Inter, Mourinho già pensa al Chelsea e pungola Ancelotti: "Usa i miei stessi metodi"


Mourinho arraffone: non gli basta l'Inter, rivendica pure il Chelsea. Crede di avere un harem, dichiarazione d'amore duplice che sicuramente fa pensare in vista degli ottavi di finale di Champions League: il 24 febbraio a Milano arriveranno proprio i Blues di Carlo Ancelotti, replica il 16 marzo a Stamford Bridge, la sua casa per tre anni e mezzo. In una lunga intervista concessa al sito dell'Uefa s'è soffermato sulla sua ex squadra e prossima avversaria dei nerazzurri, mostrando il suo solito lato un po' civettuolo. Rispetto per il lavoro di Carletto, ma in sostanza ha copiato il collega: questo il concetto che ha valuto far passare il lusitano, forse dimentico che dal suo addio a Londra sulla panchina del Chelsea si sono già seduti quattro allenatori.

"L'ultima volta che sono andati a vederli giocare sono stato attento a tutti i particolari. Anche il riscaldamento pre-partita è lo stesso di quello che facevamo noi. Il modo in cui difendono sui calci piazzati è esattamente lo stesso. Le posizioni che tengono in occasione dei calci piazzati sono le stesse. A volte giocano con il 4-4-2 con centrocampo a rombo, altre con il 4-3-3, esattamente gli stessi moduli su cui lavoravamo quando c'ero io" il pensiero dello Specialone, in visita allo Stamford Bridge il 28 dicembre scorso quando Drogba e soci se la videro col Fulham. Prima si prende i meriti, poi fa il furbo lodando Ancelotti: "Penso che tra le qualità di un buon allenatore, e Ancelotti lo è, capire come possano esprimersi al meglio i suoi giocatori, e invece di fare folli stravolgimenti, lasciare solo la propria impronta cercando però di mantenere una struttura che si è rivelata vincente".

Li chiama "i suoi ragazzi", a parte pochissime unità i giocatori attuali del Chelsea sono quelli che c'erano all'epoca di Mourinho: "Questa squadra non ha segreti per me, ma allo stesso tempo io sono un allenatore senza segreti per loro. Sarà facile per me, ma anche per loro. Io conosco loro, loro conoscono me. Io conosco il loro modo di giocare e di pensare, loro sanno come alleno e come preparo le mie squadre". Saranno grandi emozioni quando rimetterà da allenatore piede nello stadio dei Blues, perciò ha voluto farlo per la prima volta dall'addio proprio a fine dicembre, per "allenarsi": "Quando ci andrò a marzo non voglio emozioni. Sono andato qualche settimana prima della partita perché quando ci tornerò voglio farlo con la testa libera".

L'intervista è più lunga di quanto pubblicato sul sito dell'Uefa: la seconda parte verrà resa nota a ridosso del ritorno contro il Chelsea. Ma il primo grande spezzone si chiude con un pensiero rivolto a quella striscia positiva in campionato (Mourinho non perde in casa, ma appunto considerando solo il campionato, dal lontano 2002 quando il Porto cedette 2-3 al Beira Mar) che tanto fa parlare: "Credo sia divertente e allo stesso tempo anche una grande contraddizione perché in casa non giochiamo mai per il pari, mai. Gioco sempre per vincere in casa e di certo non facciamo mai niente per cercare di pareggiare e allungare la mia striscia positiva. Non avverto alcun tipo di pressione, il record è già incredibile e sono assolutamente rilassato. Un giorno perderò e quando arriverà quel giorno sarò felice perché finalmente potrò dire: non ho perso per x anni, non ho perso in casa per x partite". Contento lui...

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