Zinedine Zidane: il genio se ne va…

Nel calcio moderno i miti si contano sulle dita di una mano: Pelè e Maradona. Tutti gli altri, anche i più forti, sono un gradino più giù, inevitabilmente protagonisti della storia, non della leggenda: da Di Stefano a Sivori, da Cruyff a Beckenbauer, da Platini a Baggio. Il 9 luglio 2006 però è un giorno

Nel calcio moderno i miti si contano sulle dita di una mano: Pelè e Maradona. Tutti gli altri, anche i più forti, sono un gradino più giù, inevitabilmente protagonisti della storia, non della leggenda: da Di Stefano a Sivori, da Cruyff a Beckenbauer, da Platini a Baggio. Il 9 luglio 2006 però è un giorno particolare e non solo perché l’Italia ha vinto per la quarta volta il mondiale di calcio; il 9 luglio 2006 è il giorno in cui un poeta maledetto è uscito di scena con i versi più audaci, in cui un peintre maudit ha pennellato per l’ultima volta su una tela infinita, in cui il primo e ultimo “bandito gentiluomo” del pallone ha detto “addio”, alla sua maniera. Il 9 luglio 2006 è il giorno in cui una nuova leggenda, la terza, scrive il proprio nome nel firmamento del calcio.

Zinedine Yazid Zidane, dall’Algeria ai vicoli di Marsiglia, alto, bello, taciturno. Il Cannes, il Bordeaux, un Europeo in Inghilterra con più ombre che luci, poi la Juventus. Agnelli si innamora di lui, lui si innamora dei colori bianconeri e insieme iniziano col vincere una Coppa Intercontinentale e poi una miriade di partite e trofei e ancora giocate di classe. La Coppa del Mondo nel 1998 con quella magica doppietta in finale, il Pallone d’Oro esibito al Delle Alpi, l’Europeo nel 2000 ai danni dell’Italia e poi, per quasi 150 miliardi delle vecchie lire, gli ultimi capitoli della sua brillante carriera al Real, acquistato come il più pregiato dei galacticos di Florentino Perez. L’ultimo lampo in un cielo già luminoso è arrivato di notte, con un sogno: doveva tornare in nazionale, guidare la sua Francia al secondo titolo mondiale. E lui è tornato, ridicolizzando spagnoli, brasiliani, portoghesi: ha segnato e fatto segnare, la speranza che ogni partita non fosse l’ultima, allez le bleus ci veniva da dire.

Nell’ultimo atto di Zizou v”è tutta l’essenza del calcio, della vita: cucchiaio morbidissimo e uno a zero, dribbling e contrasti, dolore alla spalla, colpo di testa destinato al gol sventato da Buffon, quindi la testata finale sullo sterno di Materazzi. E così si chiude il sipario e se ne va l’uomo che ha siglato gol memorabili e che ha ha conquistato 12 espulsioni: se ne va il piccolo Yazid, il giovane Zinedine, il grande Zizou. Se ne va Zidane: chapeau.

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