Juve, Poulsen si riscopre indispensabile, Trezeguet pure


Rombo, triangolo o parallelepipedo, Ferrara non ci sta raccapezzando più niente: alla ricerca della quadratura del cerchio (ci risiamo!), il tecnico della Juve sta lavorando alacremente insieme a Maddaloni e al suo staff per capire quale vestito meglio si adatta alla Vecchia Signora. Già, perché il 4-4-2 col trequartista (il famigerato rombo, per intenderci) non sta dando i risultati auspicati alla vigilia: il vertice basso, che risponde al nome di Felipe Melo, a volte si perde nella leziosità (peccato mortale, costato già qualche punto, in quella zona del campo), uno dei due vertici laterali (Camoranesi?) tende a perdersi nelle geometrie del modulo, la mezza punta, e così arriviamo a Diego, arretra troppo sembrando, sovente, un centrocampista puro. Grattacapi di una Juve in "piena crisetta", nulla per cui strapparsi i capelli. A meno che non ti chiami, appunto, Juventus.

Tagliando e cucendo, scartando gli infortunati e pesando il giusto chi appare in forma relativa (Amauri, Melo), alla fine tra i petali della margherita a disposizione di Ferrara, rimangono due pedine che potrebbero ritornare utili. Se non fondamentali. E la cosa appare buffa, non fosse altro perché solo poche settimane fa furono messi da parte, gli fu fatto un biglietto per destinazioni lontane e alla fine sono rimasti: Christian Poulsen e David Trezeguet. Partiamo dal danese. E' uno dei migliori, almeno nelle ultime uscite: partecipa a tutte e tre le fasi, ordinato e mai isterico, non un fuoriclasse ma sopra la sufficienza. Rifiutato Istanbul, ora si sta prendendo le sue rivincite: suo l'assist a Iaquinta in occasione del gol di Amauri, nel 4-2-3-1 che ha in mente l'allenatore bianconero lui, nei 2, potrà richiedere a buon diritto un posto da titolare. Aspettando Marchisio, e il migliore Felipe Melo.

Trezeguet, eccone un altro. Rimboccatosi le maniche, messi alle spalle i problemi alle ginocchia, ha accettato con spirito combattente di far parte del tandem d'attacco di movimento: lui, cobra d'area di rigore, non era mai rientrato tanto come nelle uscite con questa nuova Juve, aprendo il gioco, sudando ecco. Non è il suo piatto forte, lui è un attaccante dai riflessi fulminei e dal senso del gol spiccato, ma si è impegnato. E ha fatto gol: con la Lazio, col Genoa, col Bologna. E ora che si prospetta l'unica punta, magari con Iaquinta arretrato un po' nei tre a suo supporto, quale migliore collocazione tattica. Doveva andare al Marsiglia, si era parlato di Milan e Roma, non disdegnava neanche un viaggio in Argentina. Dopo quasi dieci anni lui è ancora là, 32 primavere e ancora la voglia di metterla dentro. Alla faccia di chi lo considerava finito, almeno alla Juve.

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