Ibrahimovic, la Nazionale e il Barça: "Addio Svezia, ho altre priorità"


Ancora un gol ed è subito pichichi: al primo anno in Spagna, Zlatan Ibrahimovic ha già timbrato il cartellino per dieci volte, una in meno di David Villa che attualmente è in testa alla classifica marcatori. E' in forma lo svedese, due gol nelle ultime due partite di campionato disputate: il match-winner contro il Real, il gol della sicurezza (1-3) nella vittoria del Riazor del suo Barcellona sul Deportivo La Coruna. E allora è il tempo di guadagnarsi una bella copertina sui quotidiani sportivi, con tanto di virgolettato che ha fatto strabuzzare gli occhi ai pur placidi connazionali svedesi: "Per il momento dico basta alla Nazionale". Niente male come notizia, per lui che è abituato a far parlare di sé soprattutto per scelte sopra le righe che risultano a volte impopolari.

"Non sono più motivato. È un grande onore giocare per la nazionale ma per adesso ho altre cose per la testa: aspetto e poi vedrò", ha detto in una conferenza stampa indetta a Barcellona, confermando le sue dichiarazioni a un quotidiano svedese (lo Svenska Dagbladet) di un mese fa: "Non ho ancora deciso, ci sono cose più importanti, come il mio fisico, la mia famiglia, e poi devo essere al 100 per cento per giocare con la Nazionale. Se non si è al 100 per cento è difficile. Non ho mai amato fare le cose a metà. Non si può costringere un cavallo a bere". Parole che comunque non fanno perdere la testa al neo ct della nazionale scandinava Erik Hamren, che vuole solo giocatori pronti a dare tutto per la maglia gialla e blu della Svezia.


Le migliori Foto della presentazione di Zlatan Ibrahimovic al Barcellona al Camp Nou davanti a 45mila tifosi
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Ventidue gol

in 62 partite, per quattro volte giocatore dell'anno, Zlatan vuole essere prima di tutto felice, a costo di far arrabbiare i suoi tifosi: da Malmo ad Amsterdam, dall'Olanda a Torino, dalla B alla A, fino alla Spagna, ogni sua scelta è sempre stata dettata dalla voglia di fare quello che più sentiva di fare. E di peli sulla lingua non ne ha: "Si può fare meglio, ma è bellissimo questo modo di giocare. Per questo faccio tanti gol; il Barca è una squadra che attacca molto e crea molte occasioni con 5-6 giocatori per volta. La Serie A? C'è una mentalità completamente diversa rispetto all'Italia, dove è più importante non subire gol che farne. Qui no, qui si vogliono segnare più gol, cosa che in Italia non è mai successa. Lì, se vinci 1-0, è sufficiente" la stoccatina al nostro calcio dell'ex idolo del Meazza. Che ora sogna di vincere tutto con il blaugrana addosso. A costo di salutare le lande svedesi.

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