Non sono molti i portieri che in carriera possono vantarsi di essere andati in gol in una partita ufficiale, a meno che non si tratti di estremi difensori specializzati in calci piazzati. Il più delle volte questo evento così raro nel calcio è propiziato dalla disperazione dei minuti finali, quando tutti si riversano in area alla ricerca di un gol, è allora che il guardiano dei pali si allontana dalla sua area per punire il suo collega, ricordate Michelangelo Rampulla? Ieri in Premier League ad andare in gol è stato Tim Howard dell’Everton, ma la sua prodezza è ancora più assurda: l’americano è andato in gol con un rinvio partito addirittura dalla sua area di rigore, una traiettoria lunga quasi cento metri finita nella porta del Bolton.
È il minuto 63 al Goddison Park e la partita è ancora ferma sullo 0-0, un pallone arriva dalle parti di Howard che lo rinvia in avanti senza troppe pretese. La sfera, condizionata anche dal forte vento che spazzava Liverpool, parte velocissima, tocca terra al limite dell’area e poi rimbalza velocemente verso la porta. Per il povero Bogdan, sostituto di Jaskelainen, non c’è niente da fare. L’Everton si trova così in vantaggio, purtroppo però la prodezza di Tim Howard non servirà a vincere la partita, i Wanderers pareggiano poco dopo con David Ngog e poi vincono la partita grazie al calcio di rigore trasformato da Gary Cahill.
Il risultato negativo per i Toffies però non cancella quanto fatto dal suo portiere, Howard infatti da ieri è entrato a far parte del ristrettissimo club di portieri goleador della Premier League. Prima di lui soltanto tre suoi colleghi ci sono riusciti: il primo fu il mitico Peter Schmeichel che con la maglia dell’Aston Villa nel segnò sugli sviluppi di un calcio d’angolo proprio contro l’Everton in una partita poi persa 3-2. Nel 2004 è stato poi il turno di un altro americano, Brad Friedel del Blackburn, anche lui su calcio d’angolo. L’ultimo gol di un portiere, prima di quello di ieri sera, è stato quello di Paul Robinson del Tottenham nel 2007, anche lui beffò il suo collega dalla lunga distanza ma con un rinvio effettuato a palla ferma.
Fatevi un salto sul sito ufficiale dei New York Red Bulls e potrete capire l’entusiasmo di questa squadra per l’acquisto di Thierry Henry: è un pullulare di foto, immagini e commenti in merito all’arrivo del fuoriclasse transalpino nella Grande Mela, il primo vero colpo di mercato di questa società da quando è stata acquisita dall’austriaca Red Bull nel 2006. Prima del 9 marzo di quell’anno, infatti, questo club si chiamava New York Metrostars e tra le sue fila avevano militato alcuni campioni del calibro di Youri Djorkaeff, Roberto Donadoni e Lothar Matthaus, senza contare gli statunitensi Tim Howard e Tony Meola.
In qualunque modo si chiamassero, comunque, questa squadra non è mai riuscita a vincere la Major League Soccer e dopo l’ingaggio di Henry, ancora relativamente giovane con 33 primavere e si dice molto motivato, la volontà è quella di provarci sul serio: per il miglior goleador della Nazionale francese ecco un contratto pluriennale. “Questo obiettivo è un nuovo capitolo della mia carriera e della mia vita. È un onore giocare per i New York Red Bulls. Sono perfettamente a conoscenza della storia del club e il mio unico obiettivo durante la mia avventura qui è aiutare la squadra a vincere il suo primo titolo” le prime parole dell’ex Arsenal.
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Dopo quaranta anni di assenza nel 1990 tornarono a giocarsi una fase finale dei mondiali, in Italia: bene, da allora gli Stati Uniti non hanno più smesso di qualificarsi e anche per questi Mondiali si sono fatti trovare pronti. Non solo, sperano di essere anche protagonisti dopo i recenti exploit: l’anno scorso fece scalpore la vittoria contro la Spagna nella semifinale di Confederations Cup e dovettero arrendersi solo ai brasiliani. Ma anche i quarti di finale raggiunti nel 2002 fu un risultato sorprendente, con il “soccer” che sta prendendo sempre più piede in America.
La rosa dei 23 è forse la più variegata in quanto a club di appartenenza dei giocatori: pochissimi giocano nella Major League Soccer, quasi tutti sono sparsi in Europa con Onyewu unico “italiano“: il gigante del Milan è stato infortunato praticamente tutto l’anno, ma ora si è rimesso anche se nell’amichevole persa contro la Repubblica Ceca ha commesso un paio di leggerezze che sono costate care. La sconfitta con i cechi non ha fatto piacere al ct Bob Bradley, che ha chiesto un riscatto arrivato ieri contro la Turchia: prestigioso 2-1 e nuova ventata di ottimismo nello spogliatoio.
Dicevamo dei calciatori: molti sono di lignaggio internazionale e ormai conosciuti non solo dai calciofili più esperti. La stella è indubbiamente Landon Donovan che fa la spola tra Stati Uniti ed Europa ma che di fatto è un giocatore dei Galaxy; ma anche Dempsey è molto noto, anche ai tifosi juventini: suo il gol qualificazione, per altro bellissimo, del Fulham al Craven Cottage contro i bianconeri. La difesa è tignosa e compatta, in porta Tim Howard è una garanzia, in avanti non ci sono propriamente bocche di fuoco ma se Altidore è caldo la butta dentro con regolarità; in zona gol Bradley fa spesso affidamento sugli inserimenti dei centrocampisti.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica




Le foto degli stadi sudafricani che ospiteranno il mondiale




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A fine primo tempo sembrava che l’impresa fosse lì a due passi: Stati Uniti in vantaggio di due reti e brasiliani in bambola, o quanto meno confusi e col fianco scoperto alle improvvise folate dei ragazzi a stelle e strisce. Nella ripresa però sono bastati 40 secondi per cambiare il copione della partita: Luis Fabiano si è inventato il gol dell’1-2 suonando così la riscossa per i verdeoro. Che hanno macinato gioco e spettacolo e alla fine hanno ribaltato il risultato grazie ancora al gol dell’attaccante del Siviglia (capocannoniere del torneo) e a una incornata di Lucio. E’ quest’ultimo ad alzare al cielo la terza Confederations Cup per i 5 volte campioni del mondo, ma bravi anche Donovan e soci, capaci di far venire i brividi a tutto il Brasile (Fotogallery - Video).
Infatti nella prima frazione gli applausi sono tutti per gli uomini di Bradley che dopo un avvio incerto, piazzano subito la stoccata dell’1-0: “gol londinese” sull’asse West Ham - Fulham con Spector che crossa e Dempsey che con una splendida girata al volo spedisce alla destra di Julio Cesar. La reazione dei sudamericani non è propriamente furente anche se Tim Howard non può mai abbassare la guardia: come ad esempio sul tiro di Robinho, ma anche per le continue discese velenose di Santos e Maicon. Ma al 27° capolavoro Usa in contropiede: Davies e Donovan scambiano che è una meraviglia e in 5 tocchi arrivano nell’area avversaria.
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Buona la prima, anche se forse il rosso a Clark ha cambiato qualche carta in tavola: vince 3-1 l’Italia di scena a Pretoria per la sua prima partita di Confederations Cup (della sua storia), battuti i vivaci statunitensi che per più di un’ora hanno dovuto giocare in 10 per un rosso diretto forse un po’ troppo severo. Pure in inferiorità numerica la squadra di Bob Bradley è riuscita a passare in vantaggio con un rigore di Donovan, nella ripresa però la reazione furiosa degli azzurri ha ribaltato il risultato: merito di Rossi, tra l’altro entrato al 56°, autore di una doppietta e di De Rossi, in gol dalla distanza. Maestoso Pirlo, positivo Grosso, in fondo esordio più che soddisfacente (Fotogallery).
La partita è godibile sin dall’inizio, grazie anche al piglio niente male della squadra di Bob Bradley che riesce a impensierire la retroguardia azzurra in più di una occasione; l’Italia non va mai propriamente in affanno anche se quando Donovan decide di accendere la lampadina, allora sono dolori: peccato per lui che Bradley e Altidore non sono lesti sotto misura, graziando di fatto Gigi Buffon. La squadra di Lippi si batte coi volenterosi Gilardino e Iaquinta, Howard tuttavia non deve mai sporcare seriamente i guantoni (ma che errore di Legrottaglie di testa, palla fuori). Così bisogna attendere la mezz’ora per i primi importanti episodi.
Come il rosso ai danni di Clark per un fallo a centrocampo ai danni di Gattuso: un’espulsione diretta forse un po’ severa da parte dell’arbitro cileno Pozo, ma tant’è, gli Usa rimangono in 10. E l’Italia pare subito approfittarne grazie alla cooperazione De Rossi - Bornstein, col primo autore di un lancio profondo che il difensore a stelle e strisce devia involontariamente nella sua porta: autorete annullata per fuorigioco di Camoranesi. E dopo poco gli Stati Uniti addirittura passano: Chiellini stende in area Altidore, si incarica del rigore Donovan che spiazza con freddezza Buffon. Si va negli spogliatoi con i meno quotati americani in vantaggio di un gol, ma sotto di un uomo.
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Stasera si giocheranno due delle quattro partite d’andata dei quarti di finale di Champions League: una di queste metterà di fronte Porto e Manchester United, un’opportunità ghiotta per i Red Devils desiderosi come non mai di restituire ai lusitani il mal tolto di cinque anni fa. L’allora squadra allenata da Mourinho, da lì a poco vincitrice del trofeo, si qualificò all’Old Trafford, proprio contro i Diavoli Rossi, con un gol sulla sirena di Costinha: il malcapatitato portiere degli inglesi all’epoca era Tim Howard e molti pensarono malignamente, ma comunque con un pizzico di ironia, che dovette arrabbiarsi più di quanto non aveva abituato chi stava a contatto con lui.
Ora Howard, estremo difensore del New Jersey, gioca nell’Everton, compagine di Liverpool che lo prese proprio dal Man U; dopo qualche mese in prestito i Toffies ne reclamarono l’intero cartellino e Sir Alex Ferguson, che decise di puntare su Van der Sar, acconsentì affinché l’operazione andasse in porto. Ma quando arrivò a Manchester la notizia fu di quelle che ebbe clamore: primo perché si diceva un gran bene di Howard eroe della MLS e che, in effetti, soffiò il posto a Barthez; secondo perché il portiere statunitense era affetto dalla Sindrome di Tourette. Molti la conoscono, altri ne hanno sentito parlare, per altri ancora è un qualcosa di sconosciuto.
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Per la quinta volta in carriera Landon Donovan si è aggiudicato l’Honda Player of the Year, il prestigioso premio che va al miglior giocatore statunitense nel corso dell’anno solare. Una commissione di giornalisti lo ha scelto con ben 297 preferenze, sul podio sono finiti il portiere dell’Everton Tim Howard (249 voti) e l’attaccante del Fulham Clint Dempsey (176 voti). Il riconoscimento arriva dopo quelli ottenuti nel 2002, 2003, 2004 e 2007; i tre premi consecutivi li ha conquistati portando la sua squadra di allora, i San Jose Earthquakes alla conquista del titolo per ben due volte (Fotogallery).
Il talentuoso attaccante ha iniziato a calcare i campi di calcio da giovanissimo e ha talmente impressionato gli osservatori che a soli 16 anni ha firmato il suo primo contratto da professionista con una squadra europea, il Bayer Leverkusen. La sua permanenza in Germania è durata però solo due anni, scontento della situazione ha chiesto di essere dato in prestito in America, andando così a rinforzare la rosa di San Jose. Dopo tre anni il Bayer lo ha rivoluto indietro e così nel 2004 ha fatto ritorno in Europa disputando però soltanto sette partite senza mai andare a segno. Tornato nuovamente nella Major League Soccer con la maglia dei Los Angeles Galaxy ha ricominciato a fare la differenza mettendo a segno ben 52 reti in 96 partite.