
Brutte per Zdenek Grygera. Dopo il brutto scontro nella gara di ieri contro il Salisburgo che lo ha costretto ad uscire dal campo anzitempo si è sottoposto agli accertamenti clinici del caso, le notizie non sono buone. Gli esami eseguiti nel pomeriggio al CTO di Torino hanno evidenziato una lesione di secondo grado del legamento collaterale mediale, i tempi di recuperano dovrebbero superare i 40 giorni.
Delneri, che ha già grosse difficoltà nella scelta fra i terzini (con Grosso e Salihamidzic ancora fuori rosa), nelle ultime gare aveva rimosso dalla formazione titolare Marco Motta preferendogli proprio il terzino ceco. L’ex Ajax, dopo una stagione a dir poco deludente, pur non brillando particolarmente sembrava in leggero recupero e stava riacquistando uno stato di forma ideale.
Il trauma distorsivo, rimediato in seguito ad uno scontro di gioco, lo terrà fuori dai giochi per troppo tempo perché Delneri si possa accontentare di una soluzione provvisoria. Motta avrà una seconda chance già domenica contro il Bologna, dovrà sfruttarla al meglio.

In una lunga e interessantissima intervista a Il Giornale, l’ex allenatore della Juve Alberto Zaccheroni parla apertamente del suo scorcio di stagione coi bianconeri, un rientro nel mondo del pallone breve ma intenso. Sono dichiarazioni pacate e sobrie, come nel suo stile, ma anche molto sincere e poco scontate, merce rare nel mondo ovattato del calcio in cui spesso si dice quello che si deve dire, e non propriamente quello che si pensa. Partiamo dalla stoccata al collega José Mourinho, fino a meno di un mese fa allenatore dell’Inter:
“Lui ha sempre bisogno di trovare un nemico, se non lo trova all’esterno, lo cerca all’interno e offende, questo non mi piace. Tatticamente vale poco, mandai dei tecnici a studiarlo a Riscone, nel ritiro atesino dell’Inter. Tutte le sere mi chiamavano e mi dicevano: mister, ce ne andiamo, qui non si impara niente. Quando ha detto che l’Inter avrebbe vinto anche senza di lui ho capito che se ne sarebbe andato. Ma a Madrid farà bene, nessuno come lui sa motivare i giocatori, sfrutta il patrimonio della società, la felicità di ogni presidente“.
Poi si sofferma sulla sua esperienza piemontese, non proprio una campagna vincente: “Non mi sarei riconfermato neppure io senza il quarto posto. Eppure era già tutto fatto, mi chiedevano di rinnovare, dicevo che non avevo tempo, troppi impegni, 14 partite in 42 giorni e più della metà dei giocatori infortunati o reduci da infortuni. La svolta a Siena, 3-0 dopo pochi minuti, poi Grygera si perde Maccarone e c’è il crollo, andiamo a Londra e succede il disastro contro il Fulham. In una squadra ci vuole qualità, e c’era, gambe, e non c’erano, testa, e quella dopo Siena non c’era più.
Eravamo lì senza Iaquinta, Amauri, Buffon, Chiellini, Sissoko, Marchisio e forse ne dimentico qualcuno, quel Fulham era poco. Il primo tempo era sempre ottimo, nel secondo sparivamo. E meno male che c’era Del Piero. Lui non ha più la forza di prima ma resta l’unico che la mette dentro. L’ho usato con parsimonia, lo sostituivo, lo mettevo in panchina, mi ha sempre seguito. Non ha più i novanta minuti ma resta il migliore. E con lui mai una incomprensione, neppure quella volta del cambio con Marchisio che poi non feci, scrissero che era come Totti, decideva lui al posto dell’allenatore. Ma anche in quella occasione avevamo avuto la stessa intuizione“.
Le migliori immagini di Alberto Zaccheroni




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La stagione per la Juve è ufficialmente terminata ma, a parte i giocatori convocati dalle Nazionali per il Mondiale, gran parte della truppa bianconera è ancora al lavoro in quel di Vinovo: alle porte una tournee in Nord America, la riproposizione di ciò che fu anche l’anno scorso (ma dodici mesi fa la metà fu l’Estremo Oriente) per racimolare un po’ di soldini. Venerdì prossimo, cioè fra due giorni, la partenza verso il JFK di New York, poi da domenica tutti in campo per la prima di due amichevoli.
Il 23 maggio infatti andrà in scena una inedita Juve - New York Red Bulls, poi trasferimento in Canada, nell’Ontario per la precisione, dove i bianconeri disputeranno la seconda e ultima partita di questa mini spedizione: avversaria la Fiorentina di Prandelli, teatro della gara lo stadio di Toronto. Oggi sono state diramate le convocazioni, come di consueto con alcuni elementi non juventini: quest’anno i fortunati sono Brandao del Siena, Padoin dell’Atalanta, Bardi e Bernardini del Livorno, oltre a Ekdal che comunque è a fine prestito dal Siena. Presenti anche gli epurati di Lippi, cioè Grosso e Candreva.
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Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
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Avrebbe incassato quattro sberle al Craven Cottage una Juve che si fosse presentata con una difesa formata da Buffon in porta, Caceres a destra, Legrottaglie e Chiellini centrali, De Ceglie a sinistra? La risposta, con matematica certezza è: no. Anche col Bayern i bianconeri presero quattro sberle europee, mancava Chiellini. Ieri la difesa a tre formata da Grygera, Zebina e De Ceglie, con Chimenti in porta (comunque il migliore in campo), sarebbe stata difficilmente presentabile anche contro il Cittadella, il male oscuro che ha afflitto la Juve quest’anno ha un solo nome: gli infortuni.
Forse non tutti sanno che anche Paolucci e Immobile sono out per acciacchi, Legrottaglie e Giovinco idem, e poi i due portieri e Chiellini. Marchisio e Iaquinta, ieri in panca ma comunque alle prese col mal di schiena. E poi Martin Caceres. Che diavolo di fine ha fatto il Pelado? Contro il Genoa piazzò quel cross perfetto sulla testa di Amauri, poi nel riscaldamento all’Amsterdam Arena si fermò misteriosamente. E non è più tornato. L’uruguiano è out per una addominalgia da sforzo, un dolore ai muscoli addominali di difficile soluzione; per lui si è mobilitato anche il Barcellona che ne detiene il cartellino e dalla Spagna circolano voci polemiche dello staff sanitario dei blaugrana.
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La Juventus esce con le ossa rotte dal Cravan Cottage con un’eliminazione in tasca che brucia in modo particolare perché maturata contro un avversario di basso livello come il Fulham. La squadra oltre ad aver perso sul campo, ha subito un brutto scossone sul morale; Del Piero nel post partita ha parlato di un “duro colpo difficile da superare” mentre Jonathan Zebina uscendo dal campo dopo essere stato espulso ha mostrato il dito medio al settore occupato dai tifosi juventini. (Il Video della partita)
Le parole di Zebina a fine partita hanno il sapore della rottura definitiva: «Alcuni sono venuti fino in Inghilterra facendo migliaia di chilometri per contestarci. Sia a me che a Felipe Melo cominciano ad insultarci già dalla fase del riscaldamento, e sono stufo di questa situazione. Questa gente la deve smettere, alla fine abbiamo ricevuto più applausi dai tifosi del Fulham che dai nostri. Ho mostrato il medio, chiedo scusa perché non sono stato certo un buon esempio per i bambini. Ma ero esasperato».
Jonathan Zebina dito medio ai tifosi
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Una caporetto, a dire il vero l’ennesima di una stagione maledetta, per i bianconeri. Un 4 a 1 in casa dei modesti inglesi del Fulham che stona rispetto all’impresa di appena due giorni fa compiuta nella stessa città dall’Inter di Mourinho. Non funziona nulla, esattamente come era nelle aspettative. Stavolta però i tifosi contestano la squadra già a Londra e preannunciano un’autentica mobilitazione all’Aeroporto di Caselle quando la squadra rientrerà a Torino. Jonathan Zebina, non il peggiore dei suoi ma da tempo bersaglio degli ultras, ha rivolto il classico dito medio in direzione del settore ospiti quando è uscito al 91′ dopo essere stato espulso.
Cori contro Fabio Grosso, Felipe Melo, Cannavaro ed in generale tutti i “nuovi acquisti”. La situazione della Juventus era già chiara domenica alle 17 dopo la rimonta subita dal Siena, l’avevamo descritta nella maniera più dettagliata possibile. Una squadra con una difesa fragilissima, con un portiere inadeguato (e dobbiamo scusarci con lui perché Antonio Chimenti è stato il migliore in campo con alcune parate di grandissimo livello), incapace di mantenere il vantaggio e di gestire il gioco. Zaccheroni sperava di passare il turno, nonostante la situazione precaria manda in panchina il disastroso Grygera, ma non ha fortuna. Esattamente come nella debacle europea con il Bayern Trezeguet aveva aperto le marcature dando una falsa speranza alla Juventus.
Ma Cannavaro si fa prima beffare da Zamora per il gol del pareggio al nono, poi trattiene leggermente Gera lanciato a rete e si fa espellere. Da lì in avanti la Juventus sparisce dal campo, solita prestazione nulla del fenomeno brasiliano Diego, incapace di creare la superiorità numerica finisce per essere anche dannoso quando ripiega visto che con un fallo di mano ingenuo provoca il rigore del 3 a 1 Fulham.
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90°+3 Fischio finale. Prestazione disastrosa per la Juventus che perde 4-1 ed esce nel peggiore dei modi dall’Europa League.
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Ci sono i giocatori come Cristian Molinaro che rispondono ai fischi con la testa china e l’amarezza di chi sa che non sta facendo la miglior partita stagionale (il riferimento è al match della scorsa stagione tra Juve e Zenit) e chi invece non accetta la contestazione e manda platealmente a quel paese i propri tifosi. E’ quanto accaduto domenica pomeriggio a Felipe Melo che sul finire della sciagurata partita contro il Siena non ha saputo reggere le pressioni di qualche mugugno convinto del popolo juventino. Ma se Molinaro di partite con la casacca a strisce bianco e nere ne ha sbagliate poche, per Melo vien quasi da considerare legittimi i borbottii a volte coloriti della curva.
Il centrocampista brasiliano, 25 i milioni di euro sganciati dalla dirigenza della Juve per lui, quest’anno ne ha azzeccate davvero poche e contro i toscani è stato quasi il peggiore in campo (l’ambita medaglia d’oro a Zdenek Grygera). Beccato con espressioni anche un po’ pesanti circa il suo passato alla Fiorentina e deluso lui e i tifosi per l’andazzo del match, se l’è presa proprio coi suoi supporters. Ieri però le scuse ufficiali, a mezzo comunicato, un passo indietro di un giocatore a volte troppo focoso: “Ero amareggiato per come si era messa la partita e in un momento agonisticamente concitato mi è uscita una parola di troppo, chiedo scusa per il mio comportamento“.
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Difficile parlare di questo 3-3 casalingo della Juve, strepitosa nei primi dieci minuti e poi misteriosamente non pervenuta: protagonista di certo il Siena di Malesani, capace di non fasciarsi la testa dopo le sberle iniziali e abile a recuperare un match che pareva ampiamente compromesso. E’ il primo pari tra queste due squadre (aveva sempre vinto la Juve a parte un 1-0 ininfluente nel maggio 2008 firmato Kharja), un 3-3 casalingo che rimanda a quello della scorsa stagione dove a fare la voce grossa all’Olimpico fu il Chievo con l’incredibile tripletta di Pellissier; e sempre in tema di curiosità una rimonta del genere subita in casa i bianconeri non la subivano da quello storico derby contro il Torino in cui Ferrante riacciuffò i rivali che erano avanti di tre lunghezze. Insomma, il quarto posto per la squadra di Zaccheroni sarà estremamente difficile da raggiungere (Tabellino e pagelle Juve - Siena 3-3 - Foto di Juve - Siena 3-3).
La Juve è in emergenza, out anche Manninger il portiere titolare diventa Chimenti; turno di riposo a Diego, Legrottaglie stringe i denti e si piazza accanto a Cannavaro. Il Siena risponde con l’acciaccato Ekdal avanti alla difesa, Maccarone unica punta sebbene coadiuvato da giocatori offensivi come Reginaldo e Ghezzal. I primi minuti sono annichilenti per gli ospiti: è show di Candreva che scardina la difesa avversaria, irrompe Sissoko ma Curci è bravissimo a parare; sul tap-in, però, Del Piero è il più veloce di tutti. Trecentesimo gol in carriera. E poi diventano 301 quando batte ancora Curci con un bel tiro al volo di destro. Un altro paio di minuti ed arriva addirittura il tris: corona l’avvio super Antonio Candreva che scaglia un destro violentissimo dai 30 metri che si deposita sotto la traversa. Malesani si gratta la testa, subito dentro l’attaccante Larrondo per Ekdal. Obiettivo: crederci.
Le migliori foto di Juve-Siena 3-3




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