
La Juve conferma quanto di buono fatto otto giorni fa a San Siro e inanella il sesto risultato utile consecutivo in campionato: 3-1 al Cesena al termine di una partita ricca di spunti sia a livello di singoli che di squadra, con i romagnoli ben più che semplici comparse. Per la squadra di Ficcadenti un ko tutto sommato meritato ma condizionato dal pomeriggio nero dello stopper Pellegrino: coi suoi compagni in vantaggio di una rete, ha prima causato il rigore del pari, quindi ha collezionato il secondo giallo e ha lasciato gli ospiti in dieci per un’ora. Ovvio che a quel punto per la Juve è stata un’altra partita, col sorpasso sul finire di primo tempo con Quagliarella e definitivo tris nella ripresa, in gol Iaquinta.
Ma come accennato i cesenati avevano cominciato col giusto piglio: pressing, possesso palla, corsa e discreta tecnica, con tanto di gol del vantaggio di Jimenez, bravo a correggere in rete una torre perfetta di Schelotto su cross di Giaccherini. I padroni di casa si rialzano e iniziano a ruminare calcio, il pareggio arriva grazie a Del Piero che dal dischetto realizza un rigore guadagnato da Bonucci. E in 11 contro 10 arriva il 2-1: cross di Marchisio e inserimento perfetto di Quagliarella, di testa. Nella ripresa la squadra di Delneri gestisce alla meno peggio, pur non affondando il colpo; alla fine però ci pensa Iaquinta a chiudere i conti con un bel tiro al volo su cross di Salihamidzic.
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La Juve pareggia la seconda partita esterna consecutiva (e di nuovo per 0-0) al Dall’Ara contro il Bologna di Malesani, squadra fisica e tatticamente accorta che non ha mai impensierito Storari ma che, al contempo, ha limitato al massimo le bocche di fuoco juventine. Episodio chiave nel primo tempo, al 34° minuto: Krasic si invola sulla destra, entra in area affrontato da Portanova e va giù. Per De Marco di Chiavari è rigore, nonostante le furenti proteste dei felsinei. In realtà il serbo simula, va sul dischetto Iaquinta poco convinto e sbaglia quasi prevedibilmente, con Chiellini che incredibilmente esulta. Giustizia pare fatta, ma la gara cambia comunque: perché gli animi si inaspriscono, perché Krasic scompare sommerso dai fischi, perché De Marco viene inevitabilmente influenzato (nella ripresa penalty su Iaquinta non sanzionato).
Eppure nella prima frazione la Juve aveva rischiato seriamente il vantaggio, soprattutto con Quagliarella su assist proprio dell’ex CSKA Mosca, quindi con Marchisio il cui bolide da fuori indirizzato al sette viene deviato da un ottimo Viviano. Da segnalare, sempre nei primi quarantacinque minuti, la ricaduta di Amauri, di nuovo sofferente alla caviglia e sostituito proprio da Iaquinta. Nella ripresa la sostituzione di Krasic ridisegna la Juve, con Del Piero insieme a Quagliarella dietro a Iaquinta e centrocampo a tre. L’occasione principale capita a Martinez, che lavora bene un pallone sulla sinistra e spara fuori sul primo palo. Tanta corsa, anche errori, ancora molto bene Aquilani e Melo, ma anche il Bologna alla fine si merita la pagnotta con una gara accorta e tignosa. Finisce con Storari acciaccato, dopo sette minuti di recupero è 0-0: un risultato tutto sommato giusto, sul prato verde uno spettacolo sufficiente.
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Secondo pareggio consecutivo in Europa League per la Juventus che esce con un prezioso punto dall’Eastlands, contro il Manchester City di Roberto Mancini. Un 1-1 che si decide tutto nel primo tempo, col vantaggio bianconero firmato da Iaquinta e la risposta di Johnson. Da segnalare anche un palo colpito da Barry, mentre nel finale la traversa nega il gol a Del Piero che calcia una punizione quasi perfetta (il pallone colpisce in pieno la linea della porta difesa da Hart). La Juve si presenta con Manninger tra i pali, Grygera torna a destra mentre a sinistra tocca a De Ceglie. Al rientro Martinez dal primo minuto. In mezzo spazio a Sissoko e Marchisio, mentre Del Piero affianca Iaquinta.
Mancini da’ subito spazio a Boateng, in avanti tocca a Tevez e Adebayor con Johnson dietro, Vieira e’ il perno di centrocampo. All’11′ è subito goal per la Juve: gran destro di Iaquinta da fuori che batte Hart. La squadra di Mancini reagisce e dopo il palo di Barry trova il pareggio con Johnson, pescato benissimo in area da Yaya Toure’ a tu per tu con Manninger. Nella ripresa il ritmo si abbassa. Mancini manda in campo David Silva al posto di Adebayor, mentre nella Juve esce Krasic per Felipe Melo. La Juve potrebbe trovare il colpaccio, ma la traversa e un pizzico di sfortuna negano la gioia a Del Piero, nei minuti finali.




Nella vittoria corsara della Juve a Udine c’è anche lo zampino di Vincenzo Iaquinta, autore del quarto gol degli ospiti. Entrato a inizio ripresa al posto di Del Piero, l’attaccante calabrese ha dovuto sorbirsi una buona dose di fischi e insulti, salvo poi punzecchiare il tifo friulano ad Handanovic battuto; mani sulle orecchie e qualche parolina di troppo, con i giocatori dell’Udinese che sono andati prontamente a riprendere il loro ex compagno. L’arbitro Bergonzi ha abbastanza inspiegabilmente ammonito l’attaccante juventino, che a fine gara si è scusato: “Chiedo scusa per il gesto, e vorrei chiarire che non era assolutamente rivolto alla società, né tanto meno al presidente Pozzo, per cui nutro grandissima stima. Sono entrato in campo molto carico, e, siccome avevo sentito dagli spalti diversi insulti rivolti a mia madre, essendo un ragazzo istintivo, la risposta spontanea è stata questa“.
Peccato però che il patron dell’Udinese, Giampaolo Pozzo, al termine della partita è entrato a gamba tesa sul suo ex giocatore, presentandosi ai microfoni di Mediaset Premium molto molto stizzito: “Questo ragazzino lo abbiamo preso dal Castel di Sangro in serie C, lo abbiamo allevato e poi ceduto alla Juve. Permettendogli di fare una bella carriera. Che cosa ha fatto oggi? Ha esultato e rimbeccato il pubblico. Non doveva farlo, è stato patetico. Sono molto deluso, mi aspettavo di più. Non ho mai visto una cosa del genere in tanti anni che sono nel calcio“. Una volta sentite queste parole, però, Iaquinta ha voluto ribattere ulteriormente, desideroso di mettere il punto sulla faccenda. La controreplica del giocatore della Juventus è molto piccata.
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Toh chi si rivede: al Friuli torna a brillare la stella della Vecchia Signora, uno 0-4 netto e limpido, una partita che ha rasentato la perfezione contro la derelitta Udinese, ultima a zero punti ma con ampi margini di miglioramento. Primo tempo decisivo, con tre reti dei bianconeri piemontesi che hanno dunque chiuso la pratica ben presto, a dispetto delle paure iniziali: anzi, ad esser pignoli forse c’era un calcio di rigore a favore dei friulani, l’intervento di Chiellini su Sanchez (anche se probabilmente il cileno si trovava al limite dell’area) poteva essere giudicato diversamente da un mai sicuro Bergonzi. Ma a parte questo episodio iniziale, il gol in mischia di Bonucci (ma potrebbe essere assegnato autogol a Coda) ha spianato la strada alla squadra di Delneri.
Poi è salito in cattedra Krasic, che in una settimana ha infilato tre prestazioni nettamente oltre la sufficienza, suo l’assist per Quagliarella, autore del gol dello 0-2, un’autentica gemma, un pezzo che va a rimpinguare la collezione privata di opere d’arte dipinte dall’attaccante campano: cross basso e tacco dell’ex napoletano, coordinazione perfetta, Handanovic di sasso. Il portiere sloveno si riscatta su Bonucci, ma capitola ancora quando Krasic pennella un assist d’oro per Marchisio, tiro al volo e gol. Nella ripresa la partita è comunque vivace, ravvivata anche da Iaquinta che segna e polemizza con gli ex tifosi. Si guadagna la pagnotta pure Storari che effettua un paio di interventi preziosi: la Juve non subisce gol, ed è una notizia. Vince di goleada e convince. Altra notizia.
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Il 16 luglio prossimo la Juventus conoscerà l’avversaria del preliminare di Europa League, due partite che si disputeranno il 29 dello stesso mese e poi una settimana dopo; questo impegno ufficiale così inaspettatamente vicino obbliga i bianconeri a radunarsi in grande anticipo rispetto al passato, infatti fra cinque giorni ci sarà il debutto come allenatore della Vecchia Signora di Luigi Delneri. Situazione stramba per il tecnico friulano, dato che si ritroverà un nugolo di giocatori con la situazione ancora appesa (per quanto riguarda eventuali cessioni), ne mancheranno altri reduci dal Mondiale e, insomma, dovrà pensare all’impegno europeo con una rosa mal definita.
Ma quel che darà più filo da torcere al mister di Aquileia è il morale del gruppo: reduce dalla stagione più disastrosa forse di sempre, la Juve e i suoi giocatori dovranno riacquisire una mentalità se non proprio vincente quanto meno ottimista, dato che alla delusione per il settimo posto pessimo dello scorso campionato, si è aggiunta anche la mazzata del Mondiale nero. Uno dei più presenti in campo in Sudafrica e per questo anche uno dei più “accusati” è stato Vincenzo Iaquinta, col morale chiaramente sotto i piedi; nel rispondere alle domande di Massimiliano Nerozzi de La Stampa, il suo mood si è rivelato scuro come non mai.

Marcello Lippi, ct della nazionale azzurra, predica calma e profonde sicurezza: in cuor suo però sa che l’ennesimo flop, questa volta contro gli esordienti della Slovacchia, vorrebbe dire salutare anzitempo (troppo anzitempo) il Sudafrica e chiudere così il suo mandato bis con una figuraccia in grado (quasi) di oscurare l’eroicità delle notti tedesche. “Che non si ripeta l’errore di Bearzot nell’86” dicevano da più parti gli addetti ai lavoro, ecco, appello che pare caduto nel vuoto. Ma nulla è perso, anzi, una risalita impetuosa dell’Italia potrebbe ridare quel morale tipico per andare avanti mixando fortuna e tecnica, due qualità che per fortuna agli italiani spesso non mancano. Per non cannare anche l’ostacolo Slovacchia, bisogna scegliere bene l’undici di partenza.
Contro la Nuova Zelanda l’allenatore viareggino ha riproposto la stessa formazione titolare che era scesa in campo qualche sera prima contro il Paraguay: qualcosa di meglio, ma forse solo dopo i cambi. E poi le avversarie erano troppo diverse, coi sudamericani tutt’altra pasta rispetto ai pur modesti neozelandesi. Contro gli slovacchi è ora di cambiare, e dal primo minuto (non a partita in corso), per garantire freschezza, imprevedibilità e verve, il tutto commisto alla tecnica che pur non dovrebbe mancare tra i 23 presenti nella rosa. Oddio, non è il caso di Gennaro Gattuso, ma il Ringhio milanista in campo si fa sentire come un mastino e seppur le primavere ormai sono 32 un buon supporto nella zona nevralgica del campo potrà sicuramente darlo.
Le Foto di Italia - Nuova Zelanda 1-1



Le Foto di Italia - Paraguay 1-1



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Altra delusione, altro pareggio, l’Italia può dare addio alla possibilità di arrivare prima nel girone (infilandosi nella parte del tabellone teoricamente più semplice) e dovrà assolutamente vincere con la Slovacchia per passare il turno. Poco gioco, poca convinzione, contro una Nuova Zelanda poco più che ordinata e con solo tanta grinta dalla sua. Dopo cinque minuti Smeltz ci punisce: calcio di punizione, con poca reattività interviene Cannavaro dopo il pallone prolungato da Reid e l’attaccante Kiwi supera Marchetti. Sarebbe fuorigioco, il guardalinee non lo segnala.
L’Italia è frastornata, Montolivo (una partita giocata sotto ritmo con poca lucidità ed efficacia) trova un bel tiro, ma la palla si stampa sul palo. Il mezzo favore arbitrale arriva anche al contrario per il pari dell’Italia: trattenuta su De Rossi che si lascia un po’ andare. Rigore e Iaquinta batte Paston. Da lì in avanti è un assedio sterile degli azzurri nonostante i tanti cambi di Lippi che evidentemente è consapevole delle difficoltà della sua squadra. Nell’intervallo dentro Di Natale e Camoranesi per un irriconoscibile Gilardino e il solito generoso (ma impalpabile) Pepe.
Il capocannoniere del campionato è impreciso e molle, Camoranesi ci prova, ma appare più uno dei quegli ex giocatori delle amichevoli per over 45 che fanno divertire il pubblico, peccato che giochi contro avversari scarsi ma che ci mettono tutta la convinzione e la freschezza atletica. Lippi manda in campo anche Pazzini per Marchisio (ancora deludente, non è un ala e non è un trequartista, bisognerebbe capirlo prima o poi), ma il Pazzo non avrà molti palloni giocabili da lì alla fine e non darà grosse soddisfazioni quando chiamato in causa.




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L’Italia sta pareggiando 1-1 alla fine del primo tempo contro gli all whites. Ad andare in vantaggio sono stati i neozelandesi dopo 7 minuti con Smeltz che ha approfittato di una spizzicata di testa su azione di calcio piazzato di Reid. Probabilmente sul tocco di Reid l’autore del gol Smeltz era in posizione irregolare. L’Italia prova a reagire allo svantaggio e al 27′ minuto colpisce un palo con un tiro da fuori di Montolivo.
Passa appena un minuto e Smith trattiene De Rossi in area di rigore che cade a terra. L’arbitro fischia il calcio di rigore. Iaquinta lo batte e spiazza il portiere Paston. Allo scadere della prima frazione De Rossi calcia da fuori area e impegna Paston che para in modo goffo ma efficace.
1-1 a fine primo tempo. L’Italia ha assoluto bisogno di vincere.
Doppio cambio per Lippi all’intervallo. Dentro Camoranesi e Di Natale per Gilardino e Pepe




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In una lunga e interessantissima intervista a Il Giornale, l’ex allenatore della Juve Alberto Zaccheroni parla apertamente del suo scorcio di stagione coi bianconeri, un rientro nel mondo del pallone breve ma intenso. Sono dichiarazioni pacate e sobrie, come nel suo stile, ma anche molto sincere e poco scontate, merce rare nel mondo ovattato del calcio in cui spesso si dice quello che si deve dire, e non propriamente quello che si pensa. Partiamo dalla stoccata al collega José Mourinho, fino a meno di un mese fa allenatore dell’Inter:
“Lui ha sempre bisogno di trovare un nemico, se non lo trova all’esterno, lo cerca all’interno e offende, questo non mi piace. Tatticamente vale poco, mandai dei tecnici a studiarlo a Riscone, nel ritiro atesino dell’Inter. Tutte le sere mi chiamavano e mi dicevano: mister, ce ne andiamo, qui non si impara niente. Quando ha detto che l’Inter avrebbe vinto anche senza di lui ho capito che se ne sarebbe andato. Ma a Madrid farà bene, nessuno come lui sa motivare i giocatori, sfrutta il patrimonio della società, la felicità di ogni presidente“.
Poi si sofferma sulla sua esperienza piemontese, non proprio una campagna vincente: “Non mi sarei riconfermato neppure io senza il quarto posto. Eppure era già tutto fatto, mi chiedevano di rinnovare, dicevo che non avevo tempo, troppi impegni, 14 partite in 42 giorni e più della metà dei giocatori infortunati o reduci da infortuni. La svolta a Siena, 3-0 dopo pochi minuti, poi Grygera si perde Maccarone e c’è il crollo, andiamo a Londra e succede il disastro contro il Fulham. In una squadra ci vuole qualità, e c’era, gambe, e non c’erano, testa, e quella dopo Siena non c’era più.
Eravamo lì senza Iaquinta, Amauri, Buffon, Chiellini, Sissoko, Marchisio e forse ne dimentico qualcuno, quel Fulham era poco. Il primo tempo era sempre ottimo, nel secondo sparivamo. E meno male che c’era Del Piero. Lui non ha più la forza di prima ma resta l’unico che la mette dentro. L’ho usato con parsimonia, lo sostituivo, lo mettevo in panchina, mi ha sempre seguito. Non ha più i novanta minuti ma resta il migliore. E con lui mai una incomprensione, neppure quella volta del cambio con Marchisio che poi non feci, scrissero che era come Totti, decideva lui al posto dell’allenatore. Ma anche in quella occasione avevamo avuto la stessa intuizione“.
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