San Luca: la squadra scende in campo con il lutto al braccio per il boss morto

Dopo il caso di Gioacchino Sferrazza presidente dell’Akragas che dedicò una vittoria al boss Nicola Ribisi, arrestato con l’accusa di voler rimettere in piedi la cosca di Palma di Montechiaro, arriva un altro “omaggio” alla criminalità organizzata dal mondo del calcio dilettantistico. Questa volta il fattaccio è successo a San Luca, paese dell’Aspromonte, dove tre


Dopo il caso di Gioacchino Sferrazza presidente dell’Akragas che dedicò una vittoria al boss Nicola Ribisi, arrestato con l’accusa di voler rimettere in piedi la cosca di Palma di Montechiaro, arriva un altro “omaggio” alla criminalità organizzata dal mondo del calcio dilettantistico. Questa volta il fattaccio è successo a San Luca, paese dell’Aspromonte, dove tre giocatori dell’omonima squadra che milita nella Prima Categoria calabrese, hanno deciso di scendere in campo domenica scorsa con il lutto al braccio per omaggiare boss della ‘ndrangheta Antonio Pelle, detto ”Gambazza”, morto pochi giorni fa. Di questa storia pare non fosse a conoscenza la società che ha preso le distanze dall’iniziativa personale dei tre calciatori.

Il presidente del San Luca è un prete, Don Pino Strangio, che da una vita si batte contro la N’drangheta cercando di coinvolgere i giovani del paese nel tentativo di coltivare valori differenti da quelli malavitosi e che consentano di crescere così nella legalità. Il prete è noto anche per aver partecipato al film documentario “Uomini d’onore” uscito nel 2006, nel quale sono raccontate la vita, gli ideali e le idee della cultura mafiosa calabrese. Il film è stato girato tra la Calabria e la Germania perché proprio ad emigranti del paese di San Luca sono legati i terribili fatti di cronaca accaduti a Duisburg nel 2007 nella famigerata “Strage di Ferragosto“, strage legata proprio alla “faida di San Luca“, la guerra in essere tra le cosche ‘ndranghetiste dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari.

Queste sono state le parole del Prete-Presidente:

”Non ne sapevo niente ed ovviamente se l’avessi saputo sarei intervenuto per impedirlo. Sono presidente della squadra dal 2004 quando convinsi alcuni amici ad acquistare il titolo sportivo del San Luca, che era stato messo in vendita, per dare ai giovani una possibilità di aggregazione. Il gesto di alcuni dei ragazzi non ha nulla a che vedere con le intenzioni mie o della societa. Adesso sto cercando di capire bene come sono andate le cose per dare anche un input educativo a quei giovani che hanno fatto un gesto senza neanche rendersi conto delle conseguenze”.

Il suo vice, appena dimessosi dall’incarico, aveva definito il grave gesto una semplice “ragazzata”. Il sindaco Sebastiano Giorgi ha cercato di minimizzare l’accaduto: “E’ stata una scelta proprio dei ragazzi, forse per solidarietà nei confronti di qualche giocatore della squadra che era parente del defunto Antonio Pelle“. Ad ogni buon conto la Federcalcio ha aperto un inchiesta per chiarire non solo l’accaduto, ma anche il comportamento dell’arbitro che avrebbe dovuto impedire ai giocatori di indossare il lutto al braccio. Indaga anche la questura che ha già emesso un provvedimento di Daspo nei confronti del direttore di gara, questo gli impedirà di svolgere sin dalla prossima giornata l’attività arbitrale.

Il servizio del Tg1 andato in onda nell’edizione delle 20 dell’11 novembre 2009: