Capello professore per un giorno: "Italia, così non va"


Taccata e fuga a Parma per il ct dell'Inghilterra Fabio Capello: no, non gli interessava la sfida tra i ducali e Inter (ieri sera se ne stava bel bello all'Emirates a vedere l'Arsenal vincente sul Liverpool), il tecnico di Pieris era stato invitato a un Master promosso dall'università cittadina (Master in Organizzazione dello sport e dello spettacolo sportivo). Professore per un giorno, un paio di ore a parlare ai partecipanti, lui che ora vive in Inghilterra ma che ha provato anche l'esperienza spagnola oltra, ovviamente, a quella di casa nostra. Il quadro di Don Fabio circa l'Italia e il suo calcio è impietoso: non nuovo a queste uscite denigratorie, dipinge il pallone italico come qualcosa di fatiscente e disorganizzato, il fascino è ormai ridotto a zero.

Parte in quarta Capello, affrontando subito il problema degli stadi di proprietà: "Per le società una jattura: non hanno immobili da mettere a bilancio. In Inghilterra sono tutti di proprietà, in Spagna quasi. In Italia impossibile costruirci intorno qualcosa. Chi mai ti dà le licenze?". Ma a parte questo è l’ambiente totalmente diverso: "All’estero è bello vedere famiglie allo stadio, padri con i bambini, c’è tranquillità. Ti inorgoglisce. Da noi nulla di tutto questo. Speriamo migliori la security in vista dell’Euro 2016». E poi la diversità dei media: "Da noi il potere numero uno spetta alle tv. E la moviola decide se una partita è regolare o no. In Spagna le radio hanno potere assoluto, a qualunque ora. Pensate che la trasmissione più diffusa andava in onda da mezzanotte alle due. E io dicevo: a quell’ora dormo. Mi rispondevano: ti svegli, poi torni a dormire. In Inghilterra comandano i giornali. I quotidiani politici, a partire dal Times, dedicano 5-6 pagine allo sport".

Dal problema del merchandising: ("Esci da San Siro e trovi chi vende maglie taroccate. In Spagna e Inghilterra i venditori vengono messi dentro e condannati. Non c’è protezione per nessuno, superiamo qualunque decenza"), a quello degli ultras, da lui sempre condannati: "In Italia non si applicano le leggi: avevano detto che erano severamente vietati petardi, striscioni, lanci di oggetti, invece vedo che tutto continua e nessuno punisce seriamente i colpevoli. Per giunta gli ultrà diventano protagonisti grazie alle riprese tv, che inquadrano ogni striscione volgare, ogni impresa di questi qui. Alla faccia del diritto di cronaca, dico che se non si inquadrassero certe brutte cose magari la situazione migliorerebbe. Certe frange si spettatori non hanno cultura sportiva e vogliono essere protagonisti in negativo. Purtroppo siamo in mano agli ultrà".

Insomma, sempre meno fascino il nostro campionato: "Non devo fare altro che ripetere le stesse cose che ho già detto e per cui sono stato già ampiamente criticato. Non ho cambiato idea e non mi interessa se purtroppo ho avuto ragione. Il calcio italiano perde progressivamente valore per colpa di queste realtà: il pubblico televisivo di tutto il mondo vede stadi scomodi e mezzi vuoti, vede gli incidenti, e lentamente il campionato di serie A perde il suo valore, anche dal punto di vista commerciale", aggiungendo che a questo punto è normale che i migliori calciatori preferiscano la Liga e la Premier. La chicca finale: "Giorni fa a Varsavia, prima del sorteggio per gli Europei del 2012, due diversi allenatori mi hanno chiesto: 'Fabio, ma come mai nelle partite del campionato italiano vediamo stadi mezzi vuoti?'. Ecco, all'estero si stanno accorgendo del declino dell'Italia, ed è un brutto segnale".

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