Il Siviglia si aggiudica il XVI Trofeo Bortolotti per 2-1 sull’Atalanta di Colantuno. I nerazzurri, in vantaggio con Tiribocchi, hanno poi subito la rimonta di Luis Fabiano, su rigore, e Kanoute da posizione ravvicinata. Grosse contestazioni all’ex di turno, Tiberio Guarente, fischiato per tutta la prima frazione di gioco (ha giocato solo un tempo).
IL TABELLINO
RETI: 15′ pt Tiribocchi, 23′ pt rig. Luis Fabiano, 24′ st Kanoutè.
ATALANTA (4-4-2): Consigli (18′ st Frezzolini); Bellini (18′ st Garics), Talamonti (1′ sr Troest), Manfredini (18′ st Capelli), Peluso; Ceravolo (1′ st Defendi), Pettinari (18′ st Bonaventura), Padoin, Radovanovic (1′ st Basha); Ardemagni (18′ st Ruopolo), Tiribocchi (30′ st Marconi). All. Colantuono.
SIVIGLIA 1° tempo (4-4-2): Palop; Dabo, Fazio, Escudè, Fernando Navarro; Alfaro, Romaric, Guarente, Capel; Luis Fabiano, Rodri. All. Alvarez.
SIVIGLIA 2° tempo (4-4-2): Javi Varas; Squillaci, Renato, Luna, Lolo; Dabo (16′ st Cala), J. Carlos, Zokora, Perotti; Kanoutè, Negredo. All. Alvarez.
Arbitro: Corletto di Castelfranco Veneto, guardalinee Carretta e Paganessi.
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E’ strappo tra Grifone e Dea, parola di Enrico Preziosi: “Non farò mai più affari con l’Atalanta” ha sentenziato in maniera secca(ta) il presidente del Genoa, che aveva lavorato abbastanza seriamente per portare Tiberio Guarente al Ferraris e poi, tutto ad un tratto, se l’è visto soffiare dal Siviglia. Ma nella foga del momento, il patron genoano avrà sicuramente tralasciato un piccolo dettaglio: non è stato il club orobico a dargli buca, quanto piuttosto il giocatore che ha categoricamente rifiutato il trasferimento a Genova, ha detto no anche al Napoli, e ha dato la commissione al suo procuratore di portarlo in Andalusia.
Sentito infatti l’interessamento del Siviglia, il centrocampista pisano non ha pensato che ai biancorossi, presentatisi con un’offerta allettante per sé e con la qualificazione in Champions per la prossima stagione: e così i giochi sono stati presto fatti, cinque milioni di euro nelle casse dell’Atalanta e contratto di cinque anni per il giocatore, con l’incredibile clausola rescissoria fissata a trenta milioni. Ieri Guarante ha parlato all’emittente ufficiale del Siviglia, la SFC Radio: “Sono felice di essere un nuovo giocatore del Siviglia, perché era un mio sogno giocare per un grande club spagnolo ed europeo. Siviglia è una città dove si vive bene e dove c’è una squadra fantastica”

Non poteva che esserci soddisfazione in casa Napoli dopo il matematico conseguimento del sesto posto in classifica, un risultato ancor più onorevole se considerato l’avvio disastroso dei partenopei che nella prima parte di stagione erano allenati da Roberto Donadoni. Con Walter Mazzarri sono cambiate un mucchio di cose ed è ovvio che ora Aurelio De Laurentiis voglia sognare insieme al coloroso pubblico azzurro; col tecnico di San Vincenzo già prepara i fuochi di artificio del mercato estivo e il nome che insegue è di quelli importanti: “Aspettiamo Pazzini a braccia aperte” ha svelato il magnate cinematografico, che intanto ha già puntellato il centrocampo con Tiberio Guarente, ormai certo il suo trasferimento alle pendici del Vesuvio.
Ancora sul bomber della Sampdoria: “Pazzini deve soltanto decidere se accettare la sfida del Napoli e disputare la seconda competizione europea con noi, oppure se giocare la prima. La Champions. Dipende da lui: al Napoli piace Pazzini, bisogna vedere quanto il Napoli piace a lui” ha continuato il numero uno napoletano che coi suoi ragazzi domenica si recherà al Ferraris per sfidare proprio i blucerchiati del Pazzo. Una sfida che vale la Champions per i padroni di casa, ma che di certo il Napoli non sottovaluterà anche per via della vecchia amicizia che lo lega al Genoa, acerrimo rivale della Sampdoria. Sul terreno di gioco non potrà essere presente Ezequiel Lavezzi, squalificato in seguito ad un’ammonizione subita domenica scorsa contro l’Atalanta.

La sua storia è nota (quasi) a tutti, quando era un giocatore del Verona Tiberio Guarente rischiò di smettere col pallone per una rara infezione virale; poi si riprese e con l’Atalanta è definitivamente esploso: due stagioni e mezzo ad alto livello, d’altra parte questo ragazzo classe ‘85 da Pisa, voce profonda e occhi azzurri, era cresciuto nel club bergamasco vestendo il nerazzurro fin da bambino. Salvezze, due gol (la scorsa stagione), il prezzo del ragazzo è lievitato partita dopo partita, fino a farlo diventare un uomo mercato; nonostante le 25 ammonizioni in appena 30 mesi all’Azzurri d’Italia, gli ammiratori di Tiberio sono diventati tanti, con in prima fila Pantaleo Corvino.
Seppur Guarente nell’ultima partita tra la “sua” Atalanta e la Fiorentina deluse (2-0 per i viola al Franchi), il ds dei toscani non ha smesso di apprezzare il centrocampista che però di andare a Firenze pare non ne abbia voglia. In estate ci aveva provato il Siviglia a mettere le mani su di lui, niente da fare, nonostante il buon lavoro dei suoi agenti Sclosa e Bia, il mediano pisano non volle muoversi dalla Lombardia. E stessa storia, recentissima per altro, con la Juve: nel caos più totale di nomi e strategie, Secco aveva appuntato sul suo taccuino anche Guarante che però ha fatto sapere di non voler essere ceduto. Punto. Motivo? Vuole lottare per l’Atalanta.
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Giornata stramba questa sedicesima di campionato, risultati sui generis a cui non può non aggiungersi questo pari tra Atalanta e Inter, un 1-1 tutto sommato meritato per gli uomini di Antonio Conte che con tenacia, grinta e intelligenza tattica hanno saputo contenere i campionissimi interisti e alla fine sono stati premiati con un punto che fa classifica. Gara non bellissima ma interessante, senza gli allenatori in panchina (entrambi squalificati, Mourinho non ha perso il suo aplomb mentre Conte ha praticamente fatto lo show nel box dov’era relegato), match a un certo punto condizionato dall’espulsione di Wesley Sneijder, a metà ripresa (Tabellino Atalanta - Inter 1-1 - Foto Atalanta - Inter 1-1 - Video Atalanta - Inter 1-1).
Dopo un avvio sprint dei padroni di casa, è bastato un lampo del Principe, al secolo Diego Milito, per mettere a tacere i vivi animi atalantini: è il quindicesimo quando l’ex genoano fa praticamente tutto da solo (aiutato anche da un paio di rimpalli fortunati) e batte Coppola con un preciso tiro sul primo palo. Il cuore della Dea serve a collezionare calci d’angolo, Ceravolo e la sua verve costringono i difensori interisti a non abbassare mai la guardia, quando la buona sorte sembra sorridere ai bergamaschi ci pensa Julio Cesar a sventare i pericolo per l’undici milanese (grande parata su deviazione di Cambiasso nella propria porta). Prima del riposo Balotelli prima e Senijder poi sfiorano il raddoppio.




La Cronaca della partita. Le Foto della partita.
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Dieci gol: tanti se ne sono visti nell’anticipo serale del dodicesimo turno di Serie A, una spumeggiante Atalanta-Juve che nel secondo tempo ha fatto divertite tifosi e spettatori imparziali (Fotogallery). Sette le reti regolari, tre quelle annullate, alla fine il risultato è di 2-5 per la Juve che espugna l’Azzurri d’Italia con una partita bella e senza fronzoli, giocata a viso aperto e in cui i nerazzurri di casa, a dire il vero, non hanno lesinato impegno e coraggio. Primo tempo abbastanza soporifero rinvigorito dai due lampi juventini, o meglio “Camoranesiani“: doppietta dell’oriundo e tutti negli spogliatoi. Nella ripresa valzer del gol: da Ceravolo a Melo, da Valdes a Diego, fino a Trezeguet. Tre punti per la Juve, ottimo calcio in quel di Bergamo.
Ferrara ripropone il solito schema trapezoidale, Giovinco è recuperato, Trezeguet unica punta (a tutti gli effetti), in difesa c’è Caceres a destra, per il resto solito undici con Poulsen necessariamente titolare (ma il danese sta guadagnandosi il posto) nel centro del campo. Conte sfodera uno schema aggressivo, col solo Guarante vero combattente e disturbatore del centrocampo; per il resto Tiribocchi e Doni avanzati, il resto della parte mediana del campo affidata ai vari Ceravolo, Valdes e Padoin, non proprio gente di contenimento. La partita non è bella, benché intensa, nei primi 20 minuti la sola emozione la regala Tiribocchi con un sinistro di poco fuori. La Juve amministra e soffre il pressing avversario, gli orobici sono aggressivi e pare abbiano la partita in mano. Ma dopo il gol annullato, giustamente, a Trezeguet, i nerazzurri capitolano.
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C’è una squadra, l’Atalanta, che da molti anni attua una politica votata all’attenzione verso il bilancio e il settore giovanile: il tetto massimo per gli stipendi è di 450mila euro (al netto li guadagnano solo Barreto, Acquafresca, Bellini e Doni) e il vivaio è in continuo fermento volto a tirar su un buon manipolo di calciatori solitamente a cicli. Appare dunque stranissimo come la famiglia Ruggeri si sia lasciata sfuggire di mano la situazione Costinha, il portoghese campione d’Europa col Porto nel 2004, che arrivò a Bergamo nell’estate del 2007 e che per mesi è stato un oggetto misterioso della rosa atalantina.
La Dea lo prelevò a parametro zero dopo una stagione in chiaroscuro all’Atletico Madrid: lo voleva Gigi Del Neri che ne aveva intravisto le ottime potenzialità quando allenò per un mese il Porto e fu così che la dirigenza orobica fece uno sforzo enorme per accontentare il suo mister. Già, perché il portoghese sottoscrisse un contratto di tre anni da 730mila euro netti a stagione, cifra di gran lunga superiore rispetto ai suoi compagni. “Io sono quello che permette al compagno con più fantasia di fare quello che vuole, perché se perde palla non deve rincorrerla. La rincorro io” si presentò alla stampa il primo settembre del 2007 Costinha.
Dopo 53 minuti contro il Parma, proprio il giorno dopo rispetto a quella dichiarazione, di Costinha si persero lentamente le tracce; un paio di infortuni ne minarono allenamenti e condizione fisica, quindi iniziò a farsi vedere sempre meno dalle parti di Zingonia, lavorando per di più a parte. Alla domenica in due interi anni come giocatore dell’Atalanta, si è visto raramente all’Atleti Azzurri d’Italia; anzi, spesso è stato avvistato a San Siro per assistere alle partite dell’Inter dell’amico Mourinho. Lo Special One senza Costinha e il suo gol all’Old Trafford nei quarti di finale della Champions 2004, forse non sarebbe diventato nessuno.
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Tiberio Guarente è un ragazzone di un metro e ottanta, pisano di nascita, timbro vocale profondo: di mestiere fa il calciatore, una carriera come tante. Cresce nel vivaio dell’Atalanta, quindi va al Verona dove guadagna la stima dell’ambiente gialloblu, infine torna alla Dea; domenica scorsa ha realizzato il primo gol in Serie A, un gol di furbizia ad Antonioli del Bologna, una rete da tre punti e con la quale i bergamaschi hanno mantenuto la vetta della classifica di Serie A. Sarebbe una storia come tante, se non fosse che tre anni e qualche mese fa Guarente dichiarò: “Mi sto abituando a una vita senza pallone“.
Era il 3 febbraio 2005, al Bentegodi andava in scena Verona-Venezia, un derby a cui il 19enne Guarente avrebbe preso parte; il condizionale è d’obbligo perché durante il riscaldamento si sente fiacco, stanco, i muscoli gli iniziano a duolere. Negli spogliatoi ammette che non se la sente di giocare, lo staff medico pensa a una influenza di stagione; ma in 24 ore la situazione precipita, inizia a sentire dolori lancinanti in tutto il corpo, il giorno dopo Tiberio non riesce a muoversi. Immobilizzato. La diagnosi non è delle più “leggere“: poliradicolonevrite, una rara infiammazione alle radici dei nervi spinali, quelli insomma periferici che mandano le informazioni ai muscoli delle gambe e delle braccia per muoversi.