Brutta tegola sul Barcellona e su Alexis Sanchez: non sarà certo da ricordare per i blaugrana la trasferta all’Anoeta di San Sebastian dato che oltre al danno, l’infortunio del numero 9 catalano, arriva anche la beffa col pareggio della Real Sociedad. Siamo circa alla mezz’ora quando il numero 22 dei padroni di casa, il difensore Estrada, entra deciso sull’ex udinese vicino alla linea laterale; Sanchez viene colpito al ginocchio destro e si accascia dolorante; dopo due minuti sarà costretto ad abbandonare il campo sostituito da David Villa, col Barça in vantaggio di due gol (il primo di Xavi proprio su assist di Sanchez). Per il cileno si prospetta uno stop di un mese e mezzo, forse due, dirimenti saranno gli esami diagnostici di domani: di sicuro non sarà della partita martedì quando al Camp Nou arriverà il Milan per il debutto Champions.

Se ieri erano indiscrezioni rivelate soprattutto dalla Gazzetta dello Sport, oggi c’è l’ufficialità: in una conferenza stampa tenutasi stamani a Parigi nella sede del noto quotidiano sportivo L’Equipe, sono stati svelati i nomi dei tre finalisti che concorreranno alla vittoria del Pallone d’Oro 2010. Il premio per la prima volta sarà un riconoscimento della Fifa che in coabitazione col giornale France Football sceglierà il miglior giocatore del mondo dell’anno solare; per selezionare i primi tre si è tenuto conto della votazione effettuate dagli allenatori e dai capitani delle squadre nazionali, oltre che da alcuni rappresentati dei media.
Il prossimo 10 gennaio in una serata di gala a Zurigo sapremo chi alla fine la spunterà tra Andres Iniesta, Xavi Hernandez e Lionel Messi: tre giocatori del Barcellona, due spagnoli campioni del mondo e un argentino, tre fuoriclasse che col loro club l’anno passato vinsero sì lo scudetto ma furono eliminati in semifinale dall’Inter di Mourinho in Champions League. Se Milito non era nemmeno stato inserito nei 23 finalisti, Sneijder (altro protagonista del clamoroso triplete nerazzurro, oltre che finalista in Sudafrica con l’Olanda) non è riuscito a salire sul podio, una decisione che il suo capitano all’Inter Javier Zanetti solo ieri, commentando le prime succitate indiscrezioni, aveva definito “un’assurdità“. Svelati anche gli altri finalisti, tra calcio femminile e allenatori.
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Il Barcellona si regala la nona Supercoppa di Spagna battendo il Siviglia al Camp Nou: dopo il 3-1 dell’andata (da dire che i blaugrana giocavano quasi con una squadra “bis”, in gol non a caso Ibrahimovic), Guardiola per il ritorno ha trovato i nazionali spagnoli anche se non ha esitato a spedire in panchina Puyol, Iniesta e il nuovo arrivato David Villa, poi entrato nella ripresa a differenza di Ibra, derelitto a bordo campo per l’intera durata del match. Hombre del partido? Neanche a dirlo, Lionel Messi che ha messo dentro una tripletta sfruttando al meglio le assistenze dei suoi compagni di reparto, Pedro e Bojan, ma soprattutto di Xavi, vero ragioniere del centrocampo.
Siviglia con Fabiano, Cigarini e Kanouté out (quest’ultimo addirittura in tribuna), pensieri rivolti al ritorno dei preliminari di Champions contro il Braga, dopo la sconfitta lusitana di mercoledì scorso (1-0 in casa dello Sporting). Così nel primo tempo la squadra andalusa dilapida tutto il vantaggio dei primi 90 minuti; ad aprire le marcature, in realtà un autogol: Pedro è velocissimo, ubriaca la difesa del Siviglia ma soprattutto Konko, l’ex genoano spedisce alle spalle del suo portiere Palop. Poi è Messi-show, anche se l’argentino, pur bravissimo, segna tre gol a tu per tu con Palop (assist di Xavi, Alves e Iniesta). Il Barça domina per 90 minuti, brutta batosta per la squadra di Alvarez.
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Da trentadue anni la Spagna non manca all’appuntamento dei campionato Mondiali di calcio; già, gli attuali campioni d’Europa in carica hanno sempre fatto parte della festa, ma è ormai risaputo come cronica sia la loro difficoltà ad arrivare fino in fondo. Chiunque abbia memoria delle ultime edizioni dei Mondiali, non può non ricordare le debacle degli iberici, con i quarti di finale scoglio insormontabile; avrebbero potuto infrangere il tabù nel 2002, ma un arbitraggio scandaloso spedì in semifinale i padroni di casa della Corea del Sud e non gli spagnoli. In ogni modo di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e ora questa Selezione è pronta per riscrivere la storia.
Non c’è più il capitano della nave di due anni fa, quando la Spagna trionfò a Vienna nella finale degli Europei: via Luis Aragones, al suo posto una vecchia volpe della panchina, ossia l’ex marengue Vicente Del Bosque. Rigoroso, preciso, tatticamente all’avanguardia, il nuovo ct delle Furie Rosse sa come farsi rispettare; senza troppi giri di parole ha scelto in largo anticipo la rosa dei 23. Sembrerebbe quasi inutile andare a commentare le scelte del ct spagnolo: non ci sono alcuni giocatori che hanno trionfato due anni fa (come Senna e Guiza), ma spulciando i nomi dei giocatori convocati per la spedizione sudafricana l’impressione è che siano stati scelti i migliori.
In porta c’è poco da appuntare al trittico selezionato, con Iker Casillas ovvio titolare e capitano della squadra. La difesa è il settore che forse lascia qualche perplessità: da Capdevila a Marchena, tutti giocatori con grande esperienza ma non dei campioni (e Albiol, Ramos e Arbeloa nel Real non hanno propriamente brillato); Puyol e Piqué comunque sono una garanzia. Il centrocampo è fosforo puro col blocco blaugrana, ma che dire di Fabregas, Xabi Alonso e David Silva? Fantastici. E poi l’attacco, un’altra bomba ad orologeria: i nomi sono di primissima qualità, con l’ovvio duo titolare Torres - Villa, anche se il centravanti del Liverpool è reduce da un infortunio. Insomma, tra i favoriti la Spagna c’è.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





Ci ha pensato il The Sun, tabloid inglese che non disdegna mai un pizzico di ironia, a soprannominarlo così: aggiungete una “a” al suo cognome e voilà, nel mondo del calcio è atterrato il Messia. Lionel Messi ieri ha fornito una delle prestazioni individuali più eclatanti di tutta la storia di questo sport, siglando ben 4 gol in un quarto di finale di Champions League, gol tutti diversi, tutti belli a loro modo, un exploit difficile non perché non ci avesse già abituato in passato a cose di questo genere, ma perché la Pulce riesce a confermarsi ogni partita, sempre di più. Di solito i giocatori forti, quando usciti allo scoperto, vengono imbrigliati da rudi difese avversarie, asfissiati, rendendo loro la vita più difficile che a chiunque altro atleta in campo.
Ma l’argentino, benché gli allenatori avversari studiano ogni volta come fermarlo, pare giocare da solo, avendo comunque intorno un apparato di primissima qualità. Aggredisce gli spazi, è brevilineo, veloce e con un cambio di passo impressionante, un mancino naturale che di destro se la cava, basso come una pulce ma capace di segnare di testa in una finale di Champions, aggira le linee, è freddo sotto porta, dribbla con facilità, ripiega quando serve e non disdegna assistenze ai compagni. “Perfect 10: Prima c’era Pelè, poi è arrivato Maradona… Ora salutiamo il nuovo re” ha titolato oggi il Mail Online, ma la stampa iberica e inglese si è scatenata tessendo lodi e panegirici all’attuale Pallone d’Oro.
La gallery del trionfo di Messi e compagni
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La psicologia dei calciatori è spesso un fattore sottovalutato: se la Lazio e la Juve stanno andando così male è perché ormai sono in una spirale al contrario, un feed-back negativo in cui più giochi male e più ti deprimi. Mazzarri, ad esempio, ha preso un Napoli col morale a pezzi, ha parlato con ognuno dei giocatori e ha accresciuto la loro autostima: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ibrahimovic è un campione, in Italia non era più felice ma rendeva lo stesso; già, ma le interviste erano sempre così istituzionali, il suo viso dopo un gol mai particolarmente esultante, il suo rapporto coi compagni ordinaria routine. A Barcellona, dopo tanti anni, si sente un calciatore felice, voglioso di andare al campo di allenamento e poi di calcare il Camp Nou.
L’intervista rilasciata al Periodico, giornale catalano di politica, è qualcosa di sfiziosissimo. Il fuoriclasse svedese parla della sua nuova vita come mai lo aveva fatto, sottolineando sin dall’inizio come non sia un problema questo digiuno da gol: “Non sono preoccupato, mi è già successo altre volte, all’Ajax, alla Juventus, all’Inter: comincio bene, poi mi fermo, poi riparto: un po’ come sulle montagne russe. Sono un 9, è importante segnare, ma non è tutto o almeno non è tutto per me. Se partecipo al gioco e faccio un assist a un compagno mi sento bene lo stesso“. La sua serenità passa anche dal rapporto che ha sin da subito instaurato col suo allenatore, il giovane e brillante Sep Guardiola. Ibra lo descrive così.

Se Juve e Milan ieri hanno potuto “festeggiare” l’approdo al turno successivo, i quarti di finale, della Coppa Italia, in altre lande europee ha fatto notizia l’eliminazione eccellente di due super big del calcio continentale: il Barcellona è stato eliminato agli ottavi di finale dalla Coppa del Re (ne era detentore), il Liverpool fuori dalla FA Cup al terzo turno (come per altro accaduto al Manchester United pochi giorni prima contro il derelitto Leeds). Fatali sconfitte interne nei leggendari Camp Nou e Anfiel Road: per i blaugrana di Guardiola l’1-2 casalingo ad opera del Siviglia s’è rivelato decisivo ai fini dell’eliminazione, stesso risultato, 1-2, ai tempi supplementari del Reading nel Merseyside.
Partiamo dai catalani che ieri sera in terra andalusa dovevano ribaltare la sconfitta patita nel match d’andata: vincere 0-2, questo l’obiettivo minimo per andare avanti nella competizione e non subire così il primo smacco (o eliminazione che dir si voglia) della gestione Guardiola, che di fatto fino ad ora aveva vinto tutti i trofei disputati. Ebbene, non è bastato lo 0-1 finale, frutto di un bel gol nella ripresa di Xavi su assist di Iniesta; i due centrocampisti hanno fatto del loro meglio, Messi e Henry ci hanno provato senza lesinare impegno e Palop, portiere del Siviglia, è stato alla fine migliore in campo. Ma gli errori di Ibrahimovic sotto porta (due, uno dei quali clamoroso) e un po’ di sfortuna hanno fermato la corsa di Puyol e soci (anche se il Siviglia ha recriminato per due gol annullati a Jesus Navas, entrambi forse buoni).
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Ronaldinho non è nuovo a queste uscite che fanno parlare: qualche anno fa, quando ancora giocava nel Barcellona, in tutta tranquillità tirava dal limite dell’aria cercando di colpire la traversa che, puntualmente, colpì per tre volte di fila. La cosa parve troppo inverosimile, anche se alcuni sostenitori del brasiliano asserirono che fosse tutto vero. Alle soglie del 2010 nuovo giro nuovo dibattito: la EA Sports, casa di videogiochi canadese, per lanciare il suo nuovo Fifa 2010, ha pensato bene di riunire un manipolo di calciatori e di metterli uno contro l’altro (Video).
La sfida? Vedere che riusciva a fare più palleggi da bendato. Questi i protagonisti dello spot: Andreas Ivanschitz del Magonza, Balazs Dzsudzsak del PSV, Bastian Schweinsteiger del Bayern Monaco, Giorgio Chiellini della Juve, Karim Benzema del Real Madrid, Robert Lewandowski del Lech Poznan, Ronaldinho del Milan, Steve Mandanda del Marsiglia, Theo Walcott dell’Arsenal, Tim Cahill dell’Everton e Xavi Hernandez del Barcellona. Ebbene, nonostante molti giocatori estremamente tecnici, nessuno è riuscito a fare meglio di Xavi: il mediano blaugrana è arrivato a 8! Ma attenzione, arriva quel fenomeno di Ronaldinho: 44! Sarà vero???
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Il 2009 di Lionel Messi non poteva che chiudersi con un altro trionfo: dopo i sei trofei alzati al cielo con la maglia del Barcellona, dopo il Pallone d’Oro assegnatogli da France Football, arriva l’ultima affermazione di quest’anno solare e cioè il Fifa World Player. Al contrario del riconoscimento del periodico transalpino dove la giuria è composta da giornalisti, il premio della Fifa viene assegnato grazie ai voti di allenatori e calciatori, il ché lo rende forse ancora più ambito. A consegnare il premio nelle mani dell’argentino il presidente della Fifa, Joseph Blatter, e quello della Uefa, Michel Platini.
È la prima volta che un argentino si aggiudica questo premio, Lionel Messi quest’anno ha sbaragliato tutta la concorrenza riuscendo a raccogliere ben 1073 punti contro i 352 di Cristiano Ronaldo, campione in carica, che si è piazzato secondo. Nella Top 5 ci sono soltanto giocatori della Liga, al terzo posto infatti troviamo un altro giocatore del Barça, Xavi Hernandez con 196 punti. Subito fuori dal podio c’è l’ex milanista Kakà con 190 punti, seguito dal terzo blaugrana, Andres Iniesta giunto a quota 134 punti. Se la squadra catalana è stata la più forte nel 2009, Florentino Perez al suo arrivo a Madrid ha cercato di rispondere acquistando campioni assoluti per il suo Real.




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Non basta essere la squadra campione d’Europa per spingere i giocatori a restare, così anche il Barcellona deve lavorare molto per essere convincente, i risultati a volte sono positivi altre volte meno. E’ di oggi la notizia del raggiungimento di un accordo per il rinnovo di Carles Puyol, storico capitano dei blaugrana, il cui contratto sarebbe scaduto nel giugno 2010. C’è però da registrare anche una possibile partenza importante, il francese Thierry Henry (La Fotogallery di Thierry Henry) potrebbe svestire la maglia del Barça a fine stagione per volare negli Stati Uniti, sarebbe New York la sua destinazione.
Ma procediamo con ordine, Puyol ha tenuto in apprensione i tifosi catalani, il suo contratto era in scadenza e il giocatore si è preso più di qualche mese per riflettere sul proprio futuro. La lunga attesa aveva spinto a credere che l’addio fosse imminente, invece oggi è arrivata la bella notizia. A darla è stato Xavi Hernandez, il centrocampista spagnolo l’ha comunicata in anteprima durante la sua conferenza stampa manifestando tutta la soddisfazione per la permanenza del capitano, ha raccontato che i giocatori l’hanno appreso durante l’allenamento e hanno deciso di tributare un lungo applauso al loro compagno di squadra. Il nuovo contratto legherà il difensore al Barcellona fino al 2013, Puyol è in blaugrana dal 1995 e ha fatto il suo esordio in prima squadra a Valladolid nel 1999.