Gli Anni Zero agli sgoccioli – Il calcio internazionale attraverso un decennio

Ogni anno che finisce, è tempo di bilanci; se a finire è però un decennio, per di più il primo del terzo millennio, allora la cosa si fa ancora più gustosa e succulenta. Insomma, questi benedetti Anni Zero stanno per andare in archivio: cosa ci hanno lasciato in consegna? Di tutto di più, in ogni


Ogni anno che finisce, è tempo di bilanci; se a finire è però un decennio, per di più il primo del terzo millennio, allora la cosa si fa ancora più gustosa e succulenta. Insomma, questi benedetti Anni Zero stanno per andare in archivio: cosa ci hanno lasciato in consegna? Di tutto di più, in ogni ambito dello scibile. Ma è di calcio che questo blog parla ed è di calcio che ora andremo a parlare: attraverso diverse categorie, ci divertiremo a stabilire i “campioni” di questo primo decennio del 2000. Dalla partita al simbolo, dal giocatore alla squadra; iniziamo col calcio internazionale: siete pronti? Allora via… e buona lettura! (Partecipa al Sondaggio)

L’anno: ci sono anni in cui le regole del calcio paiono sovvertirsi, non esistono pronostici e i più audaci scommettitori si arricchiscono. Nel 2004 fu l’anno di due Nazioni, sorprendentemente: in Champions League trionfò il Porto di José Mourinho, già vincitore della Coppa Uefa l’anno prima, dopo una finale inedita contro il Monaco di Didier Deschamps. Sembrava che le stranezze si dovessero fermare a questo verdetto, ma negli Europei, in Portogallo guarda caso, accadde un avvenimento ancora più incredibile: in una finale inimmaginabile tra lusitani e Grecia, la nazionale ellenica trionfò nella massima competizione continentale. A un mese dalle Olimpiadi di Atene. Portogallo e Grecia: le due sorelle più povere dell’Europa dell’Euro, in un anno vinsero e ospitarono avvenimenti incredibili.

La squadra di club: non si tratta di fare classifiche o meri conti matematici; ci sono squadre che hanno vinto di più, forse meglio, ma costretti a scegliere la regina degli Anni Zero allora la scelta non può cadere che sul Real Madrid. In dieci anni ha fatto parlare di sé come nessun altra compagine nel resto del pianeta: subito due Champions all’attivo, poi acquisti milionari: da Zidane a Ronaldo, da Owen a Beckham. E nella seconda metà la colonia olandese più Cannavaro, fino ad arrivare ai botti di questa estate coi vara Kakà, Cristiano Ronaldo e Benzema. I galacticos, così sono stati soprannominati, passati attraverso allenatori controversi e presidenti spendaccioni, tra vittorie in Liga all’ultimo minuto e figuracce storiche in Europa: due lustri da protagonisti, nel bene e nel male.

Il calciatore: non facile indicare un campione che ha infuocato la passione dei tifosi per così tanto tempo. Alcuni si sono spenti a metà decennio (Ronaldo, Zidane), mentre altri stavano esplodendo (Rooney, C.Ronaldo, Messi): chi allora eleggere a giocatore simbolo di questi Anni Zero? Beh, alla fine la scelta ricade sul dentone brasiliano, al secolo Ronaldinho. Da Parigi a Barcellona, fino a Milano, un Mondiale (vinto col Brasile) da buon protagonista in Corea e Giappone, quindi Coppa Campioni al Camp Nou e Pallone d’Oro. E quando la sua fama stava per avvertire un calo forse fisiologico, la mezza rinascita col Milan, tra spot controversi e gol comunque molto importanti (uno su tutti, quello nel derby contro l’Inter vinto 1-0 dai rossoneri). Sì, non ci sono dubbi, è lui il giocatore simbolo del decennio che sta per andare in soffitta.


Le migliori immagini del calcio internazionale del decennio






La filosofia di gioco: il calcio russo ci ha stupito, ormai temiamo sia la selezione nazionale che le squadre di club. Velocità e classe, sono esplosi giocatori e con loro il campionato, che ormai è ambito al pari delle maggiori leghe europee. In Coppa Uefa hanno spadroneggiato con CSKA Mosca in principio, quindi con lo Zenit San Pietroburgo (vincitore anche della Supercoppa Europea) e con lo Shakhtar Donetsk; ma anche agli scorsi Europei hanno strabiliato tutti estromettendo con una partita perfetta la temibilissima Olanda. Da Arshavin e Zhirkov, tutti in occidente hanno dovuto familiarizzare coi nomi dei campioni della Grande Madre Russia; e non ha fatto più di tanto notizia che un allenatore brillante e vincente come Spalletti se ne sia andato allo Zenit…

La partita: inutile girarci intorno, il 25 maggio del 2005 si è disputata una delle partite più emozionanti della storia del calcio. Teatro dell’epica lo stadio Ataturk di Istanbul, contendenti alla vittoria della Champions League di quell’anno il Liverpool e il Milan. La squadra italiana chiude il primo tempo con uno schiacciante e apparentemente senza possibilità di repliche 0-3: gol del sempreverde Maldini, doppietta di Valdanito Crespo. Sembra fatta, ma i Reds tornano dagli spogliatoi incredibilmente arrabbiati: Gerrard, Smicer, Alonso, rimonta completata in quindici minuti. Poi il protagonista diventa il portiere del Liverpool, il polacco Dudek: parate incredibili ai supplementari, e ai rigori si supera dopo siparietti leggendari. Il penalty decisivo lo sbaglia Shevchenko

Dr.Jekyll e Mr.Hyde: il calcio è fatto di antitesi, il buono contro il cattivo, e poi le fazioni che si schierano. Gli ultimi anni di questo decennio ci hanno regalato una sfida affascinante tra due fuoriclasse assoluti che sul rettangolo verde, ma anche fuori, rappresentano uno il contrario dell’altro: da un lato Cristiano Ronaldo, dall’altro Lionel Messi. Il primo è potente, dongiovanni, irriverente, sbruffone quanto basta per farsi odiare o amare alla follia; l’altro gioca nel Barça, la squadra avversaria sia del Manchester United (in Europa) che del Real Madrid (in Liga), i due club del “rivale”, ed è una “pulce” che piace ai bimbi: mai sopra le righe fuori dal campo, l’incarnazione di Maradona senza gli eccessi del suo predecessore. E voi da che parte state?

L’immagine: Zinedine Zidane, genio immenso del calcio, dall’Algeria ai vicoli stretti densi di salsedine di Marsiglia, da Bordeuax e Torino per finire nella dorata Madrid. Carriera strepitosa, cannibale di trofei individuali e collettivi, sia con le squadre di club che con la Nazionale, leggenda del calcio moderno che decide di congedarsi con una partita speciale: nessun addio all’ultima di campionato a giochi fatti, nessuna partita tra amici e vecchie glorie. No, per lui la finale di Coppa del Mondo. Tra due squadre che storicamente si odiano e si punzecchiano, Francia e Italia. Tempi supplementari, le cento telecamere di Berlino immortalano Zizou che, testa china, incorna Materazzi all’altezza dello sterno. Espulso. E torna negli spogliatoi scendendo quei quattro scalini che lo allontanano, piano piano, dall’ambita Coppa. E dal mondo del calcio: con un rosso spiattellato in faccia.

Dallo strapotere delle squadre inglesi in Coppa Campioni, all’entrata in scena nel calcio mondiale di petrolieri e sceicchi di ogni sorta, dalla esplosione (era ora) della Spagna come Nazionale di calcio, al periodo d’oro del Siviglia asso-piglia-tutto nell’Europa dei poveri. Abbiamo dimenticato qualcosa?




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