Ricordate Kallon? E’ tornato in patria e gioca nel suo club

Mohamed Kallon non ha nessuna intenzione di smettere col “calcio che conta“. Il suo ritorno in Sierra Leone è funzionale soltanto a tenersi in forma, dare una mano al suo club e tentare poi dalla prossima finestra di mercato di strappare un nuovo contratto a qualche società più o meno prestigiosa. Ora però se ne

Mohamed Kallon non ha nessuna intenzione di smettere col “calcio che conta“. Il suo ritorno in Sierra Leone è funzionale soltanto a tenersi in forma, dare una mano al suo club e tentare poi dalla prossima finestra di mercato di strappare un nuovo contratto a qualche società più o meno prestigiosa. Ora però se ne sta a Freetown dove controlla che il Kallon FC (sì, proprio così) se la passa bene: è forse il primo caso di presidente-giocatore, e a 30 anni rimane ancora un dignitoso atleta. Nel 2002 acquistò per 30mila dollari (una inezia per lui) il Sierra Fisheries, formazione della massima serie locale con un passato discreto (tre scudetti): ne cambiò nome e iniziò a finanziarlo massicciamente, fino a farlo diventare di nuovo campione della Sierra Leone, nel 2006, e vincitore di una Coppa di Lega l’anno dopo.

Intanto lui se ne stava nel Principato di Monaco, a cercare di metterla dentro come aveva sempre, più o meno, fatto. A 15 anni era già titolare nel Tadamon Sour, squadra del Libano, a 16 se ne volò addirittura fino a Stoccolma per giocare con una sconosciuta squadra della capitale svedese, lo Spanga. E lì che l’Inter lo notò e se lo portò ad Appiano Gentile: in più di un lustro però ha girato in lungo e in largo l’Italia (con la parentesi a Lugano), da Reggio Calabria a Vicenza, da Bologna a Genova passando per Cagliari. Poi il ritorno alla base: nell’anno dello scudetto sfiorato (correva l’anno 2002), Kallon fu il secondo marcatore della squadra dietro Vieri, con 9 centri. Fu al termine di quella stagione che comprò il Fisheries e lo rinominò.

Ancora un paio di anni in Lombardia, quindi l’avventura monegasca durata tre anni tra alti (pochi) e bassi; poi Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, con una breve e insulsa tappa ad Atene, con l’Aek. Negli ultimi anni della sua carriera il prestigio dei campionati in cui ha militato è stato inversamente proporzionale ai soldini che ha tirato su; ma ora vuole ritentare con l’Europa: cosa c’è di meglio che rimettersi in sesto difendendo i colori della propria squadra (letteralmente)? Il fratello Kemokai Kallon, sette anni più grande, è il difensore e capitano (in passato anche un gol in Svezia con la maglia del Norrby) e lo aiuta col club: il Kallon FC è un affare di famiglia.