prima del fischio finale. In quelle occasioni il direttore di gara bolognese ha sempre deciso di sorvolare dimostrando eccessiva tenerezza.












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Dopo 24 risultati utili consecutivi si blocca nel momento meno opportuno il cammino verso lo Scudetto della Roma targata Claudio Ranieri, una doccia ghiacciata quella rifilatagli dalla mai doma Sampdoria, che espugna l’Olimpico e che continua ad accarezzare il sogno Champions League. Partita intensissima quella andata in scena all’Olimpico con i giallorossi che nel primo tempo hanno dominato in lungo e in largo, trovando il vantaggio con Francesco Totti; troppo poco vista la mole di azioni da gol creata, e infatti il calcio ha dato la sua ennesima lezione agli ingordi di occasioni. Nella ripresa Delneri effettua un paio di cambi decisivi e subito trova il pari con Gianpaolo Pazzini; forcing disperato e a tratti disordinato della Roma, a cinque minuti dal termine la seconda rete del Pazzo. Ride l’Inter e la Samp, piangono Roma, Palermo e Juve.
L’avvio di gara riserva una breve fase di studio fra le due formazioni, poi i padroni di casa azionano il turbo e per l’undici blucerchiato è notte fonda; le occasioni si sprecano con Storari che deve fare gli straordinari. Nei primi minuti Menez e Juan illudono il numeroso pubblico di fede romanista presente sugli spalti, poi tocca a Vucinic e Perrotta ma la palla non ne vuole sapere di entrare. Fino a quando il montenegrino pesca Totti in area, il capitano di prima intenzione scarica verso la porta e infila Storari alla sua sinistra. Non si placa l’onda giallorossa che sfiora il raddoppio ancora con Totti in due occasioni (girata fuori, palo), poi è Vucinic a provare un paio di conclusioni, una delle quali è miracolosamente deviata fuori (ma Damato non concede il corner) dall’imbattibile portiere ospite. La Samp si vede col fischiatissimo Cassano, para Julio Sergio, e con Pazzini, salva Burdisso.
Le Foto di Roma - Sampdoria 1-2
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