Processo Calciopoli – Zeman: “Ero uno dei più forti d’Europa, poi arrivò Moggi…”

Zdenek Zeman protagonista al Processo di Napoli su Calciopoli. Partiamo dalla parte meno interessante, quella per la quale era stato invitato dai Pm a testimoniare: Zeman non porta nessun elemento concreto a sostegno della tesi accusatoria contro Moggi e la Cupola. L’ex allenatore parla genericamente di “partite strane” a fine stagione, di quel famoso Lecce

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Zdenek Zeman protagonista al Processo di Napoli su Calciopoli. Partiamo dalla parte meno interessante, quella per la quale era stato invitato dai Pm a testimoniare: Zeman non porta nessun elemento concreto a sostegno della tesi accusatoria contro Moggi e la Cupola. L’ex allenatore parla genericamente di “partite strane” a fine stagione, di quel famoso Lecce – Parma (arbitro De Santis) nel quale lui si mise “spalle al campo” per non guardare quello spettacolo e di un Lecce – Milan in cui Adriano Galliani si dovette alzare dalla tribuna d’onore per evitare reazioni del pubblico imbufalito con l’arbitro. Tutto qua? Su questo versante sì.

In realtà l’interrogatorio del boemo è un atto d’accusa nei confronti di Luciano Moggi, colpevole di aver stroncato la sua carriera da allenatore. Le prove? Tutto ruota attorno all’ingaggio da parte del Napoli nel 2000. Zeman si siede sulla panchina della società allora diretta da Ferlaino e vi resta per 6 giornate. Raccoglie solo 2 punti e viene esonerato, un film già visto e che ritornerà spesso nella carriera di Zeman.

Dietro a questo ingaggio ci sarebbe però una sorta di “trappola moggiana“, il mefistofelico direttore generale della Juventus aveva indicato a Ferlaino proprio Zeman per costringere l’allenatore a firmare un ricco contratto con una squadra inadeguata dalla quale sarebbe stato inevitabilmente esonerato decretando così la fine della sua carriera da tecnico. Quando gli avvocati di Moggi gli fanno notare che per fare questo aveva incassato 2.5 mld di lire (percepiti fino al suo passaggio alla Salernitana) la risposta di Zeman è semplicemente meravigliosa: “Sono sempre troppo pochi per la mia bravura, io in quegli anni ero uno dei più forti allenatori d’Europa. Eppure in Italia smisi di allenare“.

Bravissimo, ma incapace di vedere che con quel Napoli non sarebbe andato lontano.
In realtà poi, prima di smettere di allenare in Italia si è accasato alla Salernitana, all’Avellino, al Brescia e per due volte al Lecce (una volta anche in Serie A).

Insomma, tanto bloccato in Italia non pare lo sia stato, ma poi dove sarebbe il problema? Ci sono sempre i tanti campionati esteri. Anche lì però, a ben vedere, c’è stato qualche intoppo che deve ovviamente derivare dalla sua bravura, va da sé.
Quando nel 1999 andò in Turchia al Fenerbahce raccolse un esonero dopo tre mesi con una sola vittoria, ma il suo capolavoro arriva nel 2008 alla Stella Rossa (ultima squadra ad averlo ingaggiato) dove andò addirittura peggio.

Questa la ricostruzione di Wikipedia:

Il 17 giugno 2008 diventa allenatore della Stella Rossa, subentrando ad Aleksandar Jankovic. Nell’ultimo turno della Coppa Intertoto la Stella Rossa ha in sorte i ciprioti dell’Apoel Nicosia, superando i quali centrerebbe l’accesso alla Coppa UEFA. All’andata, a Nicosia, la Stella Rossa pareggia per 2-2, risultato deludente. Al ritorno, in svantaggio per 0-2 al 70° minuto, la Stella Rossa rimonta fino a guadagnare i tempi supplementari. Qui ottiene un rigore con cui si porta sul 3-2 e anche la superiorità numerica per l’espulsione di un giocatore cipriota. Ciononostante l’Apoel Nicosia riesce a segnare il gol decisivo per la propria qualificazione al 118° minuto. In campionato le cose non vanno meglio: dopo 3 giornate, la Stella Rossa, l’anno prima seconda e imbattuta, ottiene un solo punto senza segnare. La dirigenza decide quindi per l’allontanamento anticipato di Zeman dalla panchina il 7 settembre 2008.

Colpa di Moggi anche lì?

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