Un processo che condanna le vittime…

Il calcio è sacro e questi mondiali stanno facendo riscoprire a tutta la penisola quanto noi italiani abbiamo bisogno di sognare con il calcio, con i suoi protagonisti, con le sue emozioni. Il processo a calciopoli che però sta tenendo banco in quel di Roma sta apparendo talmente crudele che i[…]

Il calcio è sacro e questi mondiali stanno facendo riscoprire a tutta la penisola quanto noi italiani abbiamo bisogno di sognare con il calcio, con i suoi protagonisti, con le sue emozioni. Il processo a calciopoli che però sta tenendo banco in quel di Roma sta apparendo talmente crudele che i sogni di cui sopra appaiono noccioline in confronto alla bramosia di giustizia usa e getta, fulminea. Perché non contano milioni di cuori che si inebriano di gioia in una notte di inizio luglio, non conta la dignità di una, due, dieci città: contano i calendari, e le scadenze, e i soldi (quelli che si spartiranno altri), contano le solite e irrinunciabili manie di protagonismo. Della Valle è stato categorico: la giustizia è una cosa seria che ha bisogno dei suoi tempi.

Non si può mietere il lavoro e il sudore di anni con una frettolosa sentenza che faccia pagare a pochi le manfrine commesse da tutti, in tempi diversi. Perché poi, a ben vedere, se mai il buon Ruperti dovesse prestar attenzione a Palazzi ci ritroveremmo con la curiosa sequela di un processo che condanna le vittime. E questo è terribile in un paese che vive di calcio e che proprio in questi giorni pare morire dietro ad esso: la Juve in serie C farà dormire notti meno tranquille a Moggi e Giraudo? Proprio no. La Juve in serie C è punire i suoi innumerevoli tifosi che hanno speso migliaia di euro e così per il Milan, per la Lazio, per la Fiorentina.

Che si diano multe salatissime, inibizioni e pene sportive d’ogni tipo a chi ha commesso questi imbrogli. Che si diano punti di penalizzazioni (certo, non 50!) e anche la B a chi ha deciso di cambiare rotta e di ripartire con orgoglio. Ma non si vada oltre, caro Ruperti, affinché quei milioni di italiani impazziti che l’altra sera hanno scosso l’Italia intera non vengano privati di ciò che gli appartiene: perché loro, i tifosi, non hanno mai imbrogliato.

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