Calciopoli: Il sorteggio truccato? Forse no. Manfredi Martino e il suo interrogatorio (Prima Parte)

“Quello che i giornali non dicono“, verrebbe da titolare così questo pezzo, trattandosi di fatti proposti in maniera quanto meno parziale. Sarebbe ancora più corretto parlare di “quello che i giornali dicono, mentendo“. Andiamo con ordine. Innanzitutto un ringraziamento a titolo personale e da parte di Calcioblog va ad Antonio Corsa, autore e direttore del

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Quello che i giornali non dicono“, verrebbe da titolare così questo pezzo, trattandosi di fatti proposti in maniera quanto meno parziale. Sarebbe ancora più corretto parlare di “quello che i giornali dicono, mentendo“. Andiamo con ordine. Innanzitutto un ringraziamento a titolo personale e da parte di Calcioblog va ad Antonio Corsa, autore e direttore del blog “Uccellino di Del Piero“, che si è preso la briga di ascoltare l’audio delle 4 ore e mezza dell’interrogatorio di Manfredi Martino al Processo di Napoli su Calciopoli. Il suo lavoro è unico, non solo perché oggettivamente gravoso, ma soprattutto perché mette a disposizione di tutti le trascrizioni con le risposte del teste al Pm Narducci, ma anche agli avvocati della difesa. Cose delle quali evidentemente in pochi hanno voglia di parlare. Qui potete trovare il post con le trascrizioni di cui vi parlerò in Pdf.

Veniamo ai fatti. Il 6 novembre scorso, dopo mesi di silenzi, le stampa sportiva e non torna ad occuparsi improvvisamente del Processo che si sta celebrando a Napoli sulla vicenda di Calciopoli. Su Gazzetta.it (basterà la rosea come esempio, ma il tenore dei pezzi è simile su tutta la stampa italiana) esce questo articolo a firma di Maurizio Giraldi. Il titolo è inequivocabile: “Calciocaos, nuove rivelazioni – Quei sorteggi con la tosse“. Il giornalista ci ragguaglia sulla testimonianza di Manfredi Martino, segretario della CAN all’epoca dei fatti, e l’obiettivo è chiarissimo. Dimostrare che aldilà di ogni ragionevole dubbio i sorteggi arbitrali di quegli anni erano truccati. Noi, nel nostro piccolo, non proporremo semplicemente una ricostruzione “diversa”, ma una basata su quello che è stato effettivamente detto nell’aula del Tribunale di Napoli.

Due sono gli elementi a sostegno di questa tesi. Vista la lunghezza e la necessità di essere precisi affronteremo separatamente la vicenda, la prima parte in questo post, la seconda in uno che verrà pubblicato domattina. Partiamo dal primo punto: Martino dice “Bergamo e Pairetto in due occasioni mi dissero i nomi di arbitri e partite da mettere nelle palline riconoscibili“.

IL SORTEGGIO TRUCCATO: MA COME? E, SOPRATTUTTO, DA CHI?

Ma come avveniva questo benedetto sorteggio? Occorre ricostruirlo. Manfredi Martino preparava i bigliettini con le partite e i nomi degli arbitri. Questi foglietti venivano inseriti all’interno di una serie di palline ed inserite in due bussolotti. A quel punto, di fronte a una ventina di testimoni il designatore Pairetto si piazzava ad un’estremità del tavolo, Bergamo da quella opposta e al centro un notaio. Pairetto estraeva la pallina contenente il nome della partita e solo a quel punto un giornalista aderente all’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) estraeva quella con il nome dell’arbitro, la porgeva a Bergamo che leggeva il biglietto. Sostenere che il sorteggio venisse truccato (secondo la testimonianza di Martino inserendo biglietti specifici in palline usurate per renderle riconoscibili) significa quindi sostenere che il giornalista, a turno lo hanno fatto una trentina di persone nel corso degli anni, era parte del “complotto”. Non c’è altro modo, lo dice la logica, il giornalista doveva sapere da Bergamo quale pallina estrarre e in quale momento. Di questa ovvietà non vi è traccia nella ricostruzione della Gazzetta, così come in quella degli altri giornali. Strano.

Altro elemento che “manca” è la risposta di Manfredi Martino che conferma di aver ricevuto, in diverse circostanze, dai designatori l’incarico di cambiare le palline più vecchie ed usurate con altre nuove proprio per evitare “imbarazzi e sospetti“. Questa risposta arriva dopo quella nella quale ha sostenuto fosse proprio grazie alle palline ammaccate che Pairetto era in grado dalla sua postazione di capire quale arbitro stava per estrarre dall’urna il giornalista dell’USSI.

Ma c’è di più. Bisogna infatti premettere che Martino fu interrogato dai Carabinieri già il 12 maggio del 2006. In quella circostanza l’allora segretario della Can dichiara di aver “ricevuto disposizioni da entrambi i designatori affinchè venissero predisposte le palline in un determinato modo“, ma non cita nessuna gara per la quale sarebbe stato imbeccato dai designatori per inserire determinati bigliettini all’interno delle famose palline riconoscibili. Non lo fa perché nei verbali di quella chiacchierata con i carabinieri non risulta. Come mai? Martino sostiene “di non ricordare” le sue dichiarazioni in quell’occasione. Tutto normale? Per la stampa nazionale evidentemente sì, come è normale il fatto che non solo in quel caso, ma nemmeno tutte le volte in cui venne sentito successivamente e precedentemente (9 maggio, 19 maggio, 26 maggio, 28 maggio, 5 giugno, 6 giugno e 28 giugno), parlò mai di queste “2 gare”. Anzi, il 26 maggio, sempre di fronte agli inquirenti ebbe il ricordo di un’unica gara (un Sampdoria – Fiorentina) che oggi sembra scomparsa dalla sua memoria.

Insomma, si può almeno sapere quali sono queste due partite per le quali Martino solo oggi dopo 3 anni e 7 interrogatori sostiene di essere stato incaricato di inserire un preciso biglietto in una pallina riconoscibile? Non si sa. Il teste non ricorda, cita genericamente una partita della prima giornata del campionato 2004/05 in Serie A e una nel campionato di Serie B in un indefinito turno infrasettimanale.

Stando ai fatti le dichiarazioni del testimone “non reggono”. Non sono circostanziate e sono palesemente contraddittorie.
Possibile che nessuno fra i giornali che hanno titolato senza mezzi termini con “sorteggio truccato”, ma proprio nessuno si sia preso la briga di riportare questi fatti?

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