Fiorentina: ora è crisi ma col Bayern si gioca per la storia


Che succede alla Fiorentina? Gli elogi a Pantaleo Corvino e al suo mercato futuristico hanno fatto perdere di vista quelli che poi sono gli obiettivi quotidiani: vincere le partite, oggi, non fra tre anni. Perso Mutu, non uno a caso ma il più talentuoso tra i viola, hanno arruolato un manipolo di giovanotti stranieri che fra qualche anno magari serviranno per succulente plus-valenze. Ma allo stato attuale delle cose neanche Jovetic appare abbastanza maturo per prendere questa squadra sulle spalle. E se Gilardino, spremuto fino all'osso, non segna da quasi 800 minuti (l'ultimo squillo nel derby contro il Siena, più di un mese fa), se anche ieri si sono rotti due soldatini (leggi Gamberini e Santana, ne avranno per un po'), se accade questo e altro ancora, beh, perdere in casa col Bologna non è così difficile.

Nel girone di ritorno la miseria di un punto, un 2-2 rocambolesco contro il Cagliari arrivato per lo più grazie alla sciagurata espulsione di Cossu. E anche una sconfitta in Coppa Italia, nell'andata delle semifinali contro l'Inter. Appena tre gol fatti in sei partite, e mercoledì si vola a Monaco di Baviera per sfidare la storia. Anche sfortunata questa Fiorentina: primo posto nel girone di Champions e sorteggio malefico, contro una squadra, quella di Van Gaal, che ha ritrovato smalto. E che ha intatto il blasone e la tradizione. Una partita, quella di mercoledì sera, che Montolivo, il nuovo capitano viola, ha definito la più importante nei suoi cinque anni a Firenze. Si vorrebbe essere euforici, sognare e invadere Marienplatz, ma il 2-0 patito a Marassi contro la Sampdoria degli ex (in gol proprio due vecchie conoscenze gigliate) induce riflessione e una venatura di tristezza.

Vedere Cesare Prandelli dopo la batosta genovese fa quasi tenerezza; parla di salvezza, e quando Amedeo Goria strabuzza occhi e orecchie e chiede se ha capito bene, il tecnico viola ribadisce serafico il concetto: questa squadra deve raggiungere quanto prima i quaranta punti. Poi si faranno le altre valutazioni. E così ieri ai campini, dove la squadra si stava allenando prima di partite per la Germania, è apparso il primo striscione anti-Prandelli, il primo di sempre: "Prandelli vattene, il ciclo è finito". Subito rimosso, una mano isolata, ma comunque il primo seme di contestazione. Politica austera quella dei Della Valle, giovinezza e organizzazione, un tecnico preparato e pacato che ha "vinto" qualificazioni in Champions. Ma in bacheca quelle non ci vanno. E senza soldi il salto di qualità non potrà mai avvenire. Cosa chiedere di più al tecnico di Orzinuovi?

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