Juve, l’ombra di Mancini su Ciro Ferrara: “Io, bianconero sin da bambino”

Povero Ciro! L’allenatore della Juve Ferrara è in balia di se stesso e di una squadra che poco lo comprende e a cui, forse, poco riesce a dare; la fiducia della società pare garanzia per andare avanti senza scossoni, dichiarazioni volte ad evitare lo spettro del quarto allenatore in quattro anni dalle parti di Corso


Povero Ciro! L’allenatore della Juve Ferrara è in balia di se stesso e di una squadra che poco lo comprende e a cui, forse, poco riesce a dare; la fiducia della società pare garanzia per andare avanti senza scossoni, dichiarazioni volte ad evitare lo spettro del quarto allenatore in quattro anni dalle parti di Corso Galileo Ferraris. Ma chi conosce il calcio, l’accoppiata Blanc&Secco e il mondo del giornalismo sportivo, non può non credere al fatto che all’ex scugnizzo napoletano sia stata data una fiducia a tempo: Bari e Catania, o 6 punti per credere davvero nello scudetto o il panettone Ferrara non potrà mangiarlo.

Sul web, sulla carta stampata e nei bar, allora, si gioca al toto-allenatore: quale il prossimo accompagnatore di questa Vecchia Signora sempre più vecchia e meno signora? Con Spalletti ormai sulle rive della Neva, Hiddink che invece dalla Russia se ne scappa ma in testa ha solo Londra, Gasperini che addirittura è richiesto da Ferguson come suo vice (e poi sta al Genoa ora come ora!), beh, sfogliando la margherita rimane un solo petalo. E corrisponde al nome di uno juventino doc. Casiraghi? Gentile? Possibili traghettatori, lo juventino succitato è Roberto Mancini!

Lui che ci ha sempre messo la faccia quando era a libro paga di Massimo Moratti, nella tempesta durante Calciopoli e avallatore di scudetti altrui cuciti sui petti nerazzurri, odiato dalla tifoseria juventina, insomma proprio il Mancio che ieri a Il Giornale e a Tuttosport ha rilasciato dichiarazioni niente male: “Andate a trovare una sola dichiarazione nella quale abbia detto qualcosa di male sulla Juve; d’altra parte da bambino mi sorbivo ore di pullman dalla mia Jesi per venire al Comunale a tifare per la Juve. Successivamente sono stato un professionista, ma quei momenti della mia infanzia rimangono, nessuno può togliermeli“.

Balotelli milanista, Ancelotti interista, Mancini juventino. Non più stipendiato da alcunchì, con la voglia matta di riassaporare spogliatoi, tangenziali ed erbetta verde: “È chiaro che prendere per mano una squadra dal primo giorno concede dei vantaggi, ma non ho intenzione di aspettare fino a giugno. Qualcosa di importante succederà prima“. In questo periodo non è stato solo ciuffo, barche e relax; è stato a Londra per imparare la lingua e conoscere giocatori, ma anche in Spagna. E ora ha un taccuino bello zeppo di nomi, spunti, programmazioni: “Di giocatori bravi ne ho visti parecchi, alcuni di loro proverò a portarli con me nel prossimo futuro“.

Già, il futuro. Per di più prossimo. Con Ferrara che vacilla, la Juve che arranca e lui che si professa bianconero fino al midollo. Tante coincidenze, un motivo per parlare della situazione bianconera vista dagli occhi del Mancio: “Contro il Bayern francamente pensavo che sarebbe tranquillamente passata, avere due risultati a favore è un bel vantaggio. In assoluto portare quattro squadre agli ottavi sarebbe stato un ottimo risultato per il nostro calcio, soprattutto in questo momento storico. Che dire. Mi dispiace per Ciro, che non passa un bel momento“. E su Diego e Felipe Melo? “Diego è un calciatore superiore alla media. E’ capitato anche a grandi giocatori come Platini e Zidane di avere problemi nei primi mesi in Italia. Melo è bravissimo. Ci mette qualche errore di troppo e non va bene. Però è titolare del Brasile, non l’ultimo che passa. Consigli di mercato? Saprei chi prendere…“.

Rullo di tamburi, sta per tornare Roberto Mancini da Jesi. Sì, ma al posto di chi?