Zapatero contro la legge Beckham, presto la Spagna potrebbe perdere il suo status di paradiso fiscale per i calciatori

Il faraonico mercato del Real Madrid di quest’estate potrebbe essere l’ultimo atto di strapotere finanziario delle società spagnole. Il paese iberico infatti a breve potrebbe perdere lo status di paradiso fiscale per i ricchissimi calciatori stranieri che militano nella Liga. Nella tarda serata di mercoledì il partito socialista di Zapatero ha raggiunto un accordo con


Il faraonico mercato del Real Madrid di quest’estate potrebbe essere l’ultimo atto di strapotere finanziario delle società spagnole. Il paese iberico infatti a breve potrebbe perdere lo status di paradiso fiscale per i ricchissimi calciatori stranieri che militano nella Liga. Nella tarda serata di mercoledì il partito socialista di Zapatero ha raggiunto un accordo con altre forze politiche per arrivare all’abolizione di quella legge che ha poi preso il nome di Beckham per la quale gli stranieri che avessero un contratto di lavoro in Spagna potevano contare su sgravi fiscali notevoli.

Introdotta dal precedente governo di destra per attirare in Spagna soprattutto eccellenze straniere nel campo scientifico, la legge è stata subito sfruttata dalle società di calcio che, grazie ad essa, potevano offrire dei contratti al netto ai loro stranieri nettamente migliori rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Per questo in questi ultimi anni il Real Madrid e il Barcellona hanno potuto ingaggiare grandissimi campioni sbaragliando la concorrenza, non a caso Ronaldinho ha lasciato la Catalogna alla scadenza dei sei anni di contratto. Ma anche le società più piccole ne hanno beneficiato, evidente il caso del Villareal che è riuscito a sbaragliare la concorrenza e ad aggiudicarsi il nostro Giuseppe Rossi.

Ora però il tempo delle vacche grasse sembra essere giunto al termine, questo non piace alle società che si sono messe sul piede di guerra, il gruppo è guidato da Joan Laporta, numero uno dei blaugrana, il quale ha dichiarato che, se necessario, le squadre sono anche pronte a boicottare il campionato. Le sue motivazioni sembrano nobili, sostiene che il calcio è una ricchezza per la Spagna e che i buoni risultati sportivi ottenuti hanno generato molti introiti per il paese, tornare quindi a tassare i calciatori al 43% come accade nel resto d’Europa invece che al 24% sarebbe un errore madornale del quale ne risentirebbe tutto il movimento.

La realtà è ben diversa, se la legge dovesse essere abolita non ci sarebbe comunque retroattività, ciò significa che i campioni acquistati quest’estate dal Real continuerebbero a godere dei benefici fiscali fino alla scadenza del contratto. Per contro il Barça la prossima estate non potrà rispondere alla sfida lanciata da Florentino Perez poiché si troverebbe ad operare in un regime fiscale molto più severo. Intanto il resto dell’Europa plaude alla decisione del governo Zapatero, la Germania era da tempo che protestava per questa situazione e anche Platini aveva espresso molte perplessità per quello che risultava essere un vero e proprio doping economico.

Dall’Italia la replica arriva da Adriano Galliani, il dirigente rossonero si dice soddisfatto a metà. Se da un lato è positivo che ci sia un riequilibrio delle regole in tutta l’Europa il vice presidente vicario rossonero dice che avrebbe preferito che tutti pagassero di meno e non che gli spagnoli si adeguassero agli altri. Per il momento non è ancora certo che la legge venga abolita, anche se Zapatero, tifoso del Barcellona, ha promesso di andare fino in fondo. Vedremo se e quanto le pressioni delle potenti società spagnole riusciranno a intimorire il governo che, sebbene ancora forte, ha perso un po’ di consensi in questi tempi di crisi globale.