
La Roma non va oltre il pareggio a reti bianche nel diluvio di Verona ed ora, per la squadra allenata da Luis Enrique, servirebbe un mezzo miracolo per riuscire a centrare almeno la qualificazione in Europa League. A fine partita l’allenatore spagnolo non può non fare a meno di tirare in ballo le pessime condizioni del terreno di gioco al Bentegodi. “Non è stata una partita in nessun momento, era più pallanuoto. Le squadre però hanno messo intensità di gioco, hanno fatto di tutto per vincere. Per noi è un punto che non serve a niente, dovevamo vincere ma non ci siamo riusciti. Pjanic in panchina? E’ stata una scelta tecnica, ma aveva anche un problema alla caviglia, e poi per lui non era uin campo adeguato”.
Luis Enrique preferisce sorvolare o quasi quando gli chiedono di tracciare già un bilancio:
“Nessuna cosa particolare da rimproverare ai miei ragazzi, siamo stati una squadra con alti e bassi, ma oggi non è il momento di fare il bilancio della stagione. Certo, siamo stati 3-4 volte con la possibilità di arrivare la terzo posto, ma abbiamo sempre sbagliato e questo è evidente, qualcosa è mancato. E ogni volta che succedeva questo non si arrabbiavano solo i tifosi, ma anche noi. Nessuna cosa particolare da rimproverare ai miei ragazzi, siamo stati una squadra con alti e bassi, ma oggi non è il momento di fare il bilancio della stagione. Certo, siamo stati 3-4 volte con la possibilità di arrivare la terzo posto, ma abbiamo sempre sbagliato e questo è evidente, qualcosa è mancato. E ogni volta che succedeva questo non si arrabbiavano solo i tifosi, ma anche noi”.
Ai microfoni di Sky Sport 24 nel post-partita il direttore sportivo, Walter Sabatini lascia invece intendere che la decisione finale sul futuro della panchina della Roma spetterà a Luis Enrique:
“Sapevamo già all’inizio dell’anno che questa società e questa squadra sono all’inizio di un percorso che durerà qualche anno. E’ chiaro che qualche errore, lo abbiamo detto, è stato commesso da parte di tutti. Ma per quanto riguarda Luis Enrique abbiamo piena fiducia in lui. In questo momento forse pensa di essere d’intralcio ai progetti della squadra, ma noi non lo pensiamo. Aspetteremo la fine del campionato per parlare con lui. Ripeto, lasciamolo riflettere, lasciamogli pensare quello che ritiene più opportuno. Noi pensiamo sia una persona seria che potrà ottenere grandi risultati con questa squadra. Osvaldo? E’ un ragazzo un po ‘esuberante, ma noi puntiamo su di lui. Nella prossima stagione guiderà il nostro attacco”.
Chievo-Roma 0-0 | Le foto del pantano di Verona




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Non solo giovani promesse per la Roma. Oggi il direttore sportivo giallorosso, Walter Sabatini, ha annunciato a Radio Ies di essere già al lavoro per la prossima stagione, e che sarebbe anche molto vicino all’acquisto di un grande giocatore: “Sappiamo i ruoli in cui dover intervenire, la squadra deve avere più personalità. Cercheremo giocatori con questa qualità… Sono certo che faremo bene e le cose giuste. Siamo molto vicini ad aver preso un calciatore. Uno di grande qualità“. Non si è voluto sbilanciare oltre Sabatini. La paura è naturalmente quella di innescare un’asta e penalizzare così la propria società. Quasi certamente però il nuovo acquisto dovrebbe essere un difensore o un centrocampista, ruoli nei quali la Roma ha più bisogno di rinforzi:
“Non voglio dire niente. Giocherei contro la società… di certo, tra difesa e centrocampo, non mancano i tasselli da riempire per allestire una rosa più competitiva, in grado di lottare alla pari in Italia e ben figurare in Europa”.
E’ quindi l’attacco l’unico reparto sul quale la Roma potrà ripartire, soprattutto dopo le belle prestazioni ed i gol di Fabio Borini che è arrivato in sordina a Trigoria ed è riuscito a convincere da subito Luis Enrique. Discorso molto diverso invece per Simon Kjaer che è “sbarcato” nella capitale in prestito con diritto di riscatto fissato a 7 milioni di euro, e che non ha quasi mai impressionato positivamente pubblico e critica. Lo staff tecnico invece è stato costretto a farlo giocare spesso, anche dopo prestazioni disastrose, a causa delle molte assenze in difesa. Per Sabatini il riscatto del danese è tutt’altro che scontato in questo momento: “Decisioni non sono state ancora prese”

Si avvicina il derby della città eterna, una partita che le due tifoserie, come di consueto, aspettano con trepidazione. La Roma arriva alla stracittadina con un pizzico di pressione in più dovuta al fattore classifica, abbastanza deficitaria rispetto ai cugini che stazionano al terzo posto insieme all’Udinese e a causa dell’ultima pesante sconfitta subita a Bergamo che si è portata dietro strascichi polemici e squalifiche(saranno fuori Gago, Osvaldo e Cassetti).
La Lazio, nonostante la miriade di infortuni (ultimo Lulic), il perenne rapporto precario tra la tifoseria e la dirigenza, acuito dalle ultime vicissitudini come il calciomercato di gennaio, e la telenovela Reja, proviene da una vittoria tanto striminzita quanto fondamentale contro la Fiorentina. L’ultimo derby è stato deciso da Klose al 93′, quando il pareggio sembrava un risultato ormai assodato. L’attesa nelle parole del bomber tedesco pronunciate in conferenza stampa:
“Battere la Roma? E’ importante prefiggerci un obiettivo e perseguirlo. Il derby è molto importante per noi e dovremo fare il meglio possibile. E’ incredibile il supporto che i tifosi mi stanno dando, che per me è importantissimo. Un’altra cosa è importante che il supporto venga dato a tutti, ad esempio ad uno come Candreva che merita considerazione. Si allena molto bene e si dà da fare, ognuno ha la propria idea ma è giusto che anche lui venga sostenuto. Io sono solo un elemento della squadra, il supporto va equamente suddiviso da tutti noi. La Roma è una squadra molto valida che può raggiungere alti livelli, con tanti giovani ben integrati. Paura di qualcuno? Io non ne ho, altrimenti non farei il calciatore, ma se devo dire due nomi dico Totti e Borini, che però avranno bisogno dei loro compagni per far bene. Ho fatto tanti gol importanti, ma devo ammettere che dopo aver segnato al derb d’andata ho capito quanto è importante aver fatto quel gol per tutti i tifosi, perciò è entrato nel novero delle mie reti più importanti. Nel derby contano testa e corpo. Se ognuno di noi farà il suo dovere potremo vincere, conterà l’unione del gruppo. Il caso Reja? E’ stato detto tanto: io penso solo alla Roma”.
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Il naufragio della Roma a Bergamo è stato caratterizzato da un giallo che ha riguardato l’esclusione di Daniele De Rossi dalla lista dei giocatori in campo e in panchina. Il centrocampista di Ostia ha assistito all’incontro dalla tribuna e, nonostante le giustificazioni di tipo tecnico, sembra proprio che sia stato accantonato per motivi disciplinari a giudicare dall’intervista che ha rilasciato il direttore sportivo, Walter Sabatini. A fine partita l’allenatore spagnolo ha provato a spiegare ai cronisti di Sky la debacle della sua squadra contro l’Atalanta:
“Non parlo di cosa succede nella mia squadra, nello spogliatoio: Daniele non l’ho visto pronto e se un giocatore non è pronto non va in campo. I calciatori più importanti devono essere degli esempi. Io sono convinto di quello che faccio, questa è una squadra vincente, ma ha vinto solo tre campionati: i calciatori più importanti della squadra devono essere di esempio. Rifarei le stesse scelte. Lotteremo per andare nei posti più alti in classifica, ma per fare una squadra c’è bisogno di responsabilità e questo per me non è negoziabile. Sto cercando di fare una squadra e questo si ottiene soffrendo quando c’è da soffrire e rialzandosi quando c’è la possibilità. Purtroppo ogni volta che giochiamo in trasferta è difficile. Della gara salvo poco, non siamo entrati nella partita già dal primo tempo, e nel secondo è stato lo stesso, ma diciamo che sul 3-1 la partita era finita, con l’espulsione di Osvaldo era tutto chiuso e gara da dimenticare. Non ho dubbi sulla qualità dei calciatori, ma oggi siamo lontanissimi dall’Atalanta”.
Dai microfoni di Roma Channel Sabatini ha precisato le motivazioni che hanno portato alla scelta di escludere De Rossi:
“Ha fatto ritardo nella riunione tecnica e noi alla Roma abbiamo regole chiare. L’allenatore non ha voluto perdonare questo ritardo, la regola va rispettata da tutti. Daniele è un professionista impeccabile, ma questa decisione l’abbiamo avallata perché questa è la Roma che vogliamo. Succede anche di prendere decisioni impopolari o che producano un danno tecnico. Non so se questo è un gesto di forza, ma è una scelta che penso porterà questa società ad affermarsi. Naturalmente è un percorso difficile, poi la partita ci ha anche penalizzato. Non si deve fare dietrologia su questa cosa, perché non c’è niente. De Rossi è uno dei nostri capitani, un calciatore straordinario, non c’è stato nessuno scontro con l’allenatore e i compagni di squadra”.
Atalanta-Roma 4-1 | Le Foto | 26/02/2012




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Alle luci dell’alba di giovedì 26 gennaio è atterrato nella capitale Marquinho, l’esterno sinistro proveniente dalla Fluminense che a ore sarà ufficializzato quale nuovo acquisto della Roma. Il brasiliano classe ‘86, il cui nome completo all’anagrafe è Marco Antônio de Mattos Filho, occuperà l’unico posto da extracomunitario libero in seno alla società giallorossa e si aggregherà alla truppa di Luis Enrique per sei mesi almeno al prezzo di circa 350mila euro, con diritto di riscatto fissato a 3 milioni. Un colpo che avremo il tempo di poter giudicare tale, anche se il giocatore è stato a lungo inseguito da Walter Sabatini che in lui crede ciecamente e che ha potuto trattare con più convinzione (la famosa “accelerata”) quando la Fluminense ha ufficializzato Thiago Neves.
Ma che giocatore è Marquinho? Sconosciuto ai più, di lui è nota la carriera fin qui messa a curriculum: vari settori giovanili (Juventude, Internacional, Gremio, Vasco da Gama, Palmeiras), quindi l’esperienza passata quasi inosservata al Botafogo fino al proficuo, per lui e per le sue prestazioni, passaggio alla Figueirense in cui inizia a giocare con continuità mettendosi in luce. Infine la Fluminense (legandosi al club carioca fino al 2013) con la quale vince il Brasilerao nel 2010. Per presentarvelo con cognizione di causa prendiamo in prestito le parole di Sabatino Durante, noto esperto di calcio brasiliano che così ha descritto il ragazzo a vocegiallorossa.it:
“E’ un esterno sinistro di centrocampo, ha buona corsa, un buon fisico e ha un bel mancino. Negli ultimi anni ha segnato almeno quattro/cinque gol a campionato. Si può adattare anche a fare il terzino sinistro, magari con una difesa a tre. Due anni fa non giocò moltissimo nella Fluminense, disputando circa 13-14 gare titolare mentre quest’anno ha avuto più continuità. Ha corsa, un buon sinistro, è un buon giocatore che starebbe bene nella rosa della Roma. Dovrebbe arrivare in prestito con diritto di riscatto, ad una cifra ragionevole e può rivelarsi un bel colpo. E’ un classe ‘86, è ancora giovane e può migliorare tanto”.
Meteora o punto fermo del nostro campionato? Al campo l’ardua sentenza.
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Duro sfogo di Francesco Totti a pochi giorni dall’errore su calcio di rigore commesso contro la Juventus. Stando alle parole del capitano della Roma sembra che alcuni tifosi abbiano criticato fortemente la sua prestazione e l’errore dal dischetto. L’assurdità e la veridicità di tali critiche (i rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli) è confermata da Daniele De Rossi che difende il suo compagno di squadra: “Dopo quel rigore ho letto cose assurde: allusioni che, dopo quello che Francesco ha fatto per la Roma, non dovrebbero esistere nemmeno se buttasse il pallone nella propria porta con le mani. Questa amarezza si aggiunge a quella naturale che prova chiunque sbagli un rigore“.
Totti ha esternato il suo pensiero durante la cena di Natale organizzata dalla Roma al Maxxi, il museo nazionale delle Arti, nel quartiere Flaminio della capitale:
“Se ho mai pensato di cambiare aria? Si, ci ho pensato soprattutto ultimamente. Se le cose continuano in questo verso continuerò ancora a pensarci. Se il problema della Roma sono io, ci penseremo. Non parlo né della società, né del mister, né dei compagni. Mi spiace solo sentire alcune dichiarazioni dei tifosi romanisti nei miei confronti. La squadra è compatta e unita. L’obiettivo è quello di fare bene davanti ai tifosi. Quando i risultati non vengono purtroppo le cose cambiano, ma vogliamo rimanere sempre uniti, sia verso l’allenatore che verso la società. Noi daremo sempre il massimo”.
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Tre sconfitte nelle ultime quattro partite, se ti chiami Roma e se le ottieni contro Lazio, Genoa e Milan (tre rivali niente male) in altri tempi avrebbero fatto agitare e non poco le acque giallorosse del Tevere; in nome invece di questo sacrosanto progetto, Luis Enrique rimane saldamente al timone della barca con Walter Sabatini che pare masticare amaro senza però poter dare fiato alla bocca e Franco Baldini, il vero burattinaio della squadra, che difende lo spagnolo a spada tratta:
“Il supporto a Luis Enrique è totale. La sua fortuna è legata alla mia, la scelta di prenderlo è stata molto ponderata. Il gruppo è con lui. Certo in questo momento Luis è un po’ amareggiato, si sente tradito dalla scarsa concentrazione. Sono sicuro però che alla lunga ci toglieremo delle soddisfazioni. L’attesa potrà essere meno dolorosa se ci saranno delle prestazioni confortanti”.
Certo è che ieri il tecnico iberico si è trovato di fronte una squadra in crisi d’identità, con un nugolo di senatori aventi diritto a dire la propria e l’infermeria che continua a riempirsi: sabato sera al Piola di Novara altra battaglia sul sintetico, poi c’è la sosta e una sconfitta vorrebbe significare scossa sismica questa volta percepibile fino a Trigoria. “Se c’è qualcosa che non va, ditelo a me e non fuori” ha detto Enrique riferendosi ad alcuni malumori interni circa metodiche di allenamento, per altro smentite da De Rossi e Perrotta.
Di sicuro contro il Milan le situazioni di palla inattiva sono state interpretate in maniera scandalosa e proprio su queste fasi che il gruppo pretende maggiori dettami. Luis Enrique dal canto suo predica il futbol catalano all’ombra del Cupolone, quando da noi basta invece un calcio d’angolo a mandarti in crisi: lavoro e concentrazione il suo diktat, da oggi e fino a venerdì allenamento alle ore 14. Per far storcere il naso a un gruppo che lo segue sempre meno.
Sembra di ascoltare la stessa conferenza stampa, con contenuti simili. Come per Gasperini anche Luis Enrique sente l’appoggio della società e si dice moderatamente soddisfatto per la crescita collettiva della condizione fisica della Roma:
“Dopo una settimana di allenamento credo sia migliorata un po’ la condizione, si vede che è aumentato il livello, sono soddisfatto. L’Inter? Ho già abbastanza problemi con la mia squadra per concentrarmi sull’avversario. Una squadra che non ha iniziato bene il campionato, come noi, io cerco solo di rendere più competitivi possibile noi, sono sicuro che non sarà facile, nell’ultima partita non siamo stati fortunati. Sarà una gara difficile, una squadra di grande livello che due anni fa ha vinto la Champions League, da affrontare nel suo campo”.
Poi tende la mano al suo avversario e anticipa la presenza di Pjanic in campo:
“Gasperini in bilico? In Spagna è uguale. Non c’è pazienza, dipende dai risultati, è un problema che hanno tutti gli allenatori del mondo. Per me Gasperini è un grande allenatore e lo dimostra la sua carriera. Cosa manca alla squadra? Fare un gol in più dell’avversario, già questo sarebbe buono. Pjanic? Io faccio la mia scelta sempre nello stesso modo. Una volta ho bisogno di vedere la fama di vincere in allenamento, a volte vedo in tv che uno è un giocatore di grande livello. Questa è la mia filosofia. Cerco di mettere l’11 che io considero il migliore. Tutto qui”.
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A mercato chiuso il ds della Roma, Walter Sabatini, tiene una conferenza stampa a margine della presentazione della finale di Supercoppa Italia Primavera, ma dei nuovi arrivi in giallorosso si è parlato poco perché l’argomento del giorno è stato il difficile rapporto che si è creato tra Francesco Totti e il nuovo allenatore Luis Enrique. Tutto cominciò con Baldini che definì il capitano giallorosso “pigro”, ovviamente il numero 10 non la prese tanto bene. A rendere ancora più teso il clima a Trigoria ha contribuito la sostituzione contro lo Slovan Bratislava e la successiva eliminazione.
A quanto pare l’atmosfera che si respira nello spogliatoio è già pesantissima se Sabatini ha ritenuto opportuno intervenire con decisione per invitare tutti i protagonisti a fare qualcosa in più per il bene della squadra. Il ds non si è nascosto e ha parlato chiaramente dell’esistenza di un caso:
“Credo sia ora di affrontare questa triangolazione Totti-Baldini-Luis Enrique che non mi piace affatto, una sorta di stallo. Io so che se un aereo stalla poi precipita e non vorrei introdurre il precipizio per la Roma, sento molto il pericolo di queste vicende, che dovremo risolvere. Forse ho sbagliato a parlare di rivoluzione culturale, ma vedo che si stanno conclamando situazioni più reazionarie che rivoluzionarie. Spero usciremo in fretta dalla situazione altrimenti non ci sarà squadra e non ci sarà calcio. Tutto sarà un’ombra perché saremo occupati su altre vicende. Sicuramente sono cose importanti per la piazza, ma noi dobbiamo giocare a calcio”.
Il dirigente ha poi rincarato la dose:
“Totti non merita che si racconti la sua storia dicendo ‘Totti ha fatto scappare gli ultimi 6 allenatori’. E invece è così che la raccontano all’esterno. Le qualità di Totti non sono in discussione, mai. Ma oggi deve pensare a se stesso in maniera diversa, può darsi che possa essere più utile con 20 partite che con 30. Anche se va in panchina dovrebbe avere il sorriso dentro e anche fuori, perché anche i giovani non siano in imbarazzo. Non è un accantonamento di Totti, ma una richiesta di far lavorare un allenatore serenamente. Deve poter decidere di non far giocare Totti senza un processo continuo da cui non si esce più. Anche perché questa situazione intimidisce i nuovi, in campo e fuori”.
Sabatini prova a tranquillizzare il giocatore escludendo in maniera più assoluta che la società sia contro di lui o peggio che ci sia una sorta di dualismo tra lui e Baldini:
“Non c’è una fronda di Baldini contro Totti, né un piano per demolirlo passando da Luis Enrique. Baldini ha usato un aggettivo, “pigro”, che avrebbe potuto non usare. Ma lo ha spiegato, dovrebbe essere Francesco a evitare si formino rivoli intorno al suo nome”.
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Ivan De La Pena ha deciso di lasciare Roma per far ritorno a Barcellona a causa di un problema personale. Al momento si tratta solo di un “permesso temporaneo”, ma secondo diversi rumors la situazione potrebbe non sbloccarsi arrivando così alla rescissione contrattuale del suo accordo come vice allenatore di Luis Enrique. Alla base ci sarebbe un problema con la moglie dell’ex centrocampista di Lazio ed Espanyol che non sarebbe intenzionata a lasciare Barcellona per seguire il marito in Italia. De La Pena ha salutato i tifosi giallorossi attraverso i microfoni di Roma Channel:
“È una situazione speciale, un problema familiare per cui devo tornare in Spagna, non è una cosa grave, non sono malattie. Ma in questo momento devo stare a Barcellona con la mia famiglia. Come sto? Bene, molto meglio. È una situazione speciale, un problema familiare per cui devo tornare in Spagna. Ringrazio Sabatini e tutta la Roma società, che hanno capito la situazione, e poi Luis Enrique che per me è come un fratello. Mi stanno lasciando le porte aperte, li ringrazio e sono sicuro che per la Roma sarà una grande stagione. La squadra sta lavorando benissimo con Luis Enrique, ha una voglia incredibile di fare bene”.