
Sentenza inaspettata al Processo di Napoli. Secondo i dispositivi letti dal giudice Teresa Casoria praticamente tutti gli imputati al processo per Calciopoli sono stati condannati rispettando, alla lettera o quasi, quanto richiesto dalla Procura di Napoli. Nonostante un dibattimento nel quale tutte le tesi dei PM erano state puntualmente smentite (la confusa associazione a delinquere, le inattendibili schede svizzere, i sorteggi, ma soprattutto le partite truccate che rimane ancora oggi mistero quali fossero) il giudice ha ritenuto completamente cassato quanto emerso, come se il lavoro degli avvocati non avesse ottenuto alcun risultato. Una bocciatura fragorosa dell’operato di Prioreschi, di Trofino, della Morescanti e degli altri.
Si torna alla lettura del processo sportivo del 2006, quello nel quale ancora non erano nemmeno emerse le schede svizzere. C’era un’associazione a delinquere tesa ad alterare i risultati delle partite per favorire la Juventus e tutte le società che si fossero sottomesse al potere di Moggi (Fiorentina, Lazio, Reggina), ma incredibilmente non il Messina dell’amico Fabiani secondo questa sentenza. Quali siano di preciso le partite in oggetto non si sa (anche se a questo punto Lecce - Parma 3-3 per “salvare la Fiorentina” appare certa), come si concretizzasse quest’alterazione dei risultati non si sa, ma questi sono i fatti. Verità rivelata. Evidentemente anche il sorteggio si poteva alterare, ma secondo la Casoria lo altera Paolo Bergamo più di Pairetto, anche se lo facevano insieme dividendo le stesse responsabilità di designatori, perché il primo è condannato a 3 anni e 8 mesi, il secondo a 1 anno e 11 mesi.
Angelo Mariano Fabiani, direttore sportivo del Messina, una delle figure chiave secondo l’accusa proprio per il suo ruolo nella storia delle schede svizzere, è stato assolto. Come questo sia compatibile con la logica e con le tesi accusatorie al momento sfugge. Non rimane che attendere le motivazioni (che verranno depositate entro 90 giorni) per capire se la Casoria riuscirà a dirimere i dubbi di chiunque abbia letto le carte e seguito un dibattimento nel quale sono emerse le evidenti mancanze dell’inchiesta di Auricchio e dei suoi uomini piuttosto che le prove di colpevolezza.
Intanto Luciano Moggi è stato riconosciuto “capo della cupola” e si è beccato 5 anni e 4 mesi di reclusione più un Daspo e l’interdizione dai pubblici uffici.
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Il processo di Calciopoli andrà avanti e arriverà rapidamente ad una sentenza. La settima sezione della Corte di Appello di Napoli (Presidente Di Mauro, Relatore Cappiello, a latere Giudice Acierno) ha respinto l’istanza di ricusazione contro il giudice Teresa Casoria. Nonostante i rapporti tesissimi all’interno del collegio giudicante non c’è animosità e non ci sono state scorrettezza da parte del giudice ai danni dei due PM Narducci e Capuano, “testimoni” nel procedimento disciplinare contro la Casoria di fronte al CSM.
Nonostante la “censura” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura la ricusazione non è fondata e il giudice resta al suo posto. In questo modo la sentenza di primo grado sui fatti di Calciopoli dovrebbe arrivare fra settembre ed ottobre, viceversa i tempi si sarebbero ulteriormente dilatati.
Proprio di fronte al CSM la Casoria aveva denunciato indebite pressioni da parte della Procura perché rinunciasse a questo processo. Dichiarazioni fortissime che hanno probabilmente indotto la Corte di Appello a non consentire che si adombrassero ulteriori sospetti attorno al procedimento contro Luciano Moggi e gli altri. Queste erano state le dichiarazioni della Casoria:
La procura di Napoli ha chiesto al presidente del tribunale di fare qualcosa per farmi astenere, la Pandolfi ha reiterato questo invito ma io non avevo nessun motivo per non fare il processo Calciopoli. Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, ho iniziato rappresentando al procura contro Raffaele Cutolo e la nuova camorra organizzata a fine degli anni ‘70. Io ho fatto processi importantissimi. Cutolo è rimasto in galera da quando l’ho accusato. Aldo Semerari minacciava. Mi dicevano ‘i servizi segreti ti tagliano la testa se non dici che Cutolo è pazzo‘. Non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perché svolgere i processi è un dovere. Due sentenze della corte d’appello sulle precedenti ricusazioni hanno ribadito che era un dovere andare avanti. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perchè facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perchè il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento. Piuttosto vedo i pm renitenti a fare la requisitoria. Hanno chiesto indagini supplementari e avuto un teste (ndr l’ex arbitro Nucini) che è stato ammonito perché rischiava di non risultare attendibile.

La sentenza di primo grado del processo di Calciopoli è a rischio. Il giudice Teresa Casoria è stata censurata del CSM per le intemperanze verbali nei confronti di alcuni suoi colleghi. Per quanto il presidente della nona sezione sia stata assolta dai capi d’imputazione più gravi questa decisione rischia di condizionare la Corte d’Appello che il 20 maggio prossimo, a seguito di un rinvio apparso strategico, deciderà finalmente sull’ennesima istanza di ricusazione presentata dai PM del processo Calciopoli Narducci e Capuano.
A memoria è difficile ricordare una doppia istanza di ricusazione contro un giudice da parte di pubblico ministero nello stesso processo, ma nel procedimento contro Moggi e gli altri presunti appartenenti alla “cupola” del calcio italiano c’è anche questa anomalia. Narducci e Capuano sono stati oggi testimoni contro la Casoria di fronte al Csm.
L’istanza di ricusazione di fronte alla Corte d’Appello si basa paradossalmente proprio su questo: il fatto che i due abbiano testimoniato delle intemperanze verbali che regalano i burrascosi rapporti all’interno della nona sezione del tribunale non renderebbe sereno il giudice quando sarà chiamato a pronunciare un giudizio sulla vicenda di Calciopoli.
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L’ex direttore di gara Massimo De Santis, uno dei protagonisti principali della vicenda Calciopoli, ha testimoniato nell’udienza tenutasi oggi nell’aula 216 del tribunale di Napoli, che ha avuto corso in una forma “ridotta” a causa dell’assenza di alcuni testimoni, bloccati dai recenti problemi al traffico aereo provocati dalla nube vulcanica islandese. L’ex arbitro, indicato dalle indagini come uno dei componenti della cosiddetta “combriccola romana”, ha infatti dichiarato in aula:
La mia vita è stata sconvolta, se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se a sbagliare sono stati altri è giusto che paghino loro. Sono stato intercettato e la mia vita passata al setaccio anche attraverso attività illecita messa in atto dal gruppo Telecom Pirelli. Hanno messo sotto osservazione me e la mia famiglia, i miei spostamenti e anche i pernottamenti negli alberghi. Per aver preso 23 magliette da distribuire ai miei collaboratori in occasione di un Lecce-Juventus, mi è stato attribuito un profilo mafioso e mi hanno accusato di aver costituito la combriccola romana. Per tutte queste cose non sono potuto uscire di casa e non avrei dovuto aspettare quattro anni per sapere che la combriccola romana con la partita Lecce-Parma non c’entra nulla. Sono stato zitto quattro anni, penso di aver diritto di dire la mia.