Per i violentissimi scontri del 15 ottobre che hanno messo a soqquadro alcuni quartieri della capitale sono state finora arrestate 12 persone. Le indagini non si fermano e procedono verso diverse diramazioni, tra cui anche quella degli ambienti ultras di Roma e Lazio. Le immagini degli incidenti, le foto e i video, sono al vaglio degli investigatori. Per l’assalto al blindato dei carabinieri poi incendiato (per fortuna senza gravi conseguenze per gli occupanti che sono riusciti a scappare in tempo) e per la distruzione della Madonnina letteralmente rubata dalla chiesa di San Marcellino e fatta a pezzi in strada, i sospetti si sono concentrati su alcuni giovani ultras delle due squadre capitoline.
Sull’immotivata distruzione della statua della Madonna Corriere.it ha ripreso le parole di Walter Insero, portavoce del vicariato di Roma:
“Sono sconcertato abbiamo visto scoppiare la protesta dalle finestre della parrocchia. Dei giovani incappucciati hanno divelto la porta della sala utilizzata per il catechismo, sono entrati, hanno affisso un manifesto e hanno distrutto quello che c’era dentro. Poi hanno preso una statua della Madonna di Lourdes e un crocefisso, li hanno portati in strada e li hanno frantumati. Un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso. Hanno tentato anche di sfondare la porta d’ingresso della chiesa, ma non ci sono riusciti fortunatamente. Poi si sono spostati verso San Giovanni. Non ci aspettavamo atti così violenti contro simboli religiosi, né ci aspettavamo una situazione così grave, anche se erano scattate misure preventive e la basilica di San Giovanni e l’area attigua sono state chiuse”.
La Lazio, dopo aver navigato a lungo nelle zone altissime della classifica, ora è quinta in classifica, a soli due punti dal quarto posto occupato dall’Udinese. E’ stata una stagione fin qui molto soddisfacente quella della squadra di Reja, un percorso impensabile se si pensa che solamente un anno fa i biancocelesti erano sull’orlo della retrocessione. Ma la macchia, indelebile per una parte della tifoseria, prende forma nei tre derby persi in questa stagione che si aggiungono ai due dello scorso campionato. Una partita che non ha eguali in Italia per valore simbolico, tanto da mettere in secondo piano, spesso, i risultati di un’intera stagione.
Stefano Mauri parla del clima che si respira allo stadio Olimpico, dove oltre ai mugugni del post derby si aggiunge la contestazione alla dirigenza che dura da parecchi anni: “Sono alla Lazio da tanti anni , ormai sono 5 , e c’è sempre stata questa polemica da parte dei tifosi nei confronti soprattutto della dirigenza. Noi, da un certo punto di vista oramai siamo abituati, però è normale che ci mettono un po’ di negatività , perché allo stadio ci sono sempre degli atteggiamenti negativi da parte dei tifosi. E’ anche vero che in alcune partite ci hanno aiutato parecchio e noi sappiamo che è una tifoseria calda che può darci sicuramente una mano in questo finale , perché comunque mancano ancora 8 partite e possiamo raggiungere dei traguardi importanti che a inizio stagione magari nessuno si sarebbe aspettato“.

Abbiamo parlato spesso della violenza nel calcio, soprattutto di quella che ha contraddistinto le ultime gare della Roma, il derby contro la Lazio e la finale di Coppa Italia persa con l’Inter. Le aggressioni, le coltellate (o “puncicate” nell’orrido gergo in voga), gli assalti alla Polizia che, come abbiamo visto con il caso di Stefano Gugliotta hanno una certa tendenza a sbagliare mira e ad adottare metodi discutibili nel gestire l’ordine pubblico.
Sul sito FcInter1908.it è comparsa oggi un’interessante intervista ad una delle vittime, ignote e lontane dai riflettori dei media, della violenza. Si tratta di Emilio Croce, 25 anni, tifoso nerazzurro proveniente dalla provincia di Foggia, che dopo aver assistito alla finale di Tim Cup nel settore ospiti dell’Olimpico è stato costretto a tornare verso la propria automobile esposto al pericolo di subire quegli agguati che, troppe volte, avvengono al termine delle partite giocate a Roma, anche se i giornali e le televisioni non ne parlano.
A nostro parere è istruttivo ed utile riportare alcuni passaggi di questa intervista, tanto per far capire di cosa stiamo parlando quando puntiamo il dito contro questi fenomeni di delinquenza pura che rendono insicuro per qualsiasi tifoso ospite andare all’Olimpico di Roma per vedere una partita. Il tutto, purtroppo, senza che nessun reale provvedimento venga preso per rendere realmente più sicuro fare visita allo stadio della capitale d’Italia.








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Sta suscitando scalpore l’uscita del Ministro Maroni sulle recenti violenze nel calcio, ma mai come in questi giorni appare paradossale il suo richiamo alla “tolleranza zero”.
Ho visto un giocatore esultare dopo una partita e un altro che gli dà un calcio, in mondovisione: sono esempi negativi. L’azione delle forze dell’ordine è meritoria, ma non basta le squadre di calcio devono rendersi conto che se non sanzionano questi comportamenti, non bloccano il diffondersi di esempi negativi. Molte società sono soggette a un ricatto delle tifoserie organizzate. Ricatti fatti da certi tifosi che, se non gli viene dato un certo numero di biglietti gratis, vanno allo stadio e tirano i petardi, e le società così vengono multate. Questo rapporto va modificato e le società devono intervenire. L’opera, seppur meritoriadelle forze dell’ordine non è sufficiente. Dobbiamo educare i giovani e fare di tutto per arginare una risorgente violenza. Dopo l’adozione dei Daspo, sono in aumento e questo mi preoccupa, un altro provvedimento da adottare che si può rivelare efficace in materia di sicurezza è l’affidamento degli stadi alle società di calcio.
Se il riferimento ai comportamenti tenuti da alcuni atleti, in particolare il rumeno Radu che ha sgambettato il romanista Perrotta dopo il fischio finale del Derby di Roma provocando l’orrendo parapiglia fra giocatori, è assolutamente condivisibile appare paradossale il silenzio sugli incidenti avvenuti dentro lo Stadio Olimpico (per i quali, lo ricordiamo, dovrebbero essere responsabili le società) e sulla guerriglia con auto bruciate e accoltellamenti all’esterno dell’impianto.




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Discutibile decisione del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive che evita di prendere provvedimenti nei riguardi delle tifoserie di Roma e Lazio, nonostante i violentissimi scontri avvenuti prima, durante e dopo il derby romano (Guarda i Video). I tifosi della Roma potranno seguire la squadra a Parma il 1° maggio e quelli della Lazio potranno andare a Genova per Genoa-Lazio del 25 aprile. Il comunicato arriva dopo la riunione dell’Osservatorio presieduta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e nella quale sono stati analizzati gli ultimi episodi di violenza verificatisi prima e dopo il derby Lazio-Roma. Ciascun tifoso ospite potrà acquistare un singolo biglietto.
Ok ai tifosi ospiti per Inter-Atalanta del 24 aprile, Roma-Sampdoria e Napoli-Cagliari del 25, Bari-Genoa e Chievo-Napoli del 2 maggio, mentre per Roma-Samp è stata disposta la vendita di un solo biglietto per tifoso ospite. Nel girone di ritorno c’è stato un aumento del numero dei feriti in particolare tra le forze di polizia, ma c’è stata una riduzione del 42% degli incidenti, mentre gli spettatori sono aumentati dell’8,5%. Questa la valutazione fatta nel corso della riunione straordinaria dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, presieduta dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha fatto il punto sul tema della violenza negli stadi.








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Riportiamo le deliranti dichiarazioni del 22enne tifoso romanista accoltellato nei pressi dello stadio Olimpico (nella foto in alto), durante i furenti scontri (Guarda i Video) avvenuti qualche minuto dopo il fischio finale di Lazio-Roma. L’intervista è stata effettuata dalla Gazzetta dello Sport: “Siamo agli antipodi - attacca -. Voi scrivete un sacco di cazzate sul nostro mondo. Non lo conoscete, ma ci date addosso”. Squilla il telefono, è il padre Enzo, gli dice che la presidentessa lo aspetta a Trigoria, quando si rimetterà. “Non me ne frega niente, lo sai che la Sensi non la sopporto”.
Maximiliano, tu sei il sopravvissuto di una notte di follia. Hai avuto paura di morire?
“Sì, per qualche minuto. Ma me la sono cavata”.
Cosa ricordi di quei momenti?
“Tutto, sono rimasto cosciente”.
Sei stato aggredito alle spalle, quanti erano?
“Non lo so, non li ho visti, è stato un attimo”.
Cosa pensi dei tuoi aggressori?
“Niente, che devo pensare?”.
Potevano ucciderti…
“Allora? Dovrei dire che sono infami, pezzi di merda? No, allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa”.








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Come sempre il derby di Roma ha regalato emozioni incredibili a tutti i numerosi spettatori che lo hanno seguito. Questo in modo particolare rischia di segnare profondamente le sorti delle due squadre romane; la Roma adesso crede sempre di più di poter vincere lo scudetto, mentre la Lazio invece rischia concretamente di scendere in serie B. I biancocelesti speravano di conquistare 3 punti fondamentali per la salvezza e di fare così anche uno “sgambetto” ai rivali cittadini. La Roma deve ringraziare un grande Mirko Vucinic che anche in questa partita li ha trascinati verso la vittoria.




La nota dolente sono i soliti facinorosi che hanno rovinato lo spettacolo sul campo prima e dopo la partita nonostante l’anticipo della partita alle 18.30 e i 2000 agenti schierati. I primi scontri ci sono stati in tribuna Tevere durante il riscaldamento delle due squadre e sono stati contenuti dalle forze dell’ordine che hanno diviso gruppi di “tifosi” che si affrontavano con il volto coperto dalle sciarpe brandendo le cinture dei pantaloni. Anche fuori dallo stadio i “tifosi” delle rispettive squadre hanno dato un pessimo esempio di sportività scontrandosi, accoltellandosi e dando fuoco ad automobili in un clima vera e propria guerriglia.




Anche i giocatori dovrebbe imparare a tenere un comportamento più maturo in campo in modo da non agitare ulteriormente gli animi. Radu avrebbe dovuto decisamente evitare di sgambettare Perrotta dopo il fischio finale generando tutto quel parapiglia, ed anche Francesco Totti avrebbe potuto fare a meno di mostrare un doppio pollice verso alla curva sud. Questi comportamenti, in un clima teso come quello di ieri sera, non hanno aiutato a stemperare la tensione.




Gli unici aspetti positivi delle due tifoserie sono stati i novanta minuti di intensa e sana partecipazione e gli striscioni goliardici, mostrati dai sostenitori di entrambe le squadre, tipici delle partite molto sentite come il derby di Roma.




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Vince il silenzio. Dopo la notte di violenze che ha fatto seguito al Derby Lazio - Roma, con scontri dentro lo stadio, scontri all’esterno, cariche della polizia, tre accoltellati, auto date alle fiamme ed altre danneggiate in veri e propri agguati, la reazione del Viminale, della Lega Calcio e della Federazione è di fatto inesistente. Al momento nessuna sanzione per le due società, nessuna per i violenti, solo qualche arresto (10 in totale a fronte del sequestro di un vero e proprio arsenale con bombe carta, coltelli, spranghe ed asce) e tanta, tantissima impunità.
La retorica della stop alla violenza e al razzismo nel calcio, che in questa stagione ha imposto il continuo divieto di trasferte (ultima in ordine di tempo quella degli juventini a San Siro), la severità a più riprese reclamata non tocca i tifosi di Lazio e Roma. Specchio di una situazione paradossale è l’articolo di Fulvio Bianchi su Repubblica. Dopo una stagione nella quale i supporter giallorossi sono stati “fermati” 6 volte e quelli della Lazio 3, ma comunque molto meno di altre tifoserie come quella napoletana e bergamasca, proprio all’indomani di una notte di follia e violenze si “scopre” che questo provvedimento è inutile.
Mancano 4 giornate, si dice, c’è troppo in ballo per applicare i provvedimenti minimi che il buonsenso suggerirebbe: campo neutro e porte chiuse per entrambe nelle partite casalinghe e blocco totale delle trasferte rimanenti. Impossibile non notare il differente trattamento che subiscono, tanto per citare un caso, i tifosi del Napoli (sempre severamente penalizzati per le loro intemperanze) o quelli della Juventus (si veda il caso dei cori contro Balotelli), messi alla berlina da feroci campagne di stampa che sarebbero assolutamente legittime, se valessero per tutti.
Lazio - Roma: Scontri sugli spalti
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Niente di nuovo sotto al sole. Il derby romano si conferma, come all’andata, terreno fertile per i teppisti prima, durante e dopo. Deplorevoli e sobillatori anche i comportamenti di alcuni protagonisti in campo, in primis di Francesco Totti. La battaglia in Tribuna Tevere prima del fischio d’inizio, i lanci di fumogeni e petardi durante la gara, il parapiglia finale in campo e la guerriglia fuori dall’Olimpico: queste le fasi di una insana giornata di sport capitolino. Durante gli incidenti avvenuti fuori dallo stadio, poco dopo la fine del match, sono rimaste coinvolte anche una donna e due bambini di circa 7 anni. L’auto che li trasportava e’ stata fatta oggetto di un lancio di petardi e bottiglie. Le tre persone a bordo sono riuscite a scappare poco prima che la vettura prendesse fuoco.
A prestare loro i primi soccorsi sono stati i vigili del fuoco che hanno spento l’incendio. Uno dei bambini e’ stato lievemente ferito a un ginocchio. Il bilancio degli scontri è di dieci feriti, tre gli accoltellati trasportati in ospedale. Uno di questi, colpito alla carotide in seguito ad un agguato di tifosi romanisti, è stato condotto al Policlinico Gemelli in gravi condizioni ed è stato subito sottoposto ad un intervento chirurgico. Il tifoso non sarebbe comunque in pericolo di vita. Quattro ultrà romanisti sono stati fermati in seguito all’imboscata con il viso coperto da passamontagna. Dieci le persone fermate in tutto dalle forze dell’ordine.







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Quasi rissa in campo, scontri nel dopo partita all’esterno dello Stadio. Si conclude nel peggiore dei modi il Derby fra Lazio e Roma. Al fischio finale, dopo alcuni tafferugli già all’interno dell’impianto che hanno portato all’arresto di tre “tifosi”, va in scena una piccola guerriglia urbana nei dintorni dell’Olimpico. Episodi più gravi un auto data alle fiamme dalla quale si sono allontanati appena in tempo una donna di colore con i suoi due bambini, di 9 e 11 anni, ed tifoso laziale 22enne ferito al collo per una coltellata. Le famigerate “lame” fanno la loro ennesima ricomparsa come contorno ad una gara giocata a Roma, nonostante la famosa “pax” fra ultras dopo la morte di Gabriele Sandri. L’effetto di quell’evento luttuoso è già finito.
La Clio guidata dalla donna si è ritrovata al centro degli scontri con fitto lancio di petardi (esplosi a ripetizione anche durante la partita), bottiglie e sassi, prendendo fuoco e rimanendo completamente distrutta nonostante l’intervento dei Vigili del Fuoco. Sarebbero almeno altre tre le auto date alle fiamme. Un ritorno al periodo peggiore degli anni ‘90 per il nostro calcio italiano con la polizia che “fallisce” l’obiettivo della prevenzione, nonostante l’anticipo della partita alle 18.30 e i 2000 agenti schierati, ed è costretta ad intervenire con cariche di alleggerimento per disperdere i facinorosi.
Le agenzie riferiscono di supporter romanisti e laziali che si sono fronteggiati sul lungotevere e sul Ponte Duca d’Aosta che porta i segni degli scontri, bottiglie rotte, esplosione di petardi e fumogeni. Sono tre le persone rimaste accoltellate, ma lo ripetiamo, fra loro c’è anche un 22enne tifoso della Lazio ferito alla gola che è stato operato al Policlinico Gemelli ed ora si trova fuori pericolo. Non resta che registrare un livello di tensioni ed una serie di scontri che allontanano il nostro calcio da quel livello minimo di sicurezza che le leggi restrittive (per i tifosi) ed inefficaci (nei confronti dei violenti), emanate negli ultimi anni e sbandierate come la soluzione al problema ultras, avrebbero dovuto risolvere.








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