
“Forse mio figlio ha finalmente trovato la sua strada” parole di un padre felice e un pizzico orgoglioso del suo pargolo, quell’Umberto Bossi che ha dovuto svenare non poco per veder realizzare i sogni del suo “delfino“. Gli arcinoti problemi con lo scoglio maturità, un esame superato a fatica al terzo tentativo con 69/100 dopo i fiaschi precedenti e i vari ricorsi al Tar, quindi il parcheggio temporaneo quale team manager della Nazionale di calcio della Padania. Compito che al giovane e intraprendente Renzo Bossi non è mai dispiaciuto, come può notarsi anche nel servizio mandato in onda qualche tempo fa da Le Iene col solito inconfondibile graffio di Enrico Lucci (Clicca qui per il video).
Ma ora è tempo di diventare uomini e dopo un paio di cariche minori, retribuite comunque con stipendi mensili di circa 10mila euro (portaborse di Francesco Speroni, leghista, all’Europarlamento, rappresentante dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo, l’Expo di Milano), il buon Renzo ha finalmente deciso di intraprendere la carriera politica, quella vera. Prima tornata elettorale e subito trionfo per questo enfant-prodige padano, che s’accaparra da debuttante un prestigioso posto nel Consiglio Regionale della Lombardia. Ma l’amore per il calcio non si dimentica facilmente.
Domani nella splendida cornice dell’Arena di Milano, dal 2002 intitolata a Gianni Brera, va in scena un match particolare tra la Padania e il Tibet. Il fischio d’inizio è fissato per le 20 e 45 e sui volantini che si vedono in giro per Milano e non solo a chiare lettere c’è la dicitura “due «regioni» che si sfidano nel nome della libertà dei popoli“. (Fotogallery da non perdere). Leo Siegel, esponente politico della Lega ma anche giornalista e selezionatore di questa “Nazionale fantasma” (in passato ha allenato anche squadre come la Triestina) ci tiene a dire che l’evento vuole “affratellare, non dividere“. Sarà…
E’ da 10 anni che si occupa di dirigere gli allenamenti di questa squadra anche se, ci tiene a precisare, “dal 2000 non giochiamo più, non c’erano le condizioni per far cose serie“. Per cui dopo 8 anni, forse ringalluzziti anche dal recente buon risultato elettorale, le “camicie verdi” rispolverano casacche a calzettoni e scendono di nuovo in campo. Ma chi vestirà suddette casacche? Vecchie conoscenze della Serie A, qualche professionista ancora in attività e dilettanti promettenti dell’OltrePo.
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